Live Band
Live di questa band:
Nessun evento trovato in archivio
Testi in archivio:
-
14/12/2005 13:23 - OLD TIME RELIJUN
Qualcuno li ha definiti "folletti da bosco pagano". ...
OLD TIME RELIJUN Qualcuno li ha definiti "folletti da bosco pagano". Nel loro album "La Sirena De Pecera" rendono omaggio all'Europa, anticipando qualcosa dell'imminente tour della primavera 2000. Nel CD, tre canzoni tratte da un album del '99 "Uterus And Fire", sono state rinnovate e interpretate in spagnolo, italiano e portoghese. Si tratta di "Casino" (spagnolo), "Carcerato" (italiano) e "Adaga" (portoghese). Sono cinque invece le nuove canzoni. L'album - un mini album in effetti - è tutto un ritmo incessante, un brivido convulso di sesso e paranoia, un frenetico pulsare di basso, uno scheletrico strimpellamento di chitarra e canto a piena gola, tutti tratti distintivi del loro stile. "La Sirena De Pecera" è anche un ottima esecuzione di giochetti ritmici. Il tour partirà il 29 marzo dall'Italia per poi toccare la Slovenia, la Repubblica Ceca, la Germania, il Belgio, l'Olanda, il Regno Unito, la Francia, la Spagna e la Svizzera. Gli Old Time Relijun sono somposti da Aaron Hartman contrabbasso, Phil Elvrum percussione, Arrington de Dionyso chitarra, voce, e clarinetto basso.
-
14/12/2005 13:23 - OLD TIME RELIJUN LA SIRENA DE PECERA K
Se ...
OLD TIME RELIJUN LA SIRENA DE PECERA K Se avete il palato raffinato, l’orecchio fine, se siete degli intenditori della buona musica oppure se ascoltate di tutto purché sia suonato bene, allora state alla larga da questo disco! Potrebbe causarvi convulsioni da astinenza da Clapton o da Santana. Il fatto è che questa non è musica raffinata per gente raffinata, qui si assiste alla messa in scena del contorcimento interiore. L’assenza di un bene decisivo e nessun piacere di rivalsa nel male, nessuno struggimento nell’onanismo. E’ come pregare il proprio boia inginocchiati sui ceci. Se avete ancora voglia di andare avanti con la lettura di questa recensione, potete comprare questo disco senza remore. Ora passiamo a dare qualche notizia più precisa. Il disco in questione altro non è che un mini cd stampato in occasione del primo tour europeo della band, con tanto di canzoni reinterpretate in lingue latine. Per l’esattezza: Casino in una stupenda versione in spagnolo, Jail che si trasforma nella nostra lingua in Carcerato e Dagger che in portoghese suona come Adaga (ma tranquilli, niente a che vedere con le reinterpretazioni alla Julio Iglesias). Tutto ciò che di interessante i nostri mostravano sul loro album d’esordio Uterus and Fire, viene qui confermato sia nelle canzoni che già conoscevamo che nei 5 brani inediti. Ancora una volta un folgorante rinnovamento del verbo che fu dei Birthday Party e prima ancora di un tal Cpt. Beefheart, un omuncolo che ormai si circonda soltanto dei suoi quadri ma che sta vivendo nella musica dei suoi discepoli dei nostri giorni e su tutti ormai si pongono U.S.Maple e Old Time Relijun. Queste bands assieme agli Skull Kontrol stanno gettando benzina sulla brace di una musica che ancora per un po’ di tempo ci ostineremo a chiamare Rock. Spero abbiate il coraggio di gettarvi in quelle fiamme quando divamperanno, per ora non facciamo spegnere questa brace.
-
14/12/2005 13:23 - OLD TIME RELIJUN "witchcraft rebellion" (K)
Il terzo brano di questo ...
OLD TIME RELIJUN "witchcraft rebellion" (K) Il terzo brano di questo nuovo album del trio di Olympia si intitola Vampire Sushi. Questo titolo può funzionare come definizione della loro creatività. Il loro è un suono esotico e ancestrale allo stesso tempo. E' sapore allo stato puro. Carne (o pesce) cruda. Ma la loro non è un'espressività comune. Qui non si parla di spezzatino di vitello o di salsicce di suino. La bestia macellata è ben altra, non esiste nella realtà (o forse sì), si ciba di sangue, mistero e oscurità; il suo alito odora di magia. Continua ad essere grandissimo il debito che i tre pagano all'altare di Captain Beefheart. Ma questo non infastidisce affatto, visto che l'ispirarsi al più anarchico dei folk rockers che la terra abbia mai ospitato, viene comunque mediato dall'impressionante forza interpretativa che riescono ad offrire nelle loro canzoni. E così assistiamo ad una sequela di omicidi commessi dai nostri per dissetarsi. Sono tredici, uno per ogni brano. Non si salva neppure Braccio di Ferro, "giustiziato" in King of Nothing. Così come Nick Cave alla festa di compleanno di Cuneform o Lee Scratch Perry in The Book of Life and Crime. Sono 33 minuti e 44 secondi intensi, cruenti, incredibilmente affascinanti, dove siamo coinvolti in un rito pagano con ogni tipo di sortilegio. Sentendo questo disco si ha la sensazione che tutto stia per fine, frantumarsi al suolo. Oppure che ogni cosa stia nascendo in quel momento e che si stia facendo largo nella maniera più decisa possibile. Qui non si parla di violenza o di alienazione, le tematiche sono riferibili alle energie primordiali a quelle che ci spingono avanti ogni giorno verso ciò che ancora non abbiamo vissuto. Niente scivola via, tutto ci coinvolge e ci fa decidere se è nostra intenzione partecipare. Questi tre sacerdoti della religione dei tempi antichi chiedono a gola squarciata che la fede torni e venga professata da chi ha fede. Tutti gli altri si rinchiudano nei centri di abbronzatura.
-
14/12/2005 13:23 - OLD TIME RELIJUN "Witchcraft Rebellion"
Forse un giorno sarà possibile distinguere ...
OLD TIME RELIJUN "Witchcraft Rebellion" Forse un giorno sarà possibile distinguere le note lancinanti che il "pastore" Aarlington De Dionyso emette attraverso l'ancia del suo demoniaco clarinetto basso da quelle che lo stesso spreme senza pietà dalle proprie corde vocali. Forse un giorno le primitive liturgie rock celebrate dai suoi Old Time Relijun saranno colpite a morte dagli anatemi di chi non può proprio tollerare che si sviluppi addirittura un culto intorno a questi sconnessi deliri sonori che ogni volta paiono rievocare alcune delle figure più inquietanti che la musica contemporanea abbia figliato negli ultimi quarant'anni. Forse hanno ragione quelli che giusto a questo riguardo scuotono la testa ripensando ai vari Don Van Vliet (alias Captain Beefheart), Albert Ayler, James Chance e Pussy Galore e forse nessuno con la testa sul collo si sognerà mai di abbracciare completamente l'eresia che riconosce alle sgangherate cacofonie del trio di Olympia una missione ecumenica -per non dire addirittura un ruolo salvifico- contro la normalizzazione del rock. Ma sta di fatto che contro ogni più becero gufare, contro ogni spocchiosa supponenza, contro ogni scongiuro di chi ha a cuore la "bella" musica, questa è già la terza volta che la paganissima accolita di De Dionyso dà corpo e sostanza alle sue acrimoniose tesi, alle sue allucinate omelie nel nome del rock più lubrico e caustico, più scontroso e catartico. Come un micidiale virus capace di resistere ai più sofisticati cocktail antibiotici, come un incubo che torna ad imbiancare le notti di un suono alternativo che non ha più la rabbia e la voglia di immaginarsi diverso, come una cellula terroristica che si dava per debellata, come un antico maleficio che nessun esorcismo ha mai potuto annullare, "Witchcraft Rebellion" si ingegna a mettere in risalto attraverso queste tredici nuove perfidie sonore il lato meno presentabile del blues e del rock, del jazz e del punk con l'intento così almeno assicurano le note con le quali la K Records accompagna l'uscita del disco di non voler fare altro che "onesta musica folk"... Davvero un modo bizzarro di introdurre gli esoterismi di "Cuneiform" -ricalcato sul testo di un antico poema erotico mesopotamico-, il sabba garage di "Mystery Language" o ancora il calderone dub di "The Book Of Life And Crime", ma anche il più acconcio a rimarcare la radice plebea di questa... relijone.














































































































