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14/12/2005 13:23 - Descrivere la musica degli Arab Strap è come aprire la ...
Descrivere la musica degli Arab Strap è come aprire la mente alle più malinconiche forme che il pensiero umano può concepire. Partendo dall’anima, musica e parole si riversano nei sentimenti e nelle emozioni di Aidan Moffat e Malcolm Middleton, i due oscuri cantastorie, quando scrivono le loro canzoni; Aidan a proposito dice: “…scrivo verso le due di notte, quando mi sento più triste, sapendo che quella è la condizione migliore per indagare sul lato oscuro degli esseri umani e per trovare le atmosfere più adatte alla nostra musica…” (Musica! 22/2/2001) - Gli Arab Strap, il cui originalissimo nome è ispirato ad un elisir d’amore reclamizzato solo su giornali per adulti, sin dal loro esordio del “The Week Never Starts Round Here” del 1996 si sono guadagnati l’attenzione dei media specializzati che subito li hanno affiancati a figure storiche della musica indipendente scozzese come Slint e Smog. Il successo poi è bissato nel 1997 con il secondo lavoro intitolato “Philophobia”, pubblicato anche negli Stati Uniti. Nello stesso anno gli Arab Strap riescono anche ad entrare nella top 40 dei singoli in Inghilterra grazie a “Holiday girl”. Dopo aver dato alle stampe un disco dal vivo a tiratura limitata, “Mad For Sadness”, il duo pubblica il vero e proprio terzo lavoro, “Elephant Shoe” (1999) sotto etichetta Go Beat (i due precedenti sono usciti per la Chemikal Underground), album che conferma sostanzialmente la vena compositiva oscura e malinconica che caratterizza dall’inizio la musica degli Arab Strap. A febbraio 2001 esce “The Red Thread”, che continua il percorso nelle sonorità cupe della band ma allarga i suoi orizzonti, soprattutto nei testi, mai come adesso maturi e rapportabili alle esperienze di tutti. Brani soffici e soffusi in cui alle chitarre spesso acustiche si abbina solo una drum-machine, scarna e incisiva per lasciare emergere un songwriting complesso e poetico, tanto che i giornali inglesi hanno parlato degli Arab Strap paragonando la loro capacità espressiva a quella di mostri sacri come Lou Reed e Nick Cave. I due musicisti di Falkirk dipingono quadri di periferie post-industriali partendo dalle riflessioni su quanto accade loro nella vita, elaborano situazioni in cui qualsiasi persona può immaginare di ritrovarsi e di cui, a causa della paura, non riesce mai a parlare. Ecco i motivi per cui le canzoni degli Arab Strap sono a loro modo delle canzoni d’amore in cui si preferisce mostrare il lato meno romantico, come storie di sesso malvissute dove c’è l’incapacità di avere relazioni limpide.
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14/12/2005 13:23 - ARAB STRAP "Philophobia"
"Philophobia" è il disco n. 2 degli scozzesi ...
ARAB STRAP "Philophobia" "Philophobia" è il disco n. 2 degli scozzesi Arab Strap dove immaginazione viscerale e sottile black humour confluiscono nella sfera emblematica di un sound proveniente dal ceppo velvetiano dunque seducente, narcotico ed ossessivo. Le loro canzoni possiedono un potere misterioso assoluto. Chiamatela poesia metropolitana o diversamente autentica magia. Dopo il sorprendente album di debutto dello scorso anno "The Week Never Starts Around Here" gli Arab Strap condotti fieramente da Aidan Moffat già famoso per aver prestato la sua voce nel disco d'esordio dei Mogwai hanno confezionato una nuova opera ricca di imprevedibili attrattive, dipingendo una tela densa di polifonie eletriche e cortesie acustiche incrociate con contrasti chiaro-scurali ed armonie spesso impenetrabili. L'inclinazione ipnotica e modernista sin da principio radicata nel cuore del gruppo esprime raffinatezze stilistiche e profonda spontaneità interpretativa in chiara coesione con i fermenti più alternativi e particolari delle nuove generazioni rock e penso a Mogwai, Macrocosmica, Aerial M, Ganger, Broadcast. "Philophobia" è una raccolta preziosa di canzoni rivestite di struggente fascino notturno, ove il trasporto malinconico delle canzoni si confonde a pregnanza evocativa per liberare raccolto lirismo. L'incanto registra le sue battute iniziali con "Pack Of Three" ballata sommessa e compenetrante cresce con l'amara melodia che circonda Soaps e cresce ancora con le visioni soffuse di "Here We Go" e "New Birds". Altrove la band scozzese gioca su toni sognanti ed arpeggi cristallini eseguiti come nel caso di "One Day After School" con grazia immensa. Islands condensa suggestioni vibranti di autentica e rara purezza. Questo è un grande disco. Inclini alla depressione dal punto di vista caratteriale, gli Arab Strap considerano la musica come la loro valvola di sfogo. "The Night Before The Funeral" è una sorta di acustico requiem al rallentatore denso di magnetismo sottilmente irresistibile. I battiti ossessivi del pezzo favorito del disco "Not Quite a Yes" accompagnano splendidamente l'interpretazione vocale very Nick Cave di mister Moffat che riesce con penetrante persuasione a trasmettere brividi molto intensi. Finezza d'insieme e scarna veste strumentale contraddistinguono in rapida successione "Piglet", "My Favourite Muse" e "Afterwards". Ancora stranezze, ma della miglior specie si raccolgono durante "I Would've Liked Me..." eccentrico pastiche di note pianistiche, chitarre stupende e trasognante melodia. Tanta personalità ed ottimi livelli di coinvolgimento emotivo dimostra poi la conclusiva "The First Time". Con slanci e contrasti timida all'apparenza ma sfolgoranti nei contenuti gli Arap Strap hanno realizzato un disco epocale. Pochi sorrisi, niente dolcezza "Philophobia" ha il sapore amaro della vita quando ti fermi a pensare e davanti agli occhi ti appare il nulla.
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14/12/2005 13:23 - ARAB STRAP
"Elephant Shoe" (Go Beat)
Giunto con "Elephant Shoe" al terzo ...
ARAB STRAP "Elephant Shoe" (Go Beat) Giunto con "Elephant Shoe" al terzo capitolo in studio della saga Arab Strap Aiudan Moffat non muta le coordinate alla rotta che il suo elusivo e scabro naviglio percorre da alcuni anni incurante delle circostanti e imperversanti vicende-spettacolo della scena musicale contemporanea. Già i due precedenti dischi più il live "Mad For Sadness" avevano tracciato il profilo umbratile di una band ricercata e sfuggente sempre condizionata dalla sensibilità tormentata che mister Aidan esprime avvinghiando la propria ispirazione a una scrittura musicale tanto pacata e spesso poco appariscente. Articolato in 11 episodi "Elephant Shoe" è un disco intrigante ed esigente, predilige il linguaggio armonico estremamente rallentato, l'ipnotica fioritura di accordi dolci e terribili, la compattezza di un sound le cui ascendenze noir rock-psichedeliche vengono interpretate dagli Arab Strap in chiave fosca ed iterativa. Canzoni quali "Cherubs", "Leave The Day Free", "Tanned" catturano lo spigolo più intimista ed evocativo degli autori, suggestioni lontane nel tempo provano a tessere enigmi auricolari quali "Direction Of A Strong Man" quasi fosse Nick Cave in preda a convulsioni. "Elephant Shoe" sembra quasi essere un osservatorio di percezioni dei sensi che producono emozioni profonde, un viaggio trance nell'emisfero incantato della musica mentale tra avvolgenti pulsazioni di batteria elettronica, liquidi frammenti di melodia lunare dove il suono di chitarra, basso e loop assortiti si fondono in orgasmi continuati. Un disco da possedere e da scrutare in ogni minimo anfratto, dai cori romantici di "Hello Daylight" i silenzi sospesi di "One Four Seven One" dalle armonie insondabili di "Pyjiamas" al mantra cerebrale "Autumnal". Opera aliena e riservata va ascoltata più e più volte per essere assimilata nella sua completezza. Molto molto molto strana.
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14/12/2005 13:23 - ARAB STRAP
Mad For Sadness
"Ok, Philophobia è un gran disco, ma ...
ARAB STRAP Mad For Sadness "Ok, Philophobia è un gran disco, ma avete mai sentito gli Arab Strap dal vivo? Piuttosto, preferisco restare a casa e bermi un flacone di candeggina!" Così sentenziava un noto dj inglese non molto tempo fa. Giunge quantomai a proposito, allora questa registrazione del concerto tenuto dal gruppo di Falkirk alla Queen Elizabeth Hall di Londra il 21/9/98 e pubblicata in tiratura limitata di sole 5000 copie. E, alla faccia delle maldicenze, Mad For Sadness ci consegna un gruppo in piena forma che non solo tiene il palco con grande padronanza ma che riesce anche ad arricchire di nuove ed inaspettate sfumature pagine del vecchio materiale e di Philophobia, già ampiamente apprezzate lo scorso anno, privilegiando, in alcuni frangenti, un impianto strumentale tuttaltro che esangue. L'album rende giustizia all'eclettico talento di Malcolm Middleton, polistrumentista e mente musicale del gruppo, al quale si devono le atmosfere primi anni '80, molto New Order era - Ceremony, di Girls Of Summer o l'evocativa batteria elettronica di Here We Go e Phone Me Tomorrow, sempre perfettamente funzionali alle dolenti pagine di Aidan Moffat, recitate più che cantate con il consueto tono monocorde. Altro che candeggina. Un posto in prima fila e un single malt whiskey per il sottoscritto, please.
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14/12/2005 13:23 -
ARAB STRAP
Philophobia
(Chemikal Underground)
Alcuni spunti interessanti: la copertina ...
ARAB STRAP Philophobia (Chemikal Underground) Alcuni spunti interessanti: la copertina di questo disco ritrae due figure nude. Una è del cantante degli Arab Strap, Aidan Moffat, l'altra è apparentemente una delle sue fidanzate. Il primo verso dell'intero disco recita: "Era il cazzo più grosso che avevi visto". Per dire che l'album in oggetto è un insinuante viaggio nella sconfitta amorosa. Gli Arab Strap, scozzesi di Falkrik, sono al secondo LP. oltre al cantante Moffat, la band ruota attorno alla figura del polistrumentista Malcom Middleton. Dalla testa dei due esce Philophobia, un racconto notturno, dove la notte è una metafora cara, in cui i protagonisti compiono un viaggio simbolico nel nichilismo. L'album rappresenta l'idea dell'impotenza dell'arte e della fragilità delle ideologie umanitarie e liberatorie. In Philophobia gli Arab Strap riprendono con black humour il tema dell'ambiguità del ruolo dell'uomo, della donna, della capacità d'amare, delle complicità che esistono e si rafforzano grazie alla brutale sopraffazione e alla strumentalizzazione del pregiudizio. La stessa parola "Philophobia" potrebbe tradursi come "paura di innamorarsi". Gli Arab Strap sono maestri nello scrivere canzoni antisociali, in quella maniera che Nick Cave apprezzerebbe. La progressiva sconfitta dei rapporti tra esseri umani emerge in I Would've Liked Me A Lot Last Night, la rinuncia a "radicarsi" nella vita sociale, costruita attorno a The Night Before The Funeral è un viaggio iniziatico in un ambiente grigio piombo. La musica degli Arab Strap è immersa in una atmosfera, morbosa, velvettiana che usa la tensione come mezzo di espressione. Ma la condizione di vita ingovernabile si trasforma, a tratti, in un luminoso paesaggio (Islands), dove il suono della pioggia battente si coniuga ad un semplice ed efficace refrain di pianoforte. Altrove, in episodi come Piglet, Afterwards, Packs Of Three e New Birds, Moffat indaga sulla propria vita, quella sessuale soprattutto. Si chiede cosa succede agli amanti che si lasciano, ancor vivi e ancor amanti. Ma certe pulsioni non sono rappresentabili. Lasciatevi catturare, allora, dalla musica e dalle liriche degli Arab Strap. [Francesco Battisti]
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14/12/2005 13:23 -
Arab Strap "Philophobia"
La qualità dei lavori usciti per l'etichetta di ...
Arab Strap "Philophobia" La qualità dei lavori usciti per l'etichetta di Glasgow, Chemikal Underground, è davvero impressionante e Philophobia, seconda uscita per il duo di Falkirk che risponde al nome di Arab Strap non fa' eccezione. Abili a spiazzare, con una canzone dai ritmi vagamente sintetici, The First Big Weekend, finita a musicare uno spot della birra Guiness; bizzarri manipolatori di note con un remix al servizio di David Holmes ed al tempo stesso capaci di inventarsi una delle migliori canzoni soul uscite lo scorso anno, il singolo Hey Fever, la coppia mette adesso insieme oltre un ora di musica malinconica e triste come solo le migliori canzoni di Tindersticks od il Nick Cave più struggente sono capaci di essere. Tema centrale del disco il rapporto con l'altro sesso. Visualizzato dalla copertina che ritrae Aidan Moffat, il cantante della band ed una sua ex; evocato dal titolo, Philophobia-paura di innamorarsi, ed infine musicato dall'altro componente di Arab Strap, Malcom Middleton con toni talmente intensi da lasciare senza fiato. I ritmi di questo disco sono rallentati sino a sfiorare l'eccesso e sopra a questi le parole, perché Aidan Moffat non canta mai, ma si limita a raccontare le sue storie. Storie di amori andati a male, alcool e sconfitte. Canzoni che reclamano attenzione regalando in cambio emozioni.
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14/12/2005 13:23 - ARAB STRAP "THE RED THREAD" (CHEMIKAL UNDERGROUND/WIDE)
Dopo la parentesi con ...
ARAB STRAP "THE RED THREAD" (CHEMIKAL UNDERGROUND/WIDE) Dopo la parentesi con l'etichetta Go! Beat ritornano su Chemikal Underground gli Arab Strap con il quarto lavoro di studio, già anticipato dall'uscita del singolo "Love detective". Tom Middleton e Aidan Moffat, nucleo compositivo della band, presentano "The red thread": ovvero quel sottile filo rosso che secondo un'antica teologia orientale unisce le anime. Le dieci tracks che compongono l'opera sono infatti intessute secondo trame di misantropia e introspezione dove poco spazio viene lasciato alla comunicazione diretta. In atmosfere notturne e malinconiche si muovono i fantasmi dei sentimenti, scacciati a forza dal freddo Eden degli Arab Strap. Le melodie avvolgenti e velenosamente dolci brillano di un'essenzialità fatta di loop ritmici e frasi di chitarra, e della narrazione di una voce sofferta e evocativa. Tinte scure e giochi d'ombra per cogliere la stralunata, cruda e viscerale vena espressiva di questo duo che riscrive le regole della canzone d'autore.
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14/12/2005 13:23 - ARAB STRAP (Scozia, Chemikal Underground Records) Ferdinand, Mogwai, Belle And ...
ARAB STRAP (Scozia, Chemikal Underground Records) Ferdinand, Mogwai, Belle And Sebastian e Delgados ha contribuito all'esplosione della scena musicale scozzese degli ultimi 10 anni. Gli Arab Strap sono un duo (aidan Moffat e Malcolm Middleton) capace di regalare atmosfere uniche, calde ed avvolgenti. Una band assolutamente unica. - INFO: DNA CONCERTI - Via dell'Olmata 30 - 00184 Roma - tel. 06/47823484 (booking) Fax 06/47886384 - Efax 14433390079 - Jarno (Carlo Garrè) Via Pino Baj 20 - 20086 Motta Visconti (MI) 339/4355906 - www.dnaconcerti.com













































































































































































































































































































































































































































































