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14/12/2005 13:23 - CAT POWER
Moon Pix (Matador)
Cat Power è uno di quei progetti ...
CAT POWER Moon Pix (Matador) Cat Power è uno di quei progetti dal fascino inspiegabile, basati sulla semplicità di esili canzoni e di pochi accordi, supportate da una forte carica confidenziale e sulla capacità di certi autori di costruire una sorta di percorso emotivo, una specie di diario di viaggio, affascinante tanto per chi lo redige quanto per chi ne sfoglia le pagine. E proprio di diario si dovrà parlare per descrivere la musica di Cat Power, A.K.A. Chan Marshall, giovane nomade americana, giunta quasi per caso al quarto album con questo The Moon Pix, registrato a Melbourne con Jim White e Mick Turner dei Dirty Three, che sostituiscono egregiamente Steve Shelley e Tim Foljahn alla chitarra e alla batteria, rivestendo di malinconia neozelandese le già gotiche e romantiche canzoni di Chan. Semplici progressioni di accordi melodie semplici e quasi fanciullesche avvolte da una naivete sconcertante, come se Chan si ritrovasse in studio per caso e risolvesse la situazione con la disinvoltura dei dilettanti. Se avete tempo di rifugiarvi in una insenatura durante lo scorrere del fiume della vita beh godetevi la sosta con questo Moon Pix o uno qualsiasi dei dischi targati Cat Power. Probabilmente riprendere il viaggio vi costerà minore fatica.
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14/12/2005 13:23 - CAT POWER
Moon Pix (Matador)
Cat Power è uno di quei progetti ...
CAT POWER Moon Pix (Matador) Cat Power è uno di quei progetti dal fascino inspiegabile, basati sulla semplicità di esili canzoni e di pochi accordi, supportate da una forte carica confidenziale e sulla capacità di certi autori di costruire una sorta di percorso emotivo, una specie di diario di viaggio, affascinante tanto per chi lo redige quanto per chi ne sfoglia le pagine. E proprio di diario si dovrà parlare per descrivere la musica di Cat Power, A.K.A. Chan Marshall, giovane nomade americana, giunta quasi per caso al quarto album con questo The Moon Pix, registrato a Melbourne con Jim White e Mick Turner dei Dirty Three, che sostituiscono egregiamente Steve Shelley e Tim Foljahn alla chitarra e alla batteria, rivestendo di malinconia neozelandese le già gotiche e romantiche canzoni di Chan. Semplici progressioni di accordi melodie semplici e quasi fanciullesche avvolte da una naivete sconcertante, come se Chan si ritrovasse in studio per caso e risolvesse la situazione con la disinvoltura dei dilettanti. Se avete tempo di rifugiarvi in una insenatura durante lo scorrere del fiume della vita beh godetevi la sosta con questo Moon Pix o uno qualsiasi dei dischi targati Cat Power. Probabilmente riprendere il viaggio vi costerà minore fatica.
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14/12/2005 13:23 - CAT POWER "The Covers Record" Matator
Basta chiedere di Chan Marshall, ...
CAT POWER "The Covers Record" Matator Basta chiedere di Chan Marshall, nome d'arte Cat Power, a un musicista newyorkese per ottenere un commento di questo tipo: "sai, è brava ma è proprio strana". Tutto vero; Chan-Cat è capace di dirti, durante un'intervista telefonica, "se hai delle cose da fare ti richiamo dopo" per poi raccontarti che, giusto due sere prima, ad ascoltarla suonare c'erano Yoko Ono e Gwyneth Paltrow. Questo suo sciabordio fra il "che ci faccio qui" e il "però mi ascoltate" la fa giungere ora a un approdo pieno di rischi come il disco di covers. Chan usa chitarra e piano senza troppi abbellimenti e non ha una voce di grande estensione, però c'è in lei lo spirito doloroso di Billie Holiday e Nina Simone (di cui ripropone "Wild Is The Wind") oppure della sfortunata Karen Dalton (meravigliosa 'nera bianca' di cui è stato ristampato "It's So Hard To Tell Who's Gonna Love You The Best"). La ragazza 'proprio strana' fa ovviamente le cose a modo suo citando autori mezzo sconosciuti (lo sballatone Michael Hurley e l'ombroso signor Smog) oppure pezzi poco noti di gente famosa, ad esempio "Paths Of Victory" di Bob Dylan o "I Found A Reason" dei Velvet Underground. Di 'classico' c'è solo "Satisfaction" che però dimentica il celebre ritornello per diventare un'incredibile, bellissimo reperto di folklore appalachiano. Come in "People Are Strange" di Stina Nordenstam, anche qui non si può parlare di cover album nel senso Michel Bolton del termine, ma di frammenti di ricordo, lampi di emozione cosi legati al proprio vissuto da non essere più riconosciuti come cosa altrui. Chi ascolta può dar vita a un ulteriore transfer innamorandosi del disco e aggiungendo il suo pathos oppure irritarsi al primo pezzo ("Satisfaction" appunto) e addormentarsi al secondo. Scelte legittime entrambe.
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14/12/2005 13:23 - CAT POWER - The Covers Record (Matador/Wide)
Se si dovesse stilare ...
CAT POWER - The Covers Record (Matador/Wide) Se si dovesse stilare un elenco di coloro che hanno 'cantato' il gatto nelle otto (nove? dieci?) arti, ci vorrebbe mezzo 'Vinile'. Nella diatriba gatto/cane non vedo partita: come può uno sbavucchione che è il miglior amico dell'uomo (ma pensa tu che imbecille!) competere con un Lord Brummel sfanculante come l'infernale felino? Toglietegli l'alito fetido (d'altronde, provateci voi ad alitare mentuccia mangiando sorci, lische o, peggio, Friskies e niente dentifricio) e sarebbe perfetto. O forse è già perfetto così. Sia come sia, l'ascendente del gatto ha fatto presa anche su Chan Marshall, cantautrice dai pochi strumenti (qui in pratica solo chitarra o piano), tanto da collezionare già cinque album con tale sigla. Ma questo quinto, opposto come il pollice, raccoglie undici rifacimenti di brani altrui (solo 'In This Hole' era già farina del suo sacco) che vanno dalla 'Sea Of Love' di Phil Phillips, anno 1959 (rintracciabile in edizione originale anche nella compilation 'Cruisin' dedicata a quell'anno, se non vado errato), alla recentissima 'Red Apples' degli Smog, invero l'unico brano 'contemporaneo'. Per il resto, misurarsi con Nina Simone, Dylan (Dylan Cat? eh eh), Velvet e Stones è indice di follia o sicurezza estreme. Ed ascoltando 'I Found A Reason', breve e dai tasti soffusi, che mantiene intatta la magia di Lou Reed e soci o il lullaby di 'Salty Dog', in passato resa da voci raspose assai, si capisce la bellezza di questo disco e se ne apprezza soprattutto la personalizzazione estrema (quel che le cover dovrebbero essere) senza snaturarne il senso originario. Prendete ad es 'Satisfaction': la stesura primeva cantava a meraviglia la rabbia giravvuoto dei Sixties, quella dei Devo rispecchiava il furore schizoide di fine Settanta mentre qui, alla perfezione, la Marshall ne esalta il testo con splendido, amaro isolamento, rendendola quasi irriconoscibile (provate a metterla sul lettore ed invitate qualche amico poco attento ai testi - oltretutto questa è orfana del riff - ad indovinare di che brano si tratta). Ironia della sorte che proprio una ragazza d'oggi e così votata ad un'acustica tanto limpida porti il nome di uno dei più rappresentativi amplificatori della storia del rock. Per citare il vecchio Al Stewart, che sia questo l'anno del gatto?
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14/12/2005 13:23 - CAT POWER - The Covers Record (Matador/Wide)
Se si dovesse stilare ...
CAT POWER - The Covers Record (Matador/Wide) Se si dovesse stilare un elenco di coloro che hanno 'cantato' il gatto nelle otto (nove? dieci?) arti, ci vorrebbe mezzo 'Vinile'. Nella diatriba gatto/cane non vedo partita: come può uno sbavucchione che è il miglior amico dell'uomo (ma pensa tu che imbecille!) competere con un Lord Brummel sfanculante come l'infernale felino? Toglietegli l'alito fetido (d'altronde, provateci voi ad alitare mentuccia mangiando sorci, lische o, peggio, Friskies e niente dentifricio) e sarebbe perfetto. O forse è già perfetto così. Sia come sia, l'ascendente del gatto ha fatto presa anche su Chan Marshall, cantautrice dai pochi strumenti (qui in pratica solo chitarra o piano), tanto da collezionare già cinque album con tale sigla. Ma questo quinto, opposto come il pollice, raccoglie undici rifacimenti di brani altrui (solo 'In This Hole' era già farina del suo sacco) che vanno dalla 'Sea Of Love' di Phil Phillips, anno 1959 (rintracciabile in edizione originale anche nella compilation 'Cruisin' dedicata a quell'anno, se non vado errato), alla recentissima 'Red Apples' degli Smog, invero l'unico brano 'contemporaneo'. Per il resto, misurarsi con Nina Simone, Dylan (Dylan Cat? eh eh), Velvet e Stones è indice di follia o sicurezza estreme. Ed ascoltando 'I Found A Reason', breve e dai tasti soffusi, che mantiene intatta la magia di Lou Reed e soci o il lullaby di 'Salty Dog', in passato resa da voci raspose assai, si capisce la bellezza di questo disco e se ne apprezza soprattutto la personalizzazione estrema (quel che le cover dovrebbero essere) senza snaturarne il senso originario. Prendete ad es 'Satisfaction': la stesura primeva cantava a meraviglia la rabbia giravvuoto dei Sixties, quella dei Devo rispecchiava il furore schizoide di fine Settanta mentre qui, alla perfezione, la Marshall ne esalta il testo con splendido, amaro isolamento, rendendola quasi irriconoscibile (provate a metterla sul lettore ed invitate qualche amico poco attento ai testi - oltretutto questa è orfana del riff - ad indovinare di che brano si tratta). Ironia della sorte che proprio una ragazza d'oggi e così votata ad un'acustica tanto limpida porti il nome di uno dei più rappresentativi amplificatori della storia del rock. Per citare il vecchio Al Stewart, che sia questo l'anno del gatto?










































































































































































































































































































































