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14/12/2005 13:23 - R.E.M.
Man On The Moon
"Ehy Andy, l'hai sentita questa? Dimmi, ...
R.E.M. Man On The Moon "Ehy Andy, l'hai sentita questa? Dimmi, ti sei bloccato nel dire la battuta?", cantavano qualche anno fa i R.E.M. in Man On The Moon. Una sorta di surreale elegia di un personaggio altrettanto singolare: il comico Andy Kaufman, morto nel 1984 a 35 anni. Ma questo era solo il primo segnale della sua riscoperta. A Natale uscirà negli U.S.A. un film che ne ripercorre la vita. Intitolato, guarda caso, Man On The Moon. I R.E.M. non solo hanno dato in prestito il titolo del loro brano; hanno anche curato la colonna sonora, in uscita in questi giomi. Man On The Moon è stato diretto da Milos Forman, già premio Oscar per Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo e Amadeus, e nomination per Larry Flint. Il ruolo di Kaufman è stato affidato al trasformista Jim Carrey, che ritorna sullo schermo dopo il successo di The Truman Show. Completano il cast Courtney Love (Lynne Margulies, la sua donna) e Danny De Vito, che interpreta il manager George Shapiro, oltre ad avere prodotto il film. Kaufman divenne famoso negli Anni '70 comparendo nei più noti comedy show americani, come il Saturday Night Live e il David Letterman. Ma non era un comico come gli altri: poteva far sbellicare dalle risate il pubblico, oppure disorientarlo con uscite senza senso; o invitare la gente in platea a mangiare biscotti e latte alla fine di uno spettacolo, come in una memorabile performance alla Carnegie Hall del 1979 raccontata nel film. Iniziò imitando Elvis Presley. Divenne noto per la figura del comico arrivato dall'est Europa, incapace di far ridere e per questo ridicolo. Il personaggio si sarebbe poi evoluto in Lakta Gavras, uno dei protagonisti della sitcom Taxi trasmessa per cinque stagioni a partire dai 1978. Tanto per ribadire la sua incapacità di separare arte e realtà, l'interpretazione più geniale di Kaufman fù quella sul ring: si autodichiarò Primo Campione Inter-sessi di wrestling combattendo dal 1979 al 1983 con circa 400 donne. E non era una finta, i match erano veri! Insomma, la sregolatezza di Kaufman sembrava fatta apposta per dare ispirazione alla poetica impressionista delle canzoni di Michael Stipe. E, difatti, il cantante dei R.EM. si è sempre dichiarato un suo fan. Quando il gruppo è stato coinvolto nella produzione del film non ci poteva credere, ha raccontato Stipe. Non è una novità che il cantante si occupi di cinema: tra le sue numerose sortite in questo campo spiccano la produzione di Velvet Goldmine e di Being John Malkovich, debutto cinematografico del regista di videoclip Spike Jonze, recentemente presentato a Venezia. E' però la prima volta in cui tutta la band viene coinvolta direttamente nella lavorazione di un film. I R.EM. hanno scritto appositamente The Great Beyond: una canzone che richiama Man On The Moon, nelle atmosfere e nelle parole. E, tra un pausa e l'altra della promozione di Up, hanno composto lo score del film: cinque brani strumentali, più una versione orchestrale del brano di Automatic For The People. Il cd contiene poi alcune canzoni degli Anni '70, tra cui un paio cantate da Kaufman. E include anche This Friendly World: un singolare duetto tra Stipe e Carrey che rifà la voce a Kaufman, lasciandosi andare in esilaranti giochi vocali. Man On The Moon dimostra che i R.EM. hanno ancora voglia di divertirsi e far divertire. Proprie come Andy Kaufman.
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14/12/2005 13:23 - R.E.M. Reveal - anteprima
Un alone di mistero sembra circondare l'uscita ...
R.E.M. Reveal - anteprima Un alone di mistero sembra circondare l'uscita di ogni album dei R.E.M. Forse perché Michael Stipe, Peter Buck e Mike Mills tradizionalmente non amano sbandierare ai quattro venti ogni minima mossa, e da loro ci si può aspettare di tutto, visto quanto sono soliti cambiare ad ogni disco. I dettagli sul nuovo album dei R.E.M., il tredicesimo, non sono moltissimi, ma sufficienti a fare un po' di luce sul mistero. Si chiamerà Reveal ed uscirà in primavera. Finora si è parlato di aprile/maggio, ma una data ufficiale non è ancora stata fissata, per cui non si escludono sorprese. Verrà con ogni probabilità anticipato da un singolo in marzo, il cui titolo dovrebbe essere Imitation of life. Il disco è stato registrato tra il Canada (Vancouver), Dublino (dove Stipe e soci sono stati spesso avvistati in compagnia degli U2), Miami e la città natale di Athens, Georgia. Come il suo predecessore Up, uscito alla fine del 1998, il primo lavoro dopo le dimissioni del batterista Bill Berry, Reveal è stato prodotto insieme a Pat McCarthy. Nel disco compaiono gli stessi musicisti che presero parte alla lavorazione del disco precedente e al successivo tour: il batterista Joey Waronker, ormai diventato il rimpiazzo ufficiale di Bill Berry, Scott McCaughey e Ken Stringfellow. Le uniche, laconiche dichiarazioni sul suo contenuto fanno pensare a un parziale allontanamento dall'elettronica rétro di Up. Il manager della band Bertis Downs ha confermato la presenza di più brani rock e Mike Mills ha parlato del disco come di un incrocio tra Up e Automatic for the people, il capolavoro semi-acustico del '92. L'unica prova concreta di queste voci sono le nuove canzoni, suonate dal gruppo nelle recenti esibizioni sudamericane, al Rock in Rio Festival e a Buenos Aires: si chiamano The lifting e She just wants to be, e sono facilmente reperibili in rete come Mp3 di ottima qualità. Ricordano vagamente The great beyond, il brano che fece da colonna sonora a Man on the moon, il film di Milos Forman. Più aggressiva The lifting, più melodica She just wants to be: entrambe segnano un ritorno a quei suoni di chitarra che sono stati per lungo tempo il marchio di fabbrica dei R.E.M. Una terza canzone, I've been high, è stata suonata lo scorso ottobre in un concerto ad Athens ed è una ballata più introspettiva. Circola qualche altro titolo delle canzoni in lizza per la pubblicazione: Disappeared, Beach ball e Saturn return, ma la track list non è stata ancora svelata. I R.E.M. dichiararono che il primo vero disco nella nuova formazione a tre sarebbe stato il successore di Up, perché i suoni elettronici di quest'ultimo erano stati una reazione al fatto di ritrovarsi senza una vero batterista. Se queste sono le premesse, Reveal ci dirà molto sui R.E.M. del Duemila.
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14/12/2005 13:23 - R.E.M.
Up (Warner Bros)
Era molta la curiosità che circondava l'undicesima ...
R.E.M. Up (Warner Bros) Era molta la curiosità che circondava l'undicesima fatica in studio dei R.E.M., non foss'altro perchè Up - primo lavoro dopo la dipartita del batterista Bill Berry - si preannunciava come un disco in qualche modo "senza rete". La ferma volontà dei tre superstiti, Stipe, Mills e Buck di non voler sostituire Berry - preferendo avvalersi dei servigi di Barrett Martin (Screaming Trees) e di Joey Waronker (Beck) - unita alla dichiarazione programmatica di volersi in qualche modo "reinventare", lasciavano infatti legittimamente pensare ad Up, come ad una sorta di viatico versa una terza, nuova fase nella carriera dell'ensemble di Athens, sperimentale ed "informale" e proprio per questo motivo non scevra da incognite. Se a tutto questo si aggiunge che il precedente lavoro New Adventures in Hi-fi, nonostante l'eccellente caratura artistica, era stato un flop al botteghino, beh allora si può sostenere a ragion veduta che questo nuovo disco tenesse col fiato sospeso più di un fan. In particolare erano in molti a chiedersi quale direzioni avrebbe preso la musica dei R.E.M. dopo ben 17 anni di onorata carriera e soprattutto dopo lo split-up di Bill Berry, a tutti gli effetti coautore e parte integrante del combo sin dai tempi pionieristici dell'e.p.Chronic Town (1981). A tutta questa ridda di interrogativi più o meno fondati Up risponde nella miglior maniera possibile, ossia attraverso un'ora abbondante di ottima musica che riconferma la band georgiana forse la formazioni più valida ed interessante degli ultimi quattro lustri. Probabilmente l'unica a sapersi rinnovare con intelligenza ed acume senza cavalcare l'onda effimera di mode e tendenze. Diversamente dagli U2 che nell'ultimo Pop hanno calcato un pò troppo la mano con suoni in odore di Prodigy e Chemical Bros con risultati discutibili, i R.E.M. "informali" di fine millennio si confrontano con le nuove tendenze elettroniche ma piegandole alle proprie esigenze e alle proprie atmosfere. Eccezion fatta per il singolo Daysleeper, che potrebbe essere benissimo un out-take di Green o di Out Of Time, e per classici pezzi R.E.M. style come Sad Professor o Walk Unafraid, molte delle 14 tracce di Up si segnalano infatti per arrangiamenti policromi e sonorità affascinanti ed inconsuete frutto di un indovinato matrimonio tra la triade classica del rock'n'roll, chitarra-basso-batteria e l'elettronica. Eloquente in tal senso l'incipit affidato ad Airport, brano che lambisce territori quasi "ambientali", con un Michael Stipe che sussurra su una base elettronica. Discorso simile per l'anthemica Lotus, indovinato connubio tra il suono stradaiolo e tagliente "alla New York Dolls" di Monster e la vivacità multicromatica di pirotecnici arrangiamenti futuristi.. Ma il brano più spiazzante dell'intera raccolta è appannaggio di Hope -canzone che ricalcata sulla linea melodica di Suzanne di Leonard Cohen, stupisce per la particolarità e la genialità della sua veste formale decisamente hi-tech e per la coda finale dissonante. Per il resto a farla da padrona negli altri episodi del disco è la classica ballad r.e.m.iana che viene svecchiata e rispolverata grazie ad un uso intelligente di sonorità tastieristiche marcatamente elettroniche con risultati davvero eccellenti. Vista l'atmosfera decisamente malinconica ed eterea dell'intera opera potremmo definire Up come una sorta di Automatic For The People di fine millennio, ma come si sa le definizioni - specie quando si ha a che fare con outsiders di tal guisa - lasciano il tempo che trovano, meglio allora in questi casi lasciar parlare la musica.
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14/12/2005 13:23 - R.E.M.
Up (Warner Bros)
Era molta la curiosità che circondava l'undicesima ...
R.E.M. Up (Warner Bros) Era molta la curiosità che circondava l'undicesima fatica in studio dei R.E.M., non foss'altro perchè Up - primo lavoro dopo la dipartita del batterista Bill Berry - si preannunciava come un disco in qualche modo "senza rete". La ferma volontà dei tre superstiti, Stipe, Mills e Buck di non voler sostituire Berry - preferendo avvalersi dei servigi di Barrett Martin (Screaming Trees) e di Joey Waronker (Beck) - unita alla dichiarazione programmatica di volersi in qualche modo "reinventare", lasciavano infatti legittimamente pensare ad Up, come ad una sorta di viatico versa una terza, nuova fase nella carriera dell'ensemble di Athens, sperimentale ed "informale" e proprio per questo motivo non scevra da incognite. Se a tutto questo si aggiunge che il precedente lavoro New Adventures in Hi-fi, nonostante l'eccellente caratura artistica, era stato un flop al botteghino, beh allora si può sostenere a ragion veduta che questo nuovo disco tenesse col fiato sospeso più di un fan. In particolare erano in molti a chiedersi quale direzioni avrebbe preso la musica dei R.E.M. dopo ben 17 anni di onorata carriera e soprattutto dopo lo split-up di Bill Berry, a tutti gli effetti coautore e parte integrante del combo sin dai tempi pionieristici dell'e.p.Chronic Town (1981). A tutta questa ridda di interrogativi più o meno fondati Up risponde nella miglior maniera possibile, ossia attraverso un'ora abbondante di ottima musica che riconferma la band georgiana forse la formazioni più valida ed interessante degli ultimi quattro lustri. Probabilmente l'unica a sapersi rinnovare con intelligenza ed acume senza cavalcare l'onda effimera di mode e tendenze. Diversamente dagli U2 che nell'ultimo Pop hanno calcato un pò troppo la mano con suoni in odore di Prodigy e Chemical Bros con risultati discutibili, i R.E.M. "informali" di fine millennio si confrontano con le nuove tendenze elettroniche ma piegandole alle proprie esigenze e alle proprie atmosfere. Eccezion fatta per il singolo Daysleeper, che potrebbe essere benissimo un out-take di Green o di Out Of Time, e per classici pezzi R.E.M. style come Sad Professor o Walk Unafraid, molte delle 14 tracce di Up si segnalano infatti per arrangiamenti policromi e sonorità affascinanti ed inconsuete frutto di un indovinato matrimonio tra la triade classica del rock'n'roll, chitarra-basso-batteria e l'elettronica. Eloquente in tal senso l'incipit affidato ad Airport, brano che lambisce territori quasi "ambientali", con un Michael Stipe che sussurra su una base elettronica. Discorso simile per l'anthemica Lotus, indovinato connubio tra il suono stradaiolo e tagliente "alla New York Dolls" di Monster e la vivacità multicromatica di pirotecnici arrangiamenti futuristi.. Ma il brano più spiazzante dell'intera raccolta è appannaggio di Hope -canzone che ricalcata sulla linea melodica di Suzanne di Leonard Cohen, stupisce per la particolarità e la genialità della sua veste formale decisamente hi-tech e per la coda finale dissonante. Per il resto a farla da padrona negli altri episodi del disco è la classica ballad r.e.m.iana che viene svecchiata e rispolverata grazie ad un uso intelligente di sonorità tastieristiche marcatamente elettroniche con risultati davvero eccellenti. Vista l'atmosfera decisamente malinconica ed eterea dell'intera opera potremmo definire Up come una sorta di Automatic For The People di fine millennio, ma come si sa le definizioni - specie quando si ha a che fare con outsiders di tal guisa - lasciano il tempo che trovano, meglio allora in questi casi lasciar parlare la musica. Massimiliano Di Pasquale
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14/12/2005 13:23 - Dopo l'enorme successo del tour europeo, che ha fatto tappa ...
Dopo l'enorme successo del tour europeo, che ha fatto tappa anche in Italia - 15 gennaio a Milano, 16 gennaio a Bolzano - registrando due sold out da record, la band di Michael Stipe tornerà ad emozionare i numerosi fans italiani per un imperdibile concerto allo Stadio Olimpico di Roma il 10 giugno 2005. La band di Athens, porterà sul palco i successi di oltre vent'anni di carriera e i brani dell'ultimo lavoro, "Around The Sun": l'album, uscito lo scorso ottobre ed entrato direttamente al numero uno della classifica italiana, è doppio platino in Italia e si trova tuttora nei primi posti della classifiche di vendita. Successo ottenuto grazie ai due singoli, "Leaving New York", che è rimasto per diverse settimane in testa alla classifica dei singoli, e il più recente "Aftermath". Il concerto romano non sarà l'unica data italiana dei REM: il giorno dopo saranno, come già annunciato, all'HEINEKEN JAMMIN FESTIVAL di Imola come headliner della seconda giornata, 11 giugno 2005, dopo le esibizioni di Garbage e Green Day.. www.remhq.com - Info: Clear Channel Entertainment - Via Pietrasanta 14 - 20100 Milano - 02/530061 - 02/53006401 - 02/53006501 - 347/1040966 - www.clearchannel.it









































































































































































































































































































































































































































































