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14/12/2005 13:23 - EKKEHARD EHLERS Betrieb
Ekkehard Ehlers, già parte del progetto Autopoieses, è ...
EKKEHARD EHLERS Betrieb Ekkehard Ehlers, già parte del progetto Autopoieses, è senz'altro il più originale del lotto. E Betrieb persegue l'idea di una "decostruzione sonica," come già del resto succede in Autopoieses. Non senza qualche rischio, il musicista sceglie dagli archivi della più complessa musica contemporanea, passaggi di Schoenberg e Charles Ives, come sorgenti per le proprie manipolazioni elettroacustiche. Betrieb sta per business, attività... L'atto del formare e dissolvere una particolare struttura sonora, sembra affascinare Ekkehard più di ogni altra cosa. Sono soprattutto i movimenti all'interno di un sistema chiuso, o di un confine definito, (che frammentano e destabilizzano il concetto) a rendere così particolare e a suo modo affascinante una simile musica.
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14/12/2005 13:23 - STEPHAN MATHIEUEKKEHARD EHLERS Heroin (Staalplaat/Demos)
Il Brombron Project è una nuova ...
STEPHAN MATHIEUEKKEHARD EHLERS Heroin (Staalplaat/Demos) Il Brombron Project è una nuova iniziativa messa in piedi da Staalplaat e dallo studio Extrapool di Nijmegen; l’idea è quella di riunire due musicisti, di affidare loro l’apparecchiatura necessaria per produrre i suoni che più li aggradano e di vedere cosa viene fuori da tale interazione. La prima uscita della serie avrebbe dovuto vedere protagonisti Main e Antenna Farm, ma problemi di varia natura ne hanno posticipato la data di pubblicazione, quindi il debutto effettivo avviene con Stephan Mathieu (Stol e Full Swing) e Ekkehard Ehlers (Autopoieses e Auch). ‘Heroin’ è stato registrato tra il 27 dicembre 2000 e il 2 gennaio 2001 e, secondo quelli che sono gli auspici della casa discografica, dovrebbe attrarre l’attenzione sia del pubblico elettronico che di quello legato alla tradizione rock. Non penso che ciò possa accadere, non tanto per la scarsità del prodotto, quanto per il semplice motivo che i suoni rimangono fortemente legati al mondo electro, in particolare quello minimale e composto dall’addizione di micro componenti. I 13 brani non cadono però nella trappola dei “glitch da supermercato” e neppure nell’appiattimento delle strutture, generando un sound formale, seppur improvvisato, e producendosi in pezzi variabili (tra l’acustico e il digitale) e avvolti da un profondo calore umano; discretamente interessante.














































































