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14/12/2005 13:23 - PJ HARVEY "Is This Desire?"
Il più grande merito di PJ ...
PJ HARVEY "Is This Desire?" Il più grande merito di PJ Harvey è probabilmente quello di non concedere punti di riferimento. Più si cerca di comprimerla in una definizione, più si rischia di cadere nel ridicolo. Il suo quarto album è un caleidoscopio di suggestioni e di intinerari possibili. Le sue canzoni conducono in molte direzioni e riportano a modelli importanti. Polly Jean ha preso un po' da Tom Waits e molto da Captain Beefheart, ma riesce a non darlo troppo a vedere. La sua musica è carica di tensioni (spesso irrisolte) che la spingono a raccontare senza alcun pudore le proprie inquietudini su religione, condizione femminile, sesso. Ha uno stile poco conciliante ma sempre lucido, e il punto di riferimento (almeno per l'attitudine) rimane Patti Smith. Is This Desire? è sfuggente ma personale. Polly Jean sfugge alle tentazioni del già sentito. I 12 brani dei disco sono a volte accattivanti (Angelene, la ballata che apre l'album, e A Perfect Day Elise sono squarci di solare ottimismo sonoro), ma a volte sollevano oscuri interrogativi. Circondata da collaboratori fidati e altamente qualificati come John Parish, Flood, Eric Drew Feldman, Joe Gore, Mickl Harvey e Rob Ellis, la Harvey ha plasmato canzoni a sua immagine e somiglianza, respingendo ancora una volta il fantasma del compromesso. Ha un cuore profondamente blues, e la sua musica (come quelle di Jon Spencer e Nick Cave) potrebbe entrare in un'ideale colonna sonora di fine millennio. Un lavoro difficile un po' sinistro ma meno rabbioso e urlato dei precedenti. E A Perfect Day Elise, The Gardene, Angelene e The River, sono i segnali di una maturità ancora tutta da scoprire.
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14/12/2005 13:23 - PJ HARVEY - Stories From The City, Stories From The ...
PJ HARVEY - Stories From The City, Stories From The USA (Island) Autodafè! Il disco fluttuava già da tempo per le onde internettiane, stavolta i demos avevano preceduto l'ufficialità (eh eh). Così, a cd scodellato nei negozi, conoscevamo per benino tutta la storia. Comunque, tranquilla Polly Jean (***** per il fascino che emana, nonostante i 35 Kg bagnata e la testolina un po' grossa), che abbiamo obolato 39.000 liras (per buscar le quali ci siamo alzati alle 6 e tre quarti di mattina ed abbiam fatto 25 Km sia col sole che col pluvioso, ma questa è storia dell'umanità e ci sarebbe allora da parlar dei massimi sistemi) e recensiamo con pieno diritto (di fessi paganti). Mica piacerà tanto, 'sto disco. O meglio, certi arrotondamenti in vista di alte quote di classifica non le saranno perdonati. Già ho letto torcimenti di naso britannico in una delle 'enne' riviste d'Albione... e invece 'sti cazzi. Lei sa creare PATHOS e CLIMAX, la andresti a cercar di notte solo per lo stacco sospirato tra una parola e l'altra; lei sa quando deve cacciar urla che fan contropelo al vellutino artuale ('The Whores Hustle And The Hustlers Whore', che titolo, ah?); lei sa come creare degli hit orecchiabilissimi e pop ma allo stesso tempo integri, senza dar via l'airbag per le sedie ('Big Exit'); lei sa come attaccare la coda all'asino del proprio passato ('One Line', con un leggerissimo retrogusto U2); lei sa con quali ometti accoppiarsi musicalmente: ascoltate Thom Yorke quanto è più efficace ed a suo agio qui, in 'This Mess We're In', che non con l'altra pequeña bruja Bjork; lei sa fino a dove può spingere lo spirito emulativo di Patti ('Good Fortune'!) e Siouxsie ('The Whores...') e quando fermarsi, ad un ette dal plagio; lei sa come infilare quelle ballatone americane tanto care a Tori, a Beth, a Liz, ad Alanis ('You Said Something') senza cadere nel branco e lasciando - causa brevità - il palato delle orecchie con voglia insoddisfatta; lei sa come mettere ad un certo punto il pezzo assassino che ti fa percuotere cruscotti o sponde del letto, tavolo del pub dove aspetti la pinta (e la Nina, volendo) o la testa glabra del tuo amico ('Kamikaze', un titolo un intento); lei sa che il rock è l'imitazione più riuscita della cara, sana, vecchia e dai bacchettoni con l'usurpata croce tanto colpevolizzata C.O.P.U.L.A. Con l'Interflora della mente ti invio un mazzo di rose rosse, Polly. E leggi il biglietto quando sarai da sola, per favore.
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14/12/2005 13:23 - PJ HARVEY
STORIES FROM THE CITY, STORIES FROM THE SEA
ISLAND
Potrebbe essere ...
PJ HARVEY STORIES FROM THE CITY, STORIES FROM THE SEA ISLAND Potrebbe essere indicato come l’album della maturità cantautoriale della esile PJ, questo "Stories from the city, stories from the sea". Molto più rock e sanguigno, messi da parte John Parish, Flood, Eric Drew Feldman, Jeremy Hogg, Joe Gore e Terry Edwards, PJ confeziona un disco denso e scarno, allo stesso tempo. Accompagnata solamente, sia produttivamente che musicalmente, da Mick Harvey, Rob Ellis e Thom Yorke (mai invasivo nei tre pezzi a cui partecipa), PJ confeziona 12 canzoni rock spigolose ed emozionanti, un vero e proprio viaggio tra la crudezza della città e il lirismo delle lande costiere. Si parte subito in quarta con gli spigoli alla Patti Smith/Sonic Youth di "Big Exit", nervosa ballata metropolitana, a base di pistole e poliziotti. E’ un ritorno alle atmosfere convulse di "Rid Of Me", senza però la virulenza produttiva della bestia Steve Albini, meno distorsioni, quindi, è più chitarre secche e scarne, ma ugualmente drammatiche ed emozionanti, sapientemente tenute a bada da Rob e Mick. Ovviamente predomina su tutto la classe vocale della Harvey, che non ha bisogno certo di indulgere in virtuosismi per trasmettere delle emozioni vere.
































































































































































































































