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14/12/2005 13:23 - ANIMALS ON WHEELS
Nuvol I Cadira
A due anni di distanza da ...
ANIMALS ON WHEELS Nuvol I Cadira A due anni di distanza da Designs And Mistakes ritorna Andy Coleman aka Animal On Wheels. Nella lotta tra drill'n'bass e suoni più dilatati sembrano questi ultimi ad averla vinta in Nuvol I Cadira, tranne che in A Plus Tard costruita su una ritmica fortemente accelerata e spezzata. Suoni dilatati si diceva: beats in bassa battuta, tastiere usate nei modi più disparati a volte semplici pad di accompagnamento, altre cuore vero e proprio come in Dial Up Infinity. Non poteva mancare il jazz To Avoid You Is All Now e la tenebrosa Built Church With Your Fear. Ma tra tutte le tracce spiccano Them To BC e Good Erics. La prima rimanda ai Tortoise di Millions Now Living..., la seconda gioca su arie dolcemente lisergiche e spaziali. In viaggio verso il...
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14/12/2005 13:23 - EELS
E (voce, chitarra, tastiere)
Tommy (Basso, voce)
Butch (batteria, voce)
Il nostro album ...
EELS E (voce, chitarra, tastiere) Tommy (Basso, voce) Butch (batteria, voce) Il nostro album si intitola Beautiful Freak perché questo è il concetto che fa comune denominstore dei suoi brani, osserva il cantante-compositore-chitarrista noto semplicemente come E. Parla del sentirsi in rovina e diversi, e metà di esso riflette sulle conseguenze negative di questa condizione. L'altra metà, che è quella che io ritengo anche più interessante, celebra la belleza dell'essere uno sballato. Tale rivendicazione, in parole e musica, è l'obbiettivo del gruppo, che con "Beautiful Freak" debutta su etichetta DreamWorks Records. Come indica il loro nome, le anguille Eels possono rivelarsi esseri scivolosi. La singolore bravura del gruppo nasce in parte dall'abilità di cambiare veste da un momento all'altro, spostandosi dai suoni di clavicembalo alla chitarra rock a sonorità jazz nell'ambito di una sola canzone. E benché i testi degli Eels spesso esplorino sensazioni di isolamento e di malinconia, finiscono inevitabilmente col trovare qualche speranza di redenzione. "Cerco di celebrare l'individuo a confronto con la depressione," dice E. "A volte le canzoni possono far sentire meno sola la gente: e questa è la mia missione." Creati da E e dal batterista Butch - a quelli del gruppo piace darsi del tu e usare i nomi di battesimo - gli Eels hanno sviluppato un loro personale suono differenziondosi dalla scena pop di Los Angeles e dal passatisòo che la controddistingue. Piuttosto che cercare di avere un suono come quello dei Beatles, asserisce E "volevo fare ciò che hanno fatto i Beatles. Hanno ossorbito tutto ciò che li circondava nel loro tempo, e poi ci hanno messo sopra la loro impronta. Sono molto più interessato a quello che sta succedendo oggi di quanto lo sia a quello che è successo in passuto. E credo che abbiamo abbastanza originalità per realizzare qualcosa di unico." "Beautiful Freak" è stato registrato da E, da Butch e dal bassista Tommy in diverse cantine e garage di Los Angeles. E ha prodotto l'album assistito da Michael Simpson, il cui lavoro come componente del team dei Dust Brothesr (Bestie Boys, Beck) - rinomato per l'inventivo e irriverente impiego dei campionamenti e per le sue atmosfere semplici e greze - aveva suscitato l'attenzione di E ben prima che iniziasse la loro collaborazione. Ho cominciato ad interessarmi di campionamenti, ricorda lui "ma la cosa non mi ha entusiasmato fino al giorno in cui mi sono reso conto che certe cose potevano essere fatte in maniera assai più musicale di come le ascoltavo. E quella fu una grande sensazione di rinascita, come se da quel momento in poi non avessi più vincoli né limiti. Gli Eels si sono messi insieme dopo che E - che si era stancato del vicolo cieco del pop nel quale si sentiva costretto come cantante e compositore - decise di iniziare un progetto più sperimentale e avanzato. Nativo della Virginia, durante gli anni della crescita aveva assorbito ogni immaginabile stile musicale. "Mi interessavo di tutto, ricorda. "Vivevo fasi piuttosto lunghe: un lungo periodo country, un lungo periodo soul, eccetera." Le sue ambizioni di cantante e compositore lo spinsero a proporre il suo materiale ad ogni casa discografica di sua conoscenza, ma presso l'industria discografica ricevette scarsa attenzione. Per nulla demotivato, E si stabilì a Los Angeles all'età di vent'anni e frequentò l'ambiente musicale per qualche mese. Incontrò quelli che oggi sono i suoi compagni di gruppo in occasione di una jam session in un club di Los Angeles chiamato The Mint: A dispetto delle umili origini, l'alchimia musicale dei tre era esattamente ciò che E stava cercando. "Avevo sempre pensuto che sarei stato un artista solista, sino a quando ho incontrato quei due ed è scattoto qualcosa, dice lui. "Senz'altro questo è il miglior gruppo col quale io abbia mai lavorato." Dopo alcune esibizioni in città sul finire del 1995, il gruppo incontrò Simpson - uno dei responsabili artistici della DreamWorks - con ii quale nacque un immediato feeling professionale. "Si dimentica continuamente che lui in effetti sta lavorando per la sua azienda," si stupisce E "perché è una persona fantastica e un produttore innovativo. Così non ti rendi conto che in effetti è un discografico". All'inizio del 1996 il gruppo ha firmato un contratto con la DreomWorks e ha cominciato a selezionare le canzoni di "Beautiful Freak". "Realizzare il disco è stato divertente, perchè noi ci completiamo perfettamente l'un l'altro," si entusiasma E. Butch è un animale selvatico che vive solo per percuotere. Una delle prime cose che abbiamo fatto insieme è stato costruire la sua batteria, che non assomiglia a nessun'altra. Assieme ai tamburi e ai piatti standard, la batteria di Butch dispone di un tamburo realizzato con un pezzo di conduttura da riscaldamento, di una campana da allarme antincendio e di altre bizarre percussioni. Tommy lo chiamiamo il Professore, spiega E. Lui è il musicista di preparazione classica, ed è lui che si occupa di tutti gli aspetti tecnici che noi tre non siamo in grado di gestire. Come, ad esempio, se il corno francese - che lui sa suonare - è intonato. Gli Eels non cercano nemmeno di ricreare dal vivo i paesaggi sonori che dipingono in studio. "Ci poniamo nei confronti dell'esibizione in concerto come di fronte ad una situazione assolutumente diversa da quella della sala d'incisione, dichiara E. "Per noi, non tutto ciò che funziona per un disco deve funzionare necessariamente anche per un concerto dal vivo, e viceversa: nei dischi usiamo un sacco di campionamenti, ma tutto ciò che si sente quondo suoniamo dal vivo siamo noi a produrlo senza nastri". Questo gruppo è il primo nel quale E è l'unico chitarrista. Per nulla preoccupato dal fatto di non possedere una tecnica strepitosa, egli dichiara. "La gente scrive canzoni più belle quando compone usando strumenti che non sa suonare troppo bene." Al tempo stesso, ammette: "Su di me c'e molta pressione emotiva perche siamo solo in tre e io sono quello che suona la chitarra. Fa abbastanza paura, ma me la cavo. E poi cercare di far andare bene qualcosa che non hai mai fatto prima è una bella sfida." Proprio come hanno tratto ispirazione l'uno dall'altro, gli Eels sono stati influenzati anche dall'ambiente che li circonda. Il sobborgo losangelino di Echo Park è la loro base residenziale, e la sua atmosfera di tensione urbana e di bohéme ha avuto una diretta conseguenza nelle loro composizioni. E confida che, arrivando a Los Angeles, davanti ai miei occhi si sono avverati tutti i luoghi comuni. E io pensavo che il West Side fosse il centro del mondo! Non conoscevo Echo Park e Silverlake e la scena artistica undeground. Oggi non penso piu a Los Angeles nel modo in cui ci pensavo un tempo. Adesso mi piace davvero. Echo Park viene a galla nei testi di E in Susan's House si svolge una specie di conferenza di viaggio ora deprimente ora surreale, sostenuta da un ritmo hip-hop. Se all'inizio E non si sentiva ancora all'altezza di scrivere canzoni a proposito del proprio quartiere adottivo - i luoghi nei quali e stato girato il film "Mi Vida Loca" - alla fine si è deciso: "Ho abitato qui per tre o quattro anni. Ormai è una parte di me, e voglio scriverne. Mi ci immergerò completamente. Prima ho dovuto aprire gli occhi." Quello dello stare con gli occhi aperti è un concetto ricorrente in "Beautiful Freak". Diversamente dal protagonista della sua canzone "Novocaine For The Soul", che desidera lo stordimento, E preferisce affrontare direttamente il dolore. "Cerco di mettere nella mia musica qualcosa che spieghi che oggi va bene essere tristi," osserva. "Non credo che esista qualcosa come la felicità, almeno nel senso in cui la maggior parte delle gente la considera: beatitudine ininterrotta. Essere felici significa essere felici e tristi, essere capaci di provare sentimenti. Questo è il mio traguardo, non essere anestetizzato. Oggigiorno sento molta ostilità nei confronti delle teropie psicoanalitiche, e irritazione nei confronti della parola 'depressione'. Se non sapessi cosa significa essere depressi, potrei pensarla anch'io a quel modo. Per me, scrivere canzoni è stata una maniera di affrontare i miei problemi: lavorare molto e portare in giro il mio lavoro e farlo ascoltare alla gente. E ricevo continuamente lettere da gente che prova le stesse sensazioni che io racconto nelle mie canzoni, e questo li fa star meglio. A volte tutti abbiamo bisogno di sapere che non siamo soli." Lo spirito solidaristico della musica degli Eels sarà indubbiamente capace di raggiungere gli ascoltatori che sanno cosa significa sentirsi 'spostati', ma che sono, come dice la canzone "Beautiful Freak", capaci di valore nell'anima.
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14/12/2005 13:23 - EELS Daisies Of The Galaxy Dreamworks/Universal
Il tempo, da quel gran ...
EELS Daisies Of The Galaxy Dreamworks/Universal Il tempo, da quel gran galantuomo che è, sembra aver sanato anche i dolori del Signor E, le pene dalle quali un paio di anni fa scaturirono le memorabili canzoni di "Electro-Shock Blues". Questo almeno è quanto l'uomo che regge le sorti degli Eels lascia intendere nelle dichiarazioni che introducono il terzo lavoro licenziato con quella sigia dopo le due prove -"A Man Called E" e"Broken Toy Shop"- con le quali nel'92 iscrisse il suo stringatissimo pseudonimo all'albo delle più interessanti promesse di quell'anno. La realtà tuttavia appare assai più contraddittoria e i fantasmi del suo annus horribilis molto più presenti di quanto Mr.E non sembri disposto a riconoscere, anche se l'amabilità e l'ironia che contraddistinguono la sua scrittura bastano a scongiurare anche stavolta il rischio di rovinosi scivoloni nel pantano della depressione. Capita così che l'album che E dice ispirato all'"amore per la vita" esordisca in effetti con gli ottoni solenni di una marcia funebre e che lungo il suo programma s'incontrino via via una canzone che prova a descrivere "il suono della paura", una che indugia sulla passione materna per l'ornitologia e un'altra ancora che si spinge senza profferire parola fin nelle stanze della casa abitata dai suoi genitori: l'idea insomma che la malinconia la faccia da padrona è più che un'impressione, ma provvede la musica a stemperare nella dolcezza dei temi melodici e nella sapienza degli arrangiamenti orchestrali le ombre scure del lutto e del rimpianto, così come la fervida capacità d'immaginazione di E e la perizia di chi lo ha coadiuvato nell'allestimento finale di queste canzoni - oltre alla consueta compagnia del batterista Butch, i crediti del disco includono ancora una volta il nome di Grant Lee Philips ed esibiscono anche la prestigiosa firma di Peter Buck dei R.E.M.- sono più che sufficienti a dirottare i suoni e le atmosfere di guesto Daisies Of The Galaxy verso i lidi della tenerezza e della serenità. Il Grace Kelly Blues che apre le selezioni prende così quasi subito il registro di una ballata molto meno triste e severa di quel che il titolo annunci e la stessa"The Sound Of Fear" con il suo leggero andamento funky pare esorcizzare più che evocare motivi di angoscia o di spavento."I Like Birds" poi farebbe addirittura pensare ad un innocente furtarello ai danni del Burt Bacharach di "Raindrops Keep Falling On My Head" se E e compagni non allontanassero immediatamente quel sospetto mantenendosi aderenti ad un'idea di pop molto più semplice e casual, la stessa alla quale nonostante le preziosità degli arrangiamenti s'informano il brano che dà il titolo all'album e le varie "Flyswatter", "A Daisy Through Concrete", "Jeannie's Diary" e "Wooden Nickles". Ci sono poi"It's A Motherfucker" a spiazzare completamente l'ascolto puntando con inopinato lirismo verso i toni delicati e introspettivi dell'elegia e "Tiger In My Tank" a sventolare contro l'invasività degli spot pubblicitari un'irresistibile canovaccio melodico via via irrobustito da tastiere e fiati e a mostrare una volta di più la straordinaria ampiezza e ricchezza di espressioni di cui E e gli Eels sono capaci. Con la sua solita arguzia E ha paragonato "ElectroShock Blues" a "una telefonata nel cuore della notte ad un mondo che non vuole rispondere" e questo "Daisies Of The Galaxy" alla "sveglia telefonica dell'hotel che ti avvisa che la tua colazione è pronta": per restare nella metafora, il suo è davvero un gran bel buongiorno.
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14/12/2005 13:23 - EELS - Beautiful freak [Dreamworks/Geffen]
Nessun altro nome avrebbe potuto essere ...
EELS - Beautiful freak [Dreamworks/Geffen] Nessun altro nome avrebbe potuto essere più appropriato per questi tre giovani americani. Proprio come delle anguille gli Eels riescono ad essere agili e scattanti. Le dodici canzoni incluse in Beautiful Freak sono degli autentici capolavori, perfette melodie pop, accessibili ma mai banali, che si innestano su un campionario di samples, chitarre acustiche, pianoforte e ritmi avvolgenti. Ascoltando questo CD ho provato le stesse sensazioni, fatte le dovute differenze stilistiche, di quando feci girare sul mio piatto per la prima volta Crazy Rhythms dei Feelies. Certo, sono trascorsi ormai sedici anni da quel disco epocale, molte cose sono cambiate nell'ambito della musica pop, ma chissà perché quell'aspetto da nerds appena usciti dal college mi ha ricordato molto da vicino Glenn Mercer e compagnia. Novocaine For The Soul apre l'album con quel suo incedere alla Beck e l'impatto è subito positivo, ma proseguendo nell'ascolto, una dopo l'altra si susseguono canzoni che soddisfano contemporaneamente i sensi e l'intelletto, cioè fanno quello che ogni buona canzone pop dovrebbe: piacere all'orecchio lavorando al contempo su una indefinibile, penetrante, acuta varietà di livelli. Così è per Susan's House, per Rags To Rags con un delicato arpeggio chitarristico iniziale che lascia progressivamente posto a pesanti accordi carichi di elettricità, fino a giungere alla title track, un perfetto affresco di pop malinconico dove aleggia a tratti il fantasma dei Velvet che ritorna soprattutto in My Beloved Monster. Ma non è finita qui. Ascoltate Flower un connubio di tradizione e modernità, una trama corale che percorre tutto il brano sul quale si staglia la voce di E. Che dire poi di Guest List dove addirittura il suono dell'armonica dà un'espressività unica al soffice tappeto ritmico. Agli Eels piacciono la folk music e il rock, ma anche l'hip hop e la canzone d'autore e se questo disco non riuscirà a procurarvi emozioni sarà il caso di consultare il vostro psicologo, a parte che non siate già spenti dentro.
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14/12/2005 13:23 - EELS
"Electro-Shock Blues"
Capita talora che delle tragedie generino dei capolavori e ...
EELS "Electro-Shock Blues" Capita talora che delle tragedie generino dei capolavori e questo sembra essere proprio il caso del secondo album licenziato dai losangelini Eels, già nel ristretto novero delle autentiche rivelazioni lo scorso anno in virtù dell'estroso eclettismo pop esibito da Beautiful Freak, ma sicuramente destinati a guadagnare plausi ancora più convinti e popolarità ancora più ampia non appena le sedici canzoni di questo Electro-Shock Blues saranno diventate di pubblico dominio. Che gli spunti ispirativi di Electro-Shock Blues non abbiano potuto affatto prescindere dalle tristi vicende patite dal suo principale artefice era abbastanza facile immaginarselo ma lascia davvero di stucco il modo in cui E (Mark Oliver Everett) è riuscito a pilotare le proprie emozioni verso canzoni di così singolare forza e bellezza, il come egli abbia saputo eludere le insidie dell'autocommiserazione e vestire di lievità e dolcezza argomenti sui quali i più avrebbero viceversa dato fondo a umori ben più struggenti ed esacerbati. Alludiamo a tiloli come Going To Your Funeral, Cancer For The Cure, My Descent Into Madness, Hospital Food, The Medication Is Swearing Off, titoli che mettono i brividi solo a leggerli e che gli Eels affrontano e risolvono con l'intrepida sicurezza di chi è ben determinato ad infrangere i più spaventevoli dei tabù. Quando E si accorse di essere il solo sopravvissuto della sua famiglia - racconta lo spiritoso fumetto distribuito alla stampa quale aggiornamento alla biografia del gruppo - accadde una cosa buffa: egli scoprì la vita! Di li a celebrarla nelle irregolari e curiose figure pop di questo album il passo è stato abbastanza breve e straordinariamente felice. Gli Eels intervengono sulle strutture armoniche e melodiche della canzone con la spontanea e geniale inventiva del fanciullo prodigio alle prese con una nuova scatola di costruzioni si divertono ad erigere architetture gracili e imperfette che talora sembrano affacciare ambizioni importanti - i Beatles per lo più, ma anche i blues catarrosi e maledetti di Tom Waits in un brano come il già citato Hospital Food - salvo ripiegare su meno impegnativi ma non per questo meno affascinanti disegni sonori su geometrie, toni e accenti cari a mai abbastanza stimati cesellatori contemporanei di melodie grezze e distorte quali Sparklehorse, Sebadoh e Guided By Voices. Un disco che commuove e ammalia, turba e rinfranca nel breve volgere di pochi istanti.
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14/12/2005 13:23 - EELS "Oh What A Beautiful Morning"
Stupiti che esca già un ...
EELS "Oh What A Beautiful Morning" Stupiti che esca già un nuovo album degli Eels? A parte il fatto che Mr. Everett ne ha già pronti la bellezza di tre, Oh What A Beautiful Morning è un live in edizione limitata dalla natura particolare, pensato come "regalo" per i fan e acquistabile solo via internet (per 10$ presso i siti artistdirect.com e eelstheband.com). Tutto nasce da un sogno del drummer Butch in cui i brani degli Eels venivano suonati da un'orchestra: E, che tutto giusto non è, ha pensato bene di improntare il tour proprio su quello spunto. Così ecco realizzata l'Ouverture, medley fiatistico in stile Brian Wilson, pomposetta e riuscita a metà; fortunatamente ci pensa il resto dell'album a farla dimenticare, non limitandosi a passare in rassegna i cavalli di battaglia rivisitati dalla mini-orchestra di cinque elementi (tra cui Lisa Germano), ma proponendo pure inediti e cover stuzzicanti. Condisce il tutto lo humour di E che, insistendo nell'ironico atteggiamento di Daisies of the Galaxy, sceglie di riprendere un classico di Nina Simone e uno di Broadway perché accomunati da titoli gioiosi (Feeling Goode e Oh What A Beautiful Morning). Serve altro per decidere di farsi la carta di credito?
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14/12/2005 13:23 - GRETSCHEN HOFNER
Crow In Heels (Poppy)
Strani sabotatori pop. Tra jazz, oblique ...
GRETSCHEN HOFNER Crow In Heels (Poppy) Strani sabotatori pop. Tra jazz, oblique music, Stereolab e melodie sghembe i singoli dei Gretschen Hofner vanno giù come rosolio. Se siete convinti che l'Inghilterra fagociti solo Oasis e clonazioni varie dateci un ascolto.
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14/12/2005 13:23 - THE DEMONICS Demons On Wheels
E' un album tributo ai '60 ...
THE DEMONICS Demons On Wheels E' un album tributo ai '60 biker movies che non lascia particolari tracce sull'asfalto. I temi musicali impiegati possono anche essere quelli giustamente richiesti dall'immaginario ma non riescono a incidere più di tanto. Per lo più parliamo di power r'n'r/pop con qualche escursione nel punk californiano. Il tutto immerso in nostalgie sixties ma anche portatore di embrioni heavy metal (il paradosso maggiore e che la 'garagey' "Dustin' The Fuzz" sembra quasi eseguita dagli Iron Maiden...). Alla fine ci dovremmo accontentare dei suoni reali della conclusiva "Motorgeddon": rombi di motore, esplosioni, sgommate, lamiere contorte.
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14/12/2005 13:23 - THE DEMONICS Demons On Wheels' (Man's Ruin/Goodfellas)
Nonostante incidano per la ...
THE DEMONICS Demons On Wheels' (Man's Ruin/Goodfellas) Nonostante incidano per la Man's Ruin i Demonics non vanno annoverati tra i frequentatori del carrozzone itinerante del deserto stoner. Infatti i californiani sono immersi in un sound punk garage rock'n'roll melodico e in un immaginario fatto di biker movies di serie B (come ci tengono a precisare). Al di là di alcuni buoni numeri ('She-Devils On Wheels', 'Purple Hearts' e 'Dustin' The Fuzz') non raggiungono, come il Torino purtroppo, la salvezza e retrocedono mestamente tra i cadetti.
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14/12/2005 13:23 - BOTTOM Feels So Good When You're Gone... (Rise Above/Self)
Questo è ...
BOTTOM Feels So Good When You're Gone... (Rise Above/Self) Questo è lo stesso disco da me recensito (molto positivamente) un anno or sono, quando venne pubblicato dalla Man’s Ruin. A seguito del fallimento dell’etichetta di Kozik le Bottom si sono ritrovate senza contratto, ma per fortuna la Rise Above ha pensato che forse non era il caso di disperdere un simile patrimonio e, quale prima mossa, ristampa ‘Feels So Good When You’re Gone...’, album prodotto magistralmente da Billy Anderson e suonato da tre ragazze indemoniate, pronte a immolarsi sull’altare dell’heavy rock, del noise-core e del gothic punk. Praticamente la colonna sonora per l’apocalisse quotidiana di chi vive nei più malfamati bassifondi. Confermo e ribadisco: let the cult begin!
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14/12/2005 13:23 -
The Mudmen Feels Real White
Alla faccia ...
The Mudmen Feels Real White Alla faccia del Deep Sound : ben quattro tracce attuali come il sushi con ghiaccio e nitroglicerina per far muovere il riverito culo a tutto e a tutti ! La Mudmen s London Bass Mix mi riporta direttamente alle attuali sonorit` del loco mentre la mankeys Extended Mix e la The Mudmen s Tough & Tougher + 8 Mix sono insuperabili come il tonno omonimo . Good lunch ! Epici
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14/12/2005 13:23 - Gli EELS, da poco usciti con l'ultimo doppio lavoro "Blinking ...
Gli EELS, da poco usciti con l'ultimo doppio lavoro "Blinking Lights And Other Revelations", presentano uno show arricchito dalla presenza di un quartetto d'archi al femminile, oltre a Mark Everett e i suoi due polistrumentisti, Big Al e The Chet. Mr. E suonerà tre differenti tastiere e chitarra acustica, Big Al (ossia Alan Hunter) sarà impegnato al contrabbasso e piano, mentre The Chet (Chet Lyster) si cimenterà tra chitarra pedal steel ed elettrica, mandolino, sega (sì, sega!), e un improvvisato kit di batteria costituito da un bidone della spazzatura e una cassetta degli attrezzi. Il quartetto d'archi (i violini di Palma Udovic e Julie Carpenter, la viola di Heather Lockie e il violoncello di Ana Lenchantin) non si limiterà a suonare i propri strumenti, ma sarà utilizzato anche come sezione ritmica alle prese con maracas, shakers e tamburelli. - INFO: Barley Arts Promotions - 02/76113055 - Corso Plebisciti 3 - 20129 Milano info@barleyarts.com www.barleyarts.com









































































































































































































