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16/05/2007 12:05 - The Field / From Here We Go To Sublime
Uno dei ...
The Field / From Here We Go To Sublime Uno dei grandi miti da sfatare è quello per cui si rappresenta la minimal techno come una dimensione sonora algida ed esangue: a scardinare definitivamente il pregiudizio stanno provvedendo, negli ultimi mesi, uscite che segnano una vera e propria evoluzione accelerata della specie. Tra le etichette di riferimento di questa spinta progressiva brilla la Kompakt: se l’etichetta tedesca da sempre si distingue rispetto alle altre label simbolo del suono minimal-microhouse come Perlon e Playhouse per una più spiccata vena melodica, è pur vero che ultimamente sembra aver preso a sparare giù più assi di un baro navigato: e se ancora girano nei nostri stereo le ultime prove sulla lunga distanza di Hug e Guy Boratto, il suggello di questa ondata pare essere arrivato con l’esordio di The Field. Uno di cui si vocifera via blog e tam tam assortiti da almeno un paio d’anni, da quel singolo del 2005 di nome Things Keep Falling Down che per primo ne aveva messo in luce il talento: infatuato da sempre di shoegazing, lo svedese Axel Willner, alias The Field, porta con sè il suo bagaglio meticcio e lo trapianta in una techno minimale che vira con calore verso l’ambient, batte di frequente la cassa in 4/4, si sviluppa in crescendo melodici che possono, alla lontana riportare alle mente un altro fuoriclasse del genere, quel James Holden che mesi fa trapiantava la lezione della trance in campo minimal. Un filo tenue ma nitido lega le loro produzioni: una sorta di magma sonoro dallo sviluppo iperbolico che nella musica di The Field si addensa in brillanti stratificazioni sonore, che possono riportare alla mente certe produzioni trance e progressive, come lo shoegaze stesso. Musica eterea, atmosferica, emotiva, che fagocita campioni illustri (Kate Bush, Lionel Richie) e li risputa sminuzzati ed irriconoscibili: si ascolti la Kate Bush atomizzata in Over The Ice o il doo wop dei Flamingos che si riverbera sempre più dilatato e sfocato nel finale di From Here We Go Sublime. Rispettivamente pezzo d’apertura e di chiusura di un disco che regge la sua ora abbondante senza mai arenarsi, fluttuando placido tra saliscendi e crescendo emotivi, barricato dietro a muro di suono che non può che lanciarlo come una sorta di ideale reincarnazione per il nuovo millennio dello shoegaze o, se volete, una rilettura di classe delle suggestioni melodiche disseminate dalla trance nel corso della sua, ormai lunga, esistenza. Un’altra tacca importante per l’etichetta di Colonia ed un altro produttore a cui guardare con molta attenzione anche in futuro.
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16/05/2007 12:05 - THE FIELD
From Here We Go Sublime
(Kompakt) 2007
dream-techno
Avete mai sentito parlare ...
THE FIELD From Here We Go Sublime (Kompakt) 2007 dream-techno Avete mai sentito parlare di “pop ricombinante”? Il pop ricombinante è un genere musicale che differisce da tutte le altre varie nomenclature inventate dalla critica perché non è definito dalla combinazione di suoni e ritmi che presenta, bensì dal metodo con cui la musica viene compostaHYPERLINK "http://www.ondarock.it/recensioni/2007_thefield.htm#sdfootnote1sym"1. Come la tecnica del Dna ricombinante (che dovrebbe essere nel programma di scienze delle superiori) consiste nell' utilizzare frammenti di Dna esistente per formare artificialmente una sequenza del tutto nuova, così la tecnica del pop ricombinante consiste nel samplare, cioè tagliare, pezzi di canzoni pop per poi comporre qualcosa di diverso, spesso così diverso che il sample diventa irriconoscibile. ??The Field, al secolo Axel Willner, è un musicista che applica al pop ricombinante una tecnica ulteriore, altamente tecnologica, la tecnica del c.d. loop o ripetizione. La ripetizione è caratteristica della musica dance, in quanto necessaria al ballerino per tenere il ritmo, ma, a un esame meno superficiale, è molto più che un divertissement per discotecari impasticcati. La ripetizione ha un effetto ipnotizzante sull'ascoltatore, lo costringe a concentrarsi sui dettagli, a percepire anche i cambiamenti più piccoli (c.d. breaks), a focalizzarsi sull'essenza del brano tramite una sovraesposizione di questi dettagli: la musica diventa una scultura, più che un percorsoHYPERLINK "http://www.ondarock.it/recensioni/2007_thefield.htm#sdfootnote2sym"2. ?A livello emotivo, la ripetizione produce una tensione che, se non corretta con delle variazioni, può risultare noiosa, o addirittura insopportabile (senza il supporto di derivati della chetamina). Nondimeno, se ben diretta, la ripetizione consente di produrre musica molto suggestiva, ad alto valore aggiunto.??Dopo questa noiosissima e spocchiosissima premessa tecnica, cercherò di essere concisa: “From Here We Go Sublime” è un disco pazzesco: questo tizio prende un insignificante secondo di un'insignificante canzone di Lionel Ritchie (Lionel Ritchie, rendetevi conto), e crea una musica del tutto nuova, dilatata, astrale, eppure così urbana, piena e minimale insieme, dance e ambient insieme, pop e sperimentale insieme. Perché il pop ricombinante è così, può essere qualsiasi altro genere, e non è neanche questa la parte migliore, la cosa figa è che non c'è neanche bisogno di sapere cosa esattamente viene samplato e ripetuto in milioni di loop.??Mr. Willner è ben consapevole di questo: gioca a celare i suoi plasmidi originali per poi rivelarli improvvisamente, con un effetto-sorpresa degno di un illusionista (non indovinerete MAI cosa c'è dietro la title track prima dei 2'15''), ed è impossibile accorgersi che “Over The Ice” non è che la trasfiguratissima visione space-techno (roba che non si sentiva dall'ondata dream-house degli anni 90, da quell'indimenticabile, miliare “Beachball” di Nalin & Kane) di “Under Ice” di HYPERLINK "http://www.ondarock.it/songwriter/katebush.htm"Kate Bush. Assurdo. No hay banda. E' tutto registrato.











































































































