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14/12/2005 13:23 - KYUSS - Queens Of The Stone Age - (Man's RuinHelter ...
KYUSS - Queens Of The Stone Age - (Man's RuinHelter Skelter). Sgomberiamo subito il campo da ogni equivoco: "Queens Of The Stone Age" non è, purtroppo, il nuovo disco dei Kyuss, ma è, allo stesso modo, un "oggetto" più che appetibile, specie per chi si era perso un paio di puntate precedenti. Per chiarire meglio la situazione, vediamo di far luce sulle sei tracce qui contenute dal punto di vista "statistico", in quanto i suoni sono sempre i soliti, grandissimi, e ci mancherebbe altro, aggiungo io! Allora: "Into The Void" (cover dei Black Sabbath) e "Fatso Forgotso" erano reperibili su un 10" dei Kyuss edito in passato dalla stessa Man's Ruin e "Fatso Forgotso Phase II" è una nuova versione della precedente. "If Only Everything" e "Born To Hula" si trovavano sul 7" dei Gamma Ray di Josh Homme, poi diventati Queens Of The Stone Age (appunto) e a cui si deve anche "Spiders And Vinegaroons" (brano che introduce alcune varianti). Visto che pare certo lo scioglimento degli Slo Burn, credo che i Kyuss farebbero bene a tornare sui propri passi e salire tutti di nuovo sulla stessa barca, anche per il fatto che, pur con denominazioni diverse, continuano a fare le stesse cose di prima, quindi...!!!
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14/12/2005 13:23 - QUEENS OF THE STONE AGE
"Queens Of The Stone Age"
E' uscito ...
QUEENS OF THE STONE AGE "Queens Of The Stone Age" E' uscito sorprendentemente in Europa per la Roadrunner l'attesissimo debutalbum dei Queens Of The Stone Age. Dunque la label olandese riallaccia il feeling con uno stile musicale che ha contribuito a divulgare, ma interrotto dopo la prima compilation "Burn One Up!" ed i promettenti esordi di Karma To Burn e Leadfoot. Roadrunner ritorna nell'orbita stoner con la nuova formazione di maggior prestigio Queens Of The Stone Age eredi legittimi dei Kyuss, il gruppo che ha rifiutato di diventare enorme quando sembrava giunto il suo momento... Ma non dimentichiamo che l'embrione dell'attuale band di Josh Homme fece la sua comparsa proprio su "Burn One Up!" quindi si può dire che l'uscita di " Queens Of The Stone Age" sia l'ideale coronamento delle premesse iniziali. Per quanto riguarda la musica del trio Josh Homme ha già indicato precise coordinate che includono spunti davvero illuminanti; allora il musicista parlò di "necessità di sciogliere i Kyuss per preservarne la magia" ed introdusse il concetto di trance-rock e dei fraseggi 'robotici' che avrebbero caratterizzato i Queens. Dunque la presenza di 3 ex-Kyuss (gli altri sono il drummer Alfredo ed il bassista Nick Oliveri) non vi autorizza a pensare che QOTSA siano una copia conforme della leggenda di Palm Desert. Josh Homme ha aggiustato la vena compositiva sulla sua voce, più incline verso la melodia riducendone i toni apocalittici; il laboratorio sonico dei Queens è molto più vicino agli Stooges che ai Black Sabbath esprimendo una sorta di 'garage rock futuristico' che per pura coincidenza si associa con la passione per l'Iguana riscoperta dai Monster Magnet, oggi calati in un vero e proprio 'powertrip' Detroit 1969 (imperdibile versione di "Kick Out the Jams" degli MC5 sul nuovo singolo "Space Lord"!). Per chi nulla s'è perso dell'evoluzione del señor Homme, sarà facile ricollegare l'identità dei Queens al primo singolo post-Kyuss dei Gamma Ray "If Only Everything!"; infatti non solo questo brano viene rielaborato sull'album, ma costituisce anche il prototipo originale del suo sound più immediato; ascoltate "How To Handie a Rope" e "Give The Mule What He Wants" e vi ritroverete la chitarra graffiata ed i tocchi aspri degli Stooges con un'impronta vocale differente ipnotica e fluttuante frutto di qualche incantesimo notturno nella solitudine del deserto. Eccentrica è anche la direttrice dove Josh orienta la sua chitarra a partire dagli effetti violino dell'iniziale rampante "Regular John" che non è così distante dai Kyuss, proseguendo con i fraseggi psycho-tango dalla bizzarra anima latina di "Hispanic Impressions" mentre il carattere innovativo della solista rifulge in "You Can't Quit Me Baby", in chiusura di una suggestiva melodia psych: (il perfetto trance-rock ipotizzato da Josh). La componente 'robotica' non è così esasperata come in certe fasi delle Desert Sessions e l'unico brano nettamente in quest'ottica è "You Would Know" anche se le tracce di tale approccio sono assai diffuse nell'album. Infine "I Was a Teenage Hand Model" un funky diradato e sensuale forse un omaggio al periodo di Seattle con echi di Brad e Satchel. "Stone Age" o piuttosto la nuova frontiera dello stoner?
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14/12/2005 13:23 - Partiamo con "The Split CD" (Man's RuinHelter Skelter), ovvero Queens ...
Partiamo con "The Split CD" (Man's RuinHelter Skelter), ovvero Queens Of The Stone Age Vs. Beaver, il cui campo di battaglia è lo stoner rock. A sorpresa dichiaro vincitore il quartetto olandese, con due composizioni hard acid psycho turbinose assolutamente groovy e istintive; non solo Kyuss, ma anche Obsessed e Motorpsycho nel loro DNA.
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14/12/2005 13:23 - QUEENS OF THE STONE AGE Q.O.T.S.A. II
Il viaggio all'interno del ...
QUEENS OF THE STONE AGE Q.O.T.S.A. II Il viaggio all'interno del proprio suono con la promessa di ulteriori lande per i Queens of the Stone Age in questo secondo album, "Q.O.T.S.A. II", benchè a lungo si fosse pensato che il titolo dovesse essere "Rated R (for Revenge)". A dispetto del totolo un pò semplificativo, l'opera evidenzia un ulteriore sviluppo rispetto al già eccellente debutto e scopre nuove e diverse abitudini. La musica contenuta nel disco è estremamente variegata e ogni traccia costitisce una ricerca all'interno del 'nuovo', una gradita sorpresa. La cultura che trae il suo valore dell'essere popolare non è certo un campo immaginoso e solo a pochi, genuinamente creativi, è concesso convivere al suo interno nello stesso momento. L'industria musicale in particolare vive di imitazioni. I Queens Of The Stone Age appartengono alla schiera di quelli che saranno/sono imitati. La band ha reclutato un membro in più rispetto all'album omonimo di esordio: a Josh Homme (chitarra/voce), Nick Oliveri (basso) e Gene Trautmann (batteria) si è aggiunto il chitarrista/tastierista Dave Catching. Il batterista originale, Alfredo Hernandez, ha abbandonato il gruppo (per motivi personali) ed è stato rimpizzato da colui che, per ironia della sorte, gli aveva ceduto il posto nei Kyuss, Trautmann. I Kyuss sono sempre stati considerati coloro che hanno inventato lo Stone-Rock e i Queens sono i loro eredi consacrati. Non solo dimostrano di muoversi a proprio agio in questo ruolo ma questo album della maturità evidenzia la sua capacità di attingere a innumerevoli risorse e si esprime su livelli più profondi e ampi. "Q.O.T.S.A. II" rappresenta una personale ed unica serie di canzoni che nessun'altro potrebbe aver allestito. I pezzi vanno dai più duri ai più quieti espolrando tutte le misure intermedie: nel brano di apertura "Feel Good Hit A Summer" scalpitano chitarre cingolanti e ronzanti, la ritmica è pulsante e la voce forsennata; "The Lost Art Of Keeping A Secret" ammicca a toni funk pur rimanendo un rock accattivante così come il suo ritornello possiede un'incredibile orecchiabilità; "Leg Of Lamb"risulta anche più immediatamente accessibile e, ammesso che qutesta band possa mai comporre una hit da classifica, questo pezzo ne avrebbe le potenzialità. Un ritmo ben confezionato lancia la canzone in direzioni danzabili con 1a chitarra che profonde azzeccate combinzioni... "Auto Pilat" sfiora certe soluzioni Beatles, mentre il tema della libertà dentro cui liberare le proprie fantasticherie è affrontato nell'epico numero stoner-rock "Better Living Through Chemistry". "Quick And The Pointless" si presenta robusta e heavy un po' alla maniera di una sorta di Cramps velocizzati, "In The Fade" ha un approccio più pacato con un accento reggae così come 1a più acustica "Lightning Song" mentre "Tension Head" è un rock intenso e rabbioso. A dare una mano ai quattro membri della band intervengono alcuni amici del calibro di Rob Halford, il quale si incarica delle back vocals in "Feel Good Hit Of A Summer": altri ospiti sono il vocalist degli Screaming Trees, Mark Lanegan con il socio (e batterista in mille sessions) Barrett Martin insieme a Pete Stahl (Goatsnake/Eartlings?) e Wendy Rae Fowler (Eartlings?). La presenza di questi ultimi due potrebbe essere stata richiesta dal chitarrista Dave Catching, anch'egli un componente degli Earthlings?... Questa è 1a musisa attraverso la quale si può sognare: qui non c'è bisogno di istruzioni per l'uso per raggiungere il massimo appagamento; i suoni di per se stessi bastano e avanzano per apprezzare le cose più semplici/piacevoli/fresche della vita.
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14/12/2005 13:23 - QUEENS OF THE STONE AGE R
Di tutto il movimento stoner, ...
QUEENS OF THE STONE AGE R Di tutto il movimento stoner, Josh Homme è l'unico che abbia le doti necessarie a travalicare gli angusti limiti di un genere che egli stesso ha praticamente creato senza volerlo né saperlo. Molti fans di Nebula, Fu Manchu e oompagnia bella avevano già disprezato il primo, stupendo album dei QOTSA perché lo ritenevano un tradimento dello spirito stoner. Errore, gravissimo errore. Non solo quell'album era una boccata d'aria fresca ma anche un avvicinamento a sonorità che sembravano irreparabilmente defunte prima del tempo (presente i Nirvana?). Chissà se quegli stessi fans compreranno questo "Restricted" che esce per una major ma soprattutto non contiene un'oncia di stoner. Josh Homme non è mai stato così distante dai Kyuss o forse, più correttamente, segue con merenza un'evoluzione musicale che lo ha portato da "Wretch" al 2000. "R" è un disco imperfetto, a suo modo sperimentale: può ricordare le Elastica come gli ultimi Blur o i Nirvana ma è un atto di coraggio che non va sottovalutato. Se c'è qualcosa di buono nello stoner è tra la sei corde di Josh Homme che dobbiamo cercare.
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14/12/2005 13:23 - Queens Of The Stone Age - Lullabies To Paralyze (**1/2) ...
Queens Of The Stone Age - Lullabies To Paralyze (**1/2) Il successo (esagerato) di Songs For The Deaf è stato un boomerang per i Queens Of The Stone Age. Tutti a scaldarsi per una band onesta ma non trascendentale e a chiedere chissà cosa, forse l'album-prodigio che la miracolistica scena di questi tempi sogna. La realtà è più prosaica. I Queens sono una buona band con solide radici nel passato che la povertà della scena attuale ha portato troppo in alto. Così, generosi ma fragili, disponibili ma pur sempre impacciati, Josh, Troy e i loro amichetti lasciano il cuore tiepido specie a chi ascolta rock da una vita: riff a gettone, chitarre che nel migliore dei casi pungono ma non tagliano, canzoni che magari riescono a essere piacevoli ma non mostrano veri guizzi di fantasia. Dall'inizio morbido di Lullaby (giusto quel che dice il titolo) al finale stiracchiato di Long Slow Goodbye (anche qui le parole non mentono) è un lungo viaggio in un sogno dai colori incerti, mai davvero colorato né cupo infernale; troppo lungo, fra l'altro, con più di un filler che una più attenta produzione avrebbe dovuto sforbiciare. Un rock più hard che heavy, per ricordare vecchie distinzioni, alla confusa ricerca di idee dai quattro angoli della storia rock: ogni tanto sembra la Los Angeles garage del '66, altre volte il funk rock dei Living Colour o certa musica pesante anni '70 (in Burn The Witch, occhio, un cameo di Billy Gibbons dei ZZ Top). Mark Lanegan ricama con la voce qua e là, i Main Street Horns provano a colorare qualche canzone. Succede poco. (Bella confezione elegante. La prima tiratura è una special limited edition con un DVD bonus. Le ristampe riporteranno solo il CD) - INFO: INDIPENDENTE EVENTI E PRODUZIONI SRL 0434/208631 - 524657 - Ufficio Stampa: Roberto Marziali 335/8125679 - Via del Maglio, 6/b - 33170 Pordenone - www.indipendente.com















































































































































