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14/12/2005 13:23 - Steve Wynn Melting In The Dark Brake Out/Enemy ...
Steve Wynn Melting In The Dark Brake Out/Enemy Dopo la parentesi dei Gutterball ecco ritornare Steve Wynn, questa volta di nuovo in veste solista ed accompagnato dai new wave blues rockers Come. Inutile dire che i Come sono un gruppo ideale per restituire al suono del vecchio Steve la cattiveria che sembrava perduta dai tempi dei Dream Syndicate, un gruppo che ha fatto la storia con i suoi live shows micidiali (chi si ricorda del loro concerto nel festival Rock Roads a Giulianova nell'ormai lontanissimo 1987?) dischi come The Days Of Wine And Roses, The Medicine Show e l'infuocato Live At Rajis. Era dagli indimenticabili giorni del vino e delle rose infatti che non si sentiva uno Steve Wynn così in forma. Le chitarre torbide e le ritmiche granitiche di Thalia Zedek e compagni supportano perfettamente le sempre valide composizione di Wynn, uno dei più compagni supportano perfettamente le sempre valide composizioni di Wynn, uno dei più grandi songwiters degli anni ottanta oltre che un impeccabile intrattenitore dalvivo. La prima facciata di questo Melting In the Dark (autoprodotto dallo stesso autore) è più facilmente riconducibile all'opera dello Steve Wynn solista: dopo l'infuocata apertura di Why ci sono brani quali Shelley's Blues (ottima) e The Angels dal gusto prevalentemente pop mentre nella seconda facciata le chitarre mordono di più soprattutto nella possente Stare It Down e in The Way You Punish Me, che non avrebbe sfigurato in uno dei sopracitati dischi del Sindacato del Sogno. Alla fine Steve si concede anche uno strano viaggio psichedelico (la title track). Un lungo raga rock che ricorda certe cose dei Velvet più sperimentali (da sempre una fissa di Wynn) e poi si conclude come una cavalcata rock trascinata dalle voci dello stesso Steve e di Thalia Zedek (veramente massiccio il suo lavoro alle backing vocals). Insomma questo Meltin In The Dark è un disco compatto e solido che regala alcuni momenti di assoluta grandezza. Wynn, da sempre appassionato (ed autore amatoriale) di letteratura Hard boiled e noir ci regala i soliti testi impregnati di sognante realismo ed ingenuo cinismo. Insomma il miglior Wynn da almeno dieci anni a questa parte. Ora speriamo che la sua vena sia sempre supportata, come in questo caso, da bands all'altezza della situazione.
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14/12/2005 13:23 - STEVE WYNN/Here Come The Miracles
A voler essere cinici, potremmo anche ...
STEVE WYNN/Here Come The Miracles A voler essere cinici, potremmo anche dire che Steve Wynn impersona il classico esempio dell'artista che s'è ormai messo il futuro alle spalle. Chi ricorda le sue lontane avventure all'insegna "del vino e delle rose" e poi ancora l'acida energia del blues intonato a John Coltrane con i suoi Dream Syndicate sa bene a che cosa vogliamo alludere. Esplose in quelle circostanze le sue migliori munizioni, Wynn è andato progressivamente perdendo la propria autorevolezza negli ambienti del rock alternativo americano che contano e la carriera solista avviata all'indomani dello scioglimento di quello stimato "sindacato" è stata così una lunga e regolare teoria di album rock quasi sempre più che dignitosi e quasi mai entusiasmanti quanto le sue altrettanto regolari apparizioni dal vivo riuscivano viceversa ad essere. Tanto basta a spiegare il suo frequente girovagare da un'etichetta all'altra, sempre e cocciutamente alla ricerca di riscontri commerciali adeguati ad una scrittura musicale che ha continuato ad essere presa a modello da un'infinità di gruppi e solisti su entrambe le sponde dell'Atlantico. Adesso è venuto il momento della Blue Rose, marchio che dà la netta sensazione di aver voluto ergersi ad ultimo baluardo difensivo del più classico rock a stelle e strisce contro ogni sua deviazione estremistica e modaiola. E il contributo che Wynn ha offerto a tale "crociata" è piuttosto cospicuo -una ventina di titoli distribuiti su un album doppio-, anche se la sua idea di rock fatica non poco ad accordarsi ai canoni tradizionali ai quali si attiene la maggior parte di quella scuderia discografica tedesca. "Here Come The Miracles" sembra anzi guardare molto più spesso e volentieri ai più luminosi trascorsi dei Dream Syndicate che non alle robuste matrici country rock che caratterizzano le produzioni Blue Rose, a ulteriore prova della pervicace coerenza con la quale Wynn persegue i propri disegni artistici. Tant'è che la sua nuova raccolta ha preso forma nel corso di un lungo periodo di "buon ritiro" in quel di Tucson, Arizona, quartier generale delle sotterranee operazioni di diversi amici di lunga data, primi fra tutti Chris Cacavas e Howe Gelb -il primo presente con le sue tastiere in quasi tutte le tracce dell'album, il secondo ospite occasionale giusto in un paio di titoli- e che il clima in cui sono nate queste canzoni dev'essere stato appena più ordinato di quello che si crea di norma durante una jam session tirata avanti senza il minimo assillo di tempo. Ecco spiegate allora le frequenti dilatazioni dei temi in assoli che sanno d'altri tempi, la grande libertà d'esecuzione che Wynn e tutti i suoi collaboratori si sono concessi nella circostanza e l'altrettanto ampia gamma di accenti che questi brani hanno di volta in volta assunto passando dai toni misurati della ballata tradizionale -"Shades Of Blue", "Blackout"- a quelli più epicamente e acidamente rock -"Sustain", "Death Valley Rain", "Smash Myself To Bits"-, blues "Butterscotch", "Southern California Line", "Drought"- e pop -"Morningslide Heights", ora senza curarsi più di tanto della perfetta pulizia del suono -"Here Come The Miracles", "Crawling Misanthropic Blues", "Topanga Canyon Freaks" -, ammiccando agli Stooges -"Brave New World" ora facendosi di nuovo travolgere da mai sopite tentazioni dylaniane nella conclusiva "There Will Come A Day". Tanta carne al fuoco, insomma, ma Wynn teneva molto a fare bella figura con il primo album doppio della sua lunga carriera. E c'è senz'altro riuscito.
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14/12/2005 13:23 - STEVE WYNN
My Midnight
E' uno dei più generosi. Forse fa anche ...
STEVE WYNN My Midnight E' uno dei più generosi. Forse fa anche troppi dischi. Una volta (era il '94) ci disse che quello di entrare in sala d'incisione era un atto dovuto ma non necessario, ma deve aver cambiato idea. Come altri della sua risma, come Chris Cacavas o Paul Westerberg, o gli esuli dei Del Fuegos o gli stessi Hidalgo e Rosas dei Los Lobos, Wynn ha un debito permanente con coloro che lo hanno preceduto, ma anche un credito inestinguibile con quei giovani che sono partiti dal grunge per ritagliarsi una carriera di "lonesome hobos" in questi anni '90 giunti allo scadere. Wynn è stato uno dei primi, con i Dream Syndicate, a trovare formule "alternative" all'inizio degli anni '80. Allora in California si era stabilito che il rinnovamento stilistico avrebbe dovuto essere ricordato come il rinnovamento del "paisley underground". Wynn ha parzialmente rimosso quell'esperienza, ma è rimasto comunque fuori dagli schemi. Il suo rock odierno, e più che mai quello di My Midnight è una spanna indietro rispetto a quanto dimostrato in passato. Più regolare, più canonico, ma non per questo meno sincero e diretto.
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14/12/2005 13:23 - STEVE WYNN Take Your Flunky And Dangle
CHRIS CACAVAS & JUNKYARD ...
STEVE WYNN Take Your Flunky And Dangle CHRIS CACAVAS & JUNKYARD LOVE Dwarf Star La Innerstate è una nuova etichetta di San Francisco dedita a pubblicare roots-rock americano e quale migliore occasione per emergere di questo periodo d'oro per Calexico, Giant Sand e compagnia? Sembra lo scenario ideale per un recupero dell'era Paisley Underground e così, ecco due figure gloriose di quegli anni, Steve Wynn (ex-Dream Syndicate e Gutterball) e Chris Cacavas (ex Green On Red e Giant Sand). "Take Your Flunky and Dangle" non è il disco nuovo di Wynn, bensì l'ennesima raccolta di inediti, questa volta risalenti al periodo '87'-93. Abbondano in particolare le outtake da "Fluorescent" registrate, nello stile di quelle session, in presa diretta per catturare la cosiddetta spontaneità live. Va detto che diversi brani, proprio grazie alla loro dimensione minore, da "tanto questo non lo metto sul disco", sorprendono per genuinità naif, come la riflessione sul passato di "The Subiect Was Roses" o i mandolini che sanno di Manassas di "Counting The Days". Tra i prestigiosi sessionmen figurano Cacavas e membri di Giant Sand e Calexico. Lo stesso Cacavas con "Dwarf Star" torna ad uscire in America dopo otto anni di uscite Europeanonly e per l'occasione sfodera un disco più neilyounghiano che mai. Sembra quasi un omaggio, peraltro ben fatto, al cantautore canadese, tanta è la somiglianza in brani come "You'll be Glad", praticamente "Cowgirl In the Sand 2". Spassoso e originale il testo di "Blame the Guitar", in cui Cacavas se la prende con il suo strumento, reo di veicolare dolori e malinconia dell'artista.
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14/12/2005 13:23 - Steve Wynn
"The Suitcase Sessions"
Il nuovo lavoro di Steve Wynn esce ...
Steve Wynn "The Suitcase Sessions" Il nuovo lavoro di Steve Wynn esce a tiratura limitata (duemila copie) ed è disponibile solo per corrispondenza, ma questo non ne compromette la qualità. Il disco nasce dal collage di differenti session, distribuite tra il 1992 e il 1996 e, come spesso capita in questi casi, non mancano i divertissement, come la cover di Venus degli Shocking Blue, o i momenti di scazzo puro, come il brano registrato con i Gutterball nel 1992. Vera attrattiva dell'album, e unica reale motivazione che potrebbe spingere alla ricerca difficoltosa di Suitcase Sessions, è la collaborazione tra un pezzo dei Dream Syndicate (Wynn, ovviamente, e il bassista Dennis Duck) e i due Come più importanti: il chitarrista, Chris Brokaw, e l'inconfondibile Thalia Zedek. Proprio questa line-up da vita all'infuocata jam di un quarto d'ora di John Coltrane Stereo Blues, già brano mitico del Sindacato, ora trasformato in una cavalcata quicksilveriana di quelle care a Karl Precoda. Se invece non avete mai sopportato le lungaggini e di Wynn apprezzate solo il lato Velvet, potrete rifarvi con Waiting Like Mary (simile già nel titolo a I'm Waiting For The Man). I duetti tra Wynn e la Zedek, in questa cornice da registrazione "familiare", regalano quella grandiosa atmosfera di apparente semplicità che da sempre contraddistingue le produzioni del nostro. Non solo per nostalgici.





































































































































































