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14/12/2005 13:23 - Camelot
Dedicato a Frank Zappa
comm¾ssione di AngelicA
I
prlma esecuzlone assoluta
Strano titolo questo, ...
Camelot Dedicato a Frank Zappa comm¾ssione di AngelicA I prlma esecuzlone assoluta Strano titolo questo, per una sorta di sinfonia, nata per omaggiare la grande figura di Frank Zappa. Ma procediamo per ordine, se di primo acchito il titolo può rimembrare un mondo incantato di cartoni animati della nostra infanzia, la sua più corretta etimologia gli viene dal francese chameau (cammello), ovvero una sorta di stoffa fatta con pelo di cammello, impermeabilizzata, per confezionare indumenti maschili, e da essa trassero nome i mercanti che la vendevano e poi anche i venditori ambulanti d'oggetti insignificanti o di poco valore. Osservando attentamente ciò che è successo negli ultimi cinquanta anni, nel settore della musica colta, viene senz'altro da pensare che:"....è possibile che un cammello attraversi la cruna di un ago". Se da una parte vi è stato un attento esame di fenomeni strutturali, poststrutturali, seriali, fisici, matematici, nell'ambiente dei musicisti colti a livello internazionale, dall'altra parte vi era una sorta di rigetto che ha portato a guardare con disprezzo, tutti i fenomeni extra-colti creando, in fattispecie nelle ultime generazioni, una sorta di musicista-replicantecione, a cui è affidato il compito di diffondere il verbo. La musica contemporanea non può e non deve essere compresa da tutti, nascono quindi sette di detentori del verbo, la cabala del numero primeggia, la semplicità è aborrita a favore del mero piacere del grafo. Siamo invasi da partiture sempre più complesse, dove si nasconde il segreto dell'eterna giovinezza, la ritrovata archeologia del segno indica tesori di inestimabile valore, tombe di faraoni rilucenti d'oro: ma fermi tutti! Il pubblico, gli ascoltatori, i cosiddetti non addetti ai lavori, tutto questo, lo sa? Noo..., ma che importanza ha, il compositore continua il suo soliloquio certo che una ristretta cerchia di seguaci lo seguirà, loro si che comprendono...., la setta prolifera, e la cionazione continua. Ma per fortuna vi sono anche fenomeni artistici impermeabiii a tutto questo, artisti che non si pongono più il problema del confine fra Rock (la cosiddetta musica del Demonio), musica colta, sperimentazione, Jazz, musica etnica, etc. La storia si trasforma subito borgessianamente in contenitore della memoria collettiva; dove si può e si deve sfruttarla per comporre insieme nuovi elementi, la verità non ha quindi una sola direzione, ma sta all'interno delle infinite possibilità della memoria dell'uomo. Ovviamente tutto questo non rinnega la complessità, che dai fiamminghi ad oggi ci accompagna, ma rifiuta quelle complicazioni cosi inutili e cosi care a certa nuova-musica. La figura di Zappa è stata, ed è tuttora scomoda, forse perché sfugge agli schemi di collocazione. Già ciò che l'uomo non riesce a definire, spaventa. Chi è Frank Zappa ? E' un rockettaro, un improvvisatore, è un musicista colto, o è solo un sublime mercante dell'effimero?
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14/12/2005 13:23 - DWEEZIL ZAPPA/Automatic
Consapevole di portare un cognome pesante quanto una catena ...
DWEEZIL ZAPPA/Automatic Consapevole di portare un cognome pesante quanto una catena montuosa, il figlio trentunenne del Maestro si diletta a trasferire su disco il gusto per il divertissement erudito che gli scorre nel sangue. E a distanza di un decennio addirittura dall'album precedente (Confessions) - ma con molte attività artistiche di successo, e non solo in musica intraprese nel mentre - confeziona una manciata di brani concepiti, per sua stessa ammissione, come una carola natalizia. Adottato il Grinch come spunto di partenza - che ha coinvolto pure il fratello Ahmet, voce di baritono nella versione assai rivisitata del popolare Chrismas theme - il disco affastella in maniera apparentemente caotica spartiti di sperimentalismo puro (Therapy, Shnook), estratti d'opera strapazzati in chiave caricaturale (Habanera e Les toreados dalla Carmen), la sigla di un serial storico da fischiettare (Hawaii Five-O), strutture heavy, e blues elaborate strumentalmente con virtuosistica nonchalance (più Malmsteen che Vai, ad ogni buon conto), un pregevole schizzo acustico che Dweezil dedica al suo "guitar hero" (Secret Hedges) e addirittura un breve sketch telefonico ordito in coppia con Lisa Loeb. La strategia è roba di famiglia, ma papà era comunque di un altro pianeta.
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14/12/2005 13:23 - Ensemble Modern Frank Zappa - Greggery Peccary & Other Persuasions
Peter ...
Ensemble Modern Frank Zappa - Greggery Peccary & Other Persuasions Peter Eötvös direttore solisti: Omar Ebrahim voce Hermann Kretzschmar voce David Moss voce musiche di Frank Zappa (arr. Ali N. Askin trascrizioni da synclavier Todd Yvega) (prima e unica data italiana) Dental Hygiene Dilemma The Black Page Envelopes Dupree’s Paradise Put a Motor in Yourself Naval Aviation in Art Amnerika The Adventures of Greggery Peccary Revised Music for Low Budget Orchestra Get Whitey A Pig with Wings Night School Moggio The Dangerous Kitchen X-Mas Values Dietmar Wiesner flauto, piccolo Catherine Milliken oboe, oboe d'amore, corno inglese Roland Diry clarinetti Wolfgang Stryi clarinetto basso, sassofoni Noriko Shimada fagotto, controfagotto Franck Ollu corno William Forman tromba Bruce Nockles tromba Uwe Dierksen trombone Sasha Johnson tuba Jagdish Mistry violino, violino elettrico Freya Ritts-Kirby violino Susan Knight viola Hilary Sturt viola Eva Böcker violoncello Michael M. Kasper violoncello Hermann Kretzschmar pianoforte, campionatore, sintetizzatore Ueli Wiget pianoforte, campionatore, sintetizzatore Ellen Wegner arpa Detlef Tewes mandolino Mats Bergström chitarra elettrica e acustica Jürgen Ruck chitarra elettrica e acustica Thomas Fichter contrabbasso, basso elettrico Rumi Ogawa-Helferich percussioni Rainer Römer percussioni Pascal Pons percussioni Norbert Ommer ingegnere del suono concerto presentato dal Comitato Bologna 2000 in collaborazione con Angelica. Una co-produzione di Ensemble Modern, Musik Triennale Koln 2000, musica viva/Bayerischer Rundfunk, Holland Festival, Comitato Bologna 2000/Angelica Festival, EXPO 2000 Hannover GmbH, Konzerthaus Berlin/MOM GmbH & co. Classic Opern Air KG, Kultur Ruhr/Musik im Industrieraum. L'Ensemble Modern desidera ringraziare Arabel von Karajan per il suo generoso sostegno. Fondato nel 1980 a Francoforte, l’Ensemble Modern è diventato nell’arco di vent’anni un punto di riferimento paradigmatico per la comunità della musica contemporanea. La sua attività multiforme è diventata un modello per numerose altre formazioni, e allo stesso tempo ha contribuito non poco a mettere in discussione pratiche, atteggiamenti e pregiudizi consolidati. L’Ensemble Modern è la dimostrazione vivente di quanto un comportamento esemplare, nella vita musicale, possa essere di gran lunga più efficace delle enunciazioni di principio: e questo non è un richiamo pragmatista, antiintellettuale o qualunquista al primato della pratica sulla teoria, ma la constatazione di quanto le idee (forse non soltanto quelle musicali) possano camminare solo sulle gambe di persone che sappiano tradurle in atti concreti. Il confronto fra la strada percorsa a partire dal 1980 rispettivamente dall’Ensemble Modern e dalle contemporanee chiacchiere sul neoromanticismo (ricordate?), la nuova semplicità (ricordate?) e tutto quanto ne è seguito, è impressionante, schiacciante. Anche la storia dell’incontro fra l’Ensemble Modern e Frank Zappa, nel 1991, è esemplare. La proposta della commissione di quello che poi sarebbe diventato The Yellow Shark fu accompagnata da un CD che raccoglieva registrazioni di brani di Kurt Weill e di Helmut Lachenmann. Zappa fu impressionato dalla precisione e dal carattere di quelle esecuzioni: due categorie che avevano particolare significato per lui e per la sua storia di incontri non felici con orchestre e ensemble spesso non precisissimi e non particolarmente ricchi di personalità, malgrado i nomi altisonanti di istituzioni e direttori. L’accordo fu raggiunto, anche sulla base di un impegno dell’Ensemble Modern a sottoporsi a un lavoro intensissimo. Come è stato ricordato nel programma di un’esecuzione scaligera (non dell’Ensemble Modern, ma sempre sottoposta alla vigile sorveglianza degli eredi di Zappa): Glie ne fu data subito la prova: a proprie spese il gruppo volò a Los Angeles nel luglio del 1991, e per due settimane si familiarizzò con la scrittura di Zappa e con le sue tecniche di conduzione delle improvvisazioni. In quell’occasione il compositore campionò tutti gli strumenti dell’Ensemble, in modo da poterne ricostruire - nel proprio studio, con l’aiuto del Synclavier - la sonorità, in vista del lavoro di riorchestrazione, arrangiamento e trascrizione che lo avrebbe impegnato nei mesi successivi. Zappa, quindi, lavorò alle musiche di The Yellow Shark avendo in mente non tanto un generico organico strumentale, quanto una sonorità concreta, riproducibile con buona approssimazione durante tutto il lavoro di composizione o ri-composizione. Fu in questa fase che Zappa stabilì che il concerto sarebbe stato amplificato con un sistema a sei canali, progettato insieme ai tecnici David Dondorf, Spencer Chrislu e Harry Andronis (i quali lo avrebbero adattato in seguito alle caratteristiche delle sale da concerto), e riprodusse anche questa configurazione nel proprio studio. Quando, un anno dopo il primo incontro, Zappa raggiunse gli esecutori in Germania, sapeva già come il materiale doveva suonare: sia quello che aveva riorchestrato personalmente, sia quello che aveva affidato alle mani di Ali N. Askin per arrangiarlo. E comunque ci furono altri quindici giorni di prove infuocate, non solo per il clima torrido di Francoforte in luglio. Chiunque abbia la minima familiarità con gli ambienti della musica contemporanea, delle orchestre e delle istituzioni musicali, può rendersi conto del significato e del peso di azioni come volare a proprie spese a Los Angeles e trattenervisi per quindici giorni di prove (per di più informali), partecipare a improvvisazioni guidate, lasciare che il suono del proprio strumento venga variamente amplificato e campionato, per non parlare della serie di performance extrasindacali così ben documentate dalle riprese televisive del concerto di The Yellow Shark. E tutto questo, va sottolineato, non perché l’Ensemble Modern sia una banda di simpatici e musicalissimi fricchettoni, come rischiavano di apparire i loro geniali e solo di poco più anziani concittadini della Sogenanntes linksradikales Blasorchester (la “cosiddetta banda della sinistra rivoluzionaria”, di cui era un esponente di primo piano un certo Heiner Goebbels): ma perché l’ensemble francofortese è caratterizzato da una formidabile dedizione alla musica, che ha permesso di costruire rapporti di grande intensità con musicisti diversi come Nono e Zappa, Henze e Nancarrow, Braxton e Adams. Che questo sia stato possibile non con un piccolo organico cameristico, ma con un’orchestra che spesso si allarga (nel progetto dell’Ensemble Modern Orchestra) a dimensioni sinfoniche, è uno dei segni che nel mondo superficialmente appiattito dall’immagine dello pseudo-spazio della Rete e dei terrificanti non-luoghi, le grandi tradizioni culturali locali hanno e costruiscono senso. Franco Fabbri
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14/12/2005 13:23 - FRANCESCO ZAPPALA'
Maestro di "rave" attivissimo da oltre dieci anni soprattutto ...
FRANCESCO ZAPPALA' Maestro di "rave" attivissimo da oltre dieci anni soprattutto in Svizzera e Germania, Francesco Zappala' incarna l'anima più libera, anarchica e "fricchettona" della techno italiana. A capo di una vera e propria tribù di seguaci, Zappala' presenta a "Weekendance" - oltre ad un esclusivo megamix - anche il suo nuovo progetto multimediale denominato "Selenita".
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14/12/2005 13:23 - FRANCESCO ZAPPALA'
Maestro di "rave" attivissimo da oltre dieci anni soprattutto ...
FRANCESCO ZAPPALA' Maestro di "rave" attivissimo da oltre dieci anni soprattutto in Svizzera e Germania, Francesco Zappala' incarna l'anima più libera, anarchica e "fricchettona" della techno italiana. A capo di una vera e propria tribù di seguaci, Zappala' presenta a "Weekendance" - oltre ad un esclusivo megamix - anche il suo nuovo progetto multimediale denominato "Selenita".
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14/12/2005 13:23 - 19 Settembre 1963
Mr V. Zappa
Aleatory Music
314 W.'G' St.
Ontario, California
"Caro signor ...
19 Settembre 1963 Mr V. Zappa Aleatory Music 314 W.'G' St. Ontario, California "Caro signor Zappa, La ringraziamo per averci sottoposto il suo materiale a scopo di registrazione discografica. Lo abbiamo ascoltato con grande attenzione; ma esso, pur mostrando molte qualità, non ci rende sicuri del suo potenziale commerciale. Non possiamo stamparlo e, pertanto, glielo restituiamo. Accetti i nostri sinceri ringraziamenti per avere pensato alla Dot Records. Le auguriamo ogni successo". Milt Rogers (Responsabile Artistico) Dispensare la memoria di Francis Vincent Zappa da sontuosi e pomposi epitaffi è il minimo che possa fare chi ritiene di aver compreso l'estroso genio che lo animava. Se avesse voluto, se li sarebbe scritti da solo. Come sempre. Frank Zappa ha saputo ricucire, grazie ad un personalissimo idioma/ago, i logori ed insudiciati brandelli di quell'abito che la cultura americana, ipocritamente, si vergognava di indossare, per esibire, invece, melliflue rotondità e false opulenze. E' riuscito nella non comune impresa di irridere tutto (e tutti) e di vendere, poi, proprio i frutti dello sberleffo e della dissacrazione (anche a caro prezzo, se necessario). Indomabile iconoclasta ed inguaribile autarchico, si è scavato un cunicolo di inattaccabile rispettabilità nel cumulo delle macerie sociali ed artistiche. Da "Freak Out" del 1966 a "The Yellow Shark" del 1993 (tra i due una sterminata discografia di oltre cento titoli) Zappa ha saccheggiato-violentato-glorificato un'infinità di generi musicali rapportandoli al suo funanbolico metro, ora parodistico, ora autocompiacente, ora enigmatico. Quelle che paiono acquisizioni dei nostri giorni sono spesso idee passate per la sua testa già venticinque anni fa, tanto che molti musicisti attuali si ritrovano ad essere proseliti zappiani loro malgrado. Impossibile non riconoscergli, ad esempio, la paternità dei "collages" surreali o del tripudio timbrico all'interno del melange stilistico. Rhythm and blues, doo-wop, psichedelia, rumorismo, folk, elettronica, sinfonismo, freakedelia, dadaismo, bandismo informale, country, dissonanze, heavy-metal, spot pubblicitari, free jazz, gospel, operette, gags teatrali. Ed ancora funky metropolitano, sperimentazione, rockabilly, musica da film, filastrocche, ragtime e swing, cabaret, dodecafonia, reggae, musica barocca e rinascimentale, rap: il cosmo zappiano si è nutrito voracemente di innumerevoli forme, coeve e non, sottoponendole ad accurata digestione dialettica. Il deliquio di Zappa è per la "complessa semplicità" di Edgar Varese, l'amore per la musica di Igor Stravinsky, di John Cage, di Charles Ives, di Anton Webern, di Toru Takemitsu, di Conlon Nancarrow. Le sue collaborazioni con Pierre Boulez ("The Perfect Stranger"), Kent Nagano e Zubin Mehta hanno alimentato una serie di inconsistenti paragoni: l'approccio zappiano al sinfonismo è deliberatamente timido, provocatoriamente remissivo, devotamente ingenuo. Il processo di composizione che giunge sino al recupero di tecniche "colte" (mai in sintonia, però, con le scelte della scuola "contemporanea") è spiegato dal tentativo di installrare una comunicazione (il più possibile) universale. Si giustifica così, la sua fama di "MUSICISTA TOTALE". Contestato dagli ambienti radicali perchè mai assurto al ruolo di ideologo della protesta sociale, ha saputo elevare il suo metafisico anarchismo alla massima potenza, spremendo i mezzi di comunicazione prima che questi ultimi riuscissero ad inaridirlo. Zappa è la quint'essenza della musica. E lo ha dimostrato inanellando tre capolavori uno dietro l'altro ("Freak Out", "Absolutely Free" e "We're Only In It For The Money"), ma anche quando la sua straordinaria prolificità lo ha indotto a certe semplificazioni tipiche del baraccone rock ("Them or Us", "Shut Up and Play Your Guitar", "Roxy and Ellsewhere", "200 Motels"). Eclettico fino all'esasperazione, prediligeva circondarsi di seri professionisti, sempre rigorosamente selezionati, anche se, non di rado, loro malgrado, relegati a ruoli secondari. "La mia opera comprende ogni possibile mezzo di comunicazione visuale: la consapevolezza di chi vi partecipa (pubblico incluso), tutte le mancanze percettive, Dio la Grande Nota (materia prima dell'architettura universale) e altro ancora. La nostra è an'arte speciale, in uno spazio negato ai sognatori". Il tono beffardo, baldanzoso, ironico, provatorio, irascibile nel suo polistilismo musicale non ha mai inteso mascherare carenze creative, soluzioni di comodo o contraddizioni di fondo, come è stato detto. Quando un'arguta e coerente manifestazione di pura genialità, come quella zappiana, erompe così prepotentemente (ed eccentricamente) è logico che qualcuno si trovi impreparato e manifesti il suo disappunto. Resta da verificare se, poi, le polluzioni notturne (o l'equivalente al femminile) di costoro prescindano dall'ascolto delle incredibili fagocitanti e creative visioni dell'universo immateriale zappiano. In un'umanità così altamente evoluta come quella odierna ciascuno per natura può accedere a molti talenti. Ciascuno ha talento innato, ma pochi hanno innata ed appresa quel grado di resistenza, di costanza, di energia che consente di diventare veramente un talento, di diventare ciò che si è, di riversarlo cioè in opere e azioni." (Friedrich Nietzsche)
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14/12/2005 13:23 - MAZAPEGUL
Una grande serata di carnevale con una delle migliori band ...
MAZAPEGUL Una grande serata di carnevale con una delle migliori band italiane di questi ultimi anni: Mazapegul. Già passati alla Fuente agli inizi della loro carriera tornano oggi con una formazione rinnovata e con nuovi brani in repertorio. Nella loro musica si concilia la selvaggia melodizzazione della musica folcloristica con i ritmi e le strutture del rock, del reggae, del rumorismo e del crossover contemporaneo. Su questa base spiccano i testi, vere e proprie poesie popolari. Nel '95 hanno firmato la sigla del varietà Rai dedicato al viaggio "Atlante". Sempre nel '95 vincono il prestigioso "Premio Ciampi". Al loro attivo il Cd "Controdanza" (Rossodisera - Sony) e "Bacio di Cane Bacio di Gatto" (il Manifesto) con Dodi Moscati. Di loro è stato detto: "Suono sporco da sarabanda, echi della tradizione folk romagnola, musica etnica mediterranea, jazz, swing buscaglionesco, qualche arrangiamento rock". "Controdanza è senz'altro uno dei dischi di esordio più originali ed interessanti del 1996", "Il folletto Mazapegul ha colpito a dovere; se questo è l'inizio della Controdanza in futuro è lecito aspettarsi grandi cose", "Un pastiche etnico esuberante e poetico". Imperdibili.
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14/12/2005 13:23 - MAZAPEGUL (ITALIA)
Il gruppo è formato da musicisti che povengono da ...
MAZAPEGUL (ITALIA) Il gruppo è formato da musicisti che povengono da esperienze molto diverse e che utilizzano soprattutto strumenti acustici senza rinunciare alla carica e alla tensione di un suono che finisce per sembrate elettrico. L’organico molto particolare con l’inedito impasto voce, balalaika basso, harmonium, ciaramelle, bombardino, chitarre e una batteria modificata grazie a bidoni e tubi metallici. Un crossover popolare. Nell’aprile ‘95 hanno firmato la sigla del varietà dedicato al viaggio “Atlante” (Rai 2) …una storia tenace la loro musica, tra la più interessante tra folk ed world music nel panorama nazionale.
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14/12/2005 13:23 - MAZAPEGUL
Una grande serata di carnevale con una delle migliori band ...
MAZAPEGUL Una grande serata di carnevale con una delle migliori band italiane di questi ultimi anni: Mazapegul. Già passati alla Fuente agli inizi della loro carriera tornano oggi con una formazione rinnovata e con nuovi brani in repertorio. Nella loro musica si concilia la selvaggia melodizzazione della musica folcloristica con i ritmi e le strutture del rock, del reggae, del rumorismo e del crossover contemporaneo. Su questa base spiccano i testi, vere e proprie poesie popolari. Nel '95 hanno firmato la sigla del varietà Rai dedicato al viaggio "Atlante". Sempre nel '95 vincono il prestigioso "Premio Ciampi". Al loro attivo il Cd "Controdanza" (Rossodisera - Sony) e "Bacio di Cane Bacio di Gatto" (il Manifesto) con Dodi Moscati. Di loro è stato detto: "Suono sporco da sarabanda, echi della tradizione folk romagnola, musica etnica mediterranea, jazz, swing buscaglionesco, qualche arrangiamento rock". "Controdanza è senz'altro uno dei dischi di esordio più originali ed interessanti del 1996", "Il folletto Mazapegul ha colpito a dovere; se questo è l'inizio della Controdanza in futuro è lecito aspettarsi grandi cose", "Un pastiche etnico esuberante e poetico". Imperdibili.
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14/12/2005 13:23 - Mazapegul "Piccolo Canto Nomade"
A seguire il sorprendente Controdanza, la conquista ...
Mazapegul "Piccolo Canto Nomade" A seguire il sorprendente Controdanza, la conquista del Premio Ciampi e le tante altre avventure che negli ultimi due anni ne hanno arricchito il già vasto e variegato patrimonio di esperienze, i Mazapegul di Mirco Mariani e dell'ex Mau Mau Valerio Corzani ritornano sotto le luci della ribalta con un album di grande bellezza: un album dove l'eclettico e sinuoso etno-folkjazz'n'roll d'autore dell'ensemble più che mai (auto)ironico e imprevedibile e più che mai allegramente (e/o malinconicamente) selvatico e zingaresco nel suo raffinato saltellare di ispirazione in ispirazione, urla a gran voce la sua spiccata personalità e il suo pieno diritto a continuare il proprio viaggio a zig-zag tra le strade polverose e affascinanti di vecchie e nuove tradizioni. Il sottoscritto lo raccomanda caldamente, ma al di là di ogni singola opinione e di ogni riferimento riscontrabile non si può negare che Piccolo Canto Nomade suoni globalmente diverso da qualsiasi altro disco, non solo rispetto nell'angusto ambito nazionale: saggio tenerlo a portata di mano, magari per quando la sete di (ispirata) originalità inizia a farsi insostenibile.
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14/12/2005 13:23 - MOTOZAPPA (rock agrodemenziale) da Fabriano (AN) ITALIA
Analizzando attentamente il loro ...
MOTOZAPPA (rock agrodemenziale) da Fabriano (AN) ITALIA Analizzando attentamente il loro genere (agrodemenziale) viene subito da ridere e se poi avete la possibilità di ascoltare il loro primo CD ufficiale dal titolo verace e nostrano "...del maiale non se butta via niente...", rimarrete estasiati da questa band Marchigiana D.O.C che ha adottato come mascotte un maialino (sono di Fabriano la città della carta, degli elettrodomestici e naturalmente dei salumi). Undici brani originali dal facile ascolto (5 dal vivo e 6 in studio) registrati interamente in proprio, dove emergono ballate classiche, un po' di rap, un po' di salsa, un po' di bossa nova, ma come filo conduttore alla base di tutto c'è come al solito del buon "rock casereccio", con testi in italiano conditi qua e là con dei termini dialettali in Fabrianese. Nati nel 1993 dalle ceneri dei Cacio Cavallo E Mozzarella (mitico gruppo locale fine anni '80) e uniti dalla passione per la musica, per le donne e per le vecchie tradizioni agresti-popolari, sono così composti: Stefano Salimbeni (voce), Giorgio Stroppa (voce e chitarra), Luca Baroni (basso), Ruben Bisognin (piano e organo), Renato Baroni (batteria e percussioni), Mario Salari (chitarra), Massimo Tranquilli (fisarmonica e tastiere). Nelle loro performance live (chi ha avuto il piacere di assistere ad una delle loro rare apparizioni dal vivo, può confermarlo a lettere cubitali) riescono a sprigionare un entusiasmo notevole, dato soprattutto dalla presenza devastante sul palco, vista la loro mole e non solo, delle due voci soliste, capaci di ingaggiare con il pubblico dei simpatici "botta e risposta" in chiave cabarettistica, il tutto sopportato a dovere da una band affiatata, energica e pronta ad appoggiare musicalmente le improvvisate dei due leader. Basti pensare che nel giro di un mese nel solo comprensorio fabrianese sono riusciti a vendere circa 1.000 copie CD, che cosa succederebbe se decidessero di allargare ulteriormente i loro orizzonti? Provare per credere!!!!! Per informazioni: 0347/0807183 (Renato) oppure 0338/8334563 (Giorgio) oppure 0338/2642031 (Ruben).
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14/12/2005 13:23 - MOTOZAPPA "Del Maiale non Se Butta Via Niente" . (cd- ...
MOTOZAPPA "Del Maiale non Se Butta Via Niente" . (cd- Pajaro records) Una novità di rilievo nel panorama del rock (agro)demenziale arriva dai Motozappa di Fabriano. Già dal titolo "del maiale non se butta via niente.." il disco dell'ensemble marchigiano si presenta carico di ironia e divertimento, cadendo a tratti, però nella facile trappola della goliardia e della battuta fine a se stessa. Detto questo, comunque, il lavoro rappresenta un eccellente episodio del genere, dal quale emergono ballate classiche, un po' di rap, un po' di salsa sempre sotto la guida attenta del buon rock casereccio. Ascoltando le undici canzoni, cinque delle quali registrate dal vivo, ci si rende conto che il minimo comun denominatore è proprio il maiale, esibito anche in copertina, e del quale non si butta via proprio niente. Lo sa bene il sottoscritto, che da piccolo ha frequentato strabordanti riti agresti ormai in via di estinzione in cui le carni del porco venivano accuratamente divise per andare a formare succulenti insaccati, ma il sanguinaccio si mangiava subito, in tavolate da cinquanta, accompagnato da ottimi bicchieri di rosso. Una bella dieta ipercalorica, di quelle che farebbero bene a tante ragazzine e bambinetti attenti alla linea. E certo il cd dei Motozappa è davvero invitante da questo punto di vista sin dall'incipit di "A Merenna" ("amore mio dammi la tua mortadella che io ti darò il mio salame"). Non ci sono secondi fini e commenti per interpretare i testi diretti e schietti del gruppo. "Stabbio" è pressoché unica sin dal titolo. Un esempio di verace ecologismo che i verdi scolarizzati e acculturati non riusciranno mai a capire. Al massimo potranno calpestarla questa melmosa pastura color marroncino. Il disagio e l'incapacità di trovare divertimento nelle feste borghesi di paese si traduce negli espliciti "facciamo l'amore", o "Mbè?", dove un torneo di ruzzola può essere il pretesto per la nascita di un rapporto molto confidenziale. Quello che alla fine si apprezza è una lapidarietà scioccante in certi riuscitissimi nonsense e giochi di parole costruiti attorno a visi e vite della coscienza demenziale, che è una terra di nessuno, una sorta di civiltà fantascientifica e allo stesso tempo remota. E soprattutto va sottolineata la contagiosa esperienza che lega ad una sorta di filo rosso band come Kurnalcool e Motozappa, davvero antagoniste e di consumo laterale al grande mercato discografico, dei veri e propri modelli di rivolta, lontano anni luce dai cloni anglo americani di cui si fanno carico troppi falsi-incazzati eppure così corrosivi e spregiudicati da essere in una sola parola dementi. Contatti: Renato 0347 0807183.
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14/12/2005 13:23 - “Dedico 7 a tutti i bambini e agli adulti che ...
“Dedico 7 a tutti i bambini e agli adulti che nel profondo del cuore sono rimasti bambini”, dice Marie Daulne ovvero Zap Mama, voce solista e mente dell'omonimo gruppo, personaggio veramente straordinario per la sua storia, per la sua determinazione, per la sua curiosità: doti che spiegano il fascino e l'originalità dell'album. Malgrado il titolo, 7, fantastica miscela di blues, soul, reggae, rap, musica orientale, canto africano e sonorità metropolitane, è il terzo album della discografia del gruppo. Il numero si riferisce a una credenza dei pigmei secondo la quale gli esseri umani hanno sette sensi, non cinque: il sesto senso sono le emozioni, il settimo - che non tutti possiedono - è la capacità di guarire gli altri. A questo punta Zap Mama con la sua musica intensa, ricca di colori e di sapori, costantemente mutevoli. Marie Daulne ha sempre coltivato una grande passione per la cultura arcaica dei pigmei: nel 1964, furono i piccoli uomini della foresta a proteggere lei e la sua famiglia durante i cruenti scontri seguiti alla secessione del Katanga (oggi provincia di Shaba) dallo Zaire, l'ex Congo Belga diventato indipendente nel 1960, dopo che suo padre era stato ucciso a sangue freddo dai ribelli. A Bruxelles, Marie si fece un nome come cantante jazz ma la sua vita, musicale e non, conobbe una svolta nel 1990 quando creò gli Zap Mama. Figlia di un belga e di una zairese, Marie nutriva enorme interesse nei confronti della contaminazione culturale: il primo album del gruppo, Zap Mama (1991, Crammed Disc; ripubblicato su etichetta Columbia nel 1993) si basava sull'esplorazione delle sue radici africane e del canto dei pigmei ma a essi sovrapponeva, con effetti sconvolgenti, i suoni dell'Occidente. L'album e le esibizioni dal vivo emozionarono prima il pubblico belga e poi gli appassionati di tutto il mondo. David Byrne lanciò Zap Mama negli Stati Uniti sulla sua etichetta Luaka Bop e il successo, nel 1993, fu grandioso. Seguirono concerti innumerevoli: Berlino, New York, i festival WOMAD e North Sea Jazz. La mente sempre aperta di Marie assorbì nuove influenze. Sabsylma, il secondo album (1994, Cram World/Columbia), da una parte arricchiva il contesto ispirandosi alle musiche dell'India, del Marocco e degli aborigeni australiani, e dall'altra omaggiava James Brown, incrollabile punto di riferimento per la black music. Nel 1994 Marie ebbe una bimba, Kesia, e l'anno dopo, rendendosi conto che l'impegno come mamma non si combinava bene con l'attività di musicista, decideva di prendersi un pò di respiro. Il gruppo venne temporaneamente sciolto; Marie formò un duo con Michael Franti degli Spearhead per registrare la colonna sonora di Blue In The Face, partecipò a una session con Maria Bethania, figurò come ospite negli album degli Spearhead e dei Wizards Of Ooze. Nel marzo 1996, un doppio richiamo, quello della musica e quello dell'Atrica, la spinse a partire per il Mali, dove visse con i Tuareg e imparò a conoscersi meglio. Ricaricata, al ritorno a Bruxelles aveva le idee chiare riguardo a 7. L'album riprende coerentemente il discorso interrotto: alcuni brani, come il sensuale Baba Hooker, Belgo Zaïroise (con l'attraente miscela di juju e reggae), l'umoristico Téléphone che si occupa dei moderni mezzi di comunicazione, i ritmatissimi Eie Buma e Kesia Yanga o il semi-improvvisato Illioi, avrebbero potuto tranquillamente figurare negli album precedenti. E' tuttavia cambiata la presentazione, in quanto 7 offre una pienezza di sonorità che in essi mancava. In più, emergono spunti nuovi, a partire dal seducente Poetry Man, di taglio quasi soul (vi è presente la voce di Franti), per proseguire con il vigoroso reggae New World (con la prestigiosa partecipazione di U-Roy) e con il sorprendente Jogging à Tomboctou (in cui interviene il brillante rapper Bachir). Di un classico pezzo di Etta James, Damn Your Eyes, Zap Mama fornisce una rilettura che dà letteralmente i brividi. Accanto a lei la formazione si è consolidata: Michel Hatzidjordju al basso e Stéphane Galland alla batteria e percussioni costituiscono una potente e affidabile sezione ritmica. In 7 compaiono vari musicisti ospiti, tra i quali Bruno Meeuws e Luk Michiels dei Wizards Of Ooze. Da un brano all'altro allegro, malinconico o esuberante, A Ma Zone vede Marie in straordinario equilibrio nel collegare con un filo sottile l'anima del passato e la tecnologia del futuro. Il titolo cela significati che vanno oltre il gioco di parole, offrendo un perfetto compendio dei contenuti dell'album: “Un'Amazzone naturalmente è una ribelle, una combattente che, una volta preso a cuore qualcosa, s'impegna al massimo per arrivare allo scopo”, spiega Marie. “Come gruppo, condividiamo l'obiettivo di conquistare il pubblico con la nostra musica. Però A Ma Zone (in francese, "Nella Mia Zona"), significa anche - e soprattutto - che io mi sento a mio agio ovunque. Sono una nomade, incontro gente nuova in continuazione e sigillo queste amicizie con le canzoni”. Nel nuovo album infatti Marie Daulne riprende a lavorare con musicisti ospiti (in 7 erano comparsi, tra gli altri, il leggendario U-Roy e il rapper Bachir): Manu Dibango (Allo Allo), The Roots (Rafiki, Songe) e Speech degli Arrested Development (M'toto), i quali hanno tutti fornito contributi d'eccezione.
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14/12/2005 13:23 -
ZAPP JAZZ DUO
MERCOLEDI’ 11 OTTOBRE 2000
ZAPP JAZZ DUO
Noël Letertre ...
ZAPP JAZZ DUO MERCOLEDI’ 11 OTTOBRE 2000 ZAPP JAZZ DUO Noël Letertre e Henry Lemarchand (foto) NOËL LETERTRE (pianista) – Studente di musica classica sin dall’età di sette anni (solfeggio, piano, flauto) e musicista professionista dal Dicembre del 1969, si esibisce un po’ in tutta Europa (Svizzera, Germania, Svezia) all’interno dei Casinò e degli Hotel di lusso, stabilendo come “base” l’Hotel Hilton di Teheran. Il gruppo di cui faceva parte tenne anche tre concerti alla Corte Reale Iraniana dell’epoca. Letertre ha fatto parte anche del gruppo Tai Phong, con J.J. Goldman e Michael Jones ed è stato pianista ed arrangiatore di Bob Azzam a Ginevra. Ha diretto la Prestige Orchestra di Pierre Dutot di Caen, per la quale ha curato vari arrangiamenti e con cui – sulla scena del teatro di Caen, ha suonato con P. Jacquet e J.L. Mechal. Dal 1985 è accompagnatore della classe di danza contemporanea del Conservatorio di Caen e nel 1986 ha ottenuto il diploma di Stato di professore di Jazz. In diversi periodi, numerosi gruppi regionali hanno chiamato Letertre a farne parte; recentemente, ha fondato i Casino light, con i quali si esibisce regolarmente negli hotels e casinò di Deauville ed in occasione di prestigiosi galà. Ne è anche il responsabile ed arrangiatore musicale. Con questo gruppo ha suonato con varie vedettes invitate a Deauville, come Nicole Croisille, Michel Fugain, Michel Delpeche, Virginia Vee. HENRY LEMARCHAND (fisarmonicista) – Studente della scuola A.C.F. di Parigi dal ‘76-80, attualmente professore alla Scuola Superiore di Parigi, ha conseguito la medaglia d’oro al Conservatorio di Caen, il primo premio Max Francy nella categoria excellence Honneur ed ancora il primo premio al “Città di Parigi”. Tra le sue esperienze professionali maturate tra l’82 ed il 1995 come direttore ed arrangiatore nell’Orchestra d’accordéon concertant Falaise, spiccano il Grand Prix alla finale internazionale di Parigi nel ’90, la registrazione di un CD live, concerti internazionali e scambi con Inghilterra, Germania, Svizzera, l’apertura di una classe di fisarmonica alla Scuola Municipale di Falaise. Dal 1987, con l’orchestra varieté Flers, è protagonista de: la creazione dell’orchestra di danza “Henry LeMarchand, l’incisione di un primo album e CD, la realizzazione di un quatour zigano, uno spettacolo solista al palazzo dei Congressi di Parigi e di numerosi passaggi radio-televisivi. Musicista della Chaine Barriere, rende omaggio alla canzone francese con il quintetto “Chansons d’en France”, crea poi un quartetto di tango omaggio ad Astor Piazzolla, una sua esibizione chiude il festival della musica ad Ankara, contribuisce alla formazione della “Orchestre prestige show” e realizza il trio jazz MONKordéon.
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14/12/2005 13:23 - Ritorno all’uomo. Zappa e l’Ensemble Modern, otto anni dopo
Cominciò tutto ...
Ritorno all’uomo. Zappa e l’Ensemble Modern, otto anni dopo Cominciò tutto nove anni fa, quando l’Ensemble Modern decise di contattare Zappa e chiedergli un progetto per il gruppo. Gli sviluppi furono abbastanza rapidi e nel giro di poco più di un anno e mezzo si arrivò al trionfale debutto di The Yellow Shark a Francoforte, il 17 settembre 1992. Tutto ciò costituisce ordinaria amministrazione per gli archivi della storia della musica. Ma c’è qualcosa di eccezionale e in qualche modo rivoluzionario celato nella storia interna di questo evento, nel suo backstage, qualcosa che è all’origine di questo emozionante sequel, a nove anni di distanza. Indiscutibilmente l’Ensemble Modern era allora ed è ancor oggi non solo la migliore fra le orchestre che si dedicano alla musica contemporanea, ma anche la più versatile nell’affrontare i più diversi generi musicali. Nel 1991, quasi per affinità elettiva, questa eccezionalità fece rotta verso un’altra eccezione: questo compositore baffuto, nativo di Baltimora e divenuto famoso come rockstar. Ciò che ha reso assolutamente speciale questo incontro non è stato però il solito, inflazionatissimo contaminarsi di musica d’arte e musica rock. L’eccezione - e la fortuna - stanno soprattutto nell’incontro di due mentalità e di due metodi di lavoro rigorosissimi e perfettamente complementari. Il rapporto che di norma si instaura fra un compositore e un’orchestra assomiglia a un matrimonio di interesse. Il rapporto intercorso fra Zappa e l’Ensemble Modern fu invece un matrimonio d’amore. Da più di trent’anni Zappa scriveva partiture e da quasi altrettanti anni sbatteva il muso contro l’impossibilità di ottenerne un’esecuzione fedele. La storia del ménage di Zappa con l’establishment orchestrale - dalla Los Angeles Philharmonic, alla London Symphony, all’Ensemble InterContemporain, passando per disavventure ad Amsterdam, Vienna, Varsavia, Syracuse, ecc. - è una storia amarissima. Fra le categorie che Zappa ha detestato maggiormente, forse ancor più dei politicanti corrotti e pedofili, dei trafficanti di droga, degli sbirri nazistoidi, delle teenagers che sognano di essere baciate da un bagnino e dei comitati di mamme contro la pornografia della musica rock, sono proprio loro: gli orchestrali o per meglio dire, quella orchestral stupidity che ne è la quintessenza istituzionale e per la quale Zappa ha un aforisma perentorio: “These European orchestras are a pain in the ass”. Non è una questione di persone, di capacità individuali. È una questione di abitudini mentali indotte e di organizzazione del lavoro all’interno di un sistema che non ammette deroghe, in una realtà dove il tempo è denaro. Le orchestre sinfoniche eseguono per lo più musica di repertorio, con tempi di prova ridotti al minimo indispensabile. Nel caso di una nuova partitura, per quanto complessa, essa viene tendenzialmente affrontata in modo analogo, a meno che non ci siano soldi, molti soldi per pagare prove supplementari. Ma poche prove producono esecuzioni inadeguate. Il risultato è quella avvilente mediocrità che imperversa nelle esecuzioni di musica nuova. Una situazione che i compositori, pur di vedere eseguita la propria musica, accettano di buon grado, presentandosi regolarmente, dopo una prima (e spesso ultima) scalcinatissima esecuzione, al consueto rituale fatto di inchini e sorrisi. Zappa si è semplicemente ribellato a questo sistema venale e artisticamente cinico. Ha speso centinaia di migliaia di dollari per pagarsi le orchestre, adoperandosi per ottenere buone esecuzioni e registrazioni. Ma non c’è stato verso: Da quando è uscito il disco con la LSO, ho rifiutato almeno quindici richieste da parte di gruppi di musica da camera di varie dimensioni da tutto il mondo. Mi offrivano contanti perché io gli scrivessi della musica. Se fossi stato un compositore alle prime armi, sarei rimasto lusingato della cosa; ma non ne ho più il tempo e mi vengono i brividi a pensare che cosa succederebbe alla mia musica se la suonassero senza che io fossi presente alle prove. Queste commissioni, oltre a complicare le cose, ti vengono offerte con il tacito accordo che tu sarai presente alla prima; dove tutti si attendono che tu stia seduto a far finta che si tratti di una gran bella cosa. Qualcosa del genere mi è accaduto quando Boulez ha diretto la prima dal vivo di Dupree’s Paradise, The Perfect Stranger e Naval Aviation in Art?. Non erano state provate abbastanza e io ho odiato quella prima: Boulez dovette praticamente trascinarmi sul palco per l’inchino. Durante il concerto ero stato seduto su una sedia di fianco al palco, da dove riuscivo a vedere il sudore dei musicisti colare sulle loro tempie. Il giorno dopo sarebbero entrati allo studio IRCAM per registrare tutto. (Zappa-Occhiogrosso, L’autobiografia, Milano 1990, p.155-56) Nel 1982 Zappa si era deciso ad aquistare un Synclavier, apparecchiatura informatica estremamente costosa, ma in fin dei conti, come lui stesso ha osservato, non più del reclutare un’orchestra sinfonica recalcitrante e rinchiuderla in uno studio per incidere un album. Per Zappa il Synclavier rappresentava la possibilità di ascoltare finalmente la propria musica suonare così come era stata concepita e scritta, la liberazione dalla burocrazia, dai contrattempi, dalle ottusità e dai boicottaggi di musicanti affogati nella routine e nell’infingardaggine. Il prezzo artistico però era alto. Per quanto sofisticato il Synclavier, versione tecnologica della marionetta di Heinrich von Kleist, non riesce infatti a celare la disumanizzazione che si accompagna alla sua incorporea perfezione. Senza un filo di retorica, l’Ensemble Modern - gruppo nato dalla volontà di sottrarsi ai ricatti della routine orchestrale imposti da un establishment perverso - ha dunque rappresentato per Zappa la terra promessa, il raggiungimento dell’utopia, la liberazione dalla cella dorata del Synclavier e il riscoprire la bontà dell’uomo, abbandonandovisi con ritrovata euforia. A Don Menn e Matt Groening che lo intervistarono nel 1992, Zappa ha parlato chiaro in merito: DM: Hai citato di Stockhausen i “dogmi infingardi dell’impossibilità”... FZ: Già. Aveva presentato la partitura del quintetto di fiati Zeitmasse ad alcuni musicisti che appena viste tutte quelle divisioni irregolari dichiararono che il pezzo era ineseguibile. Al che lui rispose che essi avevano creato “the lazy dogmas of impossibility” [...]. Beh, ti voglio dire una cosa: questo Ensemble Modern può sonare quella roba a occhi chiusi. (p. 71) DM: Dimmi del prossimo Festival in Germania. Qualcuno, sere fa, descriveva l’Ensemble Modern come la tua nuova band. FZ: Magari! In realtà, una delle cose che essi evitano con più cura è avere troppo a che fare con un singolo compositore, che un autore possa condizionare la loro capacità di avere un repertorio il più vario possibile. Al contrario di altri ensemble che si legano a un compositore di una certa scuola e poi magari se ne pentono. Io credo che il sistema migliore sia il loro: suonano qualsiasi tipo di musica di compositori diversissimi, hanno un vasto repertorio e un’agenda pienissima di tournées. E penso che farebbero un errore se si legassero troppo a me. (p. 85) (Don Menn-Matt Groening, The Mother of All Interviews in: A Definitive Tribute to Frank Zappa, “Best of Guitar Player”, maggio 1994, pp. 56-87). Musicalmente parlando, quello fra Zappa e l’Ensemble Modern è stato, come già abbiamo osservato, il paradigma dell’amore ideale. Lo sentiamo e lo vediamo nella registrazione e nel video di The Yellow Shark; nell’euforia gioiosa di Anything, Anywhere, Anytime, For No Reason At All, documentario televisivo che segue le prove dello spettacolo e testimonia quella straordinaria sintonia fra Zappa e l’Ensemble da cui scaturisce anche Everything Is Healing Nicely, il cd recentemente pubblicato che accoglie registrazioni inedite del 1991 e 1992. Quando l’intero Ensemble lo raggiunse a Los Angeles, nel luglio del 1991, Zappa si rese conto concretamente di avere a che fare con una realtà e con una mentalità musicale completamente diverse. Pochi mesi prima, la vocazione dell’Ensemble Modern a rendere possibile l’impossibile, aveva dato alla luce la strepitosa versione orchestrale di alcuni degli Studies for Player Piano di Conlon Nancarrow. Era un biglietto da visita più che convincente per guadagnare la fiducia di Zappa. Dopo Nancarrow e la sua pianola esoterica, adesso toccava a lui: le sue partiture e le sue creazioni per Synclavier avevano finalmente la possibilità di diventare musica in carne ed ossa, senza venire storpiate. L’Ensemble Modern rimase a Los Angeles per due intere settimane provando ininterrottamente e l’anno dopo accadde lo stesso: altre due settimane, questa volta a Francoforte. Un mese intero per novanta minuti di musica, altrimenti ineseguibile. L’incontro con l’Ensemble Modern ha avuto un seguito, uscito postumo, con Civilization Phaze III, un vasto polittico nel quale il Synclavier predomina sull’esecuzione dal vivo. Ebbene, se quelle registrazioni fotografavano il momento in cui l’uomo e la macchina si compenetrano l’un l’altro, questo nuovo concerto sembra costituire una tappa ulteriore e decisiva lungo quel percorso così arduo indicato dal compositore che esige dai propri partner un’affidabilità totale e che, in sede di performance, pretende dall’elemento umano una prestazione non inferiore (e - in quanto tale - infinitamente superiore) a quella della macchina. Il ritorno a Zappa da parte dell’Ensemble Modern si incardina su nuove orchestrazioni curate da Ali Askin ed è costellato di sfide mozzafiato che si chiamano The Black Page, Envelopes, Dupree’s Paradise. Nel programma incontriamo alcune autentiche scommesse quali Put a Motor in Yourself, Night School, A Pig With Wings, Xmas Values. Si tratta infatti di brani ascoltati finora solo nella versione bionica di CPIII. Per l’occasione Todd Yvega, collaboratore strettissimo di Zappa, li ha trascritti appositamente dal Synclavier e Ali Askin li ha arrangiati per l’Ensemble. Dagli anni lontani di Hot Rats (1969) ritroviamo poi Peaches en Regalia, il tema che ha plasmato le orecchie di un’intera generazione di ammiratori di Zappa; dalla saga di 200 Motels (1970) riemerge Dental Hygiene Dilemma; mentre da un album cardine e troppo poco considerato come Studio Tan (1978), ecco due pagine d’eccezione: Revised Music for Low Budget Orchestra e, soprattutto The Adventures of Greggery Peccary, irresistibile pièce di matrice radiofonica nella quale si racconta di questo elegante porcellino, che madre natura ha dotato del suo bravo white collar e al quale dobbiamo l’invenzione del calendario. Da un altro album piuttosto misconosciuto come The Man from Utopia (1983) ecco The Dangerous Kitchen, l’esempio forse più singolare e dirompente dello Sprechgesang zappiano, oppure Moggio, gioiellino poco noto, ad alta concentrazione di energia cinetica. Il programma include infine due brani da The Yellow Shark, il solenne Get-Whitey e, grazie a Dio, Amnerika, una pagina che della produzione di Zappa è capolavoro e perfida somma al tempo stesso, brano che fu estromesso dal cd dello Squalo giallo in quanto l’autore non era soddisfatto della qualità esecutiva raggiunta e che dal 1984 (dall’album Thing Fish, dove se ne ascoltano i primi abbozzi) rappresenta l’icona dello Zappa poeticamente più lirico e compositivamente più raffinato. Fatalmente, il meccanismo del confronto scatterà quando l’Ensemble Modern attaccherà quei brani che finora avevamo ascoltato o in versione per rock band oppure eseguiti da altre orchestre. È il caso di Envelopes, inciso da Kent Nagano con la London Symphony Orchestra; oppure di due brani quali Dupree’s Paradise e Naval Aviation in Art?, entrambi diretti da Boulez con l’Ensemble Intercontemporain nell’album The Perfect Stranger (1984). Si tratta di registrazioni di cui, com’è noto, Zappa non era soddisfatto. Ciononostante, non è proprio il caso di ravvisare alcun intento “riparatore” in questa serata. L’Ensemble Modern si incarica semplicemente di realizzare al meglio e completare i progetti messi in cantiere da un musicista cui il tempo materiale non è bastato. Uno che pensava al tempo come una dimensione circolare, dunque aperta, senza un inizio e una fine. Grazie alla tecnologia del Synclavier, a questo suo equipaggio di fiducia, nonché alla propria meticolosa instancabilità, è come se Zappa fosse ancora al lavoro. L’archivio è tutt’ora pieno di nastri, di files e di partiture: musica che, con calma, aspetta il suo momento. Giordano Montecchi
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14/12/2005 13:23 - ZAPP
Il disegnatore più veloce d'Italia insieme ad IDA, teorica della ...
ZAPP Il disegnatore più veloce d'Italia insieme ad IDA, teorica della comprensione, formano una coppia di moderne cantastorie che per mezzo di una lavagna luminosa, mette in scena uno spettacolo di disegno e umorismo, passando da uno stile giocoso al sarcasmo più pungente. La funambolica coppia che si autodefinisce "una associazione a delinquere a stampo umoristico", ha collaborato con diverse riviste come "l'Europeo" e "la Gazzetta dello sport" e con varie reti televisive nazionali.
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14/12/2005 13:23 - FANNY & ALEXANDER - ZAPRUDER
"Speak, Memory, Speak"
scritto da Chiara ...
FANNY & ALEXANDER - ZAPRUDER "Speak, Memory, Speak" scritto da Chiara Lagani regia Luigi de Angelis video Zapruder musiche Vincent Gallo suoni e remixaggio Luigi de Angelis con Marco Cavalcoli Ogni paesaggio necessita di un medium per realizzarsi. Ma se, nella spirale in cui si svolge ogni atto creativo, quando un’opera futura è vicina alla nascita, lo spazio si incrina in qualcosa di più simile al tempo, e, a sua volta, il tempo si aggroviglia a certe evanescenti figure, quasi di spettro, allora, sicuramente, resterà solo una Dimensione, un altro Paesaggio speciale, finché la spirale ritornerà ancora circolo, giostra viziosa, anello trasparente. Speak, Memory, Speak è il primo passo che Fanny & Alexander affonda nel paesaggio letterario nabokoviano, una ricognizione che ha a che fare con le apparizioni e col loro strano spietato linguaggio, con un sovrumano desiderio di realtà.
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14/12/2005 13:23 - MOTOZAPPA
Un nome che è una macchina agricola, una mascotte che ...
MOTOZAPPA Un nome che è una macchina agricola, una mascotte che è un maiale e due cantanti già da tempo messi all’ingrasso parlano chiaro della matrice contadina del gruppo. Nati a Fabriano nel 1993 dalle ceneri dei Cacio Cavallo e Mozzarella e uniti dalla passione per la musica, per le donne e per le vecchie tradizioni agresti-popolari, i Motozappa svariano dal rap alla salsa e alla bossa nova per cantare in italiano e fabrianese di temi agricoli quali il momento della macellazione del maiale, del pagliaio, del cibo casereccio e via di seguito. Una materialità essenziale basata sui bisogni primari dell’uomo che non a caso fanno dei Motozappa gli unici titolari del rock agrodemenziale. Dal vivo riescono ad esprimere una vitalità così sanguigna che hanno sempre bisogno di portare con loro un collaudatore di palchi. Nel 1999 incidono il loro primo CD “…del maiale non se butta via niente…”.
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14/12/2005 13:23 - ZAPATA'S LINE BAND
Direttamente dalle navi della Costa Crociere, "sbarcano" gli ...
ZAPATA'S LINE BAND Direttamente dalle navi della Costa Crociere, "sbarcano" gli Zapata's Line Band che hanno suonato in ogni porto ed in ogni attracco del mondo, facendo divertire, cantare, ballare e sognare migliaia di persone sparse in ogni parte del pianeta. Hanno trascinato in balli sfrenati, sotto il cielo dei tropici e sotto le stelle del Nilo, giovani e meno giovani. La band ha un repertorio per tutti i gusti e per tutte le stagioni: dalle medley degli anni Settanta a quelle degli anni Ottanta, dalle dance attuali ai grandi successi di Vasco, Celentano, Zucchero sino ai suoni latini e caraibici.













































































