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14/12/2005 13:23 - ORANGE GOBLIN
"Time Travelling Blues"
Dipinti come leaders dello 'space doom' inglese, ...
ORANGE GOBLIN "Time Travelling Blues" Dipinti come leaders dello 'space doom' inglese, competitiva risposta al tornado stoner americano, gli Orange Goblin sono un'entità più versatile di quanto suggerisca tale definizione davvero in grado di appassionare un'estesa audience di cultori della musica Seventies. La prova di maturità, il secondo album "Time Travelling Blues", ne è un'esplicita dimostrazione, e l'indizio più eloquente risiede proprio nel suggello di chiusura.... La title-track è sorprendentemente uno dei migliori brani in stile southern scritti negli anni '90, e sarebbe interessante scoprire quale imperscrutabile trait d'union lega due delle più brillanti rivelazioni inglesi. Orange Goblin e The Dawn, al rock degli Stati del Sud USA. "Time Travelling Blues" inizia sui toni di una pigra, solare ballata, con un sommesso accompagnamento di piano acustico à la Black Crowes prima di liberare l'impellente energia di riffs risolutori ed un finale di chitarre fiammeggianti nell'epica tradizione dei Lynyrd Skynyrd! Una curiosità: il pezzo dura in realtà meno di 1/4 dei quasi 30 minuti dichiarati, e dopo un'interminabile pausa, ascolterete solo i membri del gruppo che scherzano con le amiche, strimpellando la chitarra acustica. Valutata l'eccellente performance del disco, possiamo certamente concedere ai Goblins questo piccolo sotterfugio. La vena eclettica del gruppo è comunque estesa al resto dell'album; a partire dal "Blue Snow", che incute soggezione con la sua minacciosa dinamica heavy, ma ancora una volta si tratta di musica heavy calda, ricca di feeling, niente a che fare con la cruda piattezza del metal da catena di montaggio, scomoda eredità degli anni '80. Nel caso di "Blue Snow" si può davvero parlare di retro-rock reinventato, ed il principale punto di riferimento sono i Mountain, forse la band americana preferita dagli Orange Goblin. La componente psych rimane caratteristica imprescindibile e "Solarisphere" forgia un vero e proprio archetipo di stoner riff al plutonio, mentre "Nuclear Guru" (già su split Mans Ruin con Electric Wizard) incarna la vena più trascinante di questo genere senza deprimere la varietà musicale, perché il bridge melodico reminiscente dei Sabbath più rarefatti è un gioiello. Come nell'opera prima "Frequencies From Planeth Ten" il quintetto inglese non concede molto al magico riverbero dell'organo Hammond, che a giudicare dalla bellissima intro di "Shine" meriterebbe un dosaggio ben superiore. Ma anche il proseguo del brano è incantevole, con una liquida chitarra lisergica che esprime una sequenza da sogno, e non a caso la rocciosa voce di Ben Ward si addolcisce in un suadente invito... dream on dream on.... Infine, un cenno ai progressi esecutivi del gruppo: molto appariscenti quelli della sezione ritmica, e l'intricato drumming di Chris Turner in "The Man Who Invented Time" e "Snail Hook" è davvero esplosivo. "Travelling Blues" è un altro caposaldo della Stoner Age.
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14/12/2005 13:23 - ORANGE GOBLIN The Big Black
Sono trascorsi solo tre anni dal ...
ORANGE GOBLIN The Big Black Sono trascorsi solo tre anni dal brillante esordio di "Frequencies From Planet Ten", ed il 'progetto astrale' degli Orange Goblin risulta fra le più efficaci risposte europee alla ciclonica onda stoner provocata in U.S.A. dai Kyuss. Il gruppo inglese si è perfino dichiarato 'pronto a sciogliersi' dopo aver suonato in tour con gli Unida dell'idolo John Garcia, ma non si trattava di adulazione fine a sé stessa; i Goblins hanno infatti intuito che il 'vento del deserto' poteva esercitare un'azione rigenerante anche sulle immarcescibili radici del rock duro inglese, dai Cream ai Motorhead via Biack Sabbath, che fanno parte del loro DNA. E la forza delle principali formazioni Rise Above, a partire proprio da Orange Goblin, è stata quella di formulare un'ipotesi 'stoner' dai caratteri autonomi e prettamente britannici, rifiutando lo scoperto plagio dei Kyuss ripetutamente perseguito in Svezia e negli stessi USA. Il secondo album "Time Travelling Blues" si allontanava però dalle fantasie spaziali del Decimo Pianeta, e forse in omaggio alla sua indiscutibile reputazione di trascinante live band, Orange Goblin eseguivano heavy rock più 'terreno' ed immediato, perdendo qualche colpo sul piano dell'originalità... Lo dimostrava la title-track, un pezzo eccellente, ma troppo derivativo dai Lynyrd Skynyrd, e quind più pertinente alla nuova generazione di bands 'confederate', di stanza negli Stati Uniti del Sud. Il terzo "The Big Black" li riporta invece nella sede più naturale, fra satelliti e nebulose evocati dalle bizzarre liriche di questi flippati 'cadetti dello spazio', e soprattutto riconsegna loro il sound più appropriato. Gran merito va probabilmente ascritto al produttore del momento, Billy Andrerson (della dinastia Sleep/High On Fire), che si occuperà anche del prossimo Cathedral. L'impatto sonico di "Big Black" è più che mai impetuoso, ed il quintetto sembra al centro di una 'fornace cosmica' ma è anche ricco di digressioni verso atmosfere oniriche ed armoniose, sottolineate da liquide chitarre psych, nella miglior tradizione di "Planet Ten". Rispetto all'opera prima degli High On Fire, registrata in tempi stretti, l'approccio di Anderson al nuovo Orange Goblin e più sofisticato, e la musica oscilla fra pachidermici riffs space-rock e sprazzi lisergici 'incantati', che offrono al suono una variabile significativa, spezzando la serrata teoria dei ritmi incalzanti. Lo si evince dalle tumultuose "Scorpionica" e "Hot Magic, Red Planet", e soprattutto dalla suadente melodia freak che introduce "Cozmo Bozo", a detta degli stessi autori "influenzata dalla memoria di Woodstock". Il disco prosegue assai bene fra episodi dirompenti ("Turbo Effalunt") ed aperture di soffice psychedelia (2King Of The Hornets") fino all'omaggio agli Sleep della title-track, dove la voce di Ben Ward si fa più aspra e allucinata, il rifferama acido ed ossessivo... "The Big Black" è il miglior disco dei Goblins, quello che riflette appieno la loro personalità di heavy rock band 'mutante'.
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14/12/2005 13:23 - ORANGE GOBLIN - The Big Black (Music For Nation/Audioglobe)
I più ...
ORANGE GOBLIN - The Big Black (Music For Nation/Audioglobe) I più famosi della terna, gli OG si presentano con un album meno pesante (sia inteso letteralmente) dei due precedenti, pur restando sulla scia di quelle band hard dei '70 che son state la gioia dei giovani e la dannazione dei barbieri dell'epoca (Black Sabbath in primis, va da sé). Compattezza, riff ammalianti anche quando spaziano verso altri mondi sonori (la psychofloydiana 'Cozmo Bozo', la più mesmerica del pacco). 'Turbo Effalunt (Elephant)', con quel titolo perfetto, raggiunge addirittura velocità da sconfinamento sonoro. Dicono che siano tra i più feroci bevitori d'Inghilterra ('Alcofuel' titolo del mese!) e ciò mi tenta all'incontro, basta che non vogliano di rigore i pantaloni a zampa d'elefante.
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14/12/2005 13:23 - ORANGE GOBLIN Coup De Grace
Con tre albums all'attivo, Orange Goblin ...
ORANGE GOBLIN Coup De Grace Con tre albums all'attivo, Orange Goblin sono diventati un punto di riferimento dell'heavy rock rinnovato nell'ottica stoner, ed in InghilIterra, hanno goduto di buon successo, al punto di costituire causa d'insanabile attrito fra la loro label, Rise Above, e la distribuzione Music For Nation. Secondo il mentore dei Goblins, Lee Dorrian, le vendite discografiche del gruppo meritavano infatti maggiori investimenti di quanto MFN fosse disposta ad elargire. Trainante è sempre stata anche l'attività live del quintetto britannico, che in patria si è tolto la soddisfazione di condurre tournées da attrazione principale, addirittura con i Nebula (prediletti dalla critica) in veste di support-band. Ben Ward ed i suoi compagni sono inoltre personaggi tutt'altro che presuntuosi: dopo essersi esibiti dal vivo con l'idolo John Garcia (nel tour con gli Unida) si erano dichiarati "pronti a ritirarsi" avendo coronato un loro sogno! Sarebbe stata una decisione infelice, perché ora l'ex-vocalist dei Kyuss è persino volato in Inghilterra per registrare con i suoi stimati aficionados due brani del nuovo "Coup De Grace". Sempre modesto, Ward ha commentato: "Sarebbe come se una squadra non della premier league giocasse all'Old Trafford (il mitico stadio dei Manchester Utd.)." Non solo, il quarto album degli Orange Goblin è prodotto da un altro musicista di fama Kyuss/Unida, il bassista Scott Reeder, che ha realizzato una brillante mediazione fra il suono caldo e polveroso dei desert rock ed il taglio metal "no frills" degli Orange Goblin. "Coup De Grace" è inoltre il loro album più versatile, scoprendo un raggio particolarmente esteso di influenve. Lo start a fuoco rapido di "Your World Will Hate This" (inferiore ai due minuti) è un mix fra lo stoner ed il ritmo anfetaminico dei Motorhead; in seguito, i Goblins assumeranno persino un'identità punk in "We Bite". Non dimenticano però le radici retro-rock e lisergiche, perché "Whiskey Leech" e "Born With Big Hands" fanno pensare alla loro passione per i Mountain, mentre in "Rage Of Angels" i riffs si spezzano per lasciar spazio ad un intermezzo melodico frecky e vagamente Floydiano, come il gruppo ci aveva abituato all'epoca dei debut-album "Frequencies From Planet Ten". Lo stesso procedimento avviene nel southern-rock di "Stinkin'O'Gin" ed in "Made Of Rats", senz'altro fra i brani più stimolanti dell'album, e non solo per la carismatica presenza di John Garcia (che replica in "Jesus Beater" vicino agli Unida anche nello stile musicale).
































































