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14/12/2005 13:23 - Sleater Kinney S/T Matador ...
Sleater Kinney S/T Matador Non si può non definire scaltra la mossa della Matador che, visto il successo inaspettato che ha accolto Dig Me Out delle Sleater Kinney negli Stati Uniti, ha subito pensato di comprare anche il back catalogue del trio femminile dalla minuscola Chainsaw Records e rivenderlo sotto proprio nome. Di Call The Doctor e Dig Me Out vi abbiamo parlato in termini meritatamente entusiastici all'epoca della loro uscita ma mancava all'appello di queste colonne l'esordio omonimo delle Sleater Kinney, disco per la verità ancora molto acerbo, registrato nel 1995 in Australia con mezzi poveri, ma che lasciava già intuire, come si suol dire, che qualcosa bolliva in pentola. La potente voce di Corin Tucker già spiccava dagli intrecci delle chitarre della stessa Tucker e di Carrie Brownstein e canzoni come 'Don't Think You Wanna', 'Real Man' e 'Be Yr Mama' sembravano già far presagire le future 'Turn It On', One More Hour' e 'I wanna Be Your Joey Ramone'. Se vi siete persi la gioventù di queste 'Angry Women' adesso potete riparare.
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14/12/2005 13:23 - Sleater Kinney All Hands on the Bad One Matador
Dopo ...
Sleater Kinney All Hands on the Bad One Matador Dopo l'exploit commerciale di Dig Me Out e la compiutezza espressiva di The Hot Rock le Sleater Kinney tornano con il loro album più maturo e completo. All Hands on the Bad One presenta tutte le caratteristiche migliori della band: l'energia, la comunicatività e soprattutto la capacità di scrivere brani che risultano immediati pur non essendo mai banali. Tra new wave, punk e un tocco di tradizione le tre ragazze inanellano tredici episodi memorabili che, si spera, le aiutino a raggiungere anche nel nostro paese quella fama e quel rispetto che a loro arride già oltreoceano. Dopo cinque album a questi livelli sarebbe ora che il pubblico italiano si accorgesse di loro. Brani come Ballad Of The Ladyman, You're No Rock 'nn Roll Fun, Leave You Behind o Youth Decay potrebbero essere ignorati solo da un sordo. C'è veramente bisogno di bands come questa che sappiano integrare gli aspetti più radicali della avanguardia rock degli ultimi anni nel corpo di una classica canzone pop. Personalmente spero che gli effetti della mia campagna pubblicitaria in favore di questo meravigliosa band non riamangano appannaggio di pochi intimi. Infatti le melodie irresistibili, le vocals fiere e emotive, i secchi e energici riffs di chitarra fanno di questo quinto album delle Sleater Kinney il miglior biglietto da visita possibile per la band, ormai affiatata alla perfezione (sentite come le voci delle tre si armonizzano e si inseguono alla perfezione!) e pronta a insediarsi ne cuore di chi è disposto a lasciarle un pò di spazio. Non siate avari quindi, perchè le Sleater Kinney non lo sono anzi, con All Hands on the Bad One vi offrono altre tredici ragioni per amarle.
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14/12/2005 13:23 - Sleater Kinney
Dig Me Out (Matador)
Avete presente quando un disco vi ...
Sleater Kinney Dig Me Out (Matador) Avete presente quando un disco vi folgora, vi scuote fino alle ossa, vi fa tornare la voglia di imbracciare una chitarra e mettervi ad urlare? Beh a me non succedeva da un sacco di tempo e recentemente mi è successo di nuovo solo grazie a tre ragazze che si chiamano Sleater Kinney, hanno inciso una manciata di dischi (dei quali questo “Dig Me Out” è il terzo lavoro sulla lunga distanza) e adesso si rifanno vive con una raccolta di canzoni come, almena dalle mie parti non se ne sentivano da un pò. “Dig Me Out” consta di quattordici episodi suonati con una strumentazione semplicissima (due chitarre, batteria e occasionalmente basso), ma talmente carichi di energia, emotività ed efficacia melodica da far scomodare paragoni 'importanti' (Patti Smith, X, Husker Du): ecco immaginate una Patti Smith scatenata alla guida degli Husker Du di Wharehouse Songs and Stories ed avrete un'idea dell'impatto di questo semplice bellissimo disco. Ascoltando canzoni come Turn It On, Git the babies, Words and Guitar (una specie di manifesto d'intenti), Not What You Want, e soprattutto la stupenda One More Hour si comprende come con una manciata di parole una chitarra e una batteria si possano fare ancora cose emozionanti e niente affatto scontate. Avevamo già parlato bene delle Sleater Kinney in occasione del loro secondo disco “Call The Doctor” ma questo “Dig Me Out” uscito già un pò di tempo fa è sicuramente il lavoro più ispirato della band che dovrebbe entrare nei cuori di tutti coloro che amano la 'nostra' musica. Altrimenti tornatevene ad ascoltare l'ennesimo gruppo di ragazzini con le braghe calate che giocano a fare l'imitazione dei Korn, o l'ultima 'ombra' di D.J. A me bastano parole e chitarra per essere felice.. che ci volete fare sono un tipo all'antica.
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14/12/2005 13:23 - Sleater Kinney
The Hot Rock (Matador/Wide)
Se il precedente,esplosivo Dig Me Out ...
Sleater Kinney The Hot Rock (Matador/Wide) Se il precedente,esplosivo Dig Me Out aveva rivelato le Sleater Kinney come il gruppo più caldo del ‘98 nel panorama indipendente americano (decine di migliaia di copie vendute per un successo inaspettato ma meritatissimo) questo nuovo, strutturato e maturo “The Hot Rock” non potrà che convincere anche i più scettici che ci troviamo in presenza di un gruppo immenso, in grado di coniugare energia, intelligenza ed emotività come quasi nessuno oggi sa fare. Ci sono meno instant hits in questo The Hot Rock rispetto a Dig Me Out ma l’intensità di episodi quali ‘The End of You’, ‘God is a Number’, ‘A Quarter to Three’, ‘Burn Don’t Freeze’ fanno di questo disco un altro tassello apposto dalle Sleater Kinney nella scrittura di un capitolo della storia del rock indipendente che sarà davvero difficile togliersi dalla mente. L’influenza della new wave inglese dei primi anni ottanta (le vocals declamatorie alla Siouxsie/PolyStyrene, le strutture angolose del Pop Group, i groove funkeggianti alla Gang Of Four) si fa sentire più che mai nel suono del terzetto, dando vita ad una raccolta di canzoni complessa e intelligente ma che riesce comunque a non perdere di un’oncia dal punto di vista della comunicativa. Ripeto, questo The Hot Rock è meno esplosivo ed immediato rispetto a Dig Me Out ma alla lunga risulta altrettanto coinvolgente. Chi considerava le Sleater Kinney un gruppo di una sola stagione si accomodi pure. Uno dei migliori dischi di questo inizio di ‘99. Ferruccio Quercetti















































































































































































































































































