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14/12/2005 13:23 - RAY MANTILLA Space Latin Percussion Man
"Sono un latino della zona ...
RAY MANTILLA Space Latin Percussion Man "Sono un latino della zona del Bronx, e il mio primo interesse è quello di poter stimolare il primo passo, il che vuol dire: muovere ed accompagnare. La gente deve riconoscere il battere, bisogna dare loro la possibilità di avvicinarsi al tuo ritmo. Questo significa avere un groove che fa parte di un programma percussivo. Dobbiamo realmente imparare ad accompagnare e a capire i brani che suoniamo". Ray Mantilla Sono passati già dieci anni, dalla prima volta che ho conosciuto Ray Mantilla. Mi trovavo a Umbria Jazz Clinics, dove lui teneva un corso di percussioni latine. Sono stato pertanto anche un suo allievo. Devo constastare, con molto rammarico, che questa bella occasione non si è potuta ripetere per diversi anni. Bella l'atmosfera che si respirava alle clinics, divertente e rilassante la guida e la compagnia di un maestro come Ray, con le sue frasi: "Ye men.. Ha-ha!", "Tutti frutti-fatti tutti", e il continuo intercalare di "grazzie", lo stesso grazie che mi sono sentito ripetere alla fine di ogni risposta in occasione di questa intervista. Ho raggiunto Ray Mantilla telefonicamente, vive a New York, per un primo contatto, era molto indaffarato, poi ho avuto l'occasione di andare nella Grande Mela e di poter concretizzare l'incontro e di realizzare questa intervista. Questo lavoro è stato possibile con l'aiuto del vibrafonista, di Alison Bron per la traduzione qui in Italia e di Sergio Veschi come produttore discografico e per il vigore delle sue affermazioni. IL JAZZ LATINO DI RAY MANTILLA Negli Stati Uniti i Latini immigrati legalmente sono più di 20 milioni. Quelli illegali due tre volte tanto. E' una realtà che pone una serie di problemi e che non può essere ignorata. Anche dal punto di vista musicale ha dato vita a etichette specializzate e vi sono molte grandi città, incluse New York, Miami, Los Angeles, dove ormai la musica più suonata è quella latina. Dai tempi di Parker, Powell, Gillespie, Kenny Dorham, Lee Morgan, fino a Stan Getz, Joe Henderson, Horace Silver e altri, il jazz ha dimostrato sempre un particolare interesse per i ritmi latini. Brani come Caravan di Ellington, Cubana Be Cubana Bop di Tadd Dameron, Una Mas e AfroCuban di Kenny Dorham, sono non solo famosi ma non dovrebbero mancare nella discoteca di ogni percussionista o di qualsiasi persona interessata al mondo della percussione e del jazz o latin-jazz, per non parlare poi del jazz di scuola Blue Note degli anni '60 con moltissimi brani ispirati contemporaneamente dal jazz, dal blues e dai ritmi latini. Per intenderci sono quelli che oggi i più giovani e molti frequentatori di discoteche ballano e ascoltano con l'etichetta di Acid Jazz. Come scrive lo studioso Max Salizar, in un saggio sul latin jazz, comparso sul giornale delle comunità ispaniche di New York, La Voz Hispana, "Ray Mantilla ha continuato ad esplorare nuovi orizzonti lungo tutta la sua vita musicale ed è uno di quei musicisti capaci di dare "magia alla musica", come capita solo ai grandi maestri situandosi al crocevia di antiche culture". In concerto e sui dischi che includono collaborazioni con: Max Roach, Art Blakey, Herbie Mann, Gato Barbieri, Joe Farrel, Buddy Rich, Joe Chambers, Sonny Stitt, Cedar Walton, Charlie Mingus, Ray Barreto, Don Pullen, e molti altri.. "Ray Mantilla viene fuori da una lunga tradizione, capace di offrire affascinanti e appassionanti tempi latini combinati con vibranti improvvisazioni jazzistiche - musica meravigliosa piena di impulsi di antiche culture, capaci di rinnovarsi e adattarsi ai tempi che corrono - ci aiuta a realizzare le nostre aspirazioni di bellezza in molte forme, parla della nostra vera vita ed è il risultato di ciò che è successo prima di noi". Ritmiche intense, "feroci e scintillanti" e solisti di grande valore e competenza come Bobby Watson, Steve Grosmann, Dick Oatts, Jack Walrath, Steve Berrios, Ignacio Berroa e altri creano nei dischi realizzati da Mantilla una sound intenso e coinvolgente, assolutamente contemporaneo che vibra dei colori e degli afrori dei Barrios portoricani NewYorkesi. Ray Mantilla possiede il senso della direzione in musica, non solo "suona bene", ma ha qualcosa da trasmettere e da dire. La sua musica coniuga il miglior jazz con il latin feel e sa tingersi e assorbire i colori e gli aromi del blues. D. PARLACI DELLA TUA ESPERIENZA CON MAX ROACH NEL GRUPPO M'BOOM RE PERCUSSION. R. Questa esperienza mi ha concesso di far parte di un gruppo che faceva sempre nuove superimentazioni, amava ricercare, rischiare molto, di vedute futuristiche. Max Roach aveva già questo gruppo, poi un giorno mi ha chiesto di farci parte. Eravamo nel 1974 in Giappone, dove in un club, se non ricordo male si chiamava "Club Ground Leaf", suonavo con Art Blakey, poi Joe Chambers si avvicinò a me e chiedendomi se volevo far parte del loro gruppo. Mi propose una tournè di tre settimane a Harlem. Fu questa una fantastica occasione per me, era la prima mia grande occasione di lavorare insieme. Il fatto è, che fu un idea, nel fare questo gruppo, molto illuminante, quella cioè di musicare i brani soltanto con le percussioni. Fu utilissimo per riuscire a spiegare come la percussione poteva essere una parte integrante della propria vita. Max Roach suona la batteria, ed è una persona squisita, sempre pronto a sperimentare e a lanciarsi verso le novità sempre con tanto coraggio ed entusiasmo. D. SECONDO TE COME SI COLLOCA LA PERCUSSIONE "AFRO-LATIN" NELL'AMBITO DEL JAZZ? R. Il percussionista deve sempre ricordare che la percussione è uno strumento di accompagnamento, pertanto come prima cosa deve accompagnare. Deve far quadrare bene il tempo, rispettando il battere in maniera piuttosto precisa. Deve seguire il battito della terra, che gli permette, come sensazione, di connettere i piedi con il cervello, così come il corpo nella danza. Sono un latino della zona del sud del Bronx, e il mio primo interesse è quello di stimolare il primo passo, il che vuol dire: muovere ed accompagnare. La gente deve riconoscere il battere, bisogna dare loro la possibilità di avvicinarsi al tuo ritmo. Questo significa avere un groove che fa parte di un programma percussivo. Dobbiamo realmente imparare ad accompagnare e a capire i brani che suoniamo. D. COSA PENSI DELLE INFLUENZE "LATINE" NELLA MUSICA DI ALCUNI GRANDI DEL JAZZ, COME: CHARLIE PARKER, DIZZY GILLESPIE, BUD POWELL, HORACE SILVER, KENNY DORHAM, LEE MORGAN, JOE HENDERSON, STAN GETZ, GATO BARBIERI? R. Una delle prime cose dell'influenza latina, nella musica jazzistica, è stata quella di Dizzy Gillespie, quando prese il ritmo 2/4 della clave (della musica ballabile) e la traspose in quella jazzistica in 4/4. Quello che abbiamo fatto, fu quello di mettere due battute in quattro. Utilizzando questo sistema come un modello di una sequenza swingata. Questo influenzò molto i suonatori di Jazz, abituati a suonare ed ascoltare il Bebop. Il ritmo latino è sempre stato aperto, le sue frasi rispettano le battute in due, il groove è diverso. Ouesta cosa incuriosì molto i musicisti di Jazz, volevano provare, essere anche loro innovativi. Cercarono di farlo inserendo ritmi afro, ritmi latini, ritmi cubani, ritmi brasiliani. Hanno aggiunto in questa maniera al loro repertorio nuove idee, nuove energie, facendo suonare tutto in maniera differente. Il bello è che questa idea, c'è ancora! D. IN ITALIA SI CONOSCE POCO IL "LATIN JAZZ", COME SPIEGHI QUESTA MANCANZA? R. Essendo stato tu un mio studente (1985 n.d.a.), capirai che tutte le missioni in tutto il mondo per condurre un popolo partono dal di dentro, così anche il latin-jazz, deriva dalla mia vita e dalla vita del jazz. Il motivo per il quale il latin-jazz, non è molto conosciuto in Italia, è semplicemente perchè è stato fatto poco per farlo conoscere. Sarebbe interessante poter insegnare e creare un nuovo posto di incontro dove poter ascoltare questa musica, dove poter far sciogliere le nostre antiche ansietà, perchè la musica è musica! Spero e sono convinto che vi piacerà. Perchè il Latin-jazz, si conosce poco in Italia? Perchè il Latin-jazz, si conosce poco dappertutto! Ma tante città in diversi Paesi, incominciano a crescere verso questa conoscenza, e non sarebbe male se anche l'Italia potesse aiutarci, anche la vostra rivista è un ottimo veicolo. Si potrebbe creare insieme un nuovo posto dove si può ascoltare questa musica e condividere insieme delle belle emozioni, quelle che il latin-jazz è capace di trasmettere. D. QUALE E' IL RAPPORTO CON I TUOI STRUMENTI? R. I miei strumenti, specialmente i bongos, i timbales e le congas, li considero come i miei suoni nella notte. Sono i miei tamburi e spero sempre che mi rispondano quando li suono. Quando hai quattro congas e due bongos, hai sei note e quindi una bella e ricca possibilità timbrica. Quello che cerco di fare è quello di ottenere un sistema di intonazione personale. Il sistema di intonazione è una strada. Mi piace che lo strumento possa sentire quello che sto facendo. A volte è necessario svezzare lo strumento, cambiandogli la pelle per esempio. Lo devi tenere in prova per un pò di tempo, a volte ti accorgi dopo sei mesi che quella pelle non è quella giusta e le devi cambiare di nuovo. Tutto questo va fatto sempre senza mai arrendersi, fino a quando ti rendi conto che tutto è Ok. Vorrei che i miei strumenti fossero una reale estensione di me stesso, una parte di me. Sono in realtà le mie donne, pertanto cerco di trattarle bene, i miei timbales sono i miei amici e gli strumenti a percussione sono molto amichevoli con me, a loro modo mi amano anche loro. D. COME E' COMPOSTO IL TUO SET? R. Ti posso dare la composizione del mio set attuale. Prima di tutto devo ricordarti che sono mancino e preferisco avere quattro congas (due tumbe, una conga e un quinto) e due bongos. Ho delle tumbe che sono accordate in maniera melodica con i bongos. La maniera che ritengo più semplice per accordare questi strumenti è quello di farlo facendo riferimento al SI# (Si bequadro o B Natural), quindi La/Do diesis/Mi/Si#. Per intonare gli strumenti mi aiuto con la mia vecchia chitarra.. Mi canto una frase come "La mia barca ha delle pulci", mentre i bongos fanno.... (fa un verso acuto e lungo, n.d.a.). Mi diverto con le sei note e penso che questa sia una maniera di disporre gli strumenti piuttosto unica, in studio come in concerto mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Li preferisco tenere sollevati da terra, così posso ottenere più volume. Se ti trovi per esempio in una sala da concerto con 25.000 persone, su di un palco immenso, se alleggerisci il modo di accordare gli strumenti, tutto diventa più semplice e il risultato è più efficace. Per quanto riguarda il microfonaggio, devo dire che sarebbe ottimale avere un microfono diverso per ogni singolo tamburo, ma generalmente mi trovo anche a suonare con due microfoni, meglio se tre, ma anche con due va bene lo stesso. Devo dire che mi piace trasmettere alla gente il rapporto di sentimento che ho con i miei strumenti. Alla gente che vuole fare il musicista, dico che si deve dedicare seriamente su quello che vuol fare del suo sogno. Se vuole giocare, fare della musica una specie di hobby, il mio pensiero è questo: uno è buono su tutto, ma maestro in niente! Il mio sogno ricorrente è quello di volere dalla vita, quello che sono già riuscito a fare, cioè quello di realizzare i miei dischi. E' stato il mio primo sogno. Se ne volete sapere di più si possono organizzare dei seminari. D. COME TI COMPORTI DI FRONTE ALLA SCELTA DELLE CONGAS, INTENDO DIRE: LEGNO O FIBRA, SOSTEGNI O NIENTE, TIPO DI PELLI, TIPO DI CERCHIO ETC.? R. Fammi dire a te una cosa Peppe, penso che un tamburo fatto di legno, abbia un suono stupendo. Oggi ci sono veramente tante persone che costruiscono ottimi strumenti. Ho molti amici che hanno tamburi cubani, fatti in legno e con la pelle di mulo. Mi viene in mente quando molti anni fa suonavo al Palladium, avevo il tamburo fatto di legno e con la pelle di mulo inchiodata al fusto; ero costretto così a scaldare la pelle con il fuoco; oggi la tecnologia è così avanzata che mette a disposizione pelli già pronte, con sagome preformate, mentre una volta mettevo io stesso le pelli sui miei tamburi. Mi ricordo quando andavo nel "bairro", dove facevano i primi tamburi; credo che si chiamasse "Bossa", andavi da lui, ti portava nel suo retrobottega e ti faceva scegliere la pelle che desideravi. In questo modo ho imparato che, se avevo bisogno di un suono nitido e puro, era veramente importante guardare bene ogni pelle, perchè ognuna è differente dall'altra. Una volta si trovavano solo le vecchie pelli dette "a buccia di piselli". Quando sè ne deve scegliere una nuova, sarebbe cosa buona averne a disposizione almeno cinque o sei, ricordandosi che più la pelle è sottile, più alto sarà il suono e ti farà meno male alle mani quando le suoni, per la conga va messa una pelle un pò più spessa e ancora di più per la tumba. Vedi Peppe, anche tu suoni, e sai cosa vuol dire. Per me i miei strumenti sono le mie donne, ma in sintesi non so cosa questo significhi realmente! La cosa più difficile è quando vai in un Paese e ti danno una conga di un tipo e un quinto completamente differente. Preferisco, quando è possibile portarmi dietro i miei strumenti. Sono andato in un posto, mi sembra Bari, dove mi hanno portato un bongos che non si poteva in nessun modo accordare, è stato terribile. Utilizzo strumenti della LP, in fibra di vetro, anche perchè oltre ad essere degli ottimi strumenti, sono ottimi per viaggiare, hanno veramente pochi problemi di rotture. D. SVOLGI ANCHE ATTIVITA' DIDATTICA? R. L'insegnamento è una parte integrante di me, che amo tanto. Insegno e faccio stage per bambini, per principianti e per le persone a livello medio, così come faccio stage di perfezionamento. Voglio dire a tutti che insegnare è una parte importante del nostro futuro. Trasmettere alle generazioni future i propri sentimenti, le combinazioni multiple delle percussioni, è una cosa esaltante. Sia io che i miei amici, desideriamo che il "tamburo" sia il nostro tempio, il tempio d'oro, che è tra l'altro il titolo del mio prossimo album. D. QUALE E' IL TUO RAPPORTO CON LA MUSICA E SOPRATTUTTO CON GLI ALTRI MUSICISTI? R. Il mio rapporto con la musica è quello che mi fa andare avanti. Una volta il mio sogno era di diventare un giocatore di baseball, poi ho sentito il suono del tamburo e la musica è diventata la mia vita. Questo quando avevo 18 anni, e ancora oggi mi auguro di poter continuare per molto tempo, così da poter far sapere al mondo che Ray Mantilla è stato su questa terra. Ho messo a repentaglio tutto me stesso per la musica e pertanto sento che ci sono stato. Sono stato molto fortunato a suonare insieme a musicisti di grande fama, il che mi ha potuto permettere di sedermi e di discutere sui nostri pensieri più profondi, per creare un futuro verso l'amore. D. ACUSTICA ED ELETTRONICA, QUALE E' LA TUA IDEA IN PROPOSITO? R. Per me l'acustica è la cosa più pura, mentre l'elettronica è un'altra cosa. Sono d'accordo comunque sull'uso moderato dell'elettronica, appena un pò tanto per arricchire o solo per migliorare il suono in certe situazioni, mantenendo però sempre il suono il più vicino alla terra. D. QUALI SONO I TUOI PROGETTI ATTUALI? R. Ho appena finito uno spettacolo a Broadway, che si intitola "Ballata da Binshire". E' stato un grande successo, con ben sette settimane di recite. Ho appena registrato un disco con Richie Cole, ultimamente sono andato a Montreaux con Max Roach con i M'Boom. Tornardo un pò indietro, ho fatto anche un album con Bobby Watson, anche quello con Henderson (Ray? n.d.a.). Per il futuro, ho in programma un nuovo disco che si chiamerà "Tempos of Gold". Essendo nato nel sud del Bronx, ma di origini "peruvicane" (il padre è peruviano e la madre portoricana n.d.a.), sono stato abituato a convivere con tantissime culture latino-americane. Siamo tutti fratelli e amiamo la musica che fa divertire la gente. Ho un gruppo nuovo e sono contento di questo, perchè finchè avrò occasioni di fare cose nuove, di poter far divertire per due ore il mio pubblico, vuol dire che il mio futuro e quello che faccio è giusto. D. TU INSIEME A MICHAEL CAMILO, TITO PUENTE, RAY BARRETO, PAQUITO D'RIVERA, SEI UNO DEI PIU' IMPORTANTI ESPONENTI DEL LATIN-JAZZ. QUALE E' IL TUO RAPPORTO CON IL JAZZ E LA SALSA? R. All'inizio suonavo Salsa, vale a dire una specie di scatola piccola. La Salsa non è esattamente un tipo di musica, non c'è nessuno che sa esattamente quali tipi di ritmo esistono in questa scatola. Abbiamo 68 ritmi, quindi Salsa è una specie di entità. Ringrazio molti miei contemporanei come quelli che hai citato, per il loro lavoro, come anche il mio, che ha permesso di avvicinare al latin-jazz, molta gente. Abbiamo lavorato insieme cercando di creare una musica che lasci delle tracce nel futuro. Sono molto felice che il mio nome possa essere incluso insieme a queste persone, soprattutto perchè la loro strada è molto chiara e spianata. D. COME SI MUOVE UN BATTERISTA E UN PERCUSSIONISTA NEL "LATIN JAZZ"? R. L'insieme tradizionale delle percussioni e della batteria, è molto importante. Anche il batterista deve conoscere bene i suoi ritmi. Il suonatore di congas, potrà aiutare la melodia, aggiungendo le sue percussioni. Se parliamo più specificatamente dei tamburi latini, abbiamo una vera sezione ritmica, dove ciascuno arricchisce il battere con il proprio "soul", la propria anima. La batteria deve lavorare come un orologio per poter mandare avanti la musica, ma soprattutto per far sentire alla gente quale è il nostro punto di partenza. D. CULTURA ISPANICA, AFRICANA ED INDIGENA, IN QUALI DI QUESTE TU TRAI DI PIU' LE TUE ORIGINI? R. Di base i portoricani sono un pò indiani, un pò tahitiani, un pò europei e un pò africani, anche i cubani, i brasiliani, hanno origini simili. La musica che facciamo è abbastanza simile, cambia spesso solo il nome, ma il ritmo è somigliante. Ci sono tanti ritmi diversi, ma per esempio il Calypso ha un nome nelle isole giamaicane, e in Portorico noi lo chiamiamo diversamente, ma se andiamo a guardare bene a fondo, entrambi sono la stessa cosa. Ti ringrazio per questa opportunità di poter essere presente su questa rivista, perchè ritengo molto importante far sapere alla gente che, esistono ben 68 tipi di ritmi diversi nella musica latina, logicamente neanche io li conosco tutti quanti. Si potrebbe comunque continuare questo argomento in qualche seminario, come quelli che abbiamo fatto insieme a Perugia, nelle Clinics di Umbria Jazz ben 10 anni fa. Grazie a te e a tutti quelli che fanno cose importanti per il mondo della percussione e della musica.






























































