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14/12/2005 13:23 - TEMPLE OF VENUS - Zig 'D' Bomb
Formazione tra le più ...
TEMPLE OF VENUS - Zig 'D' Bomb Formazione tra le più conosciute dell'underground bolognese, i Temple Of Venus nascono nel lontano 1984 per iniziativa di cinque ragazzotti di belle speranze innamorati delle atmosfere cupe e tenebrose provenienti d'oltremanica. Il loro stesso nome è una sorta di omaggio ad uno dei gruppi più rappresentativi di quella stagione musicale: i Joy Division. Leggenda narra infatti che, dopo la tragica scomparsa di Jan Curtis, gli ex componenti della band in procinto di diventare New Order, abbiano selezionato un ventaglio di nomi possibili tra cui anche quello di Temple Of Venus. Oggi, a distanza di tanti anni e dopo una lunga gavetta eloquentemente testimoniata da ben 6 demotapes, l'ensemble bolognese capitanato dal cantante e chitarrista Piero Lonardo, unico superstite della formazione originaria, debutta ufficialmente, consegnando alle stampe un mini-cd di 5 tracce. Completamente autoprodotto e stampato in una tiratura limitata di 500 copie, Zig 'D' Bomb, è un lavoro piacevole e frizzante che - seppure debitore a certa wave - mette in luce le brillanti capacità compositive e il notevole mestiere del terzetto. Discreto anche il lavoro in sede produttiva. Per contatti: Temple Of Venus c/o Alfredo Ottavi Tel 051/383682 ).
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14/12/2005 13:23 - TEMPLE OF VENUS
"18th May 1980"
Il 18 maggio del 1980, come ...
TEMPLE OF VENUS "18th May 1980" Il 18 maggio del 1980, come i nostri lettori non possono ignorare, e certo data di grande importanza per la storia del post punk. Non è certo un periodo in cui la new wave più o meno dark goda di grande fortuna, ma ormai, anche in Italia, il suono figlio dell'angoscia dei Joy Division è prodotto di nicchia, con un seguito misurato ma fedele, dagli standard espressivi tutt'altro che bassi (vedi realtà del sottobosco dalle ottime aspirazioni, Kyrie, per fare un esempio) ma anche, ovviamente, dallo scarso appeal. I Temple Of Venus, che già incontrammo per un disco dal titolo inquieto di "Zig d'Bomb" mettono ora in piedi la loro opera maggiore, vagando con piglio sapiente all'interno delle coordinate wave di fine Seventies ed acerbissimi Ottanta. Non sono una cover band di Ian Curtis e soci, non sono semplici cloni tristi e revivalisti. Sono piuttosto un combo che ha scelto come universo espressivo di riferimento un mondo musicale la cui eredità non è di certo apprezzata di questi tempi. Sebbene il sospetto di un qualche macabro revivalismo sia sempre presente, il balzo in credibilità della scrittura della band dal precedente CD ad oggi è notevole. Il mercato è certo ristretto, non così la smisurata nostalgia del loro personale Tempio.
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14/12/2005 13:23 - TORI AMOS
To Venus And Back
Definirla il più moderno esempio di ...
TORI AMOS To Venus And Back Definirla il più moderno esempio di artista di culto non è un azzardo. E l'uscita del nuovo album To Venus And Back (un doppio cd contenente registrazioni dal vivo tratte dal tour del 1998 più una serie di b-sides e rarità varie) apre un nuovo capitolo nella carriera di Tori Amos. L'artista rappresenta un caso assolutamente unico nel mondo della discografia: il fervore e la devozione dei suoi fan va ben oltre le vendite. Non ha mai avuto un singolo di grande successo, ma i suoi quattro album hanno ugualmente conquistato il disco di platino negli Stati Uniti. MTV non ha mai dato grande spazio ai suoi video, salvo poi trovarsi costretta a realizzare due special sul fenomeno Tori. Un fenomeno che raggiunge l'apice nei concerti dal vivo: in un anno, la Amos sale sul palco circa 200 volte, facendo registrare regolarmente il tutto esaurito. A lei sono dedicati centinaia di siti Internet gestiti da fan, e ogni mese la cassetta postale di Tori è invasa da migliaia di lettere che nella maggior parte dei casi contengono confidenze personali e incredibili richieste di aiuto. Tori Amos (il cui vero nome è Myla Ellen Amos) è nata 36 anni fa nel Nord Carolina. Figlia di un predicatore metodista, è entrata nel prestigioso Peabody Conservatory di Baltimora alla tenera età di cinque anni grazie al suo prodigioso talento pianistico. A 11 anni è stata cacciata dallo stesso conservatorio perché dichiarava di preferire i Led Zeppelin a Chopin, a 13 ha cominciato a suonare le canzoni di Gershwin nei bar gay, a 21 è stata violentata da un uomo che era andato a sentirla cantare in un club di Los Angeles. A 24 era una rocker gettata nel fango dalle critiche negative raccolte con l'album Ykant Tori Read, ma a 27, dopo essersi trasferita a Londra, si è trasformata in un caso grazie al successo di Little Earthquakes. Secondo l'ex batterista dei Guns N'Roses Matt Sorum, Tori era una star ancor prima di diventarlo. La sua grande forza risiede probabilmente nella capacità di comunicare con il suo pubblico, con tutti quelli che lei preferisce chiamare «la gente che viene ai concerti». Prima di ogni show, Tori risponde a dieci e-mail selezionate dal suo staff per sentirsi più vicina al suo pubblico, e molto spesso trascorre ore a "chattare" su Intemet con i suoi fan. «Ricevo lettere da ragazzi stanchi di sbattersi senza nemmeno riuscire più a capire perché. Non sanno come ritrovare se stessi e non riescono ad avere più nulla dalle droghe o dalle feste. Però riescono a seguire i percorsi della mia musica». Nonostante ambisca ad uscire dal ruolo di artista di culto, la Amos non riesce a pensare di rendere la sua musica più commerciale.
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14/12/2005 13:23 - I VENUS SONO UN NUOVO GRUPPO BELGA
"Royalsucker" è il loro ...
I VENUS SONO UN NUOVO GRUPPO BELGA "Royalsucker" è il loro primo singolo prodotto da Mike Butcher (Black Sabbath, Marvin Gaye, Arno...) per la BMG. Non c'è l'ombra di una chitarra elettrica e tuttavia in 4 canzoni i Venus liberano una forza emozionale mai vista. Ogni loro concerto è un'esperienza che trasporta sia il gruppo che il pubblico in una dimensione surreale, in un universo fatto di luci soffuse, di rose, di astri e di colori. Sulla scena le note, atratti dolci e violente di un violino, di un contrabbasso e di una piccola batteria, si cedono la parola con complicità e si intrecciano con la voce di Marc Huygens, dando forma a composizioni che spaziano dal pop intimista al rock minimalista con aperture melodiche che possono ricordare per l'intensità espressa gruppi quali Radioheads, Deus... Tutti i membri del gruppo hanno progetti paralleli nel mondo del teatro come attori, musicisti, scenografi, tecnici del suono e questo permette loro di rendere i Venus qualcosa di estremamente particolare e diverso che non si identifica nel rituale rock, pur riuscendo, attraverso la loro semplicità ad arrivare al cuore di tutti coloro che li osservano. Dopo aver suonato in Belgio e in Francia, stanno per arrivare in Italia tramite la collaborazione con un nuovo gruppo italiano emergente "SCISMA" con i quali hanno trovato molte affinità.
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14/12/2005 13:23 - VENUS (Belgio)
Modern Tour
Marc Huyghens, voce, chitarra; Christian Schreurs, violini; ???, ...
VENUS (Belgio) Modern Tour Marc Huyghens, voce, chitarra; Christian Schreurs, violini; ???, basso; Thomas Van Cottom, percussioni; Patric Carpentier, visual artwork I Venus nascono nel 1997 a Bruxelles con due idee ben precise: utilizzare strumenti acustici (una batteria, un violino, una chitarra, un contrabbasso, una voce) e creare un universo scenografico che accompagni il gruppo e che lo segua ad ogni concerto. Il risultato è una musica che sa di talenti diversi e distanti tra loro, di moduli espressivi originali e spesso inediti, di un gusto per la musica e la sua rappresentazione assoluta. Un rock scuro, dalle sonorità acustiche ed inquietanti in cui a ostinati ritmici si alternano aperture melodiche di una bellezza disarmante, con un approccio artigianale all’impasto sonoro che tira in ballo riferimenti distanti anni luce tra loro, da Waits ai cabaret berlinesi, dai Velvet Underground al pop surreale e raffinato degli XTC fino ai connazionali Deus.
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14/12/2005 13:23 - VENUS Modern Tour
Marc Huyghens: voce, chitarra; Christian Schreurs: violini, basso; ...
VENUS Modern Tour Marc Huyghens: voce, chitarra; Christian Schreurs: violini, basso; Thomas Van Cottom: percussioni;Walter Janssens: basso; Patric Carpentier: visuol artwork. Su Venus l'effetto sera è così efficace, che dalla superficie di più bassi strati dell'atmosfera, non c'è differenza alcuna temperatura tra l'equatore e i poli, ne tra il giorno e la notte. Così come è trascurabile inclinazione del pianeta; non ci sono neanche le stagioni. Il tempo è sempre uniformemente torrido. Marc Huyghens, Christian Schreurs, Walter Janssens, Thomas Van Cottom e Patric Carpentier creano Venus il 2 febbraio 1997 a Bruxelles con due idee ben precise: utilizare strumenti acustici, una batteria, un violino, una chitarra, un contrabbasso, una voce. E creare un universo scenografico che accompagni il gruppo e che lo segua ad ogni concerto. Dopo il loro primo concerto, il 23 marzo 1997 a Ottignies, partono per il loro primo tour in Belgio, Lussemburgo e Olanda. Suonano al Festival Des Nuits Botanigue e cocludono il tour al Melkweg di Amsterdam. La prima registrazione ha luogo a Bruxelles nel febbraio del '98 e due canzoni di quella session vengono inserite nella compilation "Europa connection" distribuita durante il loro primo tour francese dove partecipano tra l'altro al Festival des Musiques Volantes de Metz e al Sonic di Clermont Ferrand. Il 12 marzo 1998, Venus firma un contratto discografico con la Bmg/Rca belga, il gruppo registra a Bruxelles il cds/4 tracks "Royalsucker", prodotto da Mike Butcher. L'uscita del cds dei Venus è seguita dal loro primo tour in Italia che li vede partecipare al Festival Arezzo Wave. Il 5 ottobre 1998 ha luogo la prima di "Kiss from the ghost", uno spettacolo teatrale interamente concepito, realizzato e suonato dal gruppo a Bruxelles. Quindici rappresentazioni tutte sold out. Sessanta minuti di musica a metà strada tra danza, teatro e musica da cui è stato estratto "Theme for the ghost", presente nel cds "Royalsucker". Nell'autunno del '98 il brano "Royalsucke" è inserito nella compilation di Arezo Wave che esce in Italia per Mercury. Agli inizi del '99 interrompono il loro rapporto con Bmg/Rca e durante il loro secondo tour firmano il 2 marzo un nuovo contratto discografico con l'etichetta indipendente italiana Sonica Factory, il gruppo entra immediatamente in studio a Firenze dove in tre mesi realizza, occupandosi personalmente della produzione artistica, il suo primo album "Welcome to the Modern Dance Hall". Il 17 aprile 1999, durante le registrazioni dell'album, Venus partecipa al Festival du Printemps de Bourges dove oltre a riscuotere un grosso successo di critica e pubblico si aggiudica il Premio come migliore Artista Rock. Nel maggio del 1999 esce in Italia per Sonica/Universal, il cds/4 tracks "Royalsucker" in cui viene inclusa "Germano's Voice", non presente nella prima versione della Bmg/Rca. Venus riprende la strada dei concerti e mentre prepara l'uscita dell'album, intraprende un tour europeo che li vedrà ancora in Italia, Belgio, Olanda, Svizera, Francia e Germania. Parteciperanno inoltre al Festival de Marnes a Parigi, al Beach Bum Festival di Jesoio al Paléo Festival de Nyon e al Pop Komm di Colonia. "Welcome to the Modern Dance Hall" esce in ottobre in Italia per Sonica Factory/Emi, in Belgio per Sonica Factory/62 V/Bang. WELCOME TO THE MODERN DANCE HALL Una bomba esplode a Soho. Nei Paesi Bassi, una donna partorisce. Ti addormenti nell'erba, dei soldati marciano, io riattacco il telefono. A Belgrado, l'Ambascista di Cina è bombardata. Venus registra il suo primo album a Firenze. "Welcome to the modern dance hall" il primo album dei Venus è 100% acustico. Sensuale, lirico, brutale, turpe musica da camera. Un abito logoro. Una sala da ballo dimenticata. EFFETTO VENUS - CUORI RESPONSABILI Accade, purtroppo raramente, che emozioni terrene assumano poteri soprannaturali. Accade, ancor più raramente che ci si trovi unanimamente d'accordo sulla "belleza pura" di una musica. Questo, in poche parole, è l'effetto Venus. In equilibrio nel vento del tempo, insicuri quanto basta per accrescere il senso di autocritica che permetterà loro di saldarsi con i piedi alla terra, alle strade, ai palchi, camminando a testa alta sulle note leggere come un volo, pesanti come cuori nei corpi - corpi responsabili. La musica dei Venus io l'ho sentita, l'ho vista, e ciò che ho provato, chiunque può toccarlo con mano. Sono in cinque e si misurano costantemente con l'essenzialità delle loro scelte, dei loro strumenti rigorosamente ma non ottusamente acustici - piccola batteria, contrabbasso, violino, chitarre acustiche e, naturalmente, voce. Questa loro naturale predisposizione a scavalcare le pigrizie indotte dalla tecnologia, li impegna ad approfondire la giusta opposizione tra ricerca emotiva e sforzo fisico e mentale. I Venus hanno intrapreso la strada più difficile per arrivare dritto al cuore della musica: rispettarla asciugandone il superfluo.
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14/12/2005 13:23 - VENUS "The Man That Was Already Dead"
Pur non essendoci ancora ...
VENUS "The Man That Was Already Dead" Pur non essendoci ancora arrivati del tutto, siamo ormai prossimi. Alla scena belga, va da sé: quella abbarbicata attorno all'arcipelago dEUS - Gore Slut, Zita Swoon, Moondog Jr., Dead Man Ray - e che ha nei Venus i discendenti più accreditati. Ormai trapiantati in Italia - residenza e datori di lavoro - pubblicano per la medesima etichetta dei Marlene Kuntz un live già edito in Francia al termine dell'anno passato. Un pugno di brani già apparsi un anno fa su Welcome to the Modern Dance Hall e quel passo bislacco da Kurt Weill dell'indie rock (Mingle with the Night).
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14/12/2005 13:23 - VENUS
"Welcome To The Moderne Dance Hall"
Scabro, aspro a volte, capace ...
VENUS "Welcome To The Moderne Dance Hall" Scabro, aspro a volte, capace di aperture melodiche inattese, come di coniugare chiaroscuro e battiti acustici con un senso teatrale della musica e, nel significato più ampio del termine, della canzone. Queste sommariamente le credenziali estetiche del suono Venus, una band di Bruxelles che abbiamo già apprezzato la scorsa stagione in tour per l'Italia insieme a Marlene Kuntz, ben propagandata dall'interesse di Sonica per un progetto tutto fuorché banale e che ora arriva proprio per l'etichetta fiorentina ad un debutto sulla lunga distanza dalle aperture espressive che allargano felicemente quelle dell'EP d'esordio dell'anno scorso per la BMG belga. Il nerbo del gruppo è senza dubbio fornito dall'utilizzo, spesso impressionista, del violino e del contrabbasso, oltre alla scelta del resto della strumentazione, interamente acustica e capace però di cogliere vie pop stralunate che incantano per la trasversalità ("She's So Disco", "Monster") e sono sorrette dai pizzichi delle corde e da una voce che si può piegare ad un sussiego ripetitivo come vibrare in momenti liricamente poetici ("Don't Say You Need Love"). Gruppo intimista rock e rumorista da camera, definizione un poco paradossale ma che ci pare accostare abbastanza bene questa voglia di urlare -in inglese- e di sussurrare una musica asciugata da ogni bolla superflua, capace di tendersi sul folk stralunato e dagli accenti particolari ("White Star Line"), di rendere infernali e postmoderni accenti blues ("Perfect Lover") e di aprire a forme quasi stilizzate; ("Out Of Breath"), coniugate su un'asse di rock nell'attitudine, ma molto vasta nella sua, reinterpretazione. Basando tutta la propria vitalità espressiva sugli strumenti sopra citati, è stato inevitabile che la via più ricercata per trasmettere emozioni talvolta così intense fosse quella della percussione, ovvero della loro pulsazione continua, tanto da mettere in movimento così la dialettica tra melodia e (dis)armonia di cui scrivevamo. I risultati sono di una dolcezza inquieta ("I Am The Ocean"), di una poesia notturna ("Dizzy"), come di una irrequietezza ineludibile, hanno un gusto mitteleuropeo che ci hai riportato alla mente un gruppo come i Sons Of The Desert, spogliato della sua carica ludica e roboante e messo di fronte ai languidi scenari di scelte più interiori. Inoltre, la ricerca della via più asciutta possibile per esprimersi ha creato un continuo equilibrio tra la seduzione del pop (eloquentemente,"Pop Song") e la sua improvvisa essiccazione ("Royalsucker") o deviazione verso forme meno dirette e appena più oblique. Nessuna fonte di paragone direte quindi, per i Venus di "Welcome To The Modern Dance Hall", a nostro avviso almeno: fino a quando loro stessi non vorranno spiegarci di persona l'origine di alcune delle loro interessanti magie.
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14/12/2005 13:23 - VISIT VENUS
The Endless Bummer
Esce in sordina il secondo lavoro dei ...
VISIT VENUS The Endless Bummer Esce in sordina il secondo lavoro dei Visit Venus, due ragazzoni residenti da qualche parte tra la Germania e la Danimarca che mantengono il riserbo sull'origine e la natura della loro ispirazione a meno che non si voglia credere a quanto riportavano le note di copertina di Music For Space Tourism Vol 1, secondo cui le tracce originali risalirebbero a circa venti anni prima, finanziate da un programma di sviluppo turistico della NASA troppo in anticipo sui tempi. Era la fine del 1995 con il passare degli anni, quell'album è diventato un classico del rarefatto gusto trip hop applicato alla fantascienza - come provano le innumerevoli presenze di molti di quei brani nelle compilazioni di tutto il mondo pur disdegnando gli onori della cronaca. Dopo quasi quattro anni, nei titoli di The Endless Bummer si respira aria di disillusione: quella stagione di fantomatico progresso è finita ("The Big Tilt"), il ritorno sulla terra assomiglia ad un brutto risveglio ("Space Nazist Must Die"), quello nello spazio non è stato un viaggio a lieto fine ("Planet Of The Breaks"). Il viaggio fantastico del Prof Mario von Hacht e del Dott Mario Cullmann è stato sopraffatto dalla tristezza, lo stile si è fatto più cupo ma è rimasto intatto: breakbeat lenti ed echi distanti, vecchie tastiere e niente voci umane. The Endless Bummer è un lungo album notturno e solitario, senza brani adatti alle luci della ribalta, ogni singola battuta è intima e meditata, intensa e profonda. Probabilmente non farà tendenza, ma la sua pacata inquietudine è la colonna sonora ideale per questo turbolento passaggio di millennio "Space H" consola le ferite dell'anima, "For A Few Euros More" accenna una piega d'ironia, "The Next Testament" suggerisce che lo scopo della vita può ben essere viverla in sé, stare a vedere come va a finire. Da ascoltare bendati.
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14/12/2005 13:23 - XTC
Apple VENUS Volume 1 (Cooking Vinyl)
Per ragioni di assenza personale ...
XTC Apple VENUS Volume 1 (Cooking Vinyl) Per ragioni di assenza personale non sono stato in grado di raccomandarvi la stupenda raccolta - ma è qualcosa di molto di più! - quadrupla ‘Transistor Blast’. Lo faccio ora e caldamente, nel caso non conosciate la band di Swindon (che per un patito di musica è mancanza grave quanto per uno di calcio non conoscere Marco Van Basten), approfittando dell’uscita del loro nuovo album, il primo dai tempi di ‘Nonsuch’ che risale a ben 7 anni fa. Abbandonata la Virgin (sono sempre i migliori che se ne vanno!) ed approdati alla piccola ed attenta Cooking Vinyl (in pratica stanno lì col retino ad aspettare che cadano dal piano superiore le pere più succose) gli XTC, ridotti a duo dopo la fuoriuscita - sembra imposta - di Dave Gregory che pure nel disco compare, hanno sfornato semplicemente un album limpido, ricco di ballate che risentono poco della nevrosi del Partridge giovane ma ne mantengono lo scheletro in tensione (non foss’altro per la sua voce!). Cristallini come in pochi sanno essere, pieni di aperture beatlesiane (nel caso qualcuno ufficializzi un concorso sui più degni successori dei baronetti di Liverpool, vi do una puntata ultrasicura: XTC), capaci di scrivere canzoni con la C maiuscola, gli XTC hanno confezionato un album che esce fuori alla distanza, contrariamente ai primi immediatissimi capolavori - e penso soprattutto al meraviglioso ‘Drums & Wires’ - capace di dare i brividi anche con una sola chitarra acustica. E, da poeti consumati, riescono ad essere aerei anche quando, come in ‘Your Dictionary’, tirano fuori lo spelling di F-U-C-K. Aspettando l’annunciato più nevrastenico Volume 2 insistiamo sul piatto (eh già, perché esiste anche la versione in padellone di vinile da 12 pollici!) con le 11 dolcezze qui proposteci. E a chi li ha trovati un po’ appannati consiglierei una bella boccetta di Collirio; probabilmente il difetto viene da lì.
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14/12/2005 13:23 - XTC Wasp Star (Apple Venus Volume 2)
"Lighter and Cheerful". Parola ...
XTC Wasp Star (Apple Venus Volume 2) "Lighter and Cheerful". Parola di Andy Partridge. Più leggero e divertente di "Apple Venus Volume 1". E in effetti le prime due canzoni del nuovo disco degli XTC - più volte annunciato e rinviato, com'è ormai abitudine per la band di Swindon - sono come un soffio d'aria primaverile dopo un lungo e rigido inverno. "Playground" - con un tagliente riff di chitarra elettrica, un coro di bambini e un andamento altalenante - è un'apertura solare e tipicamente XTC. Sembra quasi impossibile che una canzone così intimamente inglese possa attrarre chi inglese non è, eppure la forza degli XTC è anche in questa adesione profonda alle proprie radici culturali e al proprio modo - ironico, poetico, disincantato - di vedere la realtà. Dalla porta spalancata di "Playground" si entra nel giardino degli XTC e subito si resta impigliati nella ragnatela colorata di "Stupidly Happy", una filastrocca micidiale e diabolica. Ed è appena l'inizio. Una volta irretito l'ascoltatore, Partridge e Moulding continuano a colpirlo con melodie insinuanti, cori avvolgenti e incredibili fraseggi di chitarre elettriche. Sembra proprio che con "Wasp Star" i due XTC rimasti abbiano voluto dar fondo a tutto l'armamentario stilistico e poetico elaborato in anni e anni di onorata carriera. Potrebbe perfino succedere - come del resto è accaduto in Giappone per "Apple Venus Volume 1" che un nuovo e numeroso pubblico si accorga di loro e spezzi, almeno per qualche tempo, l'incantesimo che vuole gli XTC cristallizzati nel ruolo di 'gruppo di culto' per eccellenza. "In Another Life", "My Brown Guitar" e "Boarded Up" scivolano dolcemente una dietro l'altra fino a "I'm The Man Who Murdered Love", agrodolce e irresistibile XTC song, provvidenziale per disperdere la nebbia della malinconia incombente. Difficile scegliere un titolo fra le restanti cinque canzoni. Forse "Church Of Women", con il suo splendido assolo di chitarra.
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14/12/2005 13:23 - VENUS
Venus è una Pop-Rock cover band formata da cinque ...
VENUS Venus è una Pop-Rock cover band formata da cinque ragazze londinesi di vero talento e con anni passati sui più noti "stages" di Londra. La chitarrista viene dalla band delle "Girlsschool". Con i suoi assoli distinti ed aggressivi da un tono selvaggio e marcato alla band, senza per questo sottovalutare le sue capacità di corista-cantante. La batterista ha suonato con "Yaz" e "X-Ray Specs" partecipando a numerosi tours. La tastierista è uno degli elementi chiave della band e caratterizza decisamente il "sound" delle Venus. Ha lavorato come turnista avvalendosi anche delle sue ottime qualità vocali. La bassista ha influenze "funky" e lo dimostra proprio con i suoi "grooves". Per finire, la "lead-vocalist" grazie alla sua voce e forte personalità riesce sempre a essere coinvolgente e a mantenere un filo diretto con il pubblico durante lo: "show": Le Venus, ormai conosciute in quasi tutti i locali di Londra, si sono esibite anche in diversi importanti "festivals" guadagnando un notevole seguito di "funs" proprio grazie alle loro doti di intrattenimento e coinvolgimento. Il loro repertorio spazia dagli anni 60' fino ai successi degli ultimi anni: Lo "show" è deliziato da alcuni brani "mix", una sorta di "pot-pouri" che a volte da alla "performance" delle impennate che non danno un attimo di respiro. Imminente il loro primo "tour" italiano.
























































































