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14/12/2005 13:23 - BORIS BAKAL Zagabria, SFRJ (oggi Repubblica Croata).
Regista teatrale, scrittore e ...
BORIS BAKAL Zagabria, SFRJ (oggi Repubblica Croata). Regista teatrale, scrittore e artista visivo. Diplomato all‚Accademia di Arte Drammatica di Zagabria. Sin dal periodo degli studi inizia a collaborare con vari artisti visivi e teatrali della Jugoslavia e stranieri come Ivica Boban, Marin Caric, Mario Gonsales, Breda Beban, RaÝa Todosijevic, Egisto Marcucci e altri. Dal 1985 realizza e partecipa a diversi spettacoli nei circuiti internazionali. Nel suo lavoro si occupa degli stati alterati della percezione teatrale nell‚interazione con situazioni reali seguendo un proprio metodo di "riciclaggio della realtà" attraverso il quale lo spettatore è messo in situazioni di ambiguità tra teatro e realtà. I suoi spettacoli sono stati presentati in spazi teatrali (gallerie e teatri) e non teatrali (stazioni ferroviarie, aeroporti, banche, appartamenti privati, uffici postali, cunicoli e fogne sotterranee). In tutti questi spazi egli esplora un particolare stile recitativo che scaturisce dall‚interazione tra la drammaturgia interiore dell‚attore e il flusso orizzontale della struttura dello spettacolo. Questo metodo è basato sull‚improvvisazione e la continua espansione del materiale teatrale nel lavoro sui "punti di vista". Nel 1993 promuove con altri artisti e intellettuali Flying University (Università Volante), un progetto politico e artistico con lo scopo di indagare problemi di identità e modelli della percezione della realtà. Università Volante ha organizzato vari seminari e laboratori, residence, festival artistici e svolto azioni politiche e artistiche coinvolgendo studenti e intellettuali in Belgio, Francia, Slovenia, Bosnia e Herzegovina, Croazia e Serbia durante la guerra. Bakal ha vissuto, lavorato e presentato spettacoli in vari paesi, osservando i problemi dell‚identità e delle tradizioni e i loro effetti nel teatro e nell‚arte. Tra le sue tante collaborazioni ci sono lavori con e per: Jean Michel Bruyere, Yoshiko Chuma, Paolo Baroni, Stanko JuzbaÝic, Tim Hodgkinson, NataÝa LuÝetic, Guido Guidi, Branko Potocan, Christopher Mackeeman, Darko Fritz, Alvin Curran e Branko Brezovec. Membro della ZUH (Associazione degli Artisti Croati) dal 1982. Membro del ITI (International Theatre Institute). Membro della DAH (Associazione Nazionale degli Architetti Croati). Dal 1995 lavora a Bologna con il gruppo artistico Orchestra Stolpnik® Attualmente vive e lavora tra Bologna, Zagabria e New York.
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14/12/2005 13:23 - BORIS KOVAC & ENZO FABIANI QUARTET
Lidija Grkman: violino
Marko Kodelia: violino
Sonja ...
BORIS KOVAC & ENZO FABIANI QUARTET Lidija Grkman: violino Marko Kodelia: violino Sonja Vukovic: viola Pavel Rakar: vioioncello Boris Kovac sassofoni e clarinetto Straordinario musicistà serbo, ha mantenuto nella sua musica quel collànte multietnico che da sempre ha carutterizzato la cultura dei balcani: terra di frontiera tra occidentè e oriente, crocicchio di popolazioni che avevano trovato nella musica una Forma solidale di espressione. Veterano delXl'approccio non ortodosso alle musicher Kovac ama le melodie semplici ispirate al repertorio popolare, inserite in un contesto classico senza però essere accademico. Ne scaturisce una musica meditativa ma tutt'altro che rassicurante, per i frequenti momenti di sonorità inquiete e instabili verso una sorta di :nuova musica rituale ( Ritual Nova 1 & 2 i titoli dei suoi primi alburn ). Atteggismento che si accentua nelle sue performance dal vivo attraverso la postura ed il gesto. Come strumentista ( Kovac suona una vasta gamma di ance ) produce una grana di di voce profonda, tendente iterativo, a! suono tenuto WO che pare riempire lo spazio di calore, ma anche di malinconia . Memorabile il clarinetto busse in Transiylvanian Well del primo album . Da "Liturgia Profana" disco del 1991 si accentua l'atteggiamento classico alla composizione senza però perdere i caratteri popolori del suo progetto, ed anche il lavoro che sarà'presentato al Link pare muoversi in quella direzione. Si presenterà infatti con l'n Enzo Fabiani Quartet" per un lavoro scritto in tempo di guerra quando Kovac viveva all'estero come emigrato' Il cui titolo è "Play on String n. <>>
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14/12/2005 13:23 -
BORIS 'Absolutego’ (Southern Lord/Wide)
Una missione. Un’esperienza di vita. Una scelta ...
BORIS 'Absolutego’ (Southern Lord/Wide) Una missione. Un’esperienza di vita. Una scelta mistica. Una decisione presa contro il parere di tutti. Un modo per farsi aizzare contro la maggioranza dell’opinione pubblica (almeno certa opinione pubblica...). Un qualcosa che trascende l’universale e rientra nell’ambito dello strettamente personale. Avere il coraggio di ascoltare e apprezzare un disco come quello dei nipponici Boris significa esattamente questo. So che il fatto che alcuni mesi or sono avessi osato esprimere un parere positivo (per altro motivato e documentato “storicamente”) sul disco dei Sunn aveva fatto sobbalzare dalla sedia più di un lettore (oltre a qualche rappresentante di riviste concorrenti, ma questa è un’altra storia). Ebbene, costoro si preparino pure a un’altra crociata pregiudiziale contro il sottoscritto, perché ‘Absolutego’ è la definitiva consacrazione del concetto di paranoia applicata alla musica; un trauma che vi segnerà nello spirito più che nel corpo. Due brani per un totale di 74’ abbondanti, con la title track che oltrepassa i 65’! Ma per capire qual è il marciume sonoro che producono Atsuo (drums, vocal), Wata (guitar) e Takeshi (bass) vi basterà leggere il titolo del secondo pezzo: ‘Dronevil 2’. E sono proprio gli eterni drone ripetuti ossessivamente, le basse frequenze saturate, i feedback che si attorcigliano ai riff e una batteria praticamente inudibile a costituire l’asse portante di questo doom del non ritorno. ‘Absolutego’ è il primo album dei Boris che ha l’onore di varcare i confini del Giappone ed è la ristampa dell’omonimo brano registrato nel 1996 a cui hanno aggiunto la versione rimasterizzata di ‘Dronevil’ del 1997. Miglior biglietto da visita non ci poteva essere. For fans of: Earth, Keiji Haino, Melvins, Thrones e Sleep.
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14/12/2005 13:23 - BORIS KOVAC & LADAABA ORCHEST The last balkan tango
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BORIS KOVAC & LADAABA ORCHEST The last balkan tango I tratti della copertina (plasticità e ritmo sensuale) rimandano ad un vecchio disco soul Motown, I want you di Marvin Gaye ma il sottotitolo dei lavoro di Boris Kovac ("Un dance party apocalittico") vuole fermare il tempo di una terra affascinante che giace nel disperato tentativo di ottenere una pace a lungo desiderata. Le atmosfere sono ovviamente lontanissime dall'animo afroamericano ma la nostalgia della danza rimane la stessa nella ricerca di dimenticare il mondo circostante. Di stanza a Novi Sad dove è tornato nel 1996 dopo aver girato il mondo, Boris Kovac insegna ai suoi allievi lo spirito della tradizione popolare della Vojvodina fatto di musiche che, pur utilizzando molti fiati come clarinetti e sassofoni, si differenziano notevolmente dalle brass band balcaniche. In quella zona permangono ascendenze di una ventina di gruppi etnici diversi mescolati tra zingari, serbi, ungheresi, rumeni, ruteni, slovacchi, bulgari e turchi. E le geniali composizioni dei leader della Ladaaba Orchest tentano una sorta di amalgama e di filtro mediterraneo e nostalgico delle varie etnie, regalando passaggi e momenti di incredibile bellezza. L'organico di sei elementi riesce a raccontare emozioni fatte di valzer e di tango, di foxtrot e di beguine, di rumba leggera e di sapori balcanici, di decadenza e di tardo impero. Una dozzina di costruzioni musicali appese a ombre sinuose d'Oriente e a sapori di una Vienna capitale segreta di quel mondo.















































































































































































































































































