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14/12/2005 13:23 - “Dedico 7 a tutti i bambini e agli adulti che ...
“Dedico 7 a tutti i bambini e agli adulti che nel profondo del cuore sono rimasti bambini”, dice Marie Daulne ovvero Zap Mama, voce solista e mente dell'omonimo gruppo, personaggio veramente straordinario per la sua storia, per la sua determinazione, per la sua curiosità: doti che spiegano il fascino e l'originalità dell'album. Malgrado il titolo, 7, fantastica miscela di blues, soul, reggae, rap, musica orientale, canto africano e sonorità metropolitane, è il terzo album della discografia del gruppo. Il numero si riferisce a una credenza dei pigmei secondo la quale gli esseri umani hanno sette sensi, non cinque: il sesto senso sono le emozioni, il settimo - che non tutti possiedono - è la capacità di guarire gli altri. A questo punta Zap Mama con la sua musica intensa, ricca di colori e di sapori, costantemente mutevoli. Marie Daulne ha sempre coltivato una grande passione per la cultura arcaica dei pigmei: nel 1964, furono i piccoli uomini della foresta a proteggere lei e la sua famiglia durante i cruenti scontri seguiti alla secessione del Katanga (oggi provincia di Shaba) dallo Zaire, l'ex Congo Belga diventato indipendente nel 1960, dopo che suo padre era stato ucciso a sangue freddo dai ribelli. A Bruxelles, Marie si fece un nome come cantante jazz ma la sua vita, musicale e non, conobbe una svolta nel 1990 quando creò gli Zap Mama. Figlia di un belga e di una zairese, Marie nutriva enorme interesse nei confronti della contaminazione culturale: il primo album del gruppo, Zap Mama (1991, Crammed Disc; ripubblicato su etichetta Columbia nel 1993) si basava sull'esplorazione delle sue radici africane e del canto dei pigmei ma a essi sovrapponeva, con effetti sconvolgenti, i suoni dell'Occidente. L'album e le esibizioni dal vivo emozionarono prima il pubblico belga e poi gli appassionati di tutto il mondo. David Byrne lanciò Zap Mama negli Stati Uniti sulla sua etichetta Luaka Bop e il successo, nel 1993, fu grandioso. Seguirono concerti innumerevoli: Berlino, New York, i festival WOMAD e North Sea Jazz. La mente sempre aperta di Marie assorbì nuove influenze. Sabsylma, il secondo album (1994, Cram World/Columbia), da una parte arricchiva il contesto ispirandosi alle musiche dell'India, del Marocco e degli aborigeni australiani, e dall'altra omaggiava James Brown, incrollabile punto di riferimento per la black music. Nel 1994 Marie ebbe una bimba, Kesia, e l'anno dopo, rendendosi conto che l'impegno come mamma non si combinava bene con l'attività di musicista, decideva di prendersi un pò di respiro. Il gruppo venne temporaneamente sciolto; Marie formò un duo con Michael Franti degli Spearhead per registrare la colonna sonora di Blue In The Face, partecipò a una session con Maria Bethania, figurò come ospite negli album degli Spearhead e dei Wizards Of Ooze. Nel marzo 1996, un doppio richiamo, quello della musica e quello dell'Atrica, la spinse a partire per il Mali, dove visse con i Tuareg e imparò a conoscersi meglio. Ricaricata, al ritorno a Bruxelles aveva le idee chiare riguardo a 7. L'album riprende coerentemente il discorso interrotto: alcuni brani, come il sensuale Baba Hooker, Belgo Zaïroise (con l'attraente miscela di juju e reggae), l'umoristico Téléphone che si occupa dei moderni mezzi di comunicazione, i ritmatissimi Eie Buma e Kesia Yanga o il semi-improvvisato Illioi, avrebbero potuto tranquillamente figurare negli album precedenti. E' tuttavia cambiata la presentazione, in quanto 7 offre una pienezza di sonorità che in essi mancava. In più, emergono spunti nuovi, a partire dal seducente Poetry Man, di taglio quasi soul (vi è presente la voce di Franti), per proseguire con il vigoroso reggae New World (con la prestigiosa partecipazione di U-Roy) e con il sorprendente Jogging à Tomboctou (in cui interviene il brillante rapper Bachir). Di un classico pezzo di Etta James, Damn Your Eyes, Zap Mama fornisce una rilettura che dà letteralmente i brividi. Accanto a lei la formazione si è consolidata: Michel Hatzidjordju al basso e Stéphane Galland alla batteria e percussioni costituiscono una potente e affidabile sezione ritmica. In 7 compaiono vari musicisti ospiti, tra i quali Bruno Meeuws e Luk Michiels dei Wizards Of Ooze. Da un brano all'altro allegro, malinconico o esuberante, A Ma Zone vede Marie in straordinario equilibrio nel collegare con un filo sottile l'anima del passato e la tecnologia del futuro. Il titolo cela significati che vanno oltre il gioco di parole, offrendo un perfetto compendio dei contenuti dell'album: “Un'Amazzone naturalmente è una ribelle, una combattente che, una volta preso a cuore qualcosa, s'impegna al massimo per arrivare allo scopo”, spiega Marie. “Come gruppo, condividiamo l'obiettivo di conquistare il pubblico con la nostra musica. Però A Ma Zone (in francese, "Nella Mia Zona"), significa anche - e soprattutto - che io mi sento a mio agio ovunque. Sono una nomade, incontro gente nuova in continuazione e sigillo queste amicizie con le canzoni”. Nel nuovo album infatti Marie Daulne riprende a lavorare con musicisti ospiti (in 7 erano comparsi, tra gli altri, il leggendario U-Roy e il rapper Bachir): Manu Dibango (Allo Allo), The Roots (Rafiki, Songe) e Speech degli Arrested Development (M'toto), i quali hanno tutti fornito contributi d'eccezione.






































































