Live Band
Live di questa band:
Mar 29 Mag ORION - Ciampino (RM) - Italia
ORION Viale Kennedy, 52 CIAMPINO RM INFO: 06/43598891 www.orionliveclub.com
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 -
FEAR FACTORY - Fear Is A Mindklller
Trapani elettrici in discosoup: ...
FEAR FACTORY - Fear Is A Mindklller Trapani elettrici in discosoup: i FF hanno preso 5 canzoni dal loro recente album tritacarne Soul Of A New Machine e ne hanno affidato la "transmutation" a Bill Leelè7 e Rhys Fulber. Risultato: un potente ibrido fra la devastazione metalindustriale (con canonica voce strizza-velopendulo) ed i serratissimi ritmi della electrodisco. [)ancecore, magari non ballabile in tutte le parrocchie ma di enorme coinvolgimento emotivo. Quasi fonda/mentale.
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14/12/2005 13:23 - Fear Factory "Obsolete"
Chi si aspettava un seguito elettronico (dopo l'esperienza ...
Fear Factory "Obsolete" Chi si aspettava un seguito elettronico (dopo l'esperienza Remanufacture) rimarrà deluso dai Fear Factory. Obsolete è la dimostrazione che quel disco era un serio "divertissement", con un probabile seguito, ma comunque un esperimento. La coppia Bell/Cazares riparte da Demanufacture, dalla sua struttura cyber-metal, trovando però una via alternativa ai suoni di una Breed; ed in quest'ottica si deve notare che è l'aspetto canzone (il lato umano della macchina) che prevale su quello cibernetico. Nessun cedimento commerciale, attenzione, ma solo una splendida disposizione all'insieme della composizione. Con queste premesse, Descent è un vero gioiello, reso ancor più brillante da un Burton C. nettamente migliorato nelle linee più morbide e vellutate dei Fear Factory. E' un'annotazione importante, perchè evidenzia un processo evolutivo tutt'ora in atto nel gruppo. Ed è la migliore occasione per gettare le basi di una vita futura nei Fear Factory, capaci, anche in questa occasione di non rallentare la corsa, e vivere il presente come un nuovo inzio.
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14/12/2005 13:23 - FEAR FACTORY "Digimortal"
Sembra che la platea più radicale non abbia ...
FEAR FACTORY "Digimortal" Sembra che la platea più radicale non abbia molto apprezzato il maggior input melodico dell'ultimo album dei Fear Factory, "Obsolete", ma il quartetto americano giustamente insiste su questa linea ricercando una posizione d'equilibrio fra l'originaria matrice hardcore ed una vena più accessibile. Il suono non muta sostanzialmente, tutt'altro, perché la costante collaborazione con il producer Rhys Fulber (ex-Frontline Assembly), che ha sposato senza riserve la tendenza "metalfuturibile" dei musicisti, ha ormai impresso un marchio facilmente riconoscibile alla loro fredda aggressione "tecnologica". Anche le tematiche del nuovo "Digimortal" (ossia "Digital Mortality") sono tradizionalmente Fear Factory, approfondendo la conflittuale relazione fra uomo e macchine/computers che ossessiona le fantasie apocalittiche di Burton C.Bell e compagni. E se da un lato il loro quarto album vuole consolidare i rapporti con lo stile più oltranzista degli esordi seppur mitigato da sofisticati effetti di produzione (l'iniziale "What Will Become" è una conferma in tal senso) ritengo che le quattro migliori outtakes di "Digimortal" siano invece quelle in cui Burton pilota i suoi bravi in una dimensione musicale ad ampio respiro. Così, mentre i suoni compressi di "Acres Of Skin" e "Hurt Conveyor" non hanno più la stessa febbrile intensità del classico "Demanufacture" ed il sodalizio con B-Real dei Cypress Hill non aggiunge nulla di eccitante ai già sfruttati esperimenti rap-metal dei Factory, il nuovo singolo "Linchpin" è molto più efficace. Ecco finalmente una melodia vocale di grande presa, pur senza rinunciare ai fraseggi serrati fra la chitarra di Cazares ed i ritmi di precisione computerizzata. Quasi identica nella struttura ed altrettanto convincente è la title-track, con un coro arioso che spezza l'impianto claustrofobico dei riffs. "Invisible Wounds" e "Never End" accentuano il fattore melodico, ed anche la chitarra di Cazares accetta di esplorare sfere elettro-acustiche, inoltre i programmi elettronici di Fulber in "Never End" dischiudono ai Factory prospettive che i musicisti non dovrebbero vergognarsi di esplorare. "Digimortal" è un disco di transizione da valutare positivamente: i Fear Factory non intendono rinunciare alla loro posizione di capostipiti del new breed metal, che tanti proseliti ha conquistato negli ultimi anni. La loro funzione innovativa è già consegnata alla storia, l'obbiettivo attuale è di non ripetere in eterno lo stesso film.
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14/12/2005 13:23 - FEAR FACTORY "Digimortal"
La storia credo la conosciate alla perfezione ma ...
FEAR FACTORY "Digimortal" La storia credo la conosciate alla perfezione ma conviene in ogni caso rispolverare la memoria... Dunque, i Fear Factory nell'ambito del metal estremo hanno rivestito un ruolo ed una importanza fondamentale ossia: quella di aver portato a coesione l'urgenza monolitica del metal con l'impatto apocalittico e visionario dell'elettronica, meglio nota con il termine di techno industriale. Nacque così nel '95 un disco epocale, quel Demanufactured che aprì nuove strade alla contaminazione gotica nel metal e che sancì l'origine del cyber metal (trasfigurazione musicale della dimensione tecnologica alla Blade Runner). Ebbene ragazzi, oggi le cose sono cambiate parecchio poiché i nostri hanno ampiamente scelto con Digimortal la ben più saggia (per loro) via dell'autocelebrazione. Il disco infatti nulla aggiunge e nulla toglie a quello che i Fear Factory hanno composto sino ad oggi, diciamo che si crogiola in una monotonia stilistica che ha pochi e rari spunti di picco creativo, salvo nella fase conclusiva del percorso, limitandosi a ripercorrere le medesime partiture tecnologiche.
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14/12/2005 13:23 - FEAR FACTORY "Obsolete"
Con le avveniristiche manipolazioni siderurgiche di "Demanutacture" (1995) ...
FEAR FACTORY "Obsolete" Con le avveniristiche manipolazioni siderurgiche di "Demanutacture" (1995) i Fear Factory si sono imposti come la lorza più avanzata del metal moderno in corsa verso il 2000, anticipando un'ipotesi credibile del futuro di questo genere; peccato che due anni dopo, l'abominevole remix dello stesso disco, ribaltezzato "Remanufacture", si concedeva al compromesso con la cosiddetta techno 'estrema', volgarizzando le eccellenti intuizioni dell'opera precedente, ridotte ad un disturbante monolito di martellante ripetitivita. Qualche contraccolpo i Fear Factory devono averlo ricevuto, perché ora mischiano le carte dichiarando che "Remanufacture" era viziato da un errore di forma: la sua durata l'avrebbe fatto passare per un nuovo album, mentre in realtà si trattava solo di un EP, un esperimento di rimissaggio come il precedente "Fear Is the Mind Killer", del '92. Il gruppo americano non lo ammetterà mai ma con "Remanufacture" ha davvero rischiato di alienarsi le simpatie del suo pubblico maggioritario. Infatti il terzo "Obsolete" rimette le cose a posto, e non è affatto casuale che il brano d'apertura "Shock" riparta dalle stesse coordinate che avevano caratterizzato "Demanufacture", giocate sulla netta contrapposizione tra parti dominate da riffs serrati e violenti, ed improvvise aperture melodiche da fantascienza, dove la voce gutturale di Burton C. Bell assume connotati più 'umani'. Una teoria musicale 'degli opposti' che rappresenta una tematica ricorrente nei Fear Factory, ossia la feroce dialettica tra uomo e tecnocrazia delle 'macchine', destinati ad annientarsi reciprocamente. Secondo la filosofia di "Obsolete", è l'uomo destinato a soccombere, dopo aver creato le macchine con l'intento di rendersi più agevole la vita... In verità, secondo questa visione pessimistica l'uomo non è più il principale protagonista del suo tempo, perché l'evoluzione tecnologica l'ha ridotto a schiavo della stessa, rendendolo 'obsoleto'. Così, nel terzo album dei Fear Factory, il sistema tecnologico assume le sembianze di mostruosi automi (Edgecrusher, Smasher/Devourer, Securitron) letali per l'umanità come il Terminator che intitola un classico film di apocalittica sci-fi. Dal punto di vista musicale, "Obsolete" rinnova le glorie di "Demanufacture", e gran parte dei brani (emblematici "Smasher Devourer", "Hi-Tech Hate" e i "Securitron") ribadiscono il trademark; della formazione, ossia rasoiate di riffs dalla precisione chirurgica, sezione ritmica in sensurround e presagi di cataclismi incombenti, prima dell'improvvisa risoluzione melodica, dove la voce di Burton decolla sulle oscillazioni di synth siderali. Ma il disco si offre anche a differenti alternative, e se l'hip-hop brutalista di "Edgecrusher" rientra in un'ottica risaputa, "Descent" inizia un processo di avvicinamento verso una musicalità a più ampio respiro, senza nulla perdere in carica drammatica, ed addirittura l'album si chiude con due inusitati esperimenti per gruppo e sezione orchestrale (il Vancouver Chamber Ensemble di 11 elementi), ossia "Resurrection" e "Timelessness"; non tradiscono affatto lo spirito iconoclasta del gruppo, svelando nuovi sbocchi creativi.










































































































































































































































































































































































































































































