Live Band
Live di questa band:
Nessun evento trovato in archivio
Testi in archivio:
-
14/12/2005 13:23 - MERCURY REV
"Deserter's Songs"
Da sempre persi nelle loro fantasie spaziali era ...
MERCURY REV "Deserter's Songs" Da sempre persi nelle loro fantasie spaziali era abbastanza prevedibile che prima o poi i Mercury Rev avrebbero completamente smarrito anche le nozioni del tempo. Sintomi in questo senso erano avvertibili già in ciascuno dei tre lavori licenziati fin qui dal gruppo di Buffalo, ma certamente mai come in questa occasione tale sindrome si era manifestata in maniera così conclamata e virulenta. Il sospetto che la navicella agli ordini del capitano Jonathan Donahue abbia ormai preso una decisa deriva progressive nasce ancor prima che l'imponente impianto sonoro da lui messo in moto intorno ai cinque membri dell'equipaggio abbia modo di dispiegarsi in tutta la sua ampollosa ampiezza. A fondarlo, infatti basta dare uno sguardo all'arsenale di strumenti impiegato nella registrazione delle undici tracce di questo Deserters Songs una lista che oltre al robusto campionario di mellotron, sintetizzatori, clavinet e harpsichord abitualmente maneggiato dai sei comprende archi, fiati e voci varie e assortite di un altra buona dozzina di ospiti nell'elenco dei quali sono in bella evidenza i nomi di Levon Helm e Garth Hudson della Band. Un vero e proprio apparato orchestrale dunque dal quale non poteva che sortire un album dal taglio e dalle ambizioni sinfoniche, cosa che le prime battute di Holes provvedono immediatamente a confermare proponendo una sorta di tema per sci-fi hollywoodiana una melodia lenta e ad ampio respiro. L'impressione di ascoltare la colonna sonora di un film immaginario si fa sempre più nitida mano a mano che si prosegue nell'ascolto, ovvero con i cori celestiali e i vibrati del theremin in Endlessly la breve sonata per pianoforte e moog di I Collect Coins, l'oratorio pop intonato in Opus 40 la ciarda improvvisata nei due minuti di The Happy End (The Drunk Room), i pieni orchestrali di The Funny Bird, il trionfo di elettronica analogica celebrato da Pick Up If You're There e fino all'esercizio vagamente strawinskyano abbozzato nella traccia nascosta tanto che alla fine e paradossalmente è proprio Delta Sun Bottlenek Stomp ovvero il brano remixato dai Chemical Brothers, a mostrare più di ogni altro le fattezze della canzone pop. Che i Mercury Rev stiano architettando la riapertura del leggendario UFO Club e una riedizione del 24 Hours Technicolour Dream? Con ogni probabilità, no: quello sarebbe intatti un disegno fin troppo realistico per un gruppo che sembra essersi ormai ritirato a vivere in una fantasmagorica dimensione parallela.
-
14/12/2005 13:23 - Mercury Rev non sono da meno, dall’album d’esordio “Yerself is ...
Mercury Rev non sono da meno, dall’album d’esordio “Yerself is Steam” del 1991 ad oggi altri quattro album (tra cui il controverso “See you on the other side”), in mezzo, nel 1995 il rischio di scioglimento scongiurato grazie ad un cambio di formazione e sonorità che poi porta la band di Buffalo al già citato “Deserter’s Songs” che li fa entrare di diritto nella storia del rock. Un album che contiene una canzone come “Goddess on a Hiway” che impressiona per le emozioni che lascia traspirare e che i Mercury Rev propongono dal vivo rivisitandola a seconda delle situazioni.




























































































































































































































