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14/12/2005 13:23 - CHROME LOCUST
S/T
Da New York, i Chrome Locust tentano di uscire ...
CHROME LOCUST S/T Da New York, i Chrome Locust tentano di uscire dal vicolo cieco dello stoner con un parzialmente riuscito tentotivo di combinare l'high energy rock and roll detroitiano con il classico sabbathismo doom. Con esiti alterni. Quel che sembra mancare al trio (ex Murphys Law e D-Generation) è quel classico quid di originalità che distingue, alla fine, chi ha veramente qualcosa da dire dal solito gruppo clone (al contrario degli Engine). Peraltro, in alcuni momenti come la stoogesiana Ain't No Love, i Chrome Locust non dispiacciono affatto.
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14/12/2005 13:23 - CHROME LOCUST
"Chrome Locust" (TeePee/MIA)
Con la distribuzione europea della label newyorkese ...
CHROME LOCUST "Chrome Locust" (TeePee/MIA) Con la distribuzione europea della label newyorkese TeePee/MIA, diventano più raggiungibili, dischi quasi proibiti a chi disdegna i mail order, mi riferisco agli esordi di Roadsaw, Soil e soprattutto Atomic Bitchwax. Per la stessa etichetta vede la luce l'omonimo debut-album dei Chrome Locust, un trio della Big Apple sorto dalle rovine dei D-Generation. A suo tempo segnalato, questo gruppo giunse un po' troppo in anticipo rispetto al ritorno di fiamma di un genere, oggi ribattezzato junk rock, che affonda le sue radici nel glam-punk 'da strada' ed è attualmente nelle mani dei trasgressivi Buckcherry, Nashville Pussy, Toilet Boys. Non si tratta propriamente di stoner, finora un marchio di fabbrica della TeePee (ricordiamo anche "Let It Burn" dei Nebula), ma nel caso dei Chrome Locust, senz'altro parliamo di musica contaminata con lo stoner rock. Basta ascoltare "New World Disorder", che suona come una revisione punky della Sabbathiana "Hole In The Sky", o del plumbeo space-doom di "Heavy Medication", per realizzare che Chrome Locust è un caso di crossover stoner/trash, o se preferite Sabbath/Stooges, ancor più netto dei Fireball Ministry. Certo, il trio approfitta abilmente di riffs altrui, perché "M.I.A." è ad esempio uno stordente mix fra "1970" e "Search And Destroy" degli Stooges; inoltre non dimentichiamo che prima di loro, gli stessi Monster Magnet si erano contemporaneamente ispirati ai gruppi di Madmon Ozzy e dell'Iguana (grandi folli del rock riuniti!), ma sicuramente i Chrome Locust rilanciano le stesse matrici con grande freschezza ed entusiasmo. Non c'è nemmeno un attimo di debolezza fra i 10 pezzi dell'album, dall'assalto street rock'n'roll di "Ain't No Love" al finale risolutamente psych di "The Cycle Of Birth And Death". Per la cronaca, Chrome Locust si sono costituiti nell'estate '98 su iniziativa di Todd Youth, chitarra e voce, e Michael Wildwood, batteria (entrambi ex D-Generation) con la complicità del bassista Jim Heneghan. Il loro debut-album è davvero rappresentativo di una tendenza che potrebbe definitivamente imporsi agli albori del nuovo millennio.
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14/12/2005 13:23 - LA LOCUSTA
Il "Falsamente EP" de La Locusta è, in tutta ...
LA LOCUSTA Il "Falsamente EP" de La Locusta è, in tutta sincerità, troppo vicino alla scuola del C.P.I. che fu, ne amplifica alcune scelte, un po' pretenziose. La band dimostra una discreta forza espressiva, rafforzata dalla registrazione di una performance dal vivo, ma la voce è declamatoria all'eccesso e le ritmiche lente e pesanti ricordano da vicino i Marlene Kuntz. Ci aspettiamo qualcosa di più originale. Un voto di merito, comunque, allo stile del chitarrista e anche ai suoi intrecci con il basso (Roberto Orli, 0536/21206).
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14/12/2005 13:23 - LOCUST live + visuals (elettronica, UK). - LOCUST è Mark ...
LOCUST live + visuals (elettronica, UK). - LOCUST è Mark Van Hoen. Nato e cresciuto a Londra, ha lavorato nel campo televisivo e radiofonico sin da quando, a 16 anni, lasciò la scuola. Nel 1982, influenzato da Brian Eno, Kraftwerk, Klaus Shulze, Tangerine Dream ed altri pionieri del suono elettronico, si esibì per la prima volta usando un sintetizzatore e del nastro magnetico. Da allora é diventato un virtuoso del suono. Anche il giro delle influenze musicali si è allargato. “Amerò per sempre il lavoro di Steve Reich, Brian Eno, Jon Hassell e David Sylvian”, dice Mark, “ma ora la musica per me più importante è quella di Miles Davis, John Coltrane e Karl-Heinz Stockhausen”. Allo stesso tempo, ha anche sviluppato un orecchio per il pop e una musica che usa la voce in una maniera più ‘convenzionale’, come dimostrano le sue produzioni con Annie Williams. Per lungo tempo la musica di Locust è stata prodotta con sintetizzatori analogici, ma dal lavoro del 1995 ‘Truth Is Born Of Arguments’ Van Hoen allarga i confini della sua musica, affidandosi ai samplers e alle infinite possibilità della manipolazione digitale. Sempre tenendo presente che la sua è musica visiva, come ha dimostrato nei suoi show, in cui riversa tutto la conoscenza accumulata negli anni di lavoro radiotelevisivo: lo spettacolo video che ha accompagnato per diversi anni i suoi concerti fondeva in modo armonioso musica e immagini.
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14/12/2005 13:23 - LOCUST Wrone
Ogni ritomo di Mark Van Hoen sia in veste ...
LOCUST Wrone Ogni ritomo di Mark Van Hoen sia in veste seriosa col proprio nome, sia nel nome della "Locusta", suscita quantomeno curiosità. Sembrano lontane le illuminazioni trance -ambient dei primissimi (splendenti) dischi su Apollo, mentre ci troviamo piuttosto vicini al seguito non-ideale di "Morning Light" di qualche anno fa, disco di canzoni pop-elettroniche riuscito a metà, come a metà sembra riuscito questo "Wrong", titolo peraltro azzeccatissimo! Decadimenti ed errori sono così materia preziosa su cui lavorare: strumenti fuori tempo e fuori intonazione soprattutto. La curiosità di cui si parla è che qui non si tratta di errore digitate come accade negli ormai stanchi guerrieri del digitat glitch. Locust lavora invece con strumenti analogici, niente campionamenti, solo sintetizzatore e voci. E tutto ancora molto pop. Mark Van Hoen si avvale ancora una volta della voce di Holli Ashton, alla quale però affianca altre voci sempre femminili: Lisa Millet, Tara Patterson, Sarah Peacock, oltre a Vinny Miller della 4 AD. Ma se in "Morning Light" egli ti afferrava per la gola con fare seduttivo inanellando sequenze di pop songs lussureggianti e un pelo old fashioned, in "Wrong" l'appeal è più difficile, meno immediato, come sfasato, insomma non così accattivante. Però forse è proprio questo a destare una certa attenzione. Anzitutto si tratta di due cd da far suonare contemporaneamente e del tutto complementari: il secondo non è altro che la versione strumentale del primo depurato di ogni sovraccarico vocale. Da solo suona come il lato più ambient di Locust laddove il primo cd racchiude quello marcatamente pop. Ed è proprio il pop elettronico inglese di fine anni '70 primi anni '80, la fonte d'ispirazione per questo "deviante sbaglio". E naturalmente si sente, a volte sembra davvero di essere catapultati in una visione tecnopop da primi '80, con tutto il fascino e con tutta l'estetica effimera di quello stile. "Wrong" è dunque disco irrisolto, imperfetto, out, in una parola moderno.
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14/12/2005 13:23 - LOCUST Wrong
Abbandonate le stranezze in zona Aphex e R&S delle ...
LOCUST Wrong Abbandonate le stranezze in zona Aphex e R&S delle prime produzioni targate Locust, Mark Van Hoen va sprofondando in una sorta di limbo in cui il tempo si è fermato a metà anni '80. Avrebbe potuto tranquillamente appartenere al catalogo 4AD questo Wrong, con quelle tastiere ambient avvolgenti e quel cantato anemico, abbandonato solo per un attimo appena un po' più groovy (Make a Difference), se non fosse per l'idea partorita dalla non completamente estinta vena sperimentale di Van Hoen, che ha fatto di Wrong un cosiddetto twin CD, ovvero un doppio dove un CD è l'album vero e proprio e l'altro un'integrazione, una serie di strumentali da riprodurre in sincronia con le complementari tracce "regolari". Qualcosa di simile al mitico Zaireeka dei Flaming Lips, il cui ascolto richiedeva la presenza di 4 lettori CD da disporre agli angoli della stanza. Come potrete immaginare, il dovere di cronaca impone al vostro umile cronista di documentare il tutto; quindi, dita sui due tasti "play" e via! L'effetto talora pare pretestuoso ma, nella maggior parte dei casi, l'esperienza risulta sfiziosa assai, dal momento che i drones apparentemente statici fino all'immobilismo del secondo CD svolgono in più di un'occasione un ruolo fondamentale; ad esempio di collante, come (nomen omen) la Strings That Bind or Drop che "mixa" Sweet Sky e What Do You Care?, altrimenti scisse nel CD "vero". Senza contare il surplus d'interattività, derivante dalla possibilità di giocare con volumi e disposizione dei riproduttori in cerca della soluzione più soddisfacente. Insomma, "il" disco da dimostrazioni di audio surround, quello che in un mondo migliore sostituirebbe i soliti Dire Straits e Pink Floyd.















































































































































































































































































