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14/12/2005 13:23 - BROADCAST Extended Play Two
Estesa coda alle moderniste seduzioni melodiche spacciate ...
BROADCAST Extended Play Two Estesa coda alle moderniste seduzioni melodiche spacciate come "rumore fabbricato dalla gente" solo pochi mesi fa. Compressi in una mezza dozzina di titoli -per una durata di poco superiore a venti di minuti- il talento compositivo e la raffinatezza espressiva del gruppo di Birmingham sembrano venire in luce con una nitidezza persino maggiore in canzoni come "Illumination" e "Unchanging Window", confermando che la sola distrazione pop -sia pure in senso piuttosto lato- che la Warp s'è concessa fino a questo momento ha motivazioni più che condivisibili. L'aria di cliché -Stereolab docent- aleggia anche dalle parti di queste nuovi titoli, soprattutto in ragione della voce di Trish Keenan, ma i Broadcast non vi indulgono più di tanto, mostrando piuttosto una voglia di osare -nel patchwork strumentale di "Simple Chord" e nelle cinematografiche e assai poco convenzionali divagazioni armoniche di "A Man For Atlantis"- in grado di offrire buone garanzie non solo circa la solidità del progetto, ma anche e soprattutto sulla sua capacità di svilupparsi in maniera autonoma e personale.
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14/12/2005 13:23 - BROADCAST "The noise made by people"
Dopo una fugace militanza per ...
BROADCAST "The noise made by people" Dopo una fugace militanza per Wurltizer Juxebox, un breve flirt per i tipi della Duophonic i britannici Broadcast scelsero l'etichetta di Sheffield, Warp, quale casa naturale per esprimere la loro superiore arte musicale ed infati pubblicarono per essa nel 1997 il mimi lp raccolta "Work non work", compendio essenzialmente riassuntivo dei loro precedenti impegni discografici. Da quel momento un lungo biackout li vide coinvolti. Erano occupati nell'impegnativa missione di completare la preziosa stesura definitiva del primo effetivo album. Il miracolo si è compiuto nell'anno 2000. "The noise made by people" è un disco di una bellezza disorientante, unica, vastissima. Broadcast approfondiscono le specificità e gli estremi di un credo creativo proteso verso inediti orizzonti sonori guidati da una vigile autoanalisi interiore e da un'accresciuta confidenza negli strumenti musicali e nei prodigi tecnologici delle sale d'incisione anche grazie alla fattiva collaborazione di Tom "Squarepusher" Jenkinson. La formazione esagonale di Birmingham si muove osando nel profondo senza limite alcuno, fortemente illuminata dalla ferrea volontà di sperimentare il pop con la tecnologia, il rumore con la melodia. I risultati sono assolutamente straordinari. Libera da qualsiasi laccio o limitazione compromissoria la musica di "The noise made...." s'avventura lungo territori di nuda sperimentazione come durante "Tower of our tuning" e poi trova approdi melodiosi dalle parti di "Come on let's go", dove sfolgoranti evoluzioni tastieristiche si armonizzano con splendide vocalità melodiose. La musica procede duttile lungo direzioni luminose, raggiungendo momenti di ipnotica persuasione romantica in "Unchanging window", cercando possibili contatti con colonne sonore di b-movie in bianco e nero durante "Papercuts", facendosi risucchiare da voragini di silenzio nelle scansioni ipnotiche che gelano"You can fall". Elusivi momenti di completa sospensione narcolettica si registrano lungo "Until then", ma l'emozione cresce e tocca apici assoluti in "City in progress" e "Lookout side" dove decisi battiti ritmici trafiggono armonie oblique sfumate dai magici patterns delle tastiere. All'orizzonte uno scenario saturo di immagini paradisiache, che meraviglia!. I Broadcast consegnano il primo grande capolavoro del 2000, fulgida luce creativa ha irradiato la loro verve creativa. "The noise made by people", è disco introspettivo e vellutato, gelido ed incandescente insieme, davvero stupefacente.
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14/12/2005 13:23 - BROADCAST
Work & Non Work (Warp)
Seguiteci nel laboratorio sottomarino dove si ...
BROADCAST Work & Non Work (Warp) Seguiteci nel laboratorio sottomarino dove si creano suoni fluttuanti cantati da donne con voce angelica. E’ il caso dei Broadcast di Birmingham, una band originale, prolifica e commercialmente sfortunata. “Work & non Work” è una raccolta dei singoli fin qui pubblicati in cui il gruppo si cimenta in un art-pop sottolineato dalle tastiere alla Stereolab. Non a caso troviamo alla voce Letitia Sadier: l’album è costellato di perle come “Phantom” e “Book Lovers”. Consigliato a tutti gli appassionati di quel suono in cui il lounge-beat scivola sul kraut-rock. Francesco Battisti
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14/12/2005 13:23 - FAR EAST BROADCAST
Ritroverete tracce di DJ Matsuoka ("Gas") addirittura in ...
FAR EAST BROADCAST Ritroverete tracce di DJ Matsuoka ("Gas") addirittura in 'Jazz Hip Jap Projest', la mitica summa della nascente scena breakbeat giapponese che la Mo' Wax pubblicò nel lontano 1993: oggi riappare con la sigla Far East Broadcast per diffondere la versione aggiornata di quell'idea ormai storica. L'album che porta lo stesso nome (pubblicato dalla Forms&Function) gioca con i ritmi ("Stone Flower"), mette insieme la samba con la house ("Moodist With Dinner Palms"), veste il trip hop dei costumi del Sol Levante ("Strange Metal Blue"), suona easy listening ("Time Signal Unknown Face") e jazz ("Magical Progressi on") del dopo bomba, condisce il tutto con i rumori della natura alla maniera dei Pink Floyd di "Umma Gumma"; hip hop astratto e semiserio, a tratti geniale.
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14/12/2005 13:23 - DOVES The Last Broadcast
The Last Broadcast, l'atteso secondo album dei ...
DOVES The Last Broadcast The Last Broadcast, l'atteso secondo album dei mancuniani Doves. Il disco, già osannato dal prestigioso NME, che ha dedicato loro una copertina intera paragonandoli ai Radiohead, contiene 12 fiammanti brani di grandissimo impatto emotivo. Atmosfere rarefatte, ma energia propulsiva a mille, sono le coordinate su cui viaggiano canzoni come "Words", "There Goes The Fear" e "Pounding". "Ogni canzone dev'essere strepitosa. Che senso ha altrimenti? Che ce ne facciamo di un'ennesima canzone mediocre?" così sentenziava Jez Williams nel gennaio del 2001, ovvero quando i Doves ritornavano in sala di registrazione i primi giorni di quell'anno sapendo esattamente cosa volevano ottenere. Era arrivato il momento di dare un taglio al passato, di andare oltre e diventare la band che avevano sempre desiderato essere. Il loro album d'esordio 'Lost Souls' pubblicato 12 mesi prima aveva forse superato le aspettative sia dal punto di vista della critica che da quello commerciale (con 160.000 copie vendute nel Regno Unito fu anche battezzato "primo grande album del millennio" da NME), ma la cosa finiva lì. Ovvero, non era stato capace di trasmettere al pubblico l'idea di cosa fosse realmente il gruppo dei Doves (formato da Jimi Goodwin - il noto frontman - e i gemelli Jez e Andy Williams). Musicalmente si è parlato di loro come di "The Big Music" - un indiretto riferimento agli istrionici gruppi da stadio degli anni 80 come U2, Echo And The Bunnymen e Simple Minds. Cosa che è apparsa perlomeno curiosa a un gruppo cresciuto con The Smiths e New Order prima di andare a gravitare attorno a The Hacienda , noto locale di Manchester, e alla house music. Ma anche emotivamente si sono trovati mal rappresentati, dipinti come uno dei tanti tipici gruppi pessimisti del nord britannico. E' pur vero che il disco era nato in un periodo difficile (l'incendio della loro sala di registrazione nel 1996, il fallimento del loro primo gruppo Sub Sub nel 1997, e la morte dell'amico e mentore Rob Gretton nel 1999), ma 'Lost Souls' non era un LP che parlava di sconfitta. Era invece vero l'opposto. "Ci dicevano sempre che era un album dai toni dimessi" spiega Jez,"ma 'Lost Souls' non è niente del genere. Invita piuttosto a lottare e a uscire dalla propria situazione. Trabocca letteralmente di speranza. Credo che il nostro sia stato lo stesso problema sperimentato da The Smiths. Furono etichettati come gruppo triste, ma in realtà bisognava osservare più a fondo. La loro musica era piena di gioia. Era un vero e proprio esempio di soul nordico." "Stavolta, ritornando in sala di registrazione", continua Jimi,"avevamo deciso di liberarci da quella percezione che la gente si era fatta di noi. Voglio dire, è terribilmente facile scrivere canzoni malinconiche. Il difficile è scrivere roba positiva." "Questa volta" aggiunge Jez, "eravamo anche più sicuri di noi e credo che questo fatto si arrivi a sentire." Stavolta, poi, non dovevano esserci errori e - cosa molto importante - molta meno sofferenza. 'Lost Souls' si era mangiato quattro anni della loro vita, quattro anni spesi in una stanza senza finestre a Cheetham Hill, in quello che era stato lo studio dei New Order. 'The Last Broadcast' invece, ha richiesto 12 mesi di lavorazione. 10 se si escludono i due trascorsi per il tour in America. Come fa notare Andy: "Per noi, fare un disco in un anno è una specie di miracolo. Di solito impiegavamo lo stesso tempo per tirare fuori una sola canzone!" Ma la chiave di tutto è stata la sicurezza di sé. Piuttosto di andarsi a rinchiudere in una singola claustrofobica stanza buia si sono messi a viaggiare. Hanno registrato al Revolution di Manchester e al Parr Street di Liverpool, quando si sono stufati di quei posti hanno affittato dei cottage a Ramsbottom e nella regione dei laghi, in Cumbria. Le voci di una delle tracce (la bella 'M62') sono state registrate ai Real World studios di Bath, prima di finire a Londra, rispettivamente presso gli studi The Dairy e 2kHz. Forse suonerà come un'odissea, ed è proprio ciò che intendeva essere. E nel disco si sente tutto. Il disco è autoprodotto (ad eccezione di una parte che è a cura di Max Heyes e di 'Satellites', prodotto a sua volta da Steve Osbourne, sottolineata dagli arrangiamenti per violino di Sean O'Hagan dei The High Llama, mentre 'Caught by the River' è stata coprodotta da Doves e Osbourne), e il risultato di queste sessioni disparate non può essere definito altro che sensazionale. Andy ha recentemente dichiarato a proposito dell'album "qui il soul nordico incontra New Order e White Stripes". Ma questa è solo una faccia della medaglia. Un po' come quando i Radiohead sono passati da 'Pablo Honey' a 'The Bends', o perfino da 'The Bends' a 'OK Computer'. E' un salto quantistico, uno che condensa tutti gli influssi e le esperienze del gruppo in un unico magnifico documento. The Smiths, The Hacienda, My Bloody Valentine, c'è tutto e il sound è incredibile. Dalle melodie psichedeliche di 'Words' fino all'espansivo 'There Goes The Fear' e l'implacabile assalto di 'Pounding', l'album porta con sé un senso di avventura che in 'Lost Souls' era appena accennato. Aggiungiamo poi la frenesia cinematografica di tracce come 'Friday's Dust' e 'Sulphur Man' e il malinconico sound di una canzone come 'Satellite' ed ecco che è facile capire quale sia l'ambizione del disco. E' talmente ricco: virtuosismi elettronici, suoni trovati qua e là, ritmi house suonati da un gruppo rock, strati di denso rumore, sperimentazione inedita, ripetizione in stile trance, folk acustico, e quant'altro, non manca nulla. E' come se l'album fosse prodotto allo stesso tempo da Martin Hannett, The Chemical Brothers e Phil Spector. "Ne siamo enormemente orgogliosi,"ammette Jimi," ma è passato ancora troppo poco tempo per esprimere giudizi." "Sicuramente è la cosa più ottimistica che abbiamo mai scritto," si sbilancia Jez. E Andy aggiunge: "Sono contento di come siamo riusciti a catturare la molteplicità di ciò che sappiamo fare. Credo che questo disco sia un vero e proprio viaggio." "Penso che ci abbia permesso di esorcizzare alcuni fantasmi,"conclude Jez. "Anche se penso ai tempi di Sub Sub, non avevamo mai fatto un disco davvero giusto o che riuscisse veramente a rispecchiare ciò che accadeva. Stavolta invece credo che abbiamo stabilito la nostra identità particolare. Penso che finalmente si riesca a sentire chi siano veramente i Doves." Ha ragione. Il gruppo ha dato un colpo di spugna al passato e si è trasformato in ciò che ha sempre voluto essere. Ascoltate 'The Last Broadcast'. E' il secondo grande album del millennio.












































































































