Live Band
Live di questa band:
Nessun evento trovato in archivio
Testi in archivio:
-
14/12/2005 13:23 - Vengo da una famiglia nobile. Non è previsto che quelli ...
Vengo da una famiglia nobile. Non è previsto che quelli della nostra casta diventino cantanti. Se un nobile ha qualcosa da comunicare al popolo, deve farlo attraverso un griot, un cantastorie". Sono parole di Salif Keita. Salif ha provocato una rivoluzione. E' stato il primo Keita a cantare in pubblico. In Mali quando un Keita fa un discorso non si rivolge direttamente al pubblico deve farlo tramite un griot che ripete le sue proposte aggiungendovi un po' di sale con termini in slang vietati alla nobiltà. Oggi abbiamo un Keita che si presenta rivolgendosi a migliaia di persone. Una barriera è stata abbattuta, Salif ha aggirato il problema. Grazie a lui la popolazione malese è diventata più libera. Salif Keita è nato nel Mali nel 1949. La sua famiglia è una delle più ántiche e nobili della regione. Essi sono i discendenti diretti di Soundjata Keita, che fondò l'impero del Mali nel 1240. All'inizio Salif voleva fare l'insegnante. Ma la disoccupazione lo spinse verso la musica. In altri paesi africani i musicisti sono considerati a volte dissoluti e irresponsabili; nel Mali era praticamente impensabile che il discendente di una famiglia reale facesse un lavoro tradizionalmente destinato a caste inferiori. La sua decisione suscitò un vespaio. Venne espulso dalla scuola che nonostante tutto frequentava con profitto. Un motivo in più per intestardirsi nella propria scelta anzi, Salif tira dentro il suo progetto anche il fratello forma un trio e comincia a farsi le ossa nei Night Club di Bamako. Oggi è oramai diventato un affermato interprete di musica tradizionale. Ma la musica gli era entrata nel sangue da giovanissimo, quando i griot erano invitati nella sua casa a cantare le sue lodi. Poco più che ventenne, Keita fu invitato ad entrare nella "Rail Band", gruppo che ebbe un ruolo vitale nell'evoluzione della musica moderna del Mali, riunendo insieme numerosi talenti, dal cantante e virtuóso della korà Mory Kante, al chitarrista Kante Manfila una figura chiave nello sviluppo della musica elettrica. Un gruppo, la Rail Band, che sul potente tappeto dei ritmi Highlife montava dei testi che lodavano la rivoluzione, inneggiavano alla partenza dei francesi invitando anche all'impegno nel lavoro, tradizionalmente assente nella popolazione Malese. Dopo tre anni Salif passò a cantare con Les Ambassadeurs, che facevano secondo lui una musica più moderna, con una gamma più ampia di influssi d'altri paesi. "... in guegli anni pensavo che se avessi mescolato il folklore tradizionale con il nuovo materiale che suonavano gli Ambassadeurs avrei avuto un successo internazionale". Keita registra cinque album con gli Ambassadeurs tra il 1973 e il 1978, presentando, un po' come era sua aspirazione, una fusione di musiche antiche e nuove. Ma l'accoglienza fu modesta. Il gruppo decise di puntare fuori dal Mali, con le scarse attrezzature dei suoi studi, verso le luci più scintillanti di Abidjan, dove ben presto risuonò il nome di Les Ambassadeurs International. Certo non il successo che il giovane Salif auspicava ma un riconoscimento non da poco. Keita non ha abbandonato l'idea che allora cercò di imporre a Les Ambassadeurs. La sua fama oggi è legata ad una scelta di brani classici con una strumentazione di fiati, tastiere e chitarre elettriche le cui inflessioni riproducono la musica per kora e balafon. Forse è proprio questa la fusion tra antico e moderno che ha inseguito per anni. La sua carriera continuò nel 1980 con l'incisione negli Stati Uniti di un album di alta tecnologia "Wassolon-foli". Utilizzò musicisti locali, nessuno dei quali riusciva ad afferrare le complessità dei ritmi del Mali. Il batterista dovette reristrare ogni tamburo separatamente. Il risultato fu una fusione interessante di intenso folklore e reggae elettrico, che non reggeva però il confronto con i brani che lo consacreranno l'anno dopo. Brani come "Prim Prim", un invito a seguire i consigli dei genitori, o la classica "Mandjou" che elogia il defunto presidente della Guinea, Sékou Touré, ed i suoi antenati tra cui appunto Mandjou. Nell'accompagnamento di Mandjou vi sono le increspature sonore della chitarra di Kante Manfila, una tromba con la sordina che cita l'intro di "Summertime", ritmi ipnotici circolari e il balafon di Kaba Kante. La musica di Keita, stupefacente nella parte vocale e nell'impianto tradizionale è echeggiata per tutta l'Africa Occiantale e anche oltre. Per molti ascoltatori la sua musica è uno dei massimi esempi di forme tradizionali modernizzate. Per Keita essa è lo strumento che arma la sua mano nella lotta incessante contro le forze che gli si oppongono: le sue responsabilità da nobile, come abbiamo visto e la sua pelle albina. Già, il colore della pelle. L'ignoranza regna ovunque, perché non dovrebbe essere regina anche in Africa? Lì gli albini sono oggetto di diversi tipi di maltrattamento. Certe società li bandivano o addirittura li sacrificavano, altre attribuivano loro poteri soprannaturali. Ma sta di fatto che nessuna tribù riusciva ad essere indifferente al colore della pelle. Leaders come Sekou Tourè sono sopravvissuti con una pelle albina, afferma Keita, Grazie all'aiuto dei feticci dei sacerdoti. Oggi Keita tiene in scarso conto il colore della sua pelle anche se continua ad usare la sua musica per rivolgersi direttamente agli altri albini e dimostrare loro che possono avere successo nonostante la discriminazione di cui sono vittime.
-
14/12/2005 13:23 - SALIF KEITA Moffou
Da trentacinque anni Salif Keita canta per le ...
SALIF KEITA Moffou Da trentacinque anni Salif Keita canta per le strade del mondo. Con voce alta e possente aveva iniziato tra le capanne di Djoliba, un villaggio sulle rive del Niger, in Mali, dove è nato nel 1949. Diverso da tutti per la sua voce ma soprattutto diverso dagli altri perché albino. Una sorte drammatica in una terra di gente dalla pelle nerissima. E nonostante vantasse ascendenze talmente nobili da risalire al fondatore dell'impero Mandingo, nel XIII secolo, Salif ha trascorso un'infanzia infelice, additato da tutti come portatore di sventure. Per molti anni, dall'abbandono della famiglia, la strada è stata la sua casa insieme con la musica dei maestri griots, i poeti cantori della tradizione maliana. I mercati e i caffè della capitale sono stati il suo teatro personale. Da lì è partita l'avventura che lo ha condotto nella celebre formazione della Rail Band di Bamako, il gruppo di musicisti statali che prestavano servizio all'hotel ristorante della stazione centrale. Con la sua voce la tradizione si rinnova e si modernizza. Pochi anni in stazione prima di cambiare orchestra nel 1973. L'occasione è un nuovo hotel internazionale a fianco degli Ambassadeurs di Kanté Manfila, straordinario chitarrista molto popolare nell'Africa Occidentale. Da li alle tournée internazionali il passo è breve. L'esplosione della musica africana degli anni Ottanta permette a Keita d'incidere in America e di stabilirsi in Francia, dove grazie al geniale produttore Ibrahim Sylla e agli arrangiamenti di Jean-Philippe Rykiel nasce, nel 1984, un capolavoro come Soro, uno dei dischi più importanti della rivoluzione world music. La frequentazione e il confronto con le realtà musicali più diverse del mondo fanno crescere la sete di Keita che in pochi anni collabora con grandi nomi come Manu Dibango, Youssou N'Dour e Ray Lema ma anche con Joe Zawinul, Wayne Shorter, Carlos Santana, Wally Badarou, Vemon Reid, Grace Jones, John Medeski e Cesaria Evora, l'ultima della serie con la quale duetta in Yamore, il sorprendente e splendido brano di apertura del suo nuovo disco, Moffou, che giunge a tre anni di distanza da Papa. Dopo i molti giri intorno al mondo Salif ha fatto ritorno a casa, nella sua Bamako. E lì ha aperto un club che porta lo stesso nome. Lui stesso spiega che Moffou è il simbolo della loro terra. É un piccolo flauto antichissimo che i contadini del Sahel suonano per scacciare gli uccelli che vengono a mangiare i semi e il raccolto. Quello strumento produce un sibilo stridulo ed estremamente fastidioso per loro. É uno strumento essenziale per la vita stessa dell'uomo. E oggi nessuno più lo costruisce, tra le nuove generazioni. Solo i 50/60enni lo fanno ancora. É anche il nome del locale che ha aperto a Bamako per la diffusione della nostra cultura. E l'album vuole richiamare l'attenzione sulle loro origini.

































































































































