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14/12/2005 13:23 - Giovanni Lindo Ferretti
Da più parti ci si interroga se moquette ...
Giovanni Lindo Ferretti Da più parti ci si interroga se moquette music sia una rubrica musicale: ogni volta nasce per essere così, poi nel corso della sua breve vita (qualche ora..) cambia identità e forma: si modificano i capoversi, il carattere, le spaziature, compaiono le foto, si moltiplicano i soggetti che la manipolano. Soprattutto, stampigliata lì/qui su Musicclub, moquette music si fa silenziosa: tuttalpiù si può percepire un cupo rombo silenzioso, come quando le spiagge si svuotano d’estate o dentro i frigoriferi vuoti e nuovi. Moquette Music è un rimbombo immaginario, un riverbero lunghissimo, alla cui origine ognuno (giuro, non vi vengo a controllare a casa!) può mettere quello che vuole, elicotteri, chitarre, nirvani, roni, laure, tumb, fruscii, mozarts, pollini, rimbalzi, stacchi, stappi, pinghi, achoo, drum’n, n’bass, violini, lame, scrosci, zapz, giravolte. E l’informazione? E il parere dell’esperto? Ed i consigli dell’acquirente eccessivo, che fra tante cose che compra/ascolta ti parla di quelle che gli piacciono di più o di quelle più significative all’interno della storia della musica? Ed i confini?: Fin dove arriva l’avanguardia? Cosa è pop? Che genere è morto ‘sto giro? Poca ironia, sono cose importanti, tutti dicono che fanno parte della musica, come i concerti, i dischi, gli abiti.. vedi come è abile a muoversi tra queste cose Giovanni Lindo Ferretti, che per lucidità e profondità di analisi potrebbe essere nominato moquetteman onorario (davvero, senza scherzare!). Però quando compaiono le parole (le parole messe in fila e dotate di senso e significato), la musica taccia: “sbassa, che non riesco a parlare”; “le discoteche impediscono la comunicazione (!!??!!??) perchè la musica ha un volume troppo alto”; “dalle 14 alle 16 silenzio, che si dorme”; “dopo mezzanotte, tutti buoni”; “per suonare ci vogliono i permessi”; “sta fermo con le mani ed i piedi, non tamburellare”; “parla più forte, non capisco, sta passando un camion”; “puoi parlare più piano, disturbi?”; “il mondo è una biblioteca”; “era ora che rispondessi, mi ero stufato di questa musichetta”. La parola ha sottratto al suono il silenzio (la contraddizione che rende reale e che fa esistere entrambi) e se ne serve per pratiche di dominio e disciplina: sono leggende metropolitane, va bene, motteggi da cui ci lasciamo accompagnare per fare meno dura la vita, piccole certezze labili con cui possiamo guardare il mondo senza stramazzare al suolo, seduti, in attesa di. Diamoci fondo alle parole allora, sfatiamo le leggende, leggiamo Musicclub a voce alta ai bambini ed ai vecchietti, leggiamo al buio, non leggiamolo e stropicciamolo con gusto. Pesce.









































































