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14/12/2005 13:23 - TINDERSTICKS
DONKEYS '92-'97
Cosa c'è di meglio, pee interrompere l'attesa del prossimo ...
TINDERSTICKS DONKEYS '92-'97 Cosa c'è di meglio, pee interrompere l'attesa del prossimo disco, che far uscire una retrospettiva interlocutoria? Più o meno questo devono aver pensato i Tindersticks, o chi per loro alla This Way Up. E così nei negozi compare Donkeys '92-'97, raccolta nient'affatto pretestuosa, che farà la gioia di chi non ha seguito fin dall'inizio, con l'attenzione che meritava il gruppo di Stuart Staples. Il lustro di carriera è rivisitato nei suoi meandri più nascosti: si parte con Patchwork, il singolo del debutto che per molto tempo è stato introvabile. Si prosegue con altre due tra le primissime produzioni: Marbles e City Sickness, che anora oggi, a quache anno di distanza, presentano, integre la orchestralità e la melodranmaticità, caratteristidle che hanno imposto il gruppo. Proseguendo nei dodici brani antologici, ci si imbatte nella splendida cover di Here dei Pavement riservata in origine al Sub Pop Singles Club ed in Plus De Liaisons, versione francese di No More Affairs, pubblicata solamnete come singolo su vinile. La assoluta non pretestuosità di Monkeys è del resto testimoniata, oltre che dall'inserimento di queste rarità nella track list, anche dal cambiamento degli arrangiamenti di alcuni brani, tra di essi Her dal primo album, rivisitati in chiave decisamente nuova. Chiudono infine la retrospettiva, due splendidi duetti dove la voce pofonda ed intensa di Stuart Staples è esaltata dalla vicinanza di quelle due interessanti special guest: Carla dei Walkabouts, in Travelling Light ed Isabella Rossellini in "A Marriage Made In Heaven", ricca di spunti autoironici.
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14/12/2005 13:23 - TINDERSTICKS
Bathtime (Quicksilver)
Passata la sbornia e la press exposition anche questi ...
TINDERSTICKS Bathtime (Quicksilver) Passata la sbornia e la press exposition anche questi Tindersticks sono stati accantonati da un business impietoso; "Bathtime" invece li ripresenta in ottima forma in 4 tracce tristi e melodiose come da sensibilità insita nei loro geni. Perchè Tom Waits non si decide a produrli?
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14/12/2005 13:23 - TINDERSTICKS
Curtains (This Way Up)
I Tindersticks sono capaci di creare una ...
TINDERSTICKS Curtains (This Way Up) I Tindersticks sono capaci di creare una musica favolosa e se “Curtains” è indistinguibile dai precedenti lavori è semplicemente perché rappresenta l’ultima tappa di un progetto in itinere che potrebbe durare molti anni. I Tindersticks non progrediscono perché sono già arrivati. L’eleganza della musica e lo stile del canto da club notturno sono più di un decoro. Canzoni di lacerante accuratezza sono il trait d’union tra cuori neri e volti buoni. “Another Night” raccoglie l’eredità di “A Night In”, mentre “Buried Bones” riecheggia “Travelling Light”. Nel periodo in cui la musica pop si è impossessata degli arrangiamenti d’archi per edulcorare il nulla, i Tindersticks, al contrario, non potrebbero farne a meno, almeno che non volessero lasciare nude le loro canzoni. Lo dimostrano episodi come “Bearsuit”, “Desperate Men” e “Dancing”, che sembrano aspettare invano la ricetta della felicità. Il cantante Stuart Staples e il violinista Dikon Hinckcliff mettono a punto arrangiamenti così equilibrati da risultare veri collanti tra la sensibilità pop e il gusto per la musica classica. “Don’t Look Down” cammina fianco a fianco con i violini, “Rented Rooms” e “Let’s Pretend” trascinano l’ascoltatore attraverso un sogno che dilata i sensi. L’era informatica sembra non aver toccato i Tindersticks, ma i loro dischi migliorano le relazioni umane.
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14/12/2005 13:23 - TINDERSTICKS
Simple Pleasure
Dopo aver provveduto a fare un po' d'ordine nella ...
TINDERSTICKS Simple Pleasure Dopo aver provveduto a fare un po' d'ordine nella loro sparsa discografia minore con l'antologia "Donkeys 92-97", ecco di nuovo in azione i Tindersticks di Stuart Staples, il cantante più compassato e confidenziale del pop britannico. Anche stavolta, e non poteva essere altrimenti, è la sua voce calda e pastosa a reclamare fin da subito la ribalta con quei toni accorati e tremuli da amante disperato che implora un'altra chance o con il sordo biascicare del vagabondo disilluso che confessa al fondo di un bicchiere i suoi infiniti crucci. Il tutto in una cornice musicale degna di una soirée nel club più esclusivo: violini, tastiere, fiati, cori, luci morbide e soffuse, sfavillio di abiti da sera e fragranze di alta profumeria. L'oleografia è in ogni caso troppo perfetta e ricercata per non dare adito al sospetto che dietro una facciata così sofisticata non si nascondano storie molto più ordinarie e prosaiche. Come se qualcuno provasse a camuffare in versi shakespeariani un romanzetto porno da quattro lire o volesse spacciare per blasonata canzone d'autore un'anonima canzonetta da festival di provincia. Il fatto è che ai Tindersticks il gioco riesce sempre così bene che non si ha proprio modo di smascherare l'eventuale dolo. E allora si finisce per accettare le loro regole: ci si mette comodi, si abbassano le luci e ci si lascia incantare dalle loro storie e dai loro suoni garbati e mai stucchevoli. Magari accompagnando come in un arco riflesso il ritmo vagamente latino di "Can We Start Again?" e il tempo quasi dance di "Before You Close Your Eyes", oppure cercando di ricordare come suonava vent'anni fa la versione originale di "If You're Looking For A Way Out" degli Odissey e di immaginare come Otis Redding avrebbe potuto interpretare un brano come "(You) Take This Heart Of Mine". Insomma, se mai una sera vi venisse in mente di mostrare a qualcuno la vostra collezione di farfalle esotiche, queste canzoni in sottofondo potrebbero rendere tutto molto più facile!







































































































































