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14/12/2005 13:23 - NEUROSIS
"Times Of Grace"
Fin dal loro concepimento nell'inverno 1985 e con ...
NEUROSIS "Times Of Grace" Fin dal loro concepimento nell'inverno 1985 e con il messaggio innovativo dei primi esperimenti, "Pain Of Mind" e "The Word As Law", i Neurosis hanno inaugurato l'epoca del post-metal quando le forme tradizionali di questo genere erano ancora in auge. L'abum "Souls At Zero" era un testo basilare di musica heavy futura che li introduceva negli anni '90 con la stessa autorità di formazioni più sponsorizzate del settore: Tool, Machine Head, Fear Factory. Il riconoscimento di massa giungeva nel '96: sulla fredda scia di un disco denso di apocalittiche, brutali emozioni, "Through Silver And Blood"; il gruppo californiano veniva invitato al tour di maggior successo dell'anno, Ozzfest, dove il leggendario Osbourne, scellerato solo in apparenza, raccoglieva intorno a sè alcuni nomi preminenti dell'alternative rock americano. "Times Of Grace", il nuovo album per la Music For Nations, dimostra che anni di congiure underground hanno ben conservato i Neurosis, mentre gruppi più acclamati hanno esaurito in fretta le loro energie, succhiate da vampiri major. La formula di "Times Of Grace" resta vitalissima: immani riffs alieni che hanno in sè una dimensione epica spogliata di retorica, ed episodicamente sfumano in atmosfere immote, "sospese nella luce", come recita il titolo dell'ipnotica intro. "End Of The Harvest" ne è testimonianza clamorosamente efficace, ma al di là degli abituali saggi di avant-garde doom, fra i quali spicca la title-track "The Doorway", la formazione di Oakland allestisce strane e disinvolte rappresentazioni sciencefiction, con l'uso anticonvenzionale di strumenti a fiato e ad arco, persino di cornamuse (!), nella suggestiva "Descent" ed in "The Last You'll Know", mischiate nel ribollente magma heavy della musica. Immagini di gelido, spettrale lirismo vengono evocate dall'ambientazione eterea di "Away", mentre nel finale, denso di pathos, risuonano i rintocchi ferali di chitarre sabbathiane illuminate da bagliori futuristici. La gemma conclusiva, la "sinfonica" "The Road To Sovereignity", rinfocola l'ardito paragone con i Pink Floyd nel suo solenne incedere, ed e il degno suggello di un album di grande forza espressiva, valorizzato dalla rigorosa regia di studio di Steve Albini. Se cercate musica a presa rapida, statene alla larga, ma se desiderate concentrarvi per coglierne ogni flash ed ogni nota, razionalmente ed emotivamente, percepirete il notevole controllo dei propri mezzi musicali raggiunto dai Neurosis.
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14/12/2005 13:23 - Neurosis
Con la sola presenza i Neurosis trasmettono subito un senso ...
Neurosis Con la sola presenza i Neurosis trasmettono subito un senso di mistica austerità: Steve Von Till nulla concede a ciò che non sia l'essenza della musica, della sua vita. Mi parla quasi come se ribadisse a se stesso i suoi principi. Fra le braccia la sua chitarra, potente mezzo per la sua rappresentazione del mondo. Quale funzione può essere affidata alla musica dei Neurosis? "Con la musica noi tentiamo di definire la nostra vita, il nostro spirito. Per noi é un'arricchirsi, non si tratta certo di suonare semplicemente una canzone e basta". Catarsi purificatrice, oppure descrizione della realtà o cos'altro? "E' entrambe le cose, in qualche modo. E' parte della realtà, dal vivo diviene realtà. Può assumere la valenza di catarsi: noi la usiamo come tale per noi stessi. Ma anche altri possono usarla se pongono il loro spirito accanto al nostro, possono usare ciò che noi facciamo come veicolo per se stessi. La gente può proiettare in noi quello che vuole, e trarne ciò di cui ha bisogno". La Bay Area é ricca di bands che, per quanto molto differenti tra loro, tengono tutte ad essere originali: penso a Primus, Consolidated, Grotus, Melvins, Steel Pole Bath Tub. "E' vero, c'é qualcosa di indescrivibile in quell'area: é quasi come una forza magnetica. Non sono nato lì, ci arrivai quando ero ancora teenager, ero fuggito di casa, vivevo per la strada e decisi di andare a San Francisco perché sapevo che lì si poteva vivere bene. C'era una scena molto buona, tutte queste grandi bands che venivano a suonare a San Francisco, gruppi hardcore come i Millions of Dead Cops, i D.R.I.,... E' una Mecca, c'è qualcosa nell'aria in quel posto. E Oakiand é qualcosa di ancora più specifico, c'è un suono, un'attitudine che in un certo senso é emanata da un sacco di queste bands. La scena di Oakland é una 'wharehouse scene'. Ci sono numerose warehouses (ex-magazzini ora occupati abusivamente), dove un sacco di gente ora ci vive formando piccoli collettivi, che hanno piccole bands e questi collettivi sono in comunicazione tra loro. C'è un legame comune molto reale e genuino fra le bands. Ognuno vuole fare la propria 'cosa', ognuno apprezza ciò che l'altro fà, ma allo stesso tempo ognuno vuole avere il proprio suono originale. Non c'è un 'Bay Area sound' perché c'è di tutto, dai Green Day ai Melvins fino ad arrivare a... Neil Young, Creedence Clearwater Revival, Santana e Country Joe Et The Fish: anche a quei tempi tutte queste band avevano un suono completamente differente". Ho sentito dalla Relapse che state già preparando il nuovo disco. "Dobbiamo prima finire di scriverlo, abbiamo ancora molto da fare prima di entrare in studio. Non accadrà prima del prossimo anno, e solo allora inizieremo a registrarlo. I pezzi non sono ancora finiti e in questo tour non ci sono nuovi pezzi posteriori a Through Silver in Blood". Avete suonato alla OzzFest, l'ultimo tour in Europa era con gli Entombed: preferite l'ambiente noise/punk o quello metal? "Dipende da concerto a concerto: ogni situazione é differente, ogni pubblico é differente. Amo entrambi i pubblici e li rispetto entrambi. Sono differenti, certo: quando suoni con una noise band c'é più conversazione dopo lo show, più dialogo. I metallari sono più carichi: fisicamente ed emotivamente danno moltissimo e lo apprezzo grandemente. Noi sentiamo di essere a nostro agio in ogni situazione, non vogliamo che la gente presuma che ci siano bands o situazioni che noi preferiamo: siamo aperti e vogliamo esporci. Siamo andati in tour con i Black Sabbath ed è stato un piacere, un sogno. Nel tour con i Pantera era bello andare sul palco e suonare davanti ad un mucchio di gente che non aveva la minima idea riguardo noi e la nostra musica. Ugualmente piacevole è stato con gli Eyehategod: tornare a suonare davanti ad un pubblico più ridotto ma fatto di veri fans. Entrambe le situazioni sono positive. Suonare davanti a pubblici numerosi é come gettare semi nel terreno: magari anche solo cinque persone su cento rimarranno colpiti dalla musica, ma ne vale la pena". Cosa è cambiato dai tempi di "Souls at Zero"? "In cinque anni sono cambiate troppe cose anche solo per parlarne: il processo di evoluzione é stato ininterrotto. Avere aggiunto le tastiere é stato il pezzo finale del puzzle. Il rapporto fra noi e la band é diventato sempre più profondo. Ma ora dopo 300 concerti vogliamo andare a casa e riposarci" Quando tornate a San Francisco salutatemi Jello Biafra...
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14/12/2005 13:23 - NEUROSIS/Pain Of Mind
Nel 1987, anno del loro esordio discografico, i ...
NEUROSIS/Pain Of Mind Nel 1987, anno del loro esordio discografico, i Neurosis erano un gruppo punk-hardcore di grande livello e non devono certo essere stati pochi gli amanti del genere che, al tempo, ne avranno inciso con fare vandalico il nome accanto a quello di Black Flag, D.R.I. e Negazione - nei bagni del primo club "alternativo" a loro disposizione. Allora, l'incontro con Steve Von Till, l'Alternative Tentacles di Jello Biafra e il pieno coinvolgimento nella scena di San Francisco erano tutte cose che dovevano ancora venire, così come lo sviluppo di quello che è oggi il loro unico e inconfondibile stile, fatto di una durezza e un'ossessività allucinante. I suoni erano sicuramente più scarni, veloci e diretti, ma il legame con l'universo nero e malato dei Black Sabbath era già stato improntato ad avviare tutto il discorso mantrico e - a suo modo - poi approfondito nei dischi successivi. Ora a tredici anni di distanza, la Neurot recordings rimette in commercio quell'esordio (assieme ad una serie di inediti e live risalenti a quel periodo). A voi la scelta se avvicinarvi o meno alla fase embrionale, ma assolutamente devastante di uno dei progetti più ostici oggi in circolazione.
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14/12/2005 13:23 - NEUROSIS ‘Sovereign (Music For Nations/Audioglobe)
Neurosis, un nome che per il ...
NEUROSIS ‘Sovereign (Music For Nations/Audioglobe) Neurosis, un nome che per il sottoscritto evoca ricordi al cui solo pensiero i brividi mi corrono lungo la schiena e le mie membra si raggelano, per poi venire avvolte da vampate di calore, quasi che le emozioni che suscitano i loro brani fossero in grado di paralizzarmi prima e di sventrarmi poi. D’altronde questa è l’essenza stessa, la sovrannaturale natura intrinseca, del gruppo di Steve Von Till, di cui abbiamo da poco apprezzato il debutto solista. Parlavo della magia che il sound suscita e ciò accadeva non solo quando plasmavano capolavori come ‘Souls At Zero’, ‘Enemy Of The Sun’ o ‘Through Silver In Blood’ e allorché affidavano la produzione al dominatore dell’apocalisse, ovvero Billy Anderson, ma anche nell’ultimo ‘Times Of Grace’, dove hanno preferito affidarsi alle architetture di Steve Albini. Il suono è in parte mutato, ma come suono in sé e non come struttura, però l’impronta è sempre riconoscibilissima e la magia è rimasta immutata. Evidentemente il sodalizio con colui che fu a capo di Big Black e Rapeman e che ora guida gli Shellac è stato ritenuto proficuo e prosegue tuttora, anche in questo EP, che ci viene dato in pasto, poco prima che la band entri in studio (con il già citato Steve Albini) per registrare il nuovo disco. Parlavamo di EP, in realtà si tratta di un CD-Rom con immagini, musica e un link per accedere a una zona riservata del loro sito e scaricare altri pezzi inediti!!! Posso suggerirvi di osservare queste quattro composizioni come lo step necessario ai Neurosis per completare la lenta e progressiva evoluzione verso una forma tanto catalettica quanto lacerante di noise-core gotico intriso di poesia demoniaca, dove le ritmiche stanno rasentando la malattia mentale che fu degli Swans, le camice di forza che trattengono i riff li spingono sempre più verso un doom per schizofrenici e gli incastri di sample e tastiere (maggiormente presenti) cementificano una gabbia da cui non si esce; per non parlare poi delle tre voci (voci?), che paiono sul punto di collassare da un momento all’altro eppure recitano maledizioni e litanie di morte da almeno un millennio. Ci siamo capiti?
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14/12/2005 13:23 - NEUROSIS - “Times Of Grace” (Relapse)
Sono finalmente entrato in possesso ...
NEUROSIS - “Times Of Grace” (Relapse) Sono finalmente entrato in possesso della stampa americana di “Times Of Grace”, quella con il marchio Relapse tanto per intenderci (e non con il “misero” Music For Nations, l’etichetta che lo ha licenziato in Europa), ed è questo motivo più che valido per parlarvene (pur se con grave ritardo). D’altronde non mi sarei potuto in alcun modo sottrarre al compito di recensire il sesto album di Steve Von Till e soci (compresi i vari ospiti, tra cui Kris Force di Amber Asylum, che si alternano a cornamuse, trombone, violoncello, tuba, violino, ecc.). Se avete per caso letto che i Neurosis non sono più quelli di prima, lasciate che la breve intro “Suspended In Light” trascorra indolore e poi fatevi purificare dai sette minuti e trentacinque secondi di “The Doorway”, oppure affidatevi alla successiva “Under The Surface” (il finale è terrificante); capirete che erano balle. D’accordo, può anche essere che le loro ferite si stiano rimarginando e che il sangue non coli più in maniera copiosa, però il dolore provocato è sempre forte, quasi più insopportabile di prima e l’amarezza per non essere ancora “guariti” completamente ha portato alla creazione di “Times Of Grace”, disco concepito come prima parte di un doppio lavoro che dovrebbe già essere disponibile (solo via mailorder presumo) nella sua seconda parte dal titolo “Grace” e accreditata ai Tribes Of Neurot, il progetto ambient industriale dei Neurosis. L’ascolto di entrambi i dischi assieme (in pratica le due facce della stessa medaglia) fornirà poi la visione completa dell’opera approntata dal sestetto di Oakland, che per l’occasione ha abbandonato la produzione di Billy Anderson per affidarsi a Steve Albini, il quale non li ha snaturati ed è stato di grande aiuto per edificare le nuove vie intraprese dal gruppo. “The Last You’ll Know” innanzitutto, dove il moog non intacca una massiccia struttura noise rock, anzi la arricchisce e impreziosisce; “Away”, che nasconde un profondo disagio dietro una calma apparente; o la title track, ma anche in episodi “classici” come “End Of The Harvest” si avverte che il suono è più aperto, uniforme e scarno, con meno implosioni ed esplosioni, silenzi e ripartenze devastanti, ma non per questo meno efficace o pesante. Forse solo in “Belief” traspare una certa insicurezza, probabilmente perché non hanno ancora la tranquillità necessaria per indagare a fondo nella parte buona dell’anima, ma è giusto che ci provino. Metal, hardcore, noise, rock, gothic o industrial; nulla di ciò in particolare. Ormai la loro musica ha raggiunto livelli tali da non poter più essere definita in alcun modo se non come: Neurosis sound!






































































































































































































































