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14/12/2005 13:23 - Jesus Lizard "Blue"
Lenta ed inesorabile continua la marcia dei Jesus ...
Jesus Lizard "Blue" Lenta ed inesorabile continua la marcia dei Jesus Lizard verso le istituzioni commerciali del rock a stelle e strisce. Spine nel fianco ai tempi di Goat e Liar, i Lizard rischiano proprio di ridursi come le band che maggiormente detestavano: piccoli ingranaggi inermi nel sistema intricato delle multinazionali del disco. Un po' come quella rabbia manifesta contro la macchina, con la quale hanno più d'una volta diviso il palco. Fatto sta che la metrica hip-hop di Soft Damage rimanda proprio a Zack de La Rocha Et Co. Allibiti? C'è dell'altro: lo stupido hard-rock di Happy Snake infastidirebbe finanche Beavis Et Butthead, mentre le avvisaglie industrial-rock di Needles For Teeth lascerebbero di stucco persino il più smaliziato fan dei Depeche Mode. Anche Until It Stopped To Die spolvera una vena poco incisiva, siamo dalle parti del Denison Kimball Trio oppure dei Lizard più soul formato Down. Un numerino jazz rock, come potevano suonarlo i Birthday Party 15 anni fa, senza minimo vigore fisico però. L'hard rock è l'influenza più prepotente su Blue, palese in A Tale Of 2 Women - autostrade aperte con i ZZ Top a manetta - imbarazzante nel refrain quasi gotico di And Then The Rain. Morti e sepolti gli Scratch Acid, allontanati vigorosamente i satellitari DK3, i Jesus Lizard hanno tutte le carte in regola per conquistare il pubblico di MTV. Auguri.
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14/12/2005 13:23 - Jesus Lizard "Jesus Lizard"
In attesa del nuovo album di prossima ...
Jesus Lizard "Jesus Lizard" In attesa del nuovo album di prossima pubblicazione, Blue, i Jesus Lizard se ne escono con lavoro breve (cinque brani) per la newyorkese Jetset. Nonostante l'impressionante dispiego di mezzi (hanno partecipato alle varie fasi della produzione nomi importanti come Andy Gill, John Cale, Jim O'Rourke, Howie Weinberg), il prodotto risulta, per usare un termine caro al recensore che intende disimpegnarsi, "interlocutorio". La presenza dell'ex Laughing Hyenas e ora DK3 Jim Kimball al posto del grande Mac McNeilly, non sposta di molto la mira del gruppo, sempre saldo sui binari di un potente postpunk, forse in questa occasione meno articolato e nervoso. Probabilmente perchè ci si aspetta da loro il solito ruvido assalto all'arma bianca, i Jesus Lizard hanno deciso di tagliare questo minialbum con due brani spiazzanti che risentono fortemente delle sperimentazioni ambientali e postrock della Chicago dei giorni nostri. Fa sorridere pensare a David Yow che si cala i pantaloni (uno dei suoi numeri forti dal vivo) durante la trama intessuta per solo basso dalla tortoisiana e romantica Valentine, o nel bel mezzo dei chiangiori percussivi di Needles For Teeth, che sembra uscita dal repertorio dei freddissimi Brise-Glace. Potrebbe essere il preludio di cambiamenti sostanziali, così come il divertimento di una sessione di prova, certo questa inattesa variazione sul tema sa un po' di rincorsa verso il nuovo. Fare meglio del precedente Shot sarà un'impresa ardua, in cui tutti si confida. Nel frattempo Jesus Lizard offre alcuni spunti su cui riflettere.
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14/12/2005 13:23 - Jesus Lizard
Chi segue questo manipolo di terroristi musicali fin dagli ...
Jesus Lizard Chi segue questo manipolo di terroristi musicali fin dagli esordi (quasi una generazione fa) si trova oggi nell'imbarazzante compagnia di quelli che sono alla ricerca dei nuovi Nirvana e che avendo sentito nominare i Jesus Lizard da un po' di anni, ne scriveranno come della promessa del momento. Personalmente ritengo che la major di turno abbia sbagliato i conti, che i Jesus Lizard siano costituzionalmente incapaci di produrre un hit. Ma sarò lieto di essere smentito. Per chi li seque da anni, questo disco è tanto bello quanto inutile. Sono esattamente gli stessi Lizard di "Head" (della trilogia per la Touch & Go che li impose all'inizio del decennio) gli stessi di "Down" (Touch & Go) e "Shot" (Capitol), album appena meno fantasiosi con cui virarono verso un sound più mainstream, tempi psicotici, le dinamiche contorte, le armonie spinose, le dense e oscure parti strumentali, le atmostere depresse e noir, il canto urlato e poco o nulla modulato. Le liriche disperate e claustrofobiche. Appena un tocco di 'dub' e funk in più forse per la presenza di Andy Gill (Gang Of Four) alla produzione i soliti ritmi martellanti di Denison propongono i soliti scomposti stacchi strumentali, canzoni sventrate (soprattutto la seconda) da sonorità violente di un hard-rock malvagio quasi voodoo.
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14/12/2005 13:23 - THE JESUS LIZARD - “Bang” (Touch And Go/Wide)
I Jesus Lizard ...
THE JESUS LIZARD - “Bang” (Touch And Go/Wide) I Jesus Lizard hanno deciso di scrivere la parola fine. Di porre termine a una meravigliosa avventura durata più di dieci anni. Senza dimenticare che in origine David Yow (vocals) e David Vm. Sims (bass) prestavano servizio negli Scratch Acid e Sims pure nei Rapeman (in compagnia di Steve Albini e di un altro ex Scratch Acid, nonché futuro Ministry, ovvero Ray Washam). Reclutato il bassista Duane Denison (proveniente dai Cargo Cult), affidatisi alla produzione di Albini e alle ritmiche di una drum machine, i tre pubblicano il primo EP, “Pure”, per Touch & Go; siamo nel 1989. Da lì prese vita una delle più belle storie che il cosiddetto rock indipendente (alternativo che dir si voglia) americano abbia conosciuto. Al momento dell’esordio sulla lunga distanza la band ha già reclutato un batterista in carne e ossa (Mac McNeilly, poi rimpiazzato da James Kimball e Brendan Murphy) e sviluppato un suono che li identificherà per sempre e che possiamo definire noise, punk, blues o roots rock, ma che non cambia la sostanza delle cose: il nome Jesus Lizard identifica esso stesso un suono, meglio di qualsiasi definizione. E lo sapeva bene Kurt Cobain, i cui Nirvana condivisero il palco e uno split single con Yow e soci, giusto per rimarcare come Cobain non abbia mai abbandonato ciò a cui si sentiva affettivamente legato. Ovvio che un simile gruppo, per quanto abrasivo, spigoloso e scontroso (nel sound e nell’atteggiamento) e in virtù di un buon successo di vendite a livello underground attirasse l’interesse di qualche major. E in effetti, dopo quattro spettacolari dischi (“Head”, “Goat”, “Liar” e “Down”) per Touch & Go, arriva la firma per la Capitol. Non sono d’accordo con chi sostiene che la storia dei Jesus Lizard si possa ritenere conclusa a questo punto, in quanto sia “Shot” che “Blue”, pur se in maniera meno marcata, portano avanti con coerenza un discorso musicale che cerca di evolversi senza snaturarsi o contaminarsi in modo insensato. Arriviamo così al 25 marzo 1999, giorno dell’ultimo concerto tenuto a Umeå in Svezia. A noi non rimane altro da fare che rimpiangerli e quale ricordo ci consegnano “Bang”: indispensabile raccolta di 7”, pezzi dal vivo, tre inediti e quattro cover (un medley dei Chrome, “Wheelchair Epidemic” dei Dicks e due tracce addirittura del Trio, per chi se lo ricorda). Fondamentali? Certo, ma non perché lo dice il sottoscritto, semplicemente perché l’ha decretato la storia!









































































































































































