Live Band
Live di questa band:
Gio 31 Mag LIVE FORUM - Assago (MI) - Italia
LIVE FORUM VIA G. DI VITTORIO 6 ASSAGO MI INFO: liveforum@forumnet.it www.liveforum.it
Testi in archivio:
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14/12/2005 13:23 - ACID RAIN
Il trio fabrianese si è formato nell'agosto del '96. ...
ACID RAIN Il trio fabrianese si è formato nell'agosto del '96. Nei suoi concerti si può ascoltare del rock fusion energico inframezzato da atmosfere più rarefatte che vanno dal blues al funky, dall'acid jazz alla jungle. I componenti Duccio Spacca alla chitarra elettrica, a studiato con il chitarrista jazz Tommaso Lama ed è insegnante di chitarra moderna; Gianludovico Carmenati al basso elettrico, ex Politbüro e diplomando in contrabbasso; Renato Baroni alla batteria, dal drumming incisivo ed essenziale. Eseguono brani propri e cover rielaborate.
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14/12/2005 13:23 - Alessandro Raina
Colonia Paradi'es (Cat: CA7)
L'avventura sonora e fotografica di Alessandro ...
Alessandro Raina Colonia Paradi'es (Cat: CA7) L'avventura sonora e fotografica di Alessandro Raina si compone di17 frammenti di folk minimale, in bassissima fedeltà sovrapposte a 13 fotografie in bianco e nero. Suonato e registrato in aperta campagna racconta la storia di un paese ormai quasi scomparso. Proto-canzoni, voci dimenticate, racconti brevi e cut ups. Romantico e intimista, la sua scrittura oscilla fra Tondelli, gli Starfuckers e Alda Merini.
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14/12/2005 13:23 - ALESSANDRO RAINA Colonia Paradi'es
"L'avventura sonora e fotografica di Alessandro Raina ...
ALESSANDRO RAINA Colonia Paradi'es "L'avventura sonora e fotografica di Alessandro Raina si compone di diciassette frammenti di folk minimale in bassissima fedeltà, sovrapposte a tredici scatti in bianco e nero. Suonato e registrato in aperta campagna, racconta la storia di un paese ormai quasi scomparso Protocanzoni, voci dimenticate, racconti brevi, cut-ups e folk futurista. Romantico e intimista, la sua scrittura oscilla fra Tondelli, gli Starfuckers e Alda Merini." Ben poco da aggiungere, a questo punto. Magari si potrebbe lodare la bellezza della originalissima confezione e specificare che i materiali sonori presenti nei solchi, benché piuttosto scabri e allucinati, si rivelano suggestivi: il loro stile (o non stile"?) non è comunque di quelli immediatamente accattivanti, anche se qualche episodio concede qualcosa di più alla melodia. Insomma, un lavoro non tanto facile da decifrare, del quale non si possono però disconoscere il coraggio, la coerenza e il fascino forse più concettuale che strettamente musicale (Cane andaluso. 02/26.82.40.83, airstudio@tiscalinet.it).
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14/12/2005 13:23 - ANGUS MACLISE Brain Damage In Oklahoma City
E' passato meno ...
ANGUS MACLISE Brain Damage In Oklahoma City E' passato meno di un anno da "Invasion of Thunderbolt Pagoda", ed ora Quakebasket e Siltbreeze congiunte, danno alle stampe un'altra raccolta di quel misconosciuto, geniale e sfortunato outsider che fu Angus MacLise. Ricordiamo qui brevemente che Angus è stato il primo batterista dei Velvet Underground e tra il 1962 e il '64 membro attivo del Theatre of Eternal Music di La Monte Young, insieme a Marian Zazeela, Tony Conrad e John Cale. Il cuore pulsante di questo nuovo cd sono le due parti di Dreamweapon Benefit for the Oklahoma City Police Dept. Un vero e proprio benefit per Angus e la moglie Hetty che erano stati arrestati e incarcerati per possesso di un po' d'erba. Così intorno a MacLise alle barrel conga e ad Hetty alla tanpura, si raccolgono Tony Conrad alla limp string (!), Henry Flynt al flauto e voce, Jackson MacLow voce e registratori. Il tutto accade al Cinematheque di New York nel maggio del 1968. Insieme questi multimedia Shamans come li definì Ira Cohen, danno vita a quaranta minuti di assalto al cielo, trance psichedelica e visionaria, che sembra qui meglio che altrove, discendere direttamente dai giorni del Theatre of Eternal Music di La Monte e compagni. Completano l'album altri non meno interessanti frammenti, la cui qualità di registrazione è però (volutamente o meno) assai povera; sono perlopiù dei solo, con le intricate piccole percussioni o con il cembalum del fantasioso MacLise, o in duo con Hetty all'organo, come nella mistica Epiphany. Un'altra preziosa testimonianza di come la scena artistica underground della New York dei fine sessanta, fosse epicentro vitale e nevralgico e riferimento assai importante anche per le future generazioni.
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14/12/2005 13:23 - PLAID Trainer (WARP)
Capita raramente di ascoltare elettronica datata senza sbadigliare ...
PLAID Trainer (WARP) Capita raramente di ascoltare elettronica datata senza sbadigliare o sorridere; se poi a questo aggiungiamo il fatto che si tratta di 150 minuti di roba, si trata di un'impresa non da poco. D'altronde, si sa, i Plaid sono dei fuoriclasse, seminali ai tempi di "Bytes" nei Black Dog quanto carini e adorabili nei recenti "Not For Threes" e "Pest Proof Clockwork". In "Trainer" si scava nel passato del gruppo, addirittura pre-Bytes, se si considera che il loro debutto Mbuki Mvuki, qui integralmente riportato, risale al lontano '91. ~Mbuki Mvuki" in bantu significa "ballare fino a far cadere i vestiti": forse un po' esagerato, visto che i Plaid sono più dei raffinati fiorettisti che degli sciabolatori del ritmo alla Van Helden, ma è veramente incredibile sentire come fossero avanti i due genietti londinesi. Dovevano vivere veramente in una sorta di bolla ("bubble" e il nome del loro studio) spazio-temporale per suonare ritmi "Spy" (Summit) o brasiliani (Scoobs in Columbia) inflazionatissimi oggigiorno, ma pionieristici nove anni fa. Fanno da contornone (una dozzina di pezzi) vari inediti appanenenti non solo a Plaid, ma anche ai progetti nati dalle combinazioni tra i due e l'altro "cane nero" Ken Downie: gli ambientali Balil, i kraftwerkiani Atypic e i danzerecci Tura, sfaccettature diverse dello stesso cristallo.
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14/12/2005 13:23 - AUBE Blood-Brain Barrier (CD Ytterbium)
Non meno prolifico dell'Akita è Akifumi ...
AUBE Blood-Brain Barrier (CD Ytterbium) Non meno prolifico dell'Akita è Akifumi Nakajima, soprattutto in formato cassetta ma negli ultimi anni non solo, con circa due dozzine tra vinili e CD nel biennio '98/'99. Con Aube persegue da sempre l'applicazione di una concettualità esasperata che gli impone di realizzare produzioni generate dall'attingere da un'unica fonte sonora, modellandola in un ampio spettro che spazia dall'insinuante drone (qui è il caso di Build Down o Blood-Barrier Barrier III) alla rovinosa cacofonia (Blood-Brain Barrier II). Almeno già in Evocation e Cerebral Disturbance, per quanto riguarda le prove a lunga distanza, ma anche nel 7" Maze Head Shift, Nakajima s'era armato di suoni di onde cerebrali raccolti da elettroencefalogrammi, Blood-Brain Barrier torna a trattare la medesima materia con la consueta sapienza e spirito missionario in una sperimentazione che se nelle metodologie segue codici rigorosi riesce comunque ad assestarsi) con regolarità su standard più che rispettabili.
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14/12/2005 13:23 - ÅKE HODELL
‘Verbal Brainwash And Other Works’ (Fylkingen Records)
Mi pare che ...
ÅKE HODELL ‘Verbal Brainwash And Other Works’ (Fylkingen Records) Mi pare che sia il caso di operare alcuni distinguo dovendo analizzare le quasi quattro ore di suoni che vanno a comporre questo box di tre CD che l’etichetta svedese Fylkingen Records (intermedia@fylkingen.se) ha voluto dedicare ad Åke Hodell. Il lavoro, realizzato con il supporto dello Swedish National Council for Cultural Affairs, contiene tutti i titoli che Hodell ha descritto come “text-sounds compositions” registrati tra il 1963 e il 1977 ed è stato portato a termine (in collaborazione con Hodell stesso) un paio di giorni prima della scomparsa, all’età di 81 anni, del musicista (e molto altro) svedese, avvenuta lo scorso anno. I distinguo a cui facevo riferimento si rendono necessari nel momento in cui non si può fare a meno di separare la fase di ascolto dalla valutazione storico/tecnico/discografica, in quanto se la prima perde (in alcuni episodi) parte del proprio fascino estrapolata dal contesto della rappresentazione e della connessione con i testi, la seconda invece fa emergere il ruolo rilevante occupato da Hodell, non solo all’interno della scena scandinava, nell’utilizzo di suoni tratti dalla quotidianità o dalla natura (con i dovuti riferimenti alla musica concreta quindi), nell’applicazione del cut & paste, nell’arte del plagiarismo sonoro e nel sapere connettere il tutto con un substrato concettuale che lo vedeva di volta in volta impegnato sul fronte dell’antimilitarismo, a favore dei diritti civili delle minoranze nere negli Stati Uniti, contro le compagnie petrolifere, ecc.! Tenendo conto di questi fattori e sottolineata la mia preferenza per il CD 3 (e per ‘Mr Smith In Rhodesia’ in particolare), mi sento di valutare in maniera assolutamente positiva l’opera nel suo complesso.
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14/12/2005 13:23 - L’adesivo che compare sulla bella e originale confezione del CD ...
L’adesivo che compare sulla bella e originale confezione del CD dei Bad Brains, recita: “The Most Influential Punk Band of All Time”! Come al solito le case discografiche non usano mezzi termini, nonostante, in questo caso, sia obiettivamente necessario riconoscere un’importanza rilevante alla formazione di H.R.! “Omega Sessions” (VictorySelf), raccoglie registrazioni risalenti al 1980, in cui si evidenziano le due anime del gruppo. Da un lato song come “I Against I” e “Attitude” pigiano sull’acceleratore del punk-rock e dall’altro “Stay Close To Me” e “I Luv I Jah” mettono in bella evidenza l’anima reggae-ska-dub. All’interno di tale dicotomia, la mia “best track” è “At The Movies”, dove si lasciano trasportare da un punk-wave davvero convincente.
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14/12/2005 13:23 - BHOB RAINEY/KEVIN DRUMM 6 Standing Desert / Hasn't
Ritrovarseli insieme in ...
BHOB RAINEY/KEVIN DRUMM 6 Standing Desert / Hasn't Ritrovarseli insieme in un LP split ha, come dire?, del miracoloso. Il sassofonista Rainey (Nmperign) e il chitarrista Drumm sono musicisti che raccolgono in sé più di qualsiasi altro le coordinate migliori dell'avanguardia di questi ultimi anni. I materiali- termine niente affatto casuale - che abbiamo ascoltato nei loro dischi rappresentano alla perfezione il perpetuo spostamento in avanti dei limiti 'umani' dei rispettivi strumenti: che si tratti di giocare tra ombre e luci o di rendere omaggio al passato nel modo migliore (cioè facendosene amabilmente gioco), la loro musica porta esatte le stimmate del misticismo - tentazione e redenzione, come fossero Sante Terese d'Avila: e pazzi uguale. Rumore ed estasi levitante, suoni e silenzi, scatti e stasi minimali, spasmi e muggiti. Le tre tracce del primo lato (6 Standing Desert) sono appannaggio di Rainey, che sembra proprio voler stabilire esattamente l'ambito della propria ricerca allungandosi in tre solo dapprima più 'classicamente', poi sforzando, trattenendo e facendo e-ruttare il fiato in maniera superlativa e infine abbandonandosi come in un estremo saluto. Drumm, con Hasn't, altrettanto: e si tratta presumibilmente di un collage in cui convive di tutto, dalla chitarra al synth al computerino tascabile. Si potrebbe anche aprire una piccola parentesi sul fatto che, in barba e paradosso alla diffusione globale della musica prodotta attraverso macchinari eletronici, questi due suonano con 'il proprio corpo', perché pare evidente che nell'uno e nell'altro caso non si tratta di un sax e di una chitarra ma di polmoni e mani, tant'è vero che quando Drumm ha pensato di fare tutt'altro, vedi il pessimo "Comedy" su Moikai, ci si è giocato quasi tutta la credibilità (e anche con questo Hasn't in parte rischia). Non c'è nessuno, tra i mille nomi electronici, che abbia saputo dare un'idea tanto credibile di musica fisica e avulsa dallo strumento, espressione del corpo e dell'uomo. E non c'è proprio nessuno che resterà come loro. Si potrebbe anche pensare, forse e magari, che si tratta solo d'anima: soul. Si potrebbe, forse e magari. En passant: il duello lo vince senz'altro Rainey ma è facile capire perché: il fiato viene sempre da dentro, le mani in fin dei conti sono una cosa che sta fuori e talvolta, come dire?, aggeggiano..
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14/12/2005 13:23 - I BLUE TRAIN sono composti da Enrico Benvenuti, Stefano Pagliarini, ...
I BLUE TRAIN sono composti da Enrico Benvenuti, Stefano Pagliarini, Franco Mongiusti, Massimo Sergio. Propongono un sound raffinato per soddisfare chi cerca buona musica live ed acid jazz. Il gruppo nasce dall'incontro di quattro musicisti che vantano un'esperienza pluriennale nell'ambito della musica live nazionale, accomunati tra loro dall'idea e di far rivivere il genere Blues-Funky degli anni '60 che oggi risponde al nome di Acid-Jazz. Le sonorità "Hammond & Rhodes" unite al caldo suono del sax risultano accattivanti e già al primo ascolto conferiscono al gruppo un'impronta veramente originale. Il repertorio comprende brani di Herbie Hancock, Jimmy Smith, Grant Green, Joe Zawinul, John Coltrane, Miles Davis ed altri ancora. Attualmente la band stà lavorando alla registrazione del suo primo CD.
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14/12/2005 13:23 - BLUE TRAIN BAND
Il gruppo nasce nel 1998 e, dopo alcuni ...
BLUE TRAIN BAND Il gruppo nasce nel 1998 e, dopo alcuni avvicendamenti, trova la sua formazione definitiva nel 1999, come quintetto le cui sonorità prendono spunto dalla chiara vocazione jazzistica degli elementi che lo compongono. Nel repertorio del gruppo sono comunque presenti tutte le componenti "spurie" della afroamericana: dal funky di Herbie Hancock al soul di Otis Redding, dal be bop di Miles Davis alla bossa nova di Antonio Carlos Jobim, passando ovviamente dal blues, da cui tutta la musica jazz trae ongine. Nell'estate di qust'ultimo, infatti, la Blue Train Band ha partecipato alla 4 Rassegna Blues tenutasi a Roccamontepiano, dove è stata accolta con grande calore e ammirazione da parte del pubblico presente e degli stessi organizzatori. Gli elementi che compongono la Blue Tran Band, provengono dalle più disparate realtà del mondo della musica ed hanno maturato così una notevole esperienza, sostenuta inoltre dalla qualità degli studi compiuti, ma ciò che costituisce la marcia in più della band è senz'attro l'entusiasmo comune e la grarde voglia di suonare. Questi gli elementi che costituiscono la formazione: Maurizio Schiazza: basso, ha iniziato a suonare da autodidatta, dal 1998 frequenta 1' European Musicians Institute di Pescara, una delle scuole jazz più affermate d'Italia diretta dal fondatore e M° Giuseppe Continenza, noto chitarista jazz in campo internazionale; ha partecipato a diversi seminari con i musicisti jazz blasonati tra cui Joe Diorio, Paul Bollenback, Roy Patterson. Paolo Zenni: trombettista, compositore e voce: ha studiato con il M° Romeo Pasqualone e ha proseguito come autodidatta attraverso esperienze in vari gruppi. Giada Serraiocco: voce, da alcuni anni frequenta il corso di canto modemo sono la guida dell'insegnante Diana Torto presso 1'Accademia Musicale Pescarese. Luciano Serraiocco: batteria; ha studiato con il M° Ettore Mancini, docente dell'Università della Musica di Roma, attualmente segue un corso di perfezionamento tenuto dal battensta jazz Massimo Manzi. Marcello Lepore: chitarra, ha studiato con il M° Paolo Giordamo, approfondendo poi lo studio della chitarra attraverso esperienze dirette come solista in alcuni gruppi.
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14/12/2005 13:23 -
BRAIN BOOZERS - “(E)zone” - (Boundless).
Sin dal primo approccio si ...
BRAIN BOOZERS - “(E)zone” - (Boundless). Sin dal primo approccio si intuisce che i Brain Boozers hanno confezionato un prodotto che soddisferà l’acquirente: dalla grafica alla traccia CD-Rom (con interviste, discografia, video, ecc.), dal sound alla produzione (di cui si sono occupati loro stessi) e per concludere con quel che più conta ovvero le canzoni. A livello globale parlerei di un crossover post-metal-core-rap-noise, in cui il filo conduttore è quello di una non trascurabile pesantezza, oltre a una notevole precisione. Quale degna appendice non mancano le sperimentazioni meccaniche, prova ne sia “Absurdity Is Truth” (remix del pezzo contenuto nel MCD “Way Out?”, opera di Mc Hair & DK) e i campionamenti sparsi lungo tutto l’album, mai buttati lì solo per vantare “conoscenze tecnologiche”, ma utilizzati con la dovuta accortezza. Altro pregio del trio di Ravenna è il voler donare a ciascun brano una precisa identità, cosa che in simili ambiti non sempre accade, poiché, spesso, all’enorme potenza sviluppata si affianca una certa monotonia. Qui ciò non accade e la title track, “End Of It All”, “In A Room”, “K&L” o “When Love Feeds Hate” palesano l’intento di utilizzare il maggior numero possibile di variabili sonore per plasmare un lavoro che, comunque, possieda una propria coesione. In definitiva mi pare di poter dire che i Brain Boozers abbiano individuato nella contaminazione la carta vincente e questa è di certo la strada da seguire, anche considerando che nelle rare circostanze in cui si affidano a composizioni più lineari (“Double” o “Not”) perdono quel quid indispensabile per varcare la soglia del suonare-bene-ma-come-tanti, che caratterizza moltissime uscite negli ultimi tempi. Pienamente convincenti!
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14/12/2005 13:23 - BRAIN DECAY
Certe volte vedere come vengono snobbati dai giornali musicali ...
BRAIN DECAY Certe volte vedere come vengono snobbati dai giornali musicali i gruppi e te etichette indipertenti minori mi fa proprio inkazzare... Comunque questo è Music Club, niente carta patinata qui, niente pretese intellettualiste, è solo rock'n'roll, rna va bene così. Siamo alle prese con un quartetto di debuttanti francesi che presentano un apprezzabile incrocio di death e thrash. La voce è ancora grezzina, sa troppo di demo-band. Per il resto mi sembra che abbiano tutte le carte in regola per continuare a battere i propri sentieri musicali per un pezzo (e poi le accelerazioni della song "Virus" sono grandi). Jivaros, 31 Avenue 131anqui, óó100 Villeur bante, Francia.
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14/12/2005 13:23 - BRAINDAMAGE Collapse
Apparentemente quieto e rilassato nella sua maglietta Killing Joke, ...
BRAINDAMAGE Collapse Apparentemente quieto e rilassato nella sua maglietta Killing Joke, Andrea Signorelli ti guarda dal retro del nuovo CD dei Braindamage. I suoi oscuri fantasmi verranno liberati tra poco, e, non appena inizierete ad ascoltare il disco... Ritorna il grande gruppo di Torino ed è un ritorno importante. Squadrato da poderosi riff metal/industriali e da sciabolate granitiche di pura scuola Voivod, il nuovo album del Danno Cerebrale insegna a tutti, ancora una volta, cosa significa fare musica estrema oggi. Immaginate i Voivod tra cinque anni. Ovvero ripensamento del concetto di industrial metal, più intimamente sofferto di quanto potevate prevedere, corroborato da un'intensa brutalità grindcore. Il risultato è, ripetiamo, un album mozzafiato, ricco di chiariscuri angoscianti (vedi brani come Stalingrad's Beyond The Gate), che ogni fan del cosiddetto nu metal dovrebbe quantomeno ascoltare. Almeno per non farsi risucchiare dall'omologazione dominante.
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14/12/2005 13:23 - BRAINDANCE
Corpi alterati, corpi inanimati, corpi manipolati: Braindance è un viaggio ...
BRAINDANCE Corpi alterati, corpi inanimati, corpi manipolati: Braindance è un viaggio al centro del corpo alla ricerca del tempo che scandisce le nostre vite, ma anche le future morti... Come il corpo penetra in uno stato alterato della mente umana che fugge al tempo, rinviando l'inevitabile destino della morte. Usando questa traccia come punto di partenza per Braindance, Gilles Jobin trae spirazione dall'idea di mostrare il modello comportamentale dell'occidente e le relative angosce esistenziali. L'uomo non può esistere senza l'idea della propria morte. E' questo ciò che dà la forza di vivere. L'esperienza estrema della morte sovrintende le azioni della vita. Il problema con la morte è non sapere quando sopraggiungerà. L'essere umano si aggrapperà alla vita che rimane mentre cerca di preservare la salute dalla morte futura. Coreografo svizzero Gilles Jobin risiede a Londra ed è conosciuto per il suo lavoro di riflessione e per le sue radicali e deformate visioni del corpo umano (come nei suoi precedenti lavori A+B=X, 1997 e Macrocosm, 1998). Attraverso la nudita e un preciso uso delle luci Jobin va alla ricerca dell'origine del movimento. Scegliendo il nudo espone la vulnerabilità del corpo facendone non lo strumento della danza, ma il tema.
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14/12/2005 13:23 - BRAINIAC
Vengono da Dayton, Ohio, per frullarvi gli intestini. Il loro ...
BRAINIAC Vengono da Dayton, Ohio, per frullarvi gli intestini. Il loro cd nuovo di zecca si intitola Hissing Prigs In Static Couture e parla di sesso, macchine rotte, maiali e computer. Da ascoltare: quando siete nervosi. Se non lo trovate, chiedetelo a Wide Records (tel. 050/4370576). Mugolii, gemiti, guaiti, latrati, urla assassine: no, non state guardando un film "splatter-porno", state ascoltando i Brainiac. E se su disco già rasentano il delirio, dal vivo pare siano peggio: vanno così veloci che non potranno mai registrare un disco live perché il lettore di cd non è in grado di girare abbastanza in fretta. Aggiungeteci effetti speciali a base di organo Moog, lame rotanti e Gatto Silvestro: musica per il 2099!
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14/12/2005 13:23 - BRAINSUCKERS
1999 Surfing The Moment (cd autoprodotto)
Da Teramo arriva una grande ...
BRAINSUCKERS 1999 Surfing The Moment (cd autoprodotto) Da Teramo arriva una grande band dedita ad un suono, come recita la copertina di questo cd, al 100% psichedelico. Ma le sedici tracce contenute in questo disco sono qualcosa di più. Dentro c'è l'irruenza del punk, l'incedere ritmico dei Radio Birdman, le chitarre "fuzzate" dei Fleshtones e una vena creativa originale ed intelligente che alterna brani dallo stile crudo e aggressivo a ballad elettriche come "If You Want This Love", dove la stupenda voce di Annapaola "Mistery Girl" contrappunta quella baritonale di Tito Trancemaster, il cui timbro è sorprendentemente simile a quello del grande Rob Younger. "Surfing The Moment" è un esempio di come anche nel nostro paese si possa fare genuino rock‚n‚roll di attitudine garage senza scadere nei consueti luoghi triti e ritriti. Notevole anche il lavoro di chitarra, sempre a cura del Trancemaster Tito che riporta i Brainsuckers ad intuizioni tipicamente sixties. Che dire di più. Procuratevi assolutamente questo cd. Se non lo troverete nei negozi, visto che si tratta di un autoproduzione, richiedetelo direttamente al gruppo presso Tito Macozzi 0861/244746. E che i Ramones vi assistano! Francesco Battisti
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14/12/2005 13:23 - BRAINSUCKERS
Di Francesco Battisti
I Brainsuckers sono un power-trio di Teramo dedito ...
BRAINSUCKERS Di Francesco Battisti I Brainsuckers sono un power-trio di Teramo dedito ad un suono, come recita la copertina del loro cd, al 100% psichedelico. Ma le sedici tracce contenute in questo disco sono qualcosa di più. Dentro c'è l'irruenza del punk, l'incedere ritmico dei Radio Birdman, le chitarre "fuzzate" dei Fleshtones e una vena creativa originale ed intelligente che alterna brani dallo stile viscerale a ballad elettriche come "If You Want This Love". "1999: Surfing The Moment" è un esempio di come anche nel nostro paese si possa fare genuino R'n'R di attitudine garage senza scadere nei consueti luoghi triti e ritriti. Come epigrafe per questa intervista avrei voluto usare una citazione da una vecchia canzone dei Velvet Underground, "Attento ai mondi dietro di te", da "Sunday Morning". Ma poi ho pensato che per scoprire questi mondi sarebbe stato più utile parlare con i diretti interessati. Quello che segue è il resoconto di una lunga chiaccherata fatta con tito Fabio Macozzi, cantante, chotarrista e compositore della formazione abruzzese. D. Come e quando nascono i Brainsuckers? Tito. Nel 1996, ma in realtà è dall'età di quindici anni che suoniamo insieme. Ci siamo incontrati di nuovo con l'intenzione di vedere se usciva qualcosa di buono da una chitarra, un basso e una batteria. D. E i risultati sono stati soddisfacenti Tito. Sì. In quell'anno abbiamo vinto anche un concorso della Provincia di Teramo che ci ha permesso di realizzare il nostro primo cd. All'inizio pensavamo che con quel disco potessimo riuscire a contattare qualche label interessata a noi. Invece le risposte sono state sempre le solite: "siamo pieni ripassate tra qualche mese" e così via D. Per questo è nata la Brainsville Production? Tito: A quel punto non c'era altro da fare. Senza sbatterci più di tanto e bussare continuamente alle porte delle varie etichette ne abbiamo creata una nostra. Sai, molte case discografiche hanno un grande appetito di nuove merci alla moda. Il vero problema per loro è stabilire se un gruppo indipendente possa esistere a lungo per essere trasformato in una simulazione di se stesso destinato al consumo di massa. Credo però che nelle vicende della vita tutte le ricerche tecniche, di mercato e quant'altro siano sempre troppo deboli rispetto alle reali necessità. E' per questo che si creano in continuazione nuovi spazi di manovra anche per esperienze come la nostra. Roba potente insomma, perché rappresenta la soddisfazione di un bisogno, ma anche la possibilità di offrire nuovi strumenti ad altre realtà musicali della zona. Pensa che a Teramo non c'è nessuna etichetta e dopo la nascita della Brainsville abbiamo avuto un cospicuo numero di contatti. D. Brainsuckers, Brainsville, sono nomi piuttosto curiosi. Sembrano appartenere all'immaginario di Cronenberg, ad una incontenibile forza dell'istinto che si cela dietro un'apparente ordine formale. Tito: Beh, hai colpito nel segno. Tutti noi siamo appassionati di fantascienza sia di quella degli anni Cinquanta che di quella più evoluta. Si tratta essenzialmente di storie di corpi, del linguaggio frammentato e ricomposto in un contenitore di razze, etnie, termini tecnici. In mezzo a tutto questo c'è l'essere umano che sembra aver perso definitivamente i suoi margini di distinzione con gli scenari che attraversa. Brainsuckurs sono predatori che vengono dallo spazio per rubare le menti. Forse perché la mente è il principale nemico dell'uomo, ci impone dei limiti, ci fa sentire stanchi, ci impedisce di fare quello che veramente vogliamo. Con questo nome e con la nostra musica vorremmo tirar fuori letteralmente ogni inibizione dalle persone che ci ascoltano. D. "1999, Surfing The Moment" è un disco che spicca tra le produzioni italiane dell'indie-rock di quest'anno. Forse perché si pone ad uno snodo tra i diversi modi di vedere e interpretare alcune tendenze come psichedelia e garage-punk. Quali sono le vostre maggiori influenze? Tito: Tra gli ascendenti musicali non possiamo non citare Shadow Of knights, Electric Prunes, Chocolate Watchband, Thirteen Floor Elevators. Personalmente sono un cultore di certa psichedelia anni '60, sin da adolescente sono sempre stato affascinato da alcune intriganti atmosfere che mischiavano magicamente vibrazioni solari e dilatate a situazioni scure, rivelatrici di un'ansia molto moderna, il confondersi dell'immagine di ognuno tra il brulicare delle altre. Mi piacevano quei dischi dalle copertine così fantastiche e rivelatrici di mondi paralleli. Sai, quando avevo sedici anni era il periodo del boom new romantic, imperversavano Duran Duran e Spandau Ballet; gli stessi Smiths, che poi ho scoperto e rivalutato, all'epoca non mi interessavano. Ero alla ricerca di qualcosa che potesse darmi forti emozioni. Per me è stato fondamentale scoprire i gruppi di Nuggets, una compilation meravigliosa, così come tutta la psichedelia texana. D. E cosa mi dici del famoso anello mancante, ovvero la musica australiana? Te lo chiedo perché la tua voce spesso mi ricorda quella di Rob Younger dei Radio Birdman. Tito. In verità la scena musicale australiana la conosco pochissimo, l'unico gruppo che mi ha fatto impazzire sono stati i Missing Links. Comunque per noi è un vero complimento sentirci paragonati a certi gruppi e personaggi; significa che anche in Italia si possono fare cose interessanti senza cantare in italiano ed essere ricondotti alla solita strada del rock nazionale. D. Il titolo del cd, "1999, Surfing The Moment" riflette l'atmosfera che avete voluto dare alle vostre canzoni? Tito: Tutto è nato ascoltando in macchina Horace Andy; mentre cantava ci è rimasta impressa quella frase "Surfing The Moment" e l'abbiamo adottata come titolo del nostro disco. Abbiamo voluto anticiparlo dalla data "1999" perché anche noi comunque siamo influenzati dall'atmosfera di fine millennio e soprattutto dal serial "Spazio 1999" che per la nostra generazione è davvero un cult. Credo che "surfare" sia un temine molto vicino come spirito al nostro modo di fare musica. Quando surfi ti lasci trasportare dalle onde, il senso principale è l'udito, la vista invece perde il suo privilegio. Ti orienti ascoltando e non più vedendo. D. Quando componete dunque vi lasciate trasportare dalla musica o arrivate in sala con i brani già pronti? Tito. Di solito arriviamo con delle idee già pronte. Però è strano come nascono i nostri pezzi. Ci sono dei periodi che non suoniamo affatto ed atri invece in cui accumuliamo un repertorio di trenta, quaranta canzoni comprese alcune cover. Questo modo di comporre è praticamente un ciclo che si rinnova annualmente. Adesso, per esempio, stiamo componendo e provando nuovi brani. Posso dirti comunque che non stiamo troppo tempo sopra i pezzi perché essi nascono più dal cuore, dall'istinto che dal pensiero. Per noi suonare significa entrare in una specie di trance che ci coinvolge molto anche a livello fisico e in quel momento riusciamo ad essere particolarmente creativi ed espressivi, soprattutto dal vivo. D. Che effetto vi fa riascoltarvi su disco dopo un concerto in cui avete dato il massimo? Tito. Dal vivo privilegiamo un approccio diretto. Io uso sempre lo stesso suono di chitarra per poter mantenere sempre il medesimo impatto, anche se poi in scaletta passiamo da un pezzo punk, ad uno sixsties, fino a trattare tempi reggae e bossanova. Si crea un atmosfera di comunicazione privilegiata con il pubblico che in studio ovviamente non c'è. Qui cerchiamo di curare di più i suoni. Non a caso nel disco sono presenti anche Mr. Wolf al violino e Annapaola alla voce, mentre dal vivo la classica formazione a tre, chitarra, basso, batteria basta a se stessa. D. So che è sempre difficile sezionare i testi nel particolare. Esiste però un tema generale che hai cercato di far convergere nelle canzoni del cd? Tito. Ci sono tutta una serie di autori che hanno influenzato il mio modo di scrivere testi. L'immaginario dei Brainsuckers ruota attorno ad autori che trent'anni fa avevano intuito trasformazioni che oggi hanno cambiato le regole del gioco. Mi riferisco soprattutto a James Ballard, a Philip Dick a William Borroughs. Quando canto mi viene naturale farlo in inglese e quando scrivo utilizzo la tecnica del cut-up, mettendo insieme frasi e appunti composti in tempi e luoghi diversi. Per questo non c'è un unico tema attorno a cui ruotano le canzoni di "Surfing The Moment", bensì un metodo che è quello di un linguaggio frammentato e ricomposto. D. C'è spazio secondo voi per reinventare un suono che si rifà ad una tradizione consolidata come quella psichedelica degli anni Sessanta? Tito. Ogni band ha comunque il suo modo di suonare ed esprimersi, di reinterpretare una canzone. Noi per esempio abbiamo rifatto su "Surfing The Moment" Brainstorm degli Hawkwind. Certamente ci siamo lasciati trasportare da quel brano e dal contesto nel quale è stato creato, ma lo abbiamo riletto in una chiave espressiva tutta nostra, soggettiva. E' il modo in cui ti poni nei confronti della musica che ti offre spazio di manovra. Se c'è una giusta attitudine allora sarà sempre possibile e proficuo lavorare entro certi generi e magari evolverli. D. Quanto tempo avete impiegato per realizzare il cd? Tito. In tutto ci sono voluti sei mesi. Oltre al fatto di registrare materialmente le canzoni ho voluto anche seguire e curare tutta la parte dei suoni e del missaggio, quella che si chiama comunemente produzione artistica. Ho tenuto molto a questo aspetto perché avendo composto tutti gli episodi di "Surfing The Moment" avevo già in testa come dovessero suonare. D. Immagino che Brainsville Production sia nata anche per promuovere altre esperienze musicali? Tito. Certo. Proprio in questo periodo stiamo avviando concretamente alcune produzioni che non sappiamo bene quanto tempo ci terranno occupati. Comunque abbiamo già progettato uno split con due gruppi femminili Cleopatras e Motorama. D. Recentemente ho visto al cinema "La Guerra Degli Antò" tratto dal libro si Silvia Ballestra e ho avuto la netta sensazione che il ruolo della provincia incide fortemente sul destino dei protagonisti. Può essere vero anche per i Brainsuckers? Tito. Come in tutte le cose la provincia riserva momenti positivi e negativi. A Teramo ci sono tornato da poco, per il resto ho vissuto a Roma e Bologna. Però devo dire che Teramo è una città vivibile con una dimensione più umana rispetto alla metropoli. Sinceramente non riuscirei a stare troppo tempo in una grande città, sarebbe stressante. Vero è che le opportunità di suonare, farsi conoscere, frequentare locali è ridotta al minimo. Tuttavia non siamo costretti a subire pressioni e seguire clichè che in certi ambienti potrebbero essere troppo condizionanti. (Per contatti: Fabio tito Macozzi: 0861.244746)
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14/12/2005 13:23 - La musica dei Thee Brainsuckers, band di Teramo, è vicina ...
La musica dei Thee Brainsuckers, band di Teramo, è vicina alla psichedelia. Il sottotitolo del CD, "100% psychedelic supersound", è in questo senso un ottimo manifesto. Bisogna però fare subito una precisazione, visto che il termine si presta a diverse interpretazioni: per intenderci, qui non siamo dalle parti dei Grateful Dead, quanto piuttosto da quelle della mitica compilation Nuggets e dei 13th Floor Elevators. Si tratta quindi di composizioni semplici, dirette, con la chitarra in bella evidenza, fra le quali spicca la programmatica Psychedelic Man. A rendere il tutto ancora più appetitoso vi sono contaminazioni che affiorano inaspettate qua e là, come le atmosfere lounge in Nirvanal ed il dub nelle due composizioni finali. Surfiamo sulle onde dei suoni hard-psichedelici di fine millennio....tra correnti punk-garage e libecciate space-rock questi succhiacervello ci conducono per mano nel loro vivace mondo di colori e spirali avvolgenti. L'ispirazione dei vati dello space-rock e' piuttosto evidente nella cover degli HAWKWIND "BRAINSTORM", ma anche nella stupenda FLASHBACK dei MOVING SIDEWALKS. I BRAINSUCKERS sono una band di grande spessore, capace di centrare l'obbiettivo del pieno coinvolgimento fisico, mentale ed emotivo di chi la ascolta: abbandonate eventuali remore e lanciatevi a cavalcarne l'onda. DAL VIVO IMPERDIBILI !!!! contatti BRAINVILLE PRODUCTIONS: Tito Fabio Macozzi via Concezio Rosa 11 64100 teramo tel 0861-244746 e-mail mcxdi@tin.it
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14/12/2005 13:23 - THE CROCKETTS/The Great Brain Robbery
Già il titolo è una specie ...
THE CROCKETTS/The Great Brain Robbery Già il titolo è una specie di autogol. O la più classica scusa non richiesta, un fatto che nel diritto romano equivaleva giusto ad un'implicita ammissione di colpa. Di che cosa è fin troppo facile comprenderlo: il nuovo album dei Crocketts è il classico lavoro senza direzione, senza criterio, senza cervello per l'appunto. Rapinata o messa temporaneamente a riposo, la materia grigia dei Crocketts ha in effetti prodotto una serie di canzoni che viaggiano in ordine sparso, come tanti singoli buttati giù soltanto per ottemperare agli obblighi di un contratto ormai in scadenza. Strano: non dovrebbe davvero essere questo il caso loro, né lo scapigliato programma sciorinato dalla precedente raccolta del quartetto inglese lasciava presagire un seguito tanto confuso e privo di personalità come questo. Ma la cosa che più indispettisce è che neppure attraverso canzoni così anodine i Crocketts sono riusciti a dilapidare del tutto le qualità che erano stati capaci di mettere in luce la volta scorsa: voci e suoni, infatti, dicono ancora una volta di un gruppo dotato di tecnica, esperienza ed energia tali da poter arrivare a risultati ben più convincenti di questi. Un problema di convinzione, allora, o più probabilmente di ispirazione poco felice. Salvo forse in "On Something", dove una fisarmonica introduce e accompagna una ballata a metà strada tra Pogues e Clash. Magari qualche birra in più tra una registrazione e l'altra avrebbe giovato anche alle altre canzoni...
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14/12/2005 13:23 - Formatosi nel settembre 1943 (durante gli anni della Grande Guerra ...
Formatosi nel settembre 1943 (durante gli anni della Grande Guerra Patriottica) nella città industriale di Kharkov, subito dopo la fine dell'occupazione nazista, il Coro Ucraino venne inizialmente diretto dal grande compositore Hrihory Veryovka, in onore del quale scelse la propria denominazione. A partire dal 1966, la direzione del Coro Accademico Popolare dello Stato Ucraino fu affidata al grande e pluripremiato Maestro russo Avdiyevsky, sotto la cui guida l'ensemble si esibì in Canada (in occasione dell'Expo-76 a Montreal) ed effettuò tournèe di trionfale successo in vari paesi europei e dell'America Latina. Ovazioni all'estero ma anche grande apprezzamento in patria, con acclamate esibizioni al Bolshoi, al Palazzo dei Congressi del Kremlino ed in varie repubbliche dell'ex Unione Sovietica. Spesso le esibizioni coinvolgono più di cento artisti, unendo alla magia dei canti la policroma coreografia del corpo di ballo tradizionale e gli straordinari suoni degli strumenti tradizionali. I1 repertorio che il Coro presenta si ispira al patrimonio folkloristico tradizionale di varie zone dell'ex Unione Sovietica, coniugandone l'esecuzione con uno stile accademico di canto corale ed un arrangiamento musicale di intonazione contemporanea. Sono ballate storiche, canti cosacchi e chamachi, brani folkloristici o religiosi tuttora eseguiti in occasione di varie festività nelle zone rurali. L'esecuzione di molti brani viene presentata solo in forma polifonica, senza accompagnamento musicale, secondo la tradizione ancora viva nelle regioni agrarie. Splendide esecuzioni canore corali, tra cui si elevano nitide e sorprendenti le voci dei solisti, raccontano la dolcezza ed il vigore di un popolo la cui indole riflette il retaggio di un ricco patrimonio storico-tradizionale e lo slancio dell'attuale apertura a nuove sperimentazioni sociali e culturali. L'attività artistica del Coro è testimonianza autentica dei sentimenti e dell'identità di un popolo, al rispetto della cui cultura ha avvicinato genti di tutto il mondo. Proprio perchè veicolo di conoscenza e di rispetto interculturale, il World Peace Council ha assegnato al Coro la Medaglia d'Argento, in riconoscimento del suo contributo alla causa della pace tra i popoli.
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14/12/2005 13:23 - DIE FORM “Rain Of Blood” (Matrix Cube-Trinity/Audioglobe)
Dopo il MCD “The ...
DIE FORM “Rain Of Blood” (Matrix Cube-Trinity/Audioglobe) Dopo il MCD “The Hidden Cage” (venuto dopo l’importante e redditizio, a livello di vendite, album “Duality”), i Die Form di Philippe Fichot e di Eliane P pubblicano un altro lavoro sulla breve distanza, la cui title track è proprio estratta da “Duality”, al pari delle prime parti di “Anode Current” e “La Junne Fille Et La Mort”, di cui qui sono presenti i sequel. Sarebbe forse ora di produrre qualcosa di più sostanzioso, pur se è giusto notare come i brani, nuovi o vecchi che siano (accompagnati dall’usuale artwork fetish/erotico/sadomaso), riescono sempre a farsi apprezzare, mescolando abbondanti dosi di EBM corrosiva e/o Kraftwerkiana e momenti più maestosi e dark industrial dal forte impatto emotivo. Discreta l’interpretazione di “Rain Of Blood” fornita da Download, ovvero l’ex Skinny Puppy Cevin Key.
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14/12/2005 13:23 - DJ MARZ Brain Language
Assolutamente valido Dj Marz e se possibile ...
DJ MARZ Brain Language Assolutamente valido Dj Marz e se possibile ancora più eclettico del suo amico e collega Eddie Def. Brian Language è a sua volta una raccolta di materiale introvabile che si muwe tra tanta electro, hip hop, funk e anche reggae. I brani hanno un certo respiro e nell'album sono inclusi, tra le altre cose due mega mix da 18 minuti l'uno, assolutamente indicativi di come si lavora con i piatti e la fantasia.
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14/12/2005 13:23 - DONOVAN'S BRAIN/Tiny Crustacean Light Show
Terzo appuntamento con i Donovan's Brain, ...
DONOVAN'S BRAIN/Tiny Crustacean Light Show Terzo appuntamento con i Donovan's Brain, dopo il sorprendente esordio di "Carelessly Restored Art", datato 1998, e la conferma di "Eclipse And Debris", della stagione successiva. Il gruppo del Montana non si è in realtà mai assestato su un nucleo stabile, ruotando attorno al leader Ron Sanchez, multistrumentista, cantante e compositore di una buona metà dei brani, accompagnato da una numerosissima schiera di collaboratori, con la sola costante del chitarrista Richard Treece. Quest'ultimo era attivo nei primi anni '70 con i leggendari Help Yourself, assieme ad altri due protagonisti di questo disco, il bassista e leader Ken Whaley ed il pianista Malcolm Morley, nel cui studio londinese sono state registrate le sessioni conclusive di questo lavoro. E' un significativo segnale di un legame profondo con i suoni della psichedelia dell'altra sponda dell'Atlantico, confermata dalle marcate interferenze barrettiane che contaminano creativamente le frequenze Paisley di brani come la title track, o che devastano i processi mentali di tracce come "The Love Returned" e "Don't Cry Princess": senza eccezione, tutti brani firmati da Sanchez. Il legame con il nostro continente è rafforzato dalla presenza di Joakim Ericson dei Nomads in un brano, ma non sono da trascurare gli ingredienti californiani (Quicksilver e Spirit le pozioni magiche cui si fa più volentieri ricorso), sviluppati dall'attitudine all'improvvisazione psichedelica di una sezione ritmica alternativa, formata dal bassista Kels Koch e dal batterista Seth Lyon, autore di diversi brani. "Who's Little Girl", esplorazione lisergica dalle solide fondamenta root, e "Ox Blood", oscura cover di un antieroe dimenticato della San Francisco della Summer of Love, Jim McPherson, sono due degli episodi che si avvalgono della voce di Dave Walker (Idle Race, Savoy Brown), altro atout validissimo nella composizione dell'album. Nonostante le premesse, "Tiny Crustacean Light Show" suona molto meno eclettico, e maggiormente a fuoco, dei capitoli precedenti; sarà per via della compattezza di un suono densissimo, con ricercate sovrapposizioni strumentali con l'impatto globale di una piccola orchestra, ma con i tanti contributi solistici distinti magicamente avvertibili; oppure sarà per la forza intrinseca delle canzoni, talvolta dotate di una personalità narrativa da cantautorato di alta scuola, e sottoposte a trattamento psichedelico solo a posteriori ("Don't Thank Me", "The Magic's Gone"). Il cervello di Donovan sta insomma elaborando connessioni neurali sempre più convincenti, se avete già avuto modo di apprezzarne le qualità in precedenza, non vi deluderà certamente adesso.
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14/12/2005 13:23 - EFZEG Grain
Gli Efzeg sono Boris Hauf (sax), Martin Siewert (chitarra ...
EFZEG Grain Gli Efzeg sono Boris Hauf (sax), Martin Siewert (chitarra ed electronics), Burkhard Stangl (chitarra ed electronics) e Diebl3 (giradischi). Impro d'avanguardia nella misura e con i limiti e pregi del caso: probabilmente molto meglio apprezzabili se visti dal vivo, i musicisti alternano momenti affascinanti e pregni di 'significante' a stasi creative mascherate con pause o lungaggini. Quelli che essono meglio dal confronto sono Stangl e Siewert, diciamo insomma le chitarre, capaci di regalare momenti molto diversi e molto acuti come ascade, ad esempio, nel secondo episodio. Le note del CD dicono che gli Efzeg "rifutano ogni apprezzamento da parte di chi non ripudia l'attuale govemo austriaco".
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14/12/2005 13:23 - EFZEG Grain (Durian/Fringes e Silenzio)
Solo con un attento ascolto in ...
EFZEG Grain (Durian/Fringes e Silenzio) Solo con un attento ascolto in cuffia potrete appropriarvi del contenuto sonoro di ‘Grain’. La formazione viennese è composta dai chitarristi Martin Siewert (anche manipolatore elettronico) udibile sul canale destro e Burkhard Stangl sul canale sinistro, dal sassofonista Boris Hauf e dal DJ Dieb13 ai piatti. L’avvertenza riportata all’inizio vi avrà fatto intuire che l’utilizzo degli strumenti è mirato alla creazione di infrastrutture musicali in cui i suoni sono scarnificati di ogni loro orpello suppletivo (microwave sound quindi) e dove è la regolazione individuale del volume che ne decreta la resa. Mantenendosi su livelli normali si dà vita a un sottofondo “dronico” increspato da irregolarità electro noise, alzando decisamente il volume si va incontro a un industrial rumoroso, seppur minimale, e carico di tensione radioattiva. A voi la scelta! Un’ultima puntualizzazione: per la prima volta, considerando le uscite della Durain, all’interno del booklet viene riportata una frase che esula dalle informazioni musicali indispensabili; la presa di posizione, in inglese e tedesco, trae spunto da quanto accaduto in Austria all’inizio dell’anno e le parole sono: “Efzeg repudiates acclaim from anyone not repudiating the present Austrian government”.
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14/12/2005 13:23 - ELLIOTT MURPHY Rainy season
Senza pretendere di essere nulla più che ...
ELLIOTT MURPHY Rainy season Senza pretendere di essere nulla più che un rock balladeer di mezza età, Elliott Murphy incide un altro buon disco pochi mesi dopo il live April. Lì dimostrava mano ferma nel replicare in chiave acustica vecchie cose intense quali Diamonds by the yard e Drive all night qui conferma come la vita parigina abbia ridato belle tinte a un'ispirazione che la fine degli anni '80 aveva reso opaca. Disillusione partecipe potrebbe definirsi lo stato d'animo con cui il musicista newyorkese unisce gli affari del mondo a quelli privati (New world order, Thirty was a long time ago), ribadisce la sua passione per la cultura europea (I wish I was Picasso) o fa il sentimentale con stile (Bullet). Belli soprattutto i due lunghi "recitativi" On Romeo street e Put it down dove viene fuori il Murphy quasi più scrittore che musicista, capace di sfoderare un incipit scintillante come questo: "Era intrappolata nella mia visione periferica come una silhouette da tempo dimenticata".
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14/12/2005 13:23 - ENYA A day without rain
Enya è un marchio registrato, ...
ENYA A day without rain Enya è un marchio registrato, una corporation, una multinazionale da 44 milioni di dischi venduti dietro cui si celano una cantante, un produttore e un paroliere. Giunta con A day without rain al quarto album, Enya è ormai un'istituzione irlandese parareligiosa, e in quanto tale insensibile ai cambiamenti e proprio per questo può ispirare a volte paurosi gesti di terrorismo laico, d'iconociastia, blasfemia. Quando le cose vanno bene però (e talora l'unione di new age e minimalismo nymaniano sarebbe un ottimo commento sonoro a sogni di notti di mezz'estate) tornano alla mente i momenti più ecclesiastici della connazionale suor Bernardette-Marie/Sinead O'Connor. In quegli sprazzi di franchezza Enya ha una voce magica, che sfrutta al meglio i trucchi dell'illusionismo, che in questi casi si chiamano riverbero, eco ed effettacci vari. E imbambolati dalla luce di quest'Eden si finisce per chiedersi per quale motivo si tenda a diffidare della genuinità di un disco che nei giorni giusti può trasportarci in dimensioni fiabesche sotto cieli d'Irlanda. La risposta arriverà nei giorni sbagliati, quando tanto buonismo etereo e stucchevole fara dimenticare ogni effetto benefico della cura.
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14/12/2005 13:23 - ENYA A day without rain
Enya è un marchio registrato, ...
ENYA A day without rain Enya è un marchio registrato, una corporation, una multinazionale da 44 milioni di dischi venduti dietro cui si celano una cantante, un produttore e un paroliere. Giunta con A day without rain al quarto album, Enya è ormai un'istituzione irlandese parareligiosa, e in quanto tale insensibile ai cambiamenti e proprio per questo può ispirare a volte paurosi gesti di terrorismo laico, d'iconociastia, blasfemia. Quando le cose vanno bene però (e talora l'unione di new age e minimalismo nymaniano sarebbe un ottimo commento sonoro a sogni di notti di mezz'estate) tornano alla mente i momenti più ecclesiastici della connazionale suor Bernardette-Marie/Sinead O'Connor. In quegli sprazzi di franchezza Enya ha una voce magica, che sfrutta al meglio i trucchi dell'illusionismo, che in questi casi si chiamano riverbero, eco ed effettacci vari. E imbambolati dalla luce di quest'Eden si finisce per chiedersi per quale motivo si tenda a diffidare della genuinità di un disco che nei giorni giusti può trasportarci in dimensioni fiabesche sotto cieli d'Irlanda. La risposta arriverà nei giorni sbagliati, quando tanto buonismo etereo e stucchevole fara dimenticare ogni effetto benefico della cura.
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14/12/2005 13:23 - FOREIGN TERRAIN
‘LP 1’ (Soleilmoon/Demos)
“Dedicated to Bryn Jones, Inspired by Muslimgauze”. ...
FOREIGN TERRAIN ‘LP 1’ (Soleilmoon/Demos) “Dedicated to Bryn Jones, Inspired by Muslimgauze”. Questa è la dichiarazione programmatica di Andrew Diey, ovvero Foreign Terrain, ma impegnato anche come Black Faction. Il musicista di Manchester non poteva non subire il fascino del defunto concittadino, pur se il sound è solo in parte influenzato da Muslimgauze; infatti, oltre a saltuari riferimenti etnico/orientali, al modo di concepire determinate ritmiche (ma qui la battuta è più lenta) e ad alcuni titoli (‘Hand Of Fatima’ innanzitutto), non sussistono ulteriori similitudini. La musica di Foreign Terrain si dirige verso forme di elettronica mutevole, mai sopra le righe, neppure quando innesta la marcia ambient dub, limitando la profondità dei bassi con un clima sonoro down tempo e rarefatto. È proprio la sensazione di rilassatezza a fare da collante tra i 27 brani, dove gli scenari cambiano di frequente, tra echi acid jazz/lounge per night club e asperità electro con il silenziatore.
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14/12/2005 13:23 - GRAINNE HAMBLY(Irlanda)
giovanissima arpista irlandese, ha appreso i primi rudimenti dello ...
GRAINNE HAMBLY(Irlanda) giovanissima arpista irlandese, ha appreso i primi rudimenti dello strumento da Janet Harbison; è dotata di ottima tecnica con la quale interpreta classici della tradizione irlandese che possiamo ritrovare nel suo primo ottimo album. già con la Belfast Harp’s Orchestra, è orami un’ottima solista
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14/12/2005 13:23 - GROOVERIDER
Rainbows Of Colour (Higher Ground)
Il tipico pezzo che t'aspetti dal ...
GROOVERIDER Rainbows Of Colour (Higher Ground) Il tipico pezzo che t'aspetti dal Darth Vader del drum'n'bass. Solita anche la durata: 10 minuti. I Master At Work (ora più che mai ricercati dai junglisti) rallentano il brano in un'house sambato. Tutto l'opposto fa Optical che mesmerizza innaturalmente la batteria.
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14/12/2005 13:23 - HANGING ON A THREAD
Draining The Swampy Lands
Che la scena hardcore ...
HANGING ON A THREAD Draining The Swampy Lands Che la scena hardcore italiana avesse un passato importante lo sapevamo tutti, ma che avesse un presente altrettanto degno era cosa non ancora chiarissima. Ora, grazie a gruppi come gli Hanging On A Thread l'orizzonte comincia finalmente a rischiararsi, dopo anni di buio e la scena ad acquistare più visibilità. Dal suono hardcore il gruppo modenese cerca di prendere due aspetti imprescindibili e su di essi lavora per una nuova sintesi 'post': la potenza e l'emotività. In pratica, possiamo dire che gli Hanging On A Thread riescono a fondere i Quicksand con i Deftones (naturalmente prendete questo paragone con le dovute proporzioni). Fin dalla partenza si intuisce che il gruppo possiede mezzi non comuni: Toy Machine è alimentata da una potenza incomprimibile. Mentre episodi come Lane e Hanger Down vedono le trame rarefarsi (nella prima) o intorbidirsi in modo sinistro (nella seconda), raggiungendo vette di suono impensabili e del tutto personali per un gruppo italiano. Dicono a volte che siamo di manica larga, ma per me è questo il (nuovo) rock italiano.
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14/12/2005 13:23 - KILLA KELLA "The All Terrain Series One"
Prima prova discografica solista ...
KILLA KELLA "The All Terrain Series One" Prima prova discografica solista per uno dei migliori beatbox a livello mondiale. Il beat box è quella tecnica di riprodurre i suoni di batteria e basso solo con l'uso della bocca. Killa, già negli Scratch Perverts e oggi uomo della scuderia Vadim, offre un saggio delle sue capacità: suoni essenziali, ovviamente, poche aggiunte strumentali, come le tastiere e i riverberi di Step Then. Tre versioni per Heavy Artillery, traccia d'impatto presente in tre versioni. Soprattutto Beat, Bass, Gargles And Voices, loop ad uso e consumo di dj e produttori. Molto specialistico ma intenso.
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14/12/2005 13:23 - Kilowatthours/Strain Of Positive Thinking
Coordinate affini per gli esordienti Kilowatthours, il ...
Kilowatthours/Strain Of Positive Thinking Coordinate affini per gli esordienti Kilowatthours, il cui rock periferico affoga la voce nel feedback (Kayla), guarda all'Inghilterra emotiva di Mogwai e My Bloody Valentine (That You All Played), non dimenticando di rovistare in casa: sorprendente la rilettura al silenziatore di Candy Says dei Velvet Underground.
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14/12/2005 13:23 - KILOWATTHOURS Strain Of Positive Thinking
Scusate il paragone ma il ...
KILOWATTHOURS Strain Of Positive Thinking Scusate il paragone ma il primo nome che mi viene in mente ascoltando quest'album è quello dei misconosciuti Christie Front Drive. Ovvero ci muoviamo in quelle direzioni di un emo-shoegaze d'impronta elettrica che evoca spazi aperti ed espanse oscillazioni umorali. Tuttavia, a differenza del gruppo prima citato, nell'impianto strumentale dei Kilowatthours il pianoforte ha un ruolo rilevante, a volte occupando il proscenio (vedi Another Great Reason e la cover dei Velvet Underground Candy Says), spesso accentuando il senso malinconico e la classicità delle partiture. Le parole escono fuori dalla bocca in sordina con respiri sempre più profondi, le traiettorie di chitarra si distendono in crescendo rivelatori. "Strain Of Positive Thinking" è un rifugio per anime in pena ma ha anche il coraggio di innescare intime connessioni al di fuori di quattro anguste mura.
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14/12/2005 13:23 - KIRSTY MACCOLL Tropical Brainstorm
Chiariamo subito una cosa: Kirsty MacColl, con ...
KIRSTY MACCOLL Tropical Brainstorm Chiariamo subito una cosa: Kirsty MacColl, con la "moda latina" non c'entra proprio nulla. Anzi, volendo essere pignoli, viene da chiersi il perchè nessuno l'abbia mai indicata come una pioniera, dopo "My Affair", del 1991, primo vero frutto europeo della contaminazione latina. «Negli ultimi dieci anni, ho fatto avanti e indietro fra Londra e Cuba, e ogni volta mi sono portata dietro un sacco di dischi. Li trovavo così lontani dalle schifezze del pop inglese ches da quando si sono sciolti gli Smiths, considero morto». Kirsty MacColl, distrutta da una giornata di interviste, accende una sigaretta e si ravvia la fuigida chioma rossa: «Alle mode non ci penso neanche. Da quando sono stata a Cuba come rappresentante della Campagna di Solidarietà, mi sono innamorata della sua cultura, della gente e, soprattutto dei suoni». Incredibile, Kirsty MacColl: sparisce sette anni fa con un disco che è un concentrato di tristezza (Titanic Days) e riemerge con un albums "Tropical Brainstorm", che è un tripudio di letizia. Conquista anche le radio con un singolo apparentemente ruffiano ("In These Shoes') e tutti pensano che si tratti della nuova sensazione latina. «Ho scritto quella canzone più di tre anni fa, e non sapevo neanche chi fossero, queste nuove star latine. Il pezzo parla di una ragazza che è vittima della moda, e che rifiuta di fare tutte le cose più bizzarre del mondo solo perché non ha le scarpe adatte». Salvo poi accettare di rompere la spina dorsale ad un inglese masochista, usando semplicemente la potenza dei tacchi. In questi sette anni, Kirsty ha deciso che non ne poteva più «della tristezza britannica, delle boyband e di quelli che giocano a fare i Beatles». Il che, detto da una che è stata (ed è tuttora) una delle cantautrici più apprezzate d'Inghilterra, non è un cambiamento da poco. Non è certo un caso che sia una delle autrici più ammirate da Morrissey, col quale ha in comune uno straordinario talento per il verso arguto, l'affilata rima baciata e il disprezzo della banalità: «Preferisco scrivere 'vaffanculo', piuttosto che 'baby I love you yeah !'».
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14/12/2005 13:23 - LO-FI SUCKS
"Music For The Brain" (Beware)
Proprio in questi giorni si ...
LO-FI SUCKS "Music For The Brain" (Beware) Proprio in questi giorni si è aperta, e durerà sino alla fine del mese di ottobre, a Bologna, una mostra dedicata ad una serie televisiva leggendaria, cui lo sesso Professor Lo-Fi Sucks dedica almeno l'ispirazione di questo nuovo disco. Spazio 1999, la coproduzione angloitaliana (Rai e BBC i protagonisti) che dal 1975 si insediò con misteriosi riti e fantascientifico realismo all'interno dei palinsesti "timidi" della nostra televisione, cambiando il modo d'intendere, sognare e temere il futuribile spazio forse molto di più rispetto a cugini ben più fortunati (l'ovvio riferimento a Star Trek). Il capitano Koenig non è ovviamente il solo protagonista di "Music For The Brain": diciamo che convive tra stridii e clangori metallici, indolenze dal raccapricciante ed inebetito incedere e immancabili (adorabili) strascicate parole mascisiane su folk songs di base scritte con perizia. I quattordici brani del disco sono come sempre pop, ma ambiscono, rispetto al passato che si chiama anche "P For Pistacchio", ad una più articolata esposizione strumentale e ad una più sfaccettata somministrazione di emozioni ed elementi sono-rumorosi. In "Music For The Brain" ci sono momenti di altissima e commovente dolcezza melodica (un po' quella che ci spinge, chissà perché, in lacrime a percuotere il capo contro provvidenziali spigoli) accanto a laceranti coltelli di rumore chitarristico rigirati nelle orecchie già abbattute da frequentissime iterazioni che giustamente vengono definite "astiose". E' il disco migliore sino ad ora prodotto dal professor Rizzo, idealmente sta in mezzo tra l'esordio omonimo e la cattiva, e colpevole, coscienza del Pistacchio, in realtà sta ben oltre, dal punto di vista tecnico come da quello compositivo ma, soprattutto, da quello che sonda la complessità dell'espressione mentale e le sue articolazioni infinitesimali apparentemente idiote. Non stupitevi se vi ritroverete dopo l'ascolto a succhiare colorati lecca lecca piangendo come prefiche isteriche sotto il divano di casa vostra.
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14/12/2005 13:23 - LOLLIPOP TRAIN Junior Electric Mag.
A dare continuità alle produzioni della ...
LOLLIPOP TRAIN Junior Electric Mag. A dare continuità alle produzioni della serie Reverie, inaugurata dalle due compilazioni "Algebra Spaghetti" e "Simultaneous Ice Cream", è una persistente nostalgia dell'infanzia e delle sue zuccherine melodie così come una tensione costante ad atmosfere di una sofisticata atemporale semplicità. Al pool produttivo dei due dischi citati, Richard Preston e Louis Philippe, si sostituiscono per "Junior Electric Magazine" e "Dreams And Reveries" Jerry Butler, John Austin e Matt Hulse, suggerendo i due lavori come inscindibili. L'album di Lollipop Train è delizioso e s'appropria della tipica attitudine easy a rileggere anche brani altrui. Non sempre classici universali, tutt'altro, se nella lista figurano Mr. Bizarro di Monochrome Set, Variations On A Keyring di Monade, o, variando scenari, la zappiana Wowie Zowie. Ciliegina sulla torta due brevi frammenti parlati a firma di Angie Tillett, voce di Lollipop Train, con un'istantanea di una sua vacanza a Malta e la ricetta per il drink ideale, un milkshake.
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14/12/2005 13:23 - Lorraine Bowen
La Mary Poppins in acido ha un passato di ...
Lorraine Bowen La Mary Poppins in acido ha un passato di multistrumentista glorioso dall’indie rock, è stata la pianista di Billy Bragg in tre tour europei ed in diversi suoi dischi, Lorraine inizia la carriera di solista con il suo progetto Lorraine Bowen Experience e raggiunge la notorietà al Vancouver festival con la canzone Julie Christie che verrà inclusa nel film Film "Better Than Chocolate". Da allora sono numerosi i suoi contributi sonori a programmi televisivi e radiofonici (ultimo il John Shuttleworth Show per BBC). Lorraine ha prodotto tre LP per la sua etichetta Sequin Skirt.; il primo Greatest Hits One nel 1995, Greatest Hits Two nel 1998 e Bossy Nova nel 2000. Presta la voce ai giapponesi Fantastic Plastic Machine che puntualmente raggiungono la vetta delle charst nipponiche!
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14/12/2005 13:23 - • Conosciuta ed apprezzata dagli appassionati del folk come cantante ...
Conosciuta ed apprezzata dagli appassionati del folk come cantante del gruppo scozzese Malin Head, Lorraine Jordan ha iniziato una carriera solistica che si prospetta ricca di soddisfazioni. Gallese ma di genitori irlandesi, spazia con disinvoltura tra stupende ballate delle aree di antica tradizione gaelica e proprie composizioni. Ha all'attivo un LP registrato a Dublino e ora pubblicato in Italia dalla Ribium Records, presentato al Folkest '92 dove è stato accolto con grande interesse. Fanno parte del suo trio, Niall O'Callanan, mandolinista di Dublino con numerose esperienze professionali alle spalle e Maire Campbell, violinista studiosa di danza popolare e profonda conoscitrice della musica della Nova Scotia.
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14/12/2005 13:23 - MA RAINEY
La Madre del Blues
Il circuito TOBA era costituito da ...
MA RAINEY La Madre del Blues Il circuito TOBA era costituito da una catena di teatri sorti in tutte le città d'America agli inizi del 1900 (la prima sala aprì i battenti nel 1909) dove la popolazione nera amava riunirsi la sera per osanriare i propri heniarnini: musicisti, gruppi di Vaudeville, orchestrino ambulanti, farse, cabarettisti, clowns. Spesso gestite da squallidi ed avoli boss bianchi, queste sale offrivano comunque la possibilità di esibirsi e di farsi conoscere. Edtè qui che nel 1898 a dodici anni Gertrude Malissa Nix Pridgett inizia la sua carriera, dando prova di essere già a quell'età un'artista con uno smisurato talento per il canto e gli atteggiamenti scenici. A 18 anni sposa William "Pa" Rainey un esperto attore di "MINSTREL SHOW" (Teatro Nero) che le insegnò alcuni trucchi del mestiere. Fù subito chiamata "Ma Rainey"; insieme girano tutto il Sud con un duo dal poco promettente nome "The Assassinators of the Blues". Nel 1902 una ragazza entrò nel tendone dove "Ma" stava provando e cantò una canzone tanto strana, monotona e toccante che la colpì profondamente. Seppe dopo che era un TRADITIONAL, un Blues, il suo primo Blues. Lo chiamò "See See Itiltr", il blues più bello tra tutti quelli dedicati ad un arbore che finisce. Incise i primi dischi per la Paramount, di cui diventò ben presto la stella più esclusiva e brillante, nel 1923 quando aveva già 37 anni. La sua voce da contralto era profonda e ricca, a volte leggermente lamentosa o piena di grinta, ma sempre con un fondo di severità e di malinconia. Cantava "Chopin Gat lbliules'', il blues delle squadre di forzati, tra i quali anche donne e bambini che incatenati giravano per Atlanta. Infatti nonostante donna conosceva benissimo la realtà che era costretta a vivere la gente del suo colore. Come molti neri di allora era zeppa di monete d'oro (cosi era fatta la sua collana preferita) di rotoli di banconote (ne aveva dappertutto) e di diamanti. Sorta di eroina della propria razza, tipologia spiazzante di una forma primitiva ma non obsoleta di riscatto sociale. I suoi blues erano rudi e senza fronzoli, pieni però di profondità e di calore che la "sua" gente del sud sempre le riconosceva. Era maestra nel coniugare elementi dello spettacolo di varietà nero con la semplice comunicativa del folclore, la parsimoniosa sintassi espressiva del blues con la drammaticità di certe ballate. Questa sintesi armoniosa arricchita da una serie infinita di mediazioni e d'influssi musicali diversi, ma soprattutto dall'apporto creativo della sua individualità, dette vita ad un canto estremamente sobrio, razionale, eppure monumentale. Ma Rainey fu spesso autrice delle sue canzoni riuscendo ad inserirvi il suo essere di nera e di donna. Il suo ruolo nella tradizione musicale è d'inwortanza infinita; infatti per prima è riuscita a salvaguardare e rinnovare materiali fosforici del popolo riuscendo a traghettare il blues dalla semplice formula piano-chitarra alle ben più ricche combinazioni di tipo jazz facendo nascere quello che sarà poi definito il "CLASSIC BLUES". Amava strofinarsi il collo ed il viso con un ventaglio di piume di struzzo; amava sputare per terra quando incontrava un bianco; amava aiutare chi si trovava in difficoltàamava il teatro da cui proveniva. Giustarnente viene ricordata come "LA MADRE DEL BLUES', quindi la madre di tutti i suoni che oggi si sentono per il mondo.
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14/12/2005 13:23 - MR.C Subterrain 100% Unreleased
Mr. C è il vecchio rapper degli ...
MR.C Subterrain 100% Unreleased Mr. C è il vecchio rapper degli Shamen, quello che ha graziato un classico eterno come Progen ma lo stesso che poi ha contribuito ad affossare la band inglese in una caricaturalità pacchiana. L'uomo, come spiegava strabene Progen ha un suo perché. Da anni è uno dei DJ più capaci della scena inglese, di sua proprietà il club e l'etichetta The End. Il suo è uno stile fluido e sensuale, capace di organizzare in un limbo i più profondi grooves house e techno, catturato esemplarmente in questo CD mix. Il disco offre 16 pezzi inediti, creati da fuoriclasse come Derrick Carter (la furiosa My Tiger Is Ravenous, acid-salsa in desolazione dorè, uno dei vertici assoluti di Carter), Gene Farris (Can't Stop Dancing, Chicago, tristezza e allucinazione), Stacey Pullen (Polyphonic Destruction, Detroit, spirito e potenza), Dave Angel (Sky, il jazz sotto il sole). Mixaggio e pezzi fuori concorso, uno dei CD mix dell'anno.
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14/12/2005 13:23 - PRAN Raga for the Rainy Season
Stuart Dempster, il terzo elemento ...
PRAN Raga for the Rainy Season Stuart Dempster, il terzo elemento della Deep Listening Band è invece coautore insieme al trombonista Greg Powers suo allievo (presente tra l'altro nello splendido Underground Overlays, disco di Dempster di qualche anno fa), sotto il nome Pran, di Raga for the Rainy Season. Come dice il titolo, un raga basato sull'antico stile Dhrupad Indiano, per la stagione della pioggia. I parametri sono quelli classici del raga indiano, ma gli strumenti e i muscisti non lo sono. Due americani mescolano strumenti appartenenti alla cultura europea (trombone) e aborigeno-australiana (il didgeridoo di Stuart Dempster), per dare un nuovo respiro (Pran deriva da prana, il soffio vitale, lo stesso che scorre dentro i loro strumenti a fiato...) al più antico linguaggio tradizionale dell'India. Tre sono i lunghi movimenti del disco: Alap (la parte introduttiva di ogni raga) è il momento più ispirato per i due musicisti; poi Jor e Jhala il completamento, che svela la bravura di Greg Powers ad improvvisare con trombone secondo i canoni del raga, mentre i drones del JDBBBD (John Diamond's Big Beautiful Brass Didjeridu, altro trademark di Dempster) creano il solito tappeto di sfondo paragonabile a quello dell'indiana tamboura. Affascinante.
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14/12/2005 13:23 - Praying For The Rain (UK)
La band, guidata dai fratelli De ...
Praying For The Rain (UK) La band, guidata dai fratelli De Cicco, canadesi di chiara origine italiana, si inserisce in quel fervido movimento innovativo acustico londinese che ha avuto nei Mirò la sua massima espressione. Dei colleghi Praying For The Rain ha colto lo spirito e l'idea, arricchendola con inserimenti di elementi etnici diversi e con un gusto che rivela le proprie origini. Alcuni cd e registrazioni contribuiscono a rinnovare il mito di questa oscura band, abile nel sapersi proporre ed interpretare le meravigliose ballate o le lunghe dissertazioni sonore, in tutti i contesti. La band si è esibita nei più importanti festival rock ed alternativi d'Europa.
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14/12/2005 13:23 - PULSAR This New Terrain
Non è proprio da trascurare, comunque, anche ...
PULSAR This New Terrain Non è proprio da trascurare, comunque, anche "This New Terrain", altrolavoro attribuito ad una sigla che cela uno sperimentatore individuale, Ant Walker dei Land Of Nod. Il musicista gallese è un altro che non si fa problemi a rileggere alcune intuizioni alla base del suono sintetico di Eno in chiave moderna, citando Transient Waves e Tortoise tra le sintonie e concordanze più pertinenti. I primi si avvertono vagamente nei ritmi pulsanti di "Attempts To Create Life From Non-Living Matter" e di "ALH008", i secondi hanno beatamente capolino nello space-funk nervoso e swingante di "Retrograde", ma nella lunga progressione di bozzetti synthetici da tre-quattro minuti, aggraziati e rassicuranti, sono le icone Seventies del citato Eno, ed in misura ancor maggiore di "Doctor Octave" Tim Blake, a materializzarsi in larghe volute aliene ("Expansion Rate" plana incantata nella stratosfera del pianeta Gong...).
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14/12/2005 13:23 - Then the bird said «Nevermore»
E.A. Poe, The Raven
Un evento è ...
Then the bird said «Nevermore» E.A. Poe, The Raven Un evento è quasi passato inosservato, negli ultimi mesi: i Japan si sono ricostitSuiti, come «Corvi degti alberi pluviali», nell'opera omonima, non mancando di suscitare critiche (tante) e consensi (pochi). Vorrei unirmi allo scarso coro di lode, sperando che certi giudizi non risultino viziati da frequentazioni ormai annose di Sylvian e soci (ma anche: Sylvian da solo e con personaggi insospettabili, quali Holger Czukav) perciò, da indebite assuefazioni. Cóminciare dalla title-track è possibile, e doveroso, frugando nei meandri di un gruppo che ha sempre affidato ai testi una funzione predominante, facendoli assurgere a significanti fondamentali del discorso. Si apre con i sintetizzatori, affidati a Richard Barleieri, dai suoni «flautati». Sylvian emerge corne pura presenza, senza accompagnamento armonico: sembra proprio di vederli gli alberi pluviali, cor percussioni timide, a suggellare i battiti (e le beccate) di uccelli venuti da chissà dove. Rain tree crow. «W do il mondo con un cuore che sa I nel gloco umbratile I corvi I di alberi I pluviali. I Non ho fede nelle pietre miliari I sperne disperato I dimore a mezza via 1 no condiviso il mondo con colui che sa I la luce brilla ancora I nel gioco umbratile I corvi I di alberi I pluviali». Fine. Appena la disillusione dell'attimo, in bre«zi brani: aforismi sonori, da non consumare. E si va o Utre. O indietlO. «Tu sei ogni co1tore» (Every Colour You Are) deformazione in chiave pop di armonie jazz (richiamo immediato: All the Things You Are): Sylv] an fu iniziato al jazz - pare - dalla sua ragazza giap]~onese. E Bill Evans non poté che sedurlo subito, j data l'affinità elettiva tra le due anime _ L'armonia è, come al solito, scama. Un _ arpeggio di pianoforte (elettrico), per _ mano del leader, tratteggia uno schema di accordi barocchi. Voce esangue, m molto vicina all'ascoltatore. Uno stacco ^ qualche battuta muta - il pezzo non è ter minato, ma indugia, arrancando. Chi ricorda il falso finale di Orpheus, in Secrets of the Beehive sa a cosa mi riferisco. Ripresa, con batterie molto meno nevrotiche del solito: con grande stupore, persino Mick Karn, notoriamente il basso pii¾ frenetico sulla scena, marca a quarti (o ad ottavi) le batttute. Cosa accade? Qualche velato accenno melodico, e mai un perdersi per strada, ripercorrendo sentieri mossi, tortuosi... E' strano - Karn - che tu abbia cambiato stile. E' maturazione - o cosa? Nel falso finale torna il flanger, amato dal gruppo soprattutto agli albori, nell'identità di Japan. I1 brano riprende. La reiterazione sembra dominare qllesti... colori. Certo, nel disco di Newton appaLiono tutti. La gamma cromatica diffonde, sempre, la stessa tinta. Ecco... Eve7y Colour Yog Are! I1 sax di Kam ha il wah-wah, ed è, chiaramente, sovrainciso. Sylvian doppia, alla voce, se stesso - o usa un harmonizer? Una radio 'ad onde corte appare qua e là, e svanisce stridendo nel finale. Stavolta è andata: l'arcobaleno è chiuso e ogni colore s'è dissolto, nel bianco tranquillizzantc della notte. Pzket Full of Change vorrebbe presentare nuovi spasimi, c debutta normalmentee come il preludio d'una qualsiasi canzone d'un qualsiasi gruppo rock. AnGhe la voce di Sylvian è tradizionale. Ma quando la batteria continua il suo gioco da sola, comprendiamo che il temw è mutato: non siamo siù aui. L'atmosfera si rabbllia, e i timbri del sintetizzatore vi si conformamo. I1 basso - due o tre note - si fa sentire, ma non, di nllovo, come in passato. La programm azione __ dGi synth di Bar- bieri d, come s e m p r e , impecca- ,' bile. La batte- rla dl J a n - s e n , invece, sembra lievemente r u o r i posto: troppo precisa ricorda, in peggio, certe ingenuità di Buddy Miles (che pochi ricorderanno, tra l'altro). Nuovo impeto: la voce di Sylvian è, radicalmente, diversa dal solito, e svetta in altezze di cui non la crederemmo capace. L'ultima nota - da synth analogico - chiude il brano. No, si riprende. Ancora una conclusione illusoria, come marchio di fabbrica. La ripresa e il cambiamento. La ripresa, come cambiamento formale: qui c'è Glass, e... A Pocket F~ll of Change! Boat's fiar Burning è una sferzata: breve (0.45), mentre Sylvian ricorda Peter Hammill, il leader dei Man der Graaf Generator (le stesse note, indulgenti, di Pawn Hearts). cia apre mlove porte, c la melodia è struggente. I1 brano successivo s'izide del mezzo secondo che la tecnologia del CI) regala ai suoi utenti: il clarinetto basso di Karn catapulta già in altri ambienti (New Xlwn at Revi De*r Wallow). Rispetto al tempo andato, il più i cambiato d, ancora, Karn. Negli strumentali i Rain Tree Crow procede no più spcditamente, e senlbra che la voce del loro leader li condizioni tneno (timore reverenziale). Certo, non c'e a~onia in questi brani, nati dall'improvvisazione. tJna volta i Japan dichiararono di non saper improz7visare: ne e passata d'acqua sotto i ponti, da allora. Si percepisca in chiave altatoria A Ite$ssuringly 1h11 Slundlay, cercando di dissociarlo dai brani simili, ospitati in Oil on Canvas (echeggianti campane tubolari dissimulate, mentre qlli l'artificiosità è il reale). Questo brano tetmina come un pensierc nel elloto - senza saSre dove va, e se è mai nato, da qualche parte. Blackerow Hits Shoe Shine Cil;y: Jensen riprende la sua nenia (Iullante innplacabile in levare; cassa in battere; piatti monotoni). Azzardo: è llli l'llnico che non è cambiatl~, siFlorando la riStizione, e sbancando la più det~riore novita. Rendere la planata del GOrVO S„ sull l citti dalla llice «scatpa» richieiva mag- gictre impegno. Scarso psthos anche in Syl- i vian; prowsta: pii¾ batterie elettroniche e/o < ampionamenti percussivi, e meno real b time men! | ~llora, dimentichiamo: lSl~k~*ter, orri- e bile stornellata (sib/Fa7) adatta a Xste di I < ampagna; cette incursioni immotivate di IF J,^nsen in tenitori che pllre a+7cva dimostra- ,,~ tc di padraneg«giare in passato - al contrario i del vino, e dell'invecchiamento...; l'inizio | tlopw ScioGoante del tútto (1|1ù Ehis in s Shanty lbwn), in GUi una sezione di fiati, rl denominata Phantom, vorreblbe farci crede- r re tra colpi di organo hammond (suonato male), che il Rhythm and 131ues non è monfto, > e stendiamo un velo pietoso, nello stesso i brano, su ocrti sentieri à la Wcather i Rep~t, alinnentati da fanciullc in cori Mau- [ ieville, mascherati d'avanguardia; c... E tirando un respiro di sollievo, godiamoci d pesta Cri~ ~"MI Whitrs~ che conclude ~I'opera! Q¾lesta è la formazione ideale - ki Crow: voce sènza tappeti di tastiere, ~ S X 7 ~~rcr¾ssioni, basso imSrcettibile e cupo, cliscrezione sonXora. Solo GOSi gli o~sti si coniugano: il grido, il rantolo, il pianto (cry`¾ di+7iene lamento, sussurro, bisbiglio (whisper). Anche un glissato desta attenzione: la VCJGE ritoma, nel p=1ato flebile: b l'ultimo. E ancora: dove sono gli zombies di GUi una Gerta critica canta il daminio? Certi giornalisti hanno forse visto un film di Romero, mentre girava sul piatto Rain Tree Crovv? O pensano che il corltorcimento sia appannaggio - rigoroso - del Rock (con la R maiuscola)? Pobtremmo dire, con loro, a1 passaggio dei «corfiri pluviali» (Sylvian & Priends...): «mi sembrava di aver mdito ~e ticchettio sul davanzale, ma non ers che il vents e n1xlla pii~ (Tis the avind and nothing more)». E ancora «da qllell'ombra (di corvo ncro) che è rimasta a fluttuarc sul pavintento, la mia anima non sarà ff;ts ;tz,t4,t7S7,tfn t si
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14/12/2005 13:23 - RAINER MARIA
A BETTER VERSION OF ME
POLYVINYL
Le elettriche ballate dei Rainer ...
RAINER MARIA A BETTER VERSION OF ME POLYVINYL Le elettriche ballate dei Rainer Maria sono tra le musiche più originali che il panorama indie rock proponga, un malinconico rock che urla il proprio romantico disagio con sentito pathos. "A better version of me" é il secondo lavoro per questo trio statunitense capitanato dalla dolce voce di Caithilin De Marrais, un'interprete valida che permette alla band di distinguersi. Le nove tracce sono state registrate nel settembre del 2000, un lavoro breve ma intenso che, come dicono le note di accompagnamento, ha visto notevoli ripensamenti sul lavoro di remixaggio. In verità "A better version of me" non aggiunge nulla di nuovo a quanto già espresso dai Rainer Maria nel precedente "Look now look again", confermando una formula artistica che gioca sulle distorsioni, su crescendo imperiosi ed emozionanti riffs, tele di note sulle quali l'espressività di Caithilin colpisce dritto al cuore. Ora i Rainer Maria hanno dimostrato di saper scrivere belle canzoni, per il futuro ci si augura di trovare anche nuove sorprendenti soluzioni affinché la loro musica non diventi negli anni pura accademia.
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14/12/2005 13:23 - RAINER TRUBY
Rainer Trüby è un ex membro del famoso progetto ...
RAINER TRUBY Rainer Trüby è un ex membro del famoso progetto tedesco della Compost A Forest Mighty Black di Friburgo nel cuore della Foresta Nera. Dai recessi della sua immensa collezione di dischi, ha compilato le fantastiche ancora richieste compilation di fusion europea "Glucklich" (Vol. I, II) e la Nitrogen-Trip Hop "Sources From The Past" con Placebo e Michael Bundt per la Compost Records. Attingendo dai forzieri della sua immensa collezione di dischi ha confezionato le fantastiche e ancora richiestissime compilation di fusion "Glucklich" (Vol. I e II) e la compilation Nitrogen-Trip hop "Sources from the Past" con Placebo e Michael Bundt per la Compost Records. E' in uscita il terzo volume della serie "Glucklich". Inoltre ha compilato con Gilles Peterson "Talkin Jazz III" e una nuova compilation "Root Down 99" per Nuphonic Recordings. La sua collezione offre gruppi noti come Die Fantastischen Vier con materiale campionato per i loro album. Ora, dopo la separazione da A Forest Mighty Black, si è dedicato ad un suo progetto sotto l' ala della Compost: il Trüby Trio (che è formato da Rainer Trüby con Christian Prommer e Roland Appel dei Fauna Flash): il suo stile si colloca tra jazz, brazil, house, boogie e downbeat. Il Trüby Trio ha realizzato un brano 'Donaueschingen' per "The Future Sound Of Jazz Vol. 4" e ha fatto dei remix per Frederic Galliano ("Plis Infinis N° 2" della F-Communications, Tab Two ("Belle Affaire" della Virgin), per il vecchio genio del Latin jazz Bobby Matos ("Guiro Electro" della Ubiquity), Extended Spirit, Nitin Sawhney, Miyazawa e altri. Rainer Trüby è anche un Dj di fama internazionale, molto aprezzato dai colleghi inglesi, dai gestori di clubs e dai promoters. Viene chiamato regolarmente in vari locali e manifestazioni in Inghilterra (Blue Note, Bar Rumba, Brighton Jazz Bop, Phönix Festival, Jazz Cafe) e nel resto del mondo. Nel 1998 ha effettuato un tour in Giappone. E se non è sulla strada potete trovarlo, magari con qualche Dj ospiet - come Gilles Peterson, gli Into Somethin Crew, Fauna Flash, Kruder & Dorfmeister, DJ Die, Ben Wilcox, Patrick Forge, Russ Dewbury, 4 Hero o Simon Lee (Faze Action) alla consolle del suo club Root Down a Friburgo, spaziando sen za confini tra retro e future jazz, funky beats, jazzy house, brazil, boogie tunes e drum & bass.
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14/12/2005 13:23 - RAINER Alpaca lips
Doveva essere davvero un fiore nel deserto dell'Arizona ...
RAINER Alpaca lips Doveva essere davvero un fiore nel deserto dell'Arizona Rainer Ptacek. Dopo la sua morte, novembre 1997, in tanti lo hanno ricordato con parole accorate: Terry Lee Hale, i Calexico e soprattuno Howe Gelb, che firma le note di copertina di Alpaca lips. Sono canzoni registrate nel 1996, qualche tempo prima che la malattia iniziasse a manifestarsi. Canzoni semplici, solo la voce e la national steel con i suoi bassi ossessivi, piccole storie notturne e strascicate, perfette per i titoli di coda di qualche film a basso costo (il lungo strumentale "Horse hair"). Blues aspro visionario e spettrale (l'unico modo in cui ai bianchi quella musica può riuscire "vera" e personale), ogni tanto interrotto da imprevedibili tenerezze melodiche, come la sorprendente "Pastime paradise" di Steve Wonder (unico peso con basso e batteria) o il bellissimo frammento "Flashlight". Stanze spoglie, qualcuno le ha appena lasciate, appesa al muro è rimasta una chitarra.
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14/12/2005 13:23 - RAINER/Live At The Performance Center
Vale la pena di ripetere, ancora ...
RAINER/Live At The Performance Center Vale la pena di ripetere, ancora una volta, la storia di Rainer Ptacek. Profugo cecoslovacco arrivato chissà come a Tucson, Arizona, Rainer s'inventa, a partire da metà anni '80, una personale fusion chiamata desert blues in cui le dodici battute si fondono con le dilatazioni sonore attonite e vagamente allucinate assimilate dall'amico Howe Gelb dei Giant Sand. Un tumore al cervello lo uccide a fine 1997 e la Glitterhouse sta ora onorando la memoria del musicista con ristampe e pubblicazione di materiale inedito. E' questo il caso di "Live At The Performance Center", registrato dal vivo a Tucson pochi mesi prima della morte. Un concerto per sole voci e chitarra national steel, che, conoscendo purtroppo la fine della storia, impressiona ancor di più per intensità e forza espressiva (si ascolti in particolare "One Man Crusade"), quasi che la malattia fosse stata per un momento messa da parte se non addirittura irrisa. I pezzi sono in gran parte originali alternati a covers abbastanza curiose come "Within You Without You" e "Cheer Down" di George Harrison. E' un buon disco per accostarsi a Rainer anche se meno pervasivo degli inquieti "Worried Spirits" e "Nocturnes" (lavoro composto di soli brani strumentali).
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14/12/2005 13:23 - RAINS
BEPPE CASTELLANI sax tenore; GIORGIO SIGNORETTI chitarra; ENRICO TERRAGNOLI chitarra; ...
RAINS BEPPE CASTELLANI sax tenore; GIORGIO SIGNORETTI chitarra; ENRICO TERRAGNOLI chitarra; FRANCESCO "SBIBU" SGUAZZABIA percussioni. "Rains", nasce nel 1992 con l’uscita del cd omonimo. L'idea del suo fondatore, il tenorsassofonista Beppe Castellani, si delinea attraveso le ulteriori incisioni ed è quella di un laboratorio “in progress” nel quale i musicisti interpretano, secondo il proprio gusto e le proprie esperienze, le composizioni del leader passando attraverso i più disparati generi musicali. Il groove è elettrico e l’improvvisazione è vincolata soprattutto a riferimenti ritmici, melodici o di colore. Caratteristica essenziale del gruppo è l’assenza di una sezione ritmica tradizionale (basso -batteria), sostituita dagli effetti delle chitarre e dalle percussioni. Il sound è particolarmente scarno ed aggressivo, anche quando vengono eseguiti brani di sapore latino o celebri standards jazzistici.
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14/12/2005 13:23 - REGULAR FRIES/Brainticket ('12)-JBO
Remixes dell'affiatata coppia Jagz Kooner e Four Tet. ...
REGULAR FRIES/Brainticket ('12)-JBO Remixes dell'affiatata coppia Jagz Kooner e Four Tet. Se diversi possono essere nelle attitudini, simili i risultati per stile e grazia!
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14/12/2005 13:23 - Rephlex Braindance
La Rephlex Records è un progetto indipendente diretto ...
Rephlex Braindance La Rephlex Records è un progetto indipendente diretto da Richard D. James (alias Aphex Twin) e Grant Wilson Claridge , interessati da sempre allo sviluppo di forme musicali che esaltano la creatività invece del solo profitto. Un obiettivo perseguito tramite lo sviluppo di uno stile unico “Braindance”, che assomma in sè gli elementi migliori di tutti i generi tra cui la musica tradizionale, classica, popolare, elettronica, moderna, industriale, ambient, hip-hop, electro, house, techno, breakbeat, hardcore, ragga, garage, drum and bass, ecc.. La Braindance è sempre esistita, ma è stata scoperta e rivelata solo nel 1991 dai pionieri elettronici della Rephlex .
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14/12/2005 13:23 - AA.VV.
THE BRAINDANCE COINCIDENCE
REPHLEX/FAMILY AFFAIR
Qualcuno di voi si sarà accorto che ...
AA.VV. THE BRAINDANCE COINCIDENCE REPHLEX/FAMILY AFFAIR Qualcuno di voi si sarà accorto che da qualche mese la Rephlex Records, etichetta fondata da Aphex Twin, organizza in giro per l'Italia delle Rephlex Night con i propri dj. Serate all'insegna dell'eclettismo sonoro proprio anche delle produzioni marchiate Rephlex, come questa compilation, nata per celebrare il centesimo disco pubblicato come anche per presentare una panoramica su ciò che una delle forze creative più "avanti" in ambito elettronico é in grado di offrire. L'unico difetto che si può attribuire a questo disco é infatti quello di essere fin troppo vario, tanto che solo pochi (quelli con i paraocchi meno masochisti) saranno in grado di apprezzarlo in toto. Indipendentemente dalla forma nella quale si manifesta, é comunque la qualità a farla da padrone. The Gentle People, alle prese con un qualcosa che si potrebbe definire "lounge psychedelica", aprono il disco. Temi simili, con aperture verso uno splendido soul, sono sviluppati anche da Leila. Global Goon, Bochum Welt, Vulva e Ovuca si muovono su coordinate "intelligent breakbeat" rese celebri dai maestri Authecre e Aphex Twin (leccano un po' il culo al capo, ma sono comunque ottimi manieristi). Cylob, partendo dalle stesse influenze, inocula nel suo brano dance e sensibilità pop (una delle maggiori sorprese dell'album). Poi c'é lo stranissimo intermezzo "anni 80" proposto da DMX Crew e D'Arcangelo: per avere un brano come quello proposto dai primi penso che il nostro Morgan (quello che "non pensa" di essere un artista, "é" un artista...) si farebbe sodomizzare con un semaforo... I veterani µ-ziq e Luke Vibert sono all'altezza della loro fama, Aphex Twin violenta l'acid house di "Normal", a firma Baby Ford, con almeno dieci cambi ritmici, Chaos A.D. (remixato da Squarepusher) e Bogdan Raczynski vanno oltre le frontiere del drum'n'bass (soprattutto il secondo, fra i migliori remixers che ho ascoltato ultimamente, dalla efferata furia percussiva) e Mike Dred & Peter Green si buttano sull'ambient dilatata, con un brano caratterizzato da un particolarissimo intermezzo vocale singhiozzante. E c'é spazio anche per la pseudo-house raffinata di Railway Raver. Tutto splendido.
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14/12/2005 13:23 - THE BRAINERS nascono a Napoli nell'Aprile 1998 come quartetto (voce ...
THE BRAINERS nascono a Napoli nell'Aprile 1998 come quartetto (voce e basso, due chitarre, batteria) e subito hanno la sfacciataggine di esebirsi come gruppo spalla ben più quotate nei club cittadini; a nulla valgono le espressioni esterefatte del pubblico dei loro primi show (ampiamente documentate in diversi videotape); i quattro sono convinti di incarnare le speranze del power pop pur suonando uno sgangheratissimo punk rock, deviato però dalla voce femminile di Simona, giornalista militante e bassista "fastidiosa", dal drumming ignorante e, proprio per questo, presentuoso di un vero cavernicolo sannita, Sabrina Stavolone, dai ricami sgraziati delle due chitarre, che professano devozione per Real Kids e Flamin' Groovies, salvo poi citare clamorosamente AC/DC e KNACK! Invocano a scusante una supposta possessione da parte di un cervello ultramondano (il Brain!) che li manovrerebbe e gli avrebbe affidato le sorti del rock'n'roll. Suonano un'ora torrida di pezzi propri e qualche cover( Caterina Caselli, Scared Of Chaka, Dictators) e hanno dalla loro un live show delirante e coinvolgente (il palco è un laboratorio medico completo di monotor, provette e ogni sorta di aggeggio chirurgico, il gruppo stesso è una vera e propria equipe medica provvista di camici, guanti, mascherine, siringhe e quant'altro si immagina necessario per riportare in vita una tradizione musicale preziosissima che rischia di scomparire a ogni disco del nuovo rock italiano che esce nei negozi...) Hanno aperto per Squirtgun, Groovie Ghoulies, STP, Morticia'S Lovers, The Real Swinger. Sono tra i fondatori della Ballroom Blitz Record di Napoli, etichetta dedita al punk rock e al garage più duro e meno ortodosso per cui producono, nel Marzo 2000, il loro primo disco, un 45 giri a metà con le Chubbies, gruppo culto della Sympathy For The Record Industry, tra le migliori etichette americane di Rock indipendente (nel suo nutrito catalogo Bad Religion, Hole, The Muffs...). Sul loro lato due classici dei BRAINERS dal vivo; Turkey Face e The Mirror in The Scene, tra New Bomb Turks, Dead Boys, Blondie e Nevers, se qualcosa del genere può mai esistere, il tutto suonato da quattro finti neurochirurghi napoletani!!! BRAINERS: they are back to cure you..assholes!!!
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14/12/2005 13:23 - The Brainsuckers
1999 Surfing the moment
100% psychedelic supersound
Brainville rec.
La nascita di ...
The Brainsuckers 1999 Surfing the moment 100% psychedelic supersound Brainville rec. La nascita di etichette indipendenti è stata, per gran parte degli anni ottanta, la caratteristica più importante del panorama musicale italiano, molte erano le band che intraprendevano questa scelta per prodursi lavori altrimenti ignorati dalla major di turno. Questo fenomeno sopito per diversi anni è riaffiorato alla grande nell'anno appena trascorso. Mi vengono in mente la romana Vurt recordz, la bolognese Gamma Pop che attraverso una politica basata sui bassi costi, e non per questo deficitaria, hanno dato alle stampe i lavori di Yuppie Flu, Laundrette, Cut, band queste, che hanno ricevuto consensi da parte di pubblico e critica. La Brainville record, nasce con gli stessi intenti e lo fa esordendo sul mercato con il primo lavoro dei Brainsuckers, band dalle sfumature sixsties "sporcate" da incursioni psichedeliche. Ed è infatti la psichedelia di matrice texana che ispira la band, gruppi come 13th. floor elevators, Moving Sidewalks, bella la cover di Flashback, ed anche un certo rock and roll che si ritrova più nell'intenzione che nella composizione dei brani. Il disco si fa apprezzare anche per la sua varietà che in 16 tracce spazia tra i generi più disparati fino al dub, che in tre episodi chiude il lavoro. Prerogativa di questa band teramana sono le esibizioni live: è molto raro che queste durino meno di tre ore e, in un momento nel quale la musica è sovrastata più dall'immagine che dalla sostanza, non è roba da poco. L'etichetta ha in cantiere uno split single che vedrà i Brainsuckers fronteggiarsi con le Cleopatras, un 45 giri dei Ghettoraga, band storica della scena musicale teramana e l'esordio discografico dei Saliva Surfers che , credo non abbia bisogno di essere commentato. Per concludere, un lavoro importante soprattutto se si considerano i soliti limiti imposti dalla posizione geografica che in quanto a strutture e incentivi tarda ancora ad adeguarsi ad una scena in continuo fermento. Per contatti: Tito 0861.244.746
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14/12/2005 13:23 - The Gospel Train ” ...
The Gospel Train ” diretto da Cheryl Porter Dolce armonia nella fusione e unicità di ogni singola voce,il “Gospel Train” diretto dalla cantante di Chicago Cheryl Porter ( considerata uno dei migliori talenti degli U.S.A.),ha uno stile tutto suo. Combinando le antiche radici della “ Black Music” e riportandole in un contesto più moderno, presentano la musica sacra della chiesa Afro-americana che toccherà i vostri cuori. ( Si possono avere due possibilità; 1) formazione 4 voci + gruppo di tre elementi pianoforte, basso, batteria. 2) formazione 4 voci + pianoforte.
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14/12/2005 13:23 - THE JUBILEE LOVE TRAIN
Definizione del Webster's Dictionary di "Jubilee": «una ...
THE JUBILEE LOVE TRAIN Definizione del Webster's Dictionary di "Jubilee": «una stagione di festeggiamenti gioiosi». Abbiamo scelto questo nome sia per il suo significato, sia per la prossimità ad un evento storico. "Love Train" deriva dalle parole di una delle canzoni chiave del nostro repertorio: "gente di tutto il Mondo, teniamoci per mano, prenderemo tutti insieme un treno è il treno dell'amore fraterno". Il nostro treno è composto da quattro cantanti afroamericani d'eccezione. Vivono tutti in Italia da tempo e, insieme alle proprie carriere di cantanti solisti hanno ciascuno un profondo amore e dedizione per la musica gospel. Il nostro treno è guidato da quattro musicisti italiani che hanno nel sangue la gioia di suonare la nostra musica. CRYSTAL WHITE: Nata nelle isole Hawaii, laureata in dramatic arts presso "University Of The Pacific", ha lavorato come attrice in varie pieces teatrali e musical tra i quali "La Piccola Bottega Degli Orrori" e "Amici, Complici, Amanti". Vanta, inoltre, la partecipazione al film "E La Nave Và" di Federico Fellini. Cantante di esperienza internazionale, ha collaborato con artisti come Alvin Lee, Stephen Stills, Dizzy Gillespie, Tony Scott e Stevie Wonder. E' inoltre leader del gruppo "Crystal White & The Supernaturals", col quale svolge attività concertistica in tutto il Mondo. CHARLIE CANNON: Nato in Alabama, amante del soul e del rhythm&blues, è anche un apprezzato autore-compositore, avendo scritto brani per artisti di livello internazionale tra cui Mike Francis e Amii Stewart. Ha partecipato alle tournée mondiali di Milva, Renato Zero e Zucchero. Ha preso parte al Festival di Sanremo nel '93, e attualmente sta lavorando al suo secondo CD "Charlie Cannon Roots". DESIREE MOHAMMED: Nata a Chicago, cantante dal talento eclettico, è anche un'apprezzata pianista e chitarrista. Più conosciuta come vocalist del gruppo "Global Mind", ha raggiunto ottime posizioni nelle classifiche statunitensi ed europee, ottenendo il primo posto in Francia. In Italia ha lavorato con Gegè Telesforo e Stefano Palatresi. Attualmente collabora con il rapper Kevin Etienne per un nuovo CD. ORLANDO JOHNSON: Nato in North-Carolina, ottiene giovanissimo il suo primo successo discografico con il gruppo The Upsetters. In Italia ha partecipato a vari programmi televisivi tra cui "Fantastico" e "Pronto Raffaella". Come solista ha inciso due CD, pubblicati negli Stati Uniti e primi in classifica in Europa. Il suo ultimo disco, "Shine On Me", è già entrato nello classifiche europee. La band è completata da Davide Bertolone al basso e direzione musicale; Bruno Marinucci alla chitarra; Gianni Aquilino al piano e organo; Daniele Iacono alla batteria.
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14/12/2005 13:23 - THE SLIP Rain
Quando i The Slip evitano di traccheggiare in ...
THE SLIP Rain Quando i The Slip evitano di traccheggiare in ambito Brit pop e lavorano ai fianchi e allo stomaco con il rock più corrosivo e ispirato le cose cominciano a funzionare. Saltate a piè pari le prime tracce in cui chi canta in realtà sembra lamentarsi e chi suona in verità appare avere la testa in ben altri pensieri, si arriva a "The curve of a curl" in cui il gruppo riesce a dare un colpo di spalla alle soporifere e leziose atmosfere delle canzoni precedenti per sfociare in esplosioni di chitarre distorte che ricordano i Jesus and the Mary Chain. A seguire "Watching feet " che prova a mantenere alto il volume degli amplificatori anche se chi è al microfono ancora non trova il coraggio di tirare fuori la voce. Poi il tracollo, e si riparte con la solita, crepuscolare nenia filo anglosassone. (theslip@lycosmail.com)
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14/12/2005 13:23 - THEE BRAINSUCKERS
Surfing the moment
Quintetto abruzzese dedito allo "Psychedelick stoner" arriva ...
THEE BRAINSUCKERS Surfing the moment Quintetto abruzzese dedito allo "Psychedelick stoner" arriva con questo "Surfing the moment" al sospirato debutto discografico tramite l'autoproduzione (chissà che tra i progetti futuri non ci sia il lancio di altre realtà musicali a loro vicine?). 16 brani per poco meno di 60 minuti sono più che sufficienti per chiarirsi il quadro: ai nostri piace mescolare le carte in tavola, saltare da un genere all'altro come niente fosse (anche se la matrice sixties è predominante), un gioco pericoloso, perché si rischia di confondere l'ascoltatore o di rimanere confinati nel limbo degli "incatalogabili". Invece i nostri prestigiatori riescono a cavarsela abbastanza bene la maggior parte delle volte, lasciandosi prendere la mano dalla smania di stupire l'ascoltatore solo in poche occasioni, come nella promettente "If You Want This Love", affossata da un inciso country davvero fuori luogo! I momenti migliori sono quelli che si collocano ai due estremi dell'ampio spettro musicale della band ovvero la scatenata "Psychedelic Man" ed i momenti più trasognati di "Narcan" e della già citata "If You Want This Love". Da coltivare anche la loro vena più ironica che fa capolino qua e là durante l'ascolto del disco. Non ancora del tutto definiti, ma da tenere d'occhio. Per contatti: Brainville productions 0861/250491 (Zhedo)
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14/12/2005 13:23 - La musica dei Thee Brainsuckers, band di Teramo, è vicina ...
La musica dei Thee Brainsuckers, band di Teramo, è vicina alla psichedelia. Il sottotitolo del CD, "100% psychedelic supersound", è in questo senso un ottimo manifesto. Bisogna però fare subito una precisazione, visto che il termine si presta a diverse interpretazioni: per intenderci, qui non siamo dalle parti dei Grateful Dead, quanto piuttosto da quelle della mitica compilation Nuggets e dei 13th Floor Elevators. Si tratta quindi di composizioni semplici, dirette, con la chitarra in bella evidenza, fra le quali spicca la programmatica Psychedelic Man. A rendere il tutto ancora più appetitoso vi sono contaminazioni che affiorano inaspettate qua e là, come le atmosfere lounge in Nirvanal ed il dub nelle due composizioni finali. Surfiamo sulle onde dei suoni hard-psichedelici di fine millennio....tra correnti punk-garage e libecciate space-rock questi succhiacervello ci conducono per mano nel loro vivace mondo di colori e spirali avvolgenti. L'ispirazione dei vati dello space-rock e' piuttosto evidente nella cover degli HAWKWIND "BRAINSTORM", ma anche nella stupenda FLASHBACK dei MOVING SIDEWALKS. I BRAINSUCKERS sono una band di grande spessore, capace di centrare l'obbiettivo del pieno coinvolgimento fisico, mentale ed emotivo di chi la ascolta: abbandonate eventuali remore e lanciatevi a cavalcarne l'onda. DAL VIVO IMPERDIBILI !!!!
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14/12/2005 13:23 - "Trainspotting", del regista inglese Danny Boyle, tratto da un romanzo ...
"Trainspotting", del regista inglese Danny Boyle, tratto da un romanzo molto popolare fra i giovani d'oltremanica e animato da brani musicali di alcuni fra i massimi "miti" del mondo del rock - e non solo del rock - di tutti i tempi (da Iggy Pop a David Bowie, da Brian Eno ai New Order, dai Blur a Georges Bizet, da Lou Reed a John Sebastian Bach), è diventato anche da noi un film di culto per il pubblico giovanile, riscuotendo ovunque un grande successo. Affresco corale di una prosaica, ordinaria discesa agli inferi (nel regno dell'eroina e della tossicodipendenza), il film non assume mai toni moralistici e rifugge da proclami o facili sentenze, ma affronta con onesta e spietata lucidità il tema del disagio giovanile, della devianza, della droga. L'autore sceglie di esercitare la sua divertita arguzia nel tratteggiare le situazioni, ora drammatiche ora bizzarre, vissute dai suoi protagonisti, utilizza con scaltrezza il linguaggio dinamico, scattante dei video-clip e fa ricorso a tinte oniriche, tratti surreali e aperture visionarie capaci di suggestionare gli spettatori e coinvolgerli in un percorso cinico e dissacrante.
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14/12/2005 13:23 - Alcune annotazioni • Trainspotting
Quest’anno tutti i musicisti presenti ad ...
Alcune annotazioni Trainspotting Quest’anno tutti i musicisti presenti ad AngelicA provengono dalla Gran Bretagna, ad eccezione di otto italiani - Paolo Angeli e i compositori dei pezzi per orchestra i cui brani continueranno la serie iniziata lo scorso anno - e due americani, un belga e uno svizzero, tutti membri dei gruppi di Fred Frith. Tre dei musicisti provenienti dalla Gran Bretagna vivono attualmente all’estero (Fred Frith, Keith Rowe e Mike Cooper) e la maggior parte di loro si incontra abitualmente in contesti internazionali e in gruppi di nazionalità mista. Tra i quarantaquattro partecipanti ci sono cinque donne, tre delle quali fanno parte dello stesso progetto. Forse questo raduno rivela qualcosa dell’attuale comunità musicale britannica o del suo sviluppo durante gli ultimi quarant’anni? O piuttosto è meglio parlare di una particolare frangia di tale comunità, visto che, di fatto, qui non è presente alcun esponente del mondo del rock - a parte gli Henry Cow, attivi negli anni ‘70, e un membro dei This Heat - e nessuno del pop o di qualsiasi altro genere elettronico recente (dalla techno e dal drum & bass fino a Tom Jenkinson e John Wall). Il mondo colto contemporaneo è rappresentato solo nel programma del concerto di John Tilbury e da Great Learning di Cornelius Cardew, composizione legata alla Scratch Orchestra, ovvero ad un momento davvero particolare a sua volta connesso all’abbandono dei canoni compositivi europei. Di fatto, la maggior parte dei partecipanti sono meglio noti come improvvisatori e sono associati all’evoluzione avvenuta tra i tardi anni ‘60 e la metà degli anni ‘70 di una comunità di improvvisatori “free” jazz-post-jazz. Dalle loro biografie emergono alcune importanti Polarizzazioni: le band di Mike Westbrook (1961>), AMM (1965) Spontaneous Music Ensemble di John Stevens e Little Theatre Club (entrambi 1966), Scratch Orchestra e Henry Cow (entrambi 1968), The London Musicians Co-operative (fondato e attivo nel 1975) e Company di Derek Bailey (1970). Tutte queste entità ben identificabili si mescolano in certi punti, e i musicisti si muovono all’interno di essi come elettroni in un reticolo cristallino. Ho aggiunto alcune brevi note su queste Polarizzazioni alla lista dei musicisti partecipanti in modo da rendere più evidenti alcune delle loro interconnessioni. Inoltre, l’etichetta Incus, fondata nel 1970 da Derek Bailey, Evan Parker e Tony Oxley e qui poco menzionata, fu, insieme ai gruppi e ai concerti che facevano riferimento ad essa, molto influente per questa cerchia di musicisti. Fra tutti gli invitati britannici a questo festival, solo la storia di Kaffe Matthews è diversa in modo significativo. Così, sebbene l’idea di “Scuola Britannica” sia una categoria ardua da definire (molti dei partecipanti hanno declinato l’invito ad esprimere il loro parere su cosa possa essere una cosa simile), la lettura delle biografie e l’osservazione dei legami reciproci (link) ci racconta di fatto un qualche tipo di storia della maggior parte dei musicisti rappresentati in questo programma, una storia che forse è sufficiente ad indicarci alcuni elementi di ciò che nella loro formazione è stato di tipo squisitamente britannico: la Gran Bretagna, diciamo Londra. Ho infine aggiunto, come conclusione, alcune delle riposte strappate ai partecipanti alla mia domanda sulla scuola britannica. Sono pubblicate in appendice come dramatis personae, e vorrei qui ringraziare in modo particolare coloro che hanno interpretato la mia richiesta in modo sufficientemente serio da inviarmi le loro riflessioni su questo e su altri problemi. Osservazioni sui criteri grafici Il presente programma abbandona i criteri grafici dei precedenti programmi di AngelicA. Ho elencato i partecipanti e le loro biografie in ordine alfabetico sul fronte, cercando di far emergere le interconnessioni tra loro - specialmente quelle che collegano i tre campi significativamente differenti dell’improvvisazione jazz-post-jazz (SME, LMC, Little Theatre Club), del rock (Henry Cow) e della frangia colta contemporanea (Cardew, Scratch Orchestra) - nel momento in cui, tra la metà degli anni ‘60 e la metà degli anni ‘70, si avvicinavano l’un l’altro. Poiché nelle biografie alcuni nomi si presentano più volte - le Polarizzazioni - ho aggiunto alcune brevi note anche su loro. Le connessioni incrociate sono in grassetto, le Polarizzazioni in grassetto e corsivo. Spero che lo sfogliare il testo risulti divertente. Di certo è stato istruttivo compilarlo. Vorrei solo aver creato una opportunità per eventuali approfondimenti. Devo inoltre ringraziare l’instancabile Peter Stubley, che mi ha aiutato con molti dettagli biografici. Il suo sito web, denominato European Free Improvisation (http://www.shef.ac.uk/misc/rec/ps/efi/), contiene informazioni su più di ottanta musicisti improvvisatori e su ottanta etichette discografiche indipendenti, nonché materiali audio e video. Il sito è aggiornato mensilmente. Chris Cutler (Marzo 1999)
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14/12/2005 13:23 - U BROWN
Train To Zion (Blood and Fire)
Il DJ style, così ...
U BROWN Train To Zion (Blood and Fire) Il DJ style, così come il Dub, fa parte di quella zona più oscura della musica Reggae quasi completamente sconosciuta al grande pubblico. Eppure, questo stile tipico dei DJ giamaicani, che consisteva nel parlare sopra dischi (rigorosamente 45 giri) di gruppi reggae, viene considerato dai più come uno dei principali ispiratori di musiche oggi molto in voga, come il Rap e il Raggamuffin e di conseguenza anche un po' della Jungle. Così, chi credeva che Sugarhill Gang, Kurtis Blow o Afrika Bambaata avessero inventato qualcosa dal nulla, si deve ricredere. Infatti, gente come U-Roy, Lord Comic, King Stitt, I-Roy e, poco più tardi, Big Youth, già molti anni prima dei B-Boys del Bronx, era solita girare per le strade della Giamaica e degli Stati Uniti, con i loro soundsystem, a recitare versi sopra versioni strumentali dei 45 giri più famosi in quel momento di musica reggae. Proprio ad una delle principali figure del DJ style anni '70, U Brown, è dedicato il capitolo numero venti del catalogo Blood and Fire, etichetta inglese fondata nell'aprile del 1993 da tre persone del management dei Simply Red e da un esperto di musica giamaicana, Steve Barrow. Nato il 25 novembre del 1956, U Brown inizia la sua carriera di DJ già dai primi anni '70, appena quindicenne, in un soundsystem denominato Silver Bullet in quel di Tower Hill. Negli anni seguenti acquista una maggiore esperienza e registra le sue prime canzoni per un produttore chiamato Winston Edwards. Il 1975 è un anno importantissimo per U Brown. In questo periodo avviene, infatti, l'incontro con Bunny Lee, con il quale registra molte canzoni e il suo primo ellepì “Satta Dread” per la Klik Records. A poco tempo di distanza realizza, sempre per Bunny Lee, altri tre dischi e numerosi 45 giri. Sempre nel 1975 si presenta a U Brown una ghiotta occasione: sostituire il grandissimo U-Roy alla corte di King Tubby. Occasione che il nostro non si lascia sfuggire, non senza pagare il giusto debito al padre di tutti i deejay, U-Roy appunto. Lo stesso U Brown dice in un'intervista: “Noi tutti seguivamo i passi di U-Roy. Ero uno dei primi studenti, assieme a Ranking Trevor e Ranking Joe, poi più tardi sono arrivati Charlie Chaplin, Josey Wales e il grande Brigadier Jerry”. In una di queste sedute ai King Tubby's Studios vengono registrate le canzoni contenute in questo splendido disco, quasi interamente prodotto da Bunny Lee. Il "restauro" digitale è stato invece fatto da Andy Walker agli Abbey Road Studios di Londra. Non starò a parlarvi di una canzone rispetto ad un'altra, perché questo è un disco che va ascoltato per intero e il suo valore non sta nelle singole canzoni, peraltro tutte molto belle, ma nel rappresentare una delle pagine più importanti della musica nera.
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14/12/2005 13:23 - WALKABOUTS Train leaves at eight
Innamorarsi dell'Europa partendo da un posto ...
WALKABOUTS Train leaves at eight Innamorarsi dell'Europa partendo da un posto che guada verso l'Asia come Seattle. I Walkabouts incidono il loro secondo album di soli brani altrui (dopo 'Satisfied mind) e lo dedicano ai compositori del vecchio continente, britannici esclusi (che d'altronde europei non si considerano). E che lavoro hanno fatto, traducendo in inglese i pezzi e rivestendoli di quel loro strano spleen di foresta e frontiera. Un lavoro utile anche a noi, che guardiamo solo a quel che succede nelle nostre stanze e poi trasbordiamo senza tappe intermedie oltremanica e oltreoceano. Chi aveva mai sentito parlare, ad esempio, di Vlado Kreslin, "il Bob Dylan sloveno" che dal vivo suona una eccezionale "The passenger" di Iggy Pop con musicisti folk ultrasessantenni? Alcuni nomi sono più noti, Mikis Thedorakis, Jacques Brel e il monumento nazionale catalano Lluis Llach, poi ci sono scelte strane come i Neu e l'esperta olandese in detriti sonori Solex. E poi, ancora, c'è il pezzo che da queste parti, inevitabilmente, ascolteremo per primo, "Disamistade". E sarebbe bello che anche fuori Italia molta gente potesse dire: com'era bravo questo Fabrizio De André.
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14/12/2005 13:23 - Zion Train "Get Ready"
London's top Techno - Dub Exponents Strikes ...
Zion Train "Get Ready" London's top Techno - Dub Exponents Strikes Again. Nuovi semi di Reggae purissimo vestiti a nuovo per l'occasione. Zion Train abbandonano le divise sintetiche ed il risultato è buono a metà. Credo riescano a dare il meglio solo quando miscelano i loro backgrounds Giamaicani alle fiammelle delle nuove strategie tecnologiche. Così, nudi e crudi come in questo Get Ready non ci fanno una bella figura. Nemmeno quando ci mettono le mani gli Extrema. Però sono sempre i migliori anche quando sciunglettano scioccamente in Hovercraft. One Love!
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14/12/2005 13:23 - Zion Train - "Dance Of Life" ...
Zion Train - "Dance Of Life" MCD China Records Episodio minore della sterminata discografia erbaiola dei rasta londinesi. Ora che le charts si accorgono del talento del combo la tentazione di sfornare minor-hits in quantità industriale è forte....Ecco uk psychjungle di "Dance of Life", 4 versini estive (...Vabbè...) a metà tra i Madness e le buonanime dei Thompson Twins. Le piccole cose di pessimo gusto.
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14/12/2005 13:23 - Zion Trainsystem
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Zion Trainsystem all the world in a egg (technodub, UK) Zion Train è un collettivo di sette persone che lavorano nel loro studio a nord di Londra, il Wibbly Wobbly World of Music. Insieme nel mondo Zion Train esistono 4 etichette discografiche e cinque artisti tra i più rappresentativi della rivitalizzata scena dub britannica: Tassili Players, Extremadura, Power Stepper, Jah Free e Sound from the Ground, ovvero l'ala più visionaria e innovativa di una scena che grazie a personaggi come Jah Shaka, Mad Professor, Abba Shanti e la compagnia On-U Sound si evolve e si contamina verso sonorità inedite. Suoni House, etno trance e ambient, ritmo roots stepper psichedelia dub, contaminazioni soul, jungle, trip-hop compongono l'immaginario Universal Egg marchio di promozione e produzione dell'intera compagnia che presenta negli Zion Train il suo lato più evoluto.
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14/12/2005 13:23 - HANGIN’ ON A THREAD: “Draining the swampy lands” (CD Freak ...
HANGIN’ ON A THREAD: “Draining the swampy lands” (CD Freak Out! Records) Ho sempre pensato che gli Hangin’ On A Thread e gli Hoat (nient’altro che l’acronimo, mannaggia a loro…) fossero due gruppazzi distinti, magari di hate-core (l’uno) e black metal (l’altro), ah uh ah!? Invece, l’emo-core di questi (unici) modenesi è una gradita quanto inaspettata sorpresa! Se andate a nozze con i gruppi della Jade Tree e gli ultimi della Revelation… Freak Out! Records, P.O. Box 230, 47838 Riccione, Italia.
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14/12/2005 13:23 - PRAYING FOR THE RAIN Harmony Of Mind And Nature
Da Londra ...
PRAYING FOR THE RAIN Harmony Of Mind And Nature Da Londra arriva invece "Harmony Of Mind And Nature", nuovo lavoro dei Praying For The Rain, ensemble capeggiato dai due fratelli d'origine italiana Domenic e Vincenzo De Cicco, che si muove ai confini tra folk britannico, musica orientale e misurate ambientazioni elettroniche. Caratterizzate da un sound che invita - come recita il titolo - a seguire gli antichi insegnamenti dei mistici e a ritrovare, attraverso la musica, l'armonia tra Mente e Natura, le 11 composizioni dei Praying For The Rain scorrono placide come sulla superficie d'un mare quieto e regalano momenti di alta suggestione, specie nel caso di "Aurora", "Words In Ancient Evenings" e "Grandmother's Bones", brani nei quali antiche fisarmoniche, didgeridoo e campane tibetane riescono a fondersi con le ritmiche moderniste di beats elettronici appena accennati, all'insegna di una world music intelligente e rispettosa della tradizione.
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14/12/2005 13:23 - HANGIN’ ON A THREAD: “Draining the swampy lands” (CD Freak ...
HANGIN’ ON A THREAD: “Draining the swampy lands” (CD Freak Out! Records) Ho sempre pensato che gli Hangin’ On A Thread e gli Hoat (nient’altro che l’acronimo, mannaggia a loro…) fossero due gruppazzi distinti, magari di hate-core (l’uno) e black metal (l’altro), ah uh ah!? Invece, l’emo-core di questi (unici) modenesi è una gradita quanto inaspettata sorpresa! Se andate a nozze con i gruppi della Jade Tree e gli ultimi della Revelation… Freak Out! Records, P.O. Box 230, 47838 Riccione, Italia.
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14/12/2005 13:23 - PRAYING FOR THE RAIN Harmony Of Mind And Nature
Da Londra ...
PRAYING FOR THE RAIN Harmony Of Mind And Nature Da Londra arriva invece "Harmony Of Mind And Nature", nuovo lavoro dei Praying For The Rain, ensemble capeggiato dai due fratelli d'origine italiana Domenic e Vincenzo De Cicco, che si muove ai confini tra folk britannico, musica orientale e misurate ambientazioni elettroniche. Caratterizzate da un sound che invita - come recita il titolo - a seguire gli antichi insegnamenti dei mistici e a ritrovare, attraverso la musica, l'armonia tra Mente e Natura, le 11 composizioni dei Praying For The Rain scorrono placide come sulla superficie d'un mare quieto e regalano momenti di alta suggestione, specie nel caso di "Aurora", "Words In Ancient Evenings" e "Grandmother's Bones", brani nei quali antiche fisarmoniche, didgeridoo e campane tibetane riescono a fondersi con le ritmiche moderniste di beats elettronici appena accennati, all'insegna di una world music intelligente e rispettosa della tradizione.
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14/12/2005 13:23 - ERIC SARDINAS Devil's train
Sentivamo, all'alba dei terzo millennio, la necessità ...
ERIC SARDINAS Devil's train Sentivamo, all'alba dei terzo millennio, la necessità di un nuovo guitar hero? Ci vorrebbe un coraggio leonino a sostenere questa tesi, tant é l'ennesimo virtuoso della chitarra slide è esploso, e chi ha familiarità e passione per lo scenario del rock/blues americano potrà goderne gli effetti rigeneranti. D'altronde Eric Sardinas, 31 anni, nato a Fort Lauderdale, Florida, possiede quel che si dice il fisico del ruolo, e quando sale in pedana bardato e borchiato, il pubblico plaude con la stessa intensità l'atteggiamento da cowboy intrepido e la destrezza impressionante del fingerpicking. Elemento, quest'uttimo, che "il treno dei diavolo" - secondo album di Sardinas, a due anni da Treat me right - fa volentieri deragliare, lungo un percorso che comprende nove episodi originali e un paio di tributi, a Elmore James (My kind of woman) e al redivivo Honeyboy Edwards, che si rivela un "nonnino" arzillo nel duetto di Gambling man blues. Il repertorio distilla blues del Delta e r'n'b della palestra di Chicago, boogie saltellanti e robuste rasoiate di southern rock. Senza particolare inventiva, a onor del vero. Però la classe è cristallina, e notevole il senso dell'equilibrio. Il che evita a Eric di scivolare nelle paludi di uno sterile e insano funambolismo.
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14/12/2005 13:23 - K. ROWE & B. BEINS Grain
Chi da anni ha ...
K. ROWE & B. BEINS Grain Chi da anni ha ormai raggiunto lo stadio di anfibio, capace quindi di una multiforme esistenza, è invece il chitarrista Keith Rowe. Il connubio della sua chitarre con l'arte percussiva di Burkhard Beins appare perfettamente messo a fuoco. "Grain", rispetto a "Petit Pale", appare molto più ordinato, fin troppo, a discapito dell'imprevisto, cioè di un elemento fondamentale nel dare fascino a questo tipo di musica. D'altra parte anni di militanza nel settore non possono che aver creato, in Rowe, una serie di cliché, cliché che egli cerca di abbattere appunto con la frequentazione delle giovani leve. Ma ciò che è perso in spontaneità, viene recuperato attraverso una creatività e una maestria davvero illimitate, tanto che nel caso delle sue realizzazioni è facile cadere nel sicuro.
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14/12/2005 13:23 - PAUL McCARTNEY Driving rain
Quando fa il giovinastro molti gli ridono ...
PAUL McCARTNEY Driving rain Quando fa il giovinastro molti gli ridono dietro. Si tinge i capelli, la voce non è più quella di una volta e fra sei anni, quando compirà 64 anni, sarà interessante valutarne le condizioni di forma (When I'm sixty-four è forse una delle più ironiche riflessioni sulla vecchiaia che un giovane musicista del nostro tempo abbia mai concepito). Ma Paul è ancora vivo. Lo davano per morto già nel '67-'68. Un incidente stradale. La creazione del sosia. Le indicazioni del gruppo per comunicare, cripticamente, al proprio pubblico l'avvenuta dipartita d el caro estinto (se fosse vivo, recitava la targa del maggiolino sulla copertina di Abbey Road, avrebbe 28 anni). Essendo un altro, il "secondo Paul" non poteva continuare a stare insieme a Jane Asher. Così i due si separano e il "secondo Paul" si sposa con Linda Eastman. Continuiamo così. Il "se- condo Paul", mostro che si rivolta contro il proprio creatore, rivela una sensibilità musicale che comincia a creare diversi problemi. I Beatles si sciolgono ma nel frattempo, grazie ad una formidabile predisposizione clonante, il sosia scrive pezzi che il vero Paul, avesse potuto ascoltarli, non si sarebbe limitato soltanto ad applaudirli (lavorando con i tempi della contro-storia The long and winding road dovrebbe essere il primo). La truffa va avanti. Negli anni Settanta, mettendo allo scoperto la propria indole "muzak" (nessuno ricordò che Paul era l'unico beatlesiano della working class), il "secondo Paul" s'esibisce negli Wings. Alcuni capolavori passano quasi inosservati. Solo coincidenze. Uno con quei capelli può fare grande musica? Anni Ottanta. Basterebbero per aprirli Somebody who cares, per chiuderli Distractions. Il sosia è un fenomeno. Comprensibile che Stevie Wonder non s'accorga di nulla. Meno Michael Yackson. Paul Il compete con i traguardi dell'originale. Anni Novanta. Costello, che lavora stabilmente con lui, forse per via degli occhiali non si rende conto di avere a che fare con un imbroglione di grana grossa. Scrivono insieme alcune meraviglie, ma qualcuno risa: chissà che succederà quando Costello si accorge dell'inganno. Anche Paul Il invecchia. Escono le "anthology". Si parla di reunion dei Beatles. Per lui sono infarti a ripetizione. Vive braccato. Alcuni giurano di averlo visto portare dei fiori sulla tomba di un piccolo cimitero alle periferia di Liverpool: sul marmo la foto ritrae un giovane bandista di spalle. Che faccia avrà mai avuto, si chiedono le vecchie della zona, questo sfortunato ragazzo? Il gioco si fa sempre più soffocante. Lo chiamano per i grandi eventi. Paul II s'imbarazza. Scrive canzoni come un principe ma ormai sente che la fine è vicina. Scopriranno tutto. Ci mette del suo per ritardare l'inevitabile. Nel 1997 pubblica Flaming pie ma Jeff Lynne, che lo produce, preferisce non commentare il lavoro. Oggi lancia Driving rain. Almeno dieci motivi travolgenti. Come solo lui, clone schiacciato, sa scrivere. Purtroppo le speranze sono ridotte al lumicino. Verrà smascherato entro il 2005. Quando Paul I, l'originale, avrebbe compiuto 64 anni.
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14/12/2005 13:23 - Così descrive Blaine L. Reininger il lavoro di ...
Così descrive Blaine L. Reininger il lavoro di "Sun and Rain": "E' un disco di elettronica a bassa fedeltà, sono stanco della tecnologia e mi diverte l'idea di giocare con i suoni o le parole senzausare regole. Infatti, in inglese To play suonare significa anche giocare. Da qui l'idea di giocare anche sulla banalissima ma sempre valida ambivalenza di queste due parole, "sole e pioggia", semplici ma magiche allo stesso tempo, capaci di condurti a stati d'animo differenziati". Il brano "Freedom", uno dei brani "traino" dell'album è stato pubblicato da Vitaminic sulla tripla compilation on line del Mei in cui è raccolto il "meglio" del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, sempre pubblicata da Materiali Musicali insieme a Vitaminic. La tripla compilation, disponibile on line e on demand, raccoglie con 39 brani il "meglio" dei quattro anni di Mei di Faenza, poco prima dell'avvio della quinta edizione. Trovano spazio gruppi come Santa Sangre, con un inedito che anticipa il loro nuovo album, Lalli, Baustelle, Piatti Roventi, Miraspinosa, Eh?, Bisca, Snaporaz, Malfunk, Micevice, Moravagine, Elle; Verdematematico e tanti tanti altri. Visitate il sito: http://stage.vitaminic.it/materiali_musicali Info: Materiali Musicali Tel./Fax. 05464.24647 - matmus@lamiarete.com
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14/12/2005 13:23 - ECHOBRAIN Echobrain
Esauritasi la sua esperienza nei Metallica - con un ...
ECHOBRAIN Echobrain Esauritasi la sua esperienza nei Metallica - con un bel conto in banca, immaginiamo - Jason Newsted ritenta con una nuova formazione l'affascinante avventura del rock. Lo accompagnano nel progetto Dylan Donkin, chitarra e voce, e Brian Sagafena, percussioni. Praticamente due illustri sconosciuti. Chi ignorasse che Jason proviene da cotanto gruppo farebbe fatica a riconoscerlo negli Echobrain, indie band dedita a un rock fortemente influenzato dai classici dei rock. Dai Beatles, soprattutto, ma inevitabilmente anche da quei gruppi che oggi ne sono, in un certo senso, la moderna estensione. Gli Echobrain firmano una raccolta di canzoni che non sfigurerebbe accanto ai dischi di alcuni gruppi inglesi che vanno per la maggiore. Ma, se devo essere sincero, il termine di paragone più calzante sembra quello dei Queens Of the Stone Age. Come loro, gli Echobrain provengono dal rock heavy, ma hanno saputo trasformarlo con grazia e gusto in canzoni pop/rock sfiorate da un tocco lirico postgrunge (canzoni come Spoonfed o Suckerpunch). Se queste sono le premesse, c'è da essere ottimisti.
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14/12/2005 13:23 - ý7 # X J X . . . . .
ý7 # X J X . . . . .
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14/12/2005 13:23 - ZION TRAIN
Il reggae è musica per freakettoni. La dimostrazione? Gli ...
ZION TRAIN Il reggae è musica per freakettoni. La dimostrazione? Gli inglesi Zion Train, pionieri del dub oltremanica. Che facciano sound system o suonino dal vivo, l’effetto non cambia: buone e profonde vibrazioni. In Italia sono di casa, tanto che la considerano quasi una seconda patria. Con sé portano questa volta canzoni nuove, destinate all’album che uscirà in aprile per la loro etichetta Universal Egg, e intanto hanno remixato un pezzo di Robert Miles!
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14/12/2005 13:23 - BRAIN DONOR Love Peace & Fuck
Visti i tempi che corrono, ...
BRAIN DONOR Love Peace & Fuck Visti i tempi che corrono, giunge quanto mai opportuna e salutare una sconvolgente deflagrazione sonika sotto l'egida delle tre parole magiche "love, peace & fuck", dichiaratamente destinata a spazzar via i cascami delle imposizioni ideologiche per ritrovare, dopo un radicale trattamento di pulizia elettrica, una dimensione spirituale più autentica. Ai comandi di questo ciclo di lavaggio mentale un monello perverso che il rock ha canonizzato motti anni orsono, St. Julian Cope, personaggio leggendario che continua a ringiovanire ad ogni uscita, forte di un double-neck di grosso calibro (chitarra + basso) e di due compagni di viaggio dalla decisa propensione psichedelica, Dogman (chitarra solista) e Kevlar (percussioni, anzi "concussioni"), entrambi di pedigree Spiritualized. Una tale efferatezza in termini di volume di suono e rapidità di esecuzione e oggi unica in ambito freakbeat, perché è di questo che si tratta: le capricciose doti vocali di Cope utilizzate ai minimi termini, grandissimo spazio all'improvvisazione strumentale su una base ritmica incalzante e regolare, riffs di derivazione garage-punk sparati in orbita da devastanti rituali lisergici. Forse nemmeno gli Alchemysts più ispirati riescono ora come ora a congiurare trips elettrici altrettanto emozionanti. Disponibile come CD o doppio LP, "Loye Peace & Fuck" si apre con il singolo uscilto all'inizio dell'estate e tempestivamente segnalato su queste pagine, "She Saw Me Coming", che fa il paio con la successiva "Get Off Your Pretty Face" nel balenare visioni garage-psyche di riverberante energia, debordante di effetti e pedali ed allo stesso tempo solido e roccioso, pare difficile andare oltre ed invece siamo appena all'antipasto: "Pagan Dawn" scolpisce un'alba anarchica e pacifista con l'irriverenza sguaiata di Fugs e Deviants e le diffrazioni wah wah di Jimi Hendrix, introducendo ad una pazzesca suite ("Odin's Gift To His Mother") che procede dal riff angolare di "Speed Kills", blues galattico per il quarto millennio, ai climi più hippy di "Shamanic 4 a. m.", ai riverberi "spirituallizzati" di "Consecrate The Fucker", al blues nero e spiritato (Hendrix-meets-the Groundhogs...) di "Huntsabbers' Ball". Lo stomp lisergico di "Hairy Music", condotto per mano dal vocione scellerato di St. Julian, marca solo la metà di un programma forte ancora dei riff granitico e "doomy" di "U-Know!", dello stolido psyche-punk nichilista di "You Take The Credit", dell'allegria demenziale di "Lughnasad" e soprattutto di una straordinaria iam da oltre venti minuti, "She's Gotta Have It" (la parte "fuck" dello spettacolo?), costruita su un riff di sette note sette spinte con violenta propulsione dalla terrestre attrazione metal al decollo verso rotte infinite.
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14/12/2005 13:23 - MORTIIS The Smell Of Rain
Dopo una serie di impressionanti performances ...
MORTIIS The Smell Of Rain Dopo una serie di impressionanti performances ultra-sotterranee, autoprodotte o affidate alla setta ambient-esoterica della Cold Meat Industry, l'esordio di Mortiis su Earache, etichetta di punta della musica estrema, ha raccolto commenti caustici da parte dell'ineffabile stampa britannica. Un'album in questione, "The Stargate", è stato a dir poco sottovalutato, giustificando la reazione della label, che ha difeso un' "espressione artistica unica", valutando Mortiis "uno degli ultimi bastioni della vera creatività". Certamente l'immagine da folletto maligno non ha aiutato il musicista norvegese, ma perché accanirsi contro di lui, quando personaggi come Marilyn Manson e gli Slipknot vengono osannati dalle folle e nessuno osa denigrare il loro discutibilissimo look? Pura vigliaccheria... In realtà la "maschera" di Mortiis è la rappresentazione stessa della sua vera natura da misantropo, e per questo è volutamente repellente; non interessa all'ex-Emperor la parte dell'eroe negativo che le suddette stars recitano con premeditata scaltrezza, e nelle quali (purtroppo) la gente si identifica. Mortiis è sinonimo di desolazione e solitudine, e non a caso ha scelto la Death Volley per video e session fotografica dei nuovo album "The Smell Of Rain". Spirano forti venti di cambiamento sul nuovo disco di Mortiis, che rinuncia per la prima volta alle suite pazzesche delle opere precedenti, per sorprenderci con brani più brevi ed accessibili, tutti caratterizzati da melodie vocali, che in passato erano decisamente un optional. In prima analisi può sembrare addirittura una scelta "commerciale", sebbene non sembri una soluzione concepibile da un personaggio come Mortiis; ricordiamo però che anche i grandi "corrieri cosmici" tedeschi Tangerine Dream passarono dall'ermetismo di "Electronic Meditation" e "Alpha Centauri" a forme ben più immediate... Inoltre contano i risultati, e "Smell Of Rain" conferma che Mortiis è un talento incompreso dell'elettronica contemporanea, che rende tale materia stimolante anche per chi di solito non la sopporta. Oggi l'artista integra nel suo stile ambientdark voci dagli accenti gregoriani, riffs metallici, elementi industrial à la Nine Inch Nails, tipologie techno e persino electro-pop; ed ancora una volta è inimitabile nella sua proposta. I toni epici e gotici di "Parasite God", "Everyone Leaves" e "Smell The Witch" sono assolutamente trascinanti, qualità che non apparteneva ai precedenti orizzonti musicali dell'artista, pur dotati di grande suggestione; "Marshland" si avvicina ai territori degli Enigma, il gruppo che riuscì a combinare atmosfere misteriose e pop elettronico, mentre "You Put A Hex On Me" lascia intuire come Mortiis riesca ad inoculare il suo senso di solitudine e di sofferenza anche in un organismo musicale di maggior presa. Vale assolutamente la pena ascoltarlo.
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14/12/2005 13:23 - SMOG Rain on lens
Dopo la relativa accessibilità di Knock knock ...
SMOG Rain on lens Dopo la relativa accessibilità di Knock knock e l'articolata amarezza di Dongs of sevotion, Rain on lens è pietra scolpita con metodico furore elettrico, trentotto minuti che pesano sul petto e sulla coscienza, dieci canzoni che sembrano provenire da un unico blocco, che rifiutano l'elaborazione in nome dell'espressione. In poche parole un disco da suonare ad alto volume per un artista da sempre etichettato come "sommesso". La batteria poderosa di Pat Samson degli US Maple e i sussulti della chitarra di Rick Rizzo degli Eleventh Dream Day costruiscono intorno al canto finto-svagato di Bill Callahan in poderoso e insolito suono d'attacco (forse per questo il nome Smog è stato chiuso fra parentesi?) e sembrano voler estroflettere a viva forza la psicosi di testi in cui la deformazione del quotidiano diventa disturbante normalità (Dirty pants, Lazy rain). Come l'altro genio alternativo Will Oldham, anche Bill Callahan sa essere immutabile con cento variazioni.
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14/12/2005 13:23 - NMPERIGN Bhob Rainey/Grept Kelley: Nmperign
Era atteso da ottre due anni, ...
NMPERIGN Bhob Rainey/Grept Kelley: Nmperign Era atteso da ottre due anni, cioè dai tempi del loro secondo album, il nuovo lavoro 'collettivo' di Rainey e Ketley, di cui già si sapeva che sarebbe uscito per Selktion ma che sembrava non arrivare mai. Ad alleviare le attese ci sono state alcune (splendide) uscite soliste, i fortunati concerti italiani dello scorso anno e, per loro, riconoscimenti un po' dappertutto. Questo nuovo lavoro è ancora una volta indefinibile come sempre accaduto; posso solo dirvi che la materia sonora è ancora la stessa, acustica e poverissima, che stavolta i due agiscono in perfetta solitudine (Rainey al sax soprano e Kelley alla tromba), che l'atbum è inciso dal vivo e che è irrinunciabile anche per quanti già sono avvezzi ai loro trattamenti. Un compendio e un riassunto ma anche una spinta in avanti, se consideriamo che la gamma sonora ricoperta è quanto mai - e più che mai - ampia. Quiete e distanza, volume e presenza diventano concetti puramente aleatori, ancor più che la loro musica composta di grumi di puro spirito. Non troverete note qui dentro, non troverete jazz o avanguardie. Troverete una non-musica che ridurrà la vostra mente in totale schiavitù per tre quarti d'ora rilasciandovela cambiata (ancora una volta), più capace di aprirsi a comprendere l'imperfezione restituendola alla sua dimensione materica e lasciandovela leggere, poi, come è: il luogo dove più compiutamente s'esprime l'animo umano. Che è l'unico capace di violentare le cose definendole e catalogandole, costruendo sopra di esse artefatti teorici e astruse meditazioni. Così è se vi pare, invece: gli strumenti tornano ad essere pezzi di ferro e latte inanimate, e lo spazio e il vuoto concetti banalmente utilitaristici. Primitivista - e quindi umanista - nel senso più autentico del termine, il suono degli Nmperign è infine solo quello del corpo umano, del fiato e del caldo delle viscere, dei neuroni che brulicano e che casualmente, tutti, si filtrano attraverso 'oggetti e metalli' che per comodità chiameremo sax e tromba ma che potrebbero benissimo essere null'altro, solo fiato e viscere. E' l'urlo dell'uomo animale che torna alla vita e chiede la sua dignità, che rivendica vita, che domina il mezzo.
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14/12/2005 13:23 - “BLUE TRAIN TRIO”
Jimmy Villotti - chitarra; Pippo Guarnera - hammond. ...
“BLUE TRAIN TRIO” Jimmy Villotti - chitarra; Pippo Guarnera - hammond. Dopo il successo della scorsa stagione, ritornano sui palchi più importanti d’Italia i “BLUE TRAIN TRIO”, capeggiati dal geniale chitarrista Jimmy Villotti, personaggio che, anche per i suoi trascorsi al fianco di artisti come Francesco Guccini e Paolo Conte, non ha bisogno di grandi presentazioni. Con lui troviamo altri due noti e qualificati personaggi del panorama musicale italiano; Pippo Guarnera all’organo hammond che vanta un curriculum artistico con nomi come i “Napoli Centrale”, Ligabue, Sugar Blue, Rudy Rotta e Brian Auger; Enzo “Vince” Vallicelli alla batteria attivo fin dagli anni ’70 con esperienze insieme a Gianna Nannini, Eugenio Finardi, Rudy Rotta, Luther Allison, ecc. Enzo “Vince” Vallicelli - batteria; Tra jazz e blues il repertorio che propone il trio si ispira a brani di Wes Montgomery, Mel Tormè e dei primi “Jazz Messengers”, alternati a composizioni originali. Caratteristica che li contraddistingue è l’enorme coinvolgimento che riescono a creare con il pubblico. Jimmy Villotti: Musicista con quasi 40 anni di carriera alle spalle, con Morandi, Guccini, Dalla, Mingardi, Endrigo, Vanoni, Carboni, Lolli, Conte, Skiantos, George Coleman, ecc... Il suo essere poeta, musicista, arrangiatore e jazzista fuori dagli schemi fa capire che Jimmy viene da lontano. Intanto, per prendere confidenza con il personaggio si può leggere qualche suo libro, per esempio il romanzo “Gli sbudellati” (Ed. Sperling & Kupfer), o la raccolta di aforismi, o il freschissimo “Oringhen”. Si presenta dinoccolato, scattoso nei movimenti, incerto se seguire il filo contorto dei suoi pensieri o accomodarsi sui percorsi mentali del suo interlocutore, uno fra i più importanti chitarristi italiani, parla del jazz e della chitarra: “... sono delle monorotaie che ho scelto di seguire per tutta la vita, una parte indissolubile della mia esistenza sulla quale ho sviluppato tecnica, allenamento ed il piacere delle piccole incommensurabili gioie che la musica produce”. Nato a Bologna nel 1943, è noto soprattutto come collaboratore dei cantautori Francesco Guccini e Paolo Conte,. Quest’ultimo gli ha dedicato uno dei suoi pezzi più recenti, una dichiarazione di amicizia e stimma immense. Comincia con i Giants nelle sale da ballo e continua nel 1963 con i Meteors, gruppo spalla nella tournée italiana di Gene Vincent. Negli anni sessanta e settanta, passa attraverso varie formazioni beat, rock e la collaborazione con i cantautori. Nel 1987 si distacca dal “music business” per fare davvero la musica che ha covato per tanto tempo: il jazz. Giuseppe “Pippo” Guarnera; Nato nel 1953, Guarnera è stato già nei primi anni settanta a capo del “Trio Palla”, con il quale si è esibito anche nello storico Jazz Club di Roma “Music Inn”. Nel 1974 si è unito ai “Napoli Centrale”, una band con la quale ha svolto più di cinquecento concerti nell’arco di due anni. Da citare l’apertura dei concerti dei Weather Report in Italia e la partecipazione al prestigioso Montreux Jazz Festival in Svizzera. Dopo varie collaborazioni discografiche ed un tour con Eugenio Finardi, Guarnera si trasferisce a Los Angeles nel 1978. Nel 1982 ritorna in Italia e diventa One-Man Band per lo show televisivo “Mister Fantasy”. Nel 1985 inizia una collaborazione con Andy J. Forest e Billy Gregory. Nel 1987 e nel 1988 partecipa alla tournée teatrale di Enzo Jannacci, che si conclude con la trasmissione su RAI 2 di Fo, Rame, Jannacci. Nel 1991 collabora alla tournée di Edoardo De Crescenzo, nella quale suona a fianco del prestigioso percussionista brasiliano Nanà Vasconcelos. Attualmente Guarnera è un membro della Rudy Rotta Band, con la quale si esibisce nei più prestigiosi blues e jazz festivals europei: Lugano, Locarno, Dresden, Pistoia e molti altri. Lo si può ascoltare, tra l’altro, suonare l’organo hammond sui dischi di Ligabue e degli Stadio. Enzo “Vince” Vallicelli: Enzo Vallicelli, in arte “Vince”, nasce nel 1951. Nel 1972 l’incontro con Elio D’Anna, Corrado e Danilo Rustici lo porta direttamente a Londra dove incidono al TRIDENT STUDIOS un L.P. firmato “UNO”, seguito da una lunga tournée in Italia. Questa esperienza rappresenta la prima tappa importante della sua carriera musicale, e si comincia a delineare un profilo artistico caratterizzato da una forte personalità, un temperamento estroverso e trainante, capace di coinvolgere musicisti dotati di grande feeling. Si accredita un riconoscimento nell’Enciclopedia Italiana del Rock (Arcana Editrice). Dal 1980 al 1984 prosegue la sua attività nelle tournées di cantautori italiani (Gianna Nannini, Eugenio Finardi, Pierangelo Bertoli). Continua quindi ad esplorare nuovi temi e nuovi linguaggi musicali (jazz, swing, blues) al fianco di musicisti di talento che lo portano a raffinare la sua tecnica virtuosa e a personalizzare il suo stile. Nel 1988 incontra il fisarmonicista americano Andy J. Forest, con il quale incide due CD e suona in molti concerti compreso al Montreux Jazz Festival nel 1989. Vanta collaborazioni con musicisti soul e blues, quali Cheryl Porter, Chrystal White, Angela Brown, Zora Young, Shirley King (figlia di B.B.King), e con veri e propri miti viventi come Lovie Lee, Luther Allison, Jeanne e Karen Carrol, Sugar Blue, Carey Bell, Charlie Musselwhite e Billy Gregory.
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14/12/2005 13:23 - BLUES TRAIN BAND
Formazione blues-jazz tra le più apprezzate nel nostro ...
BLUES TRAIN BAND Formazione blues-jazz tra le più apprezzate nel nostro interland che vanta un numero considerevole di concerti nei migliori clubs e che si presenta con un repertorio soft e tipicamente tranquillo. La capacità dei musicisti di spaziare tra i vari generi musicali con una rinnovata vena e con arrangiamenti superlativi vicinissimi agli standard del jazz rende la serata magica e di impatto notevole per chi ama la musica da "ascolto". La scelta dell'organico strumentale e dei singoli musicisti è legata strettamente all'idea di ottenere suoni che ripercorrno le strade del blues e del jazz dalla tradizione ai giorni nostri.
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14/12/2005 13:23 - PRINCE "The rainbow children"
Una voce a 16 giri racconta la ...
PRINCE "The rainbow children" Una voce a 16 giri racconta la storia di "The rainbow children". Se fosse stato chiamato Barry White, e se per l'insolita prestazione gli fossero stati somministrati dei barbiturici, non si sarebbe potuto ottenere di meglio. E' un concept, il nuovo lavoro di Prince, un percorso letterariamente contorto che la voce guida, in realtà più grottesca che minacciosa, tenta di semplificare ad uso e consumo degli ascoltatori più attenti. Gli altri, che saranno la maggioranza, e che non capiranno un tubo delle parole del narratore, dovranno limitarsi ad apprezzare la musica. Prince ha voluto ancora una volta esagerare mettendo in campo forze che il pubblico, almeno quello dotato di normali poteri di intendimento, non può dominare. Questo pubblico viene regolarmente sbranato dall'arroganza dell'artista-che-una-volta-si-chiamava-Prince-che-poi-ha-smesso-poi-ha-ricominciato-e-che-adesso-se-non-la-finisce-con-questo-strazio-lo-denunciamo. Però va detto che, pur con il suo caratterino, e pur nella sua antiquata inaccessibilità, "The rainbow children" è un disco coraggioso e forse anche suggestivo. Non facile, per niente comodo. Ma nella sua vanitosa confezione, che sgretola i generi appropriandosi un po' di tutto, senza essere nulla di preciso, senza spingere troppo in nessuna direzione, è un disco che parte grintoso e finisce grintoso. Come un musical ben diretto ma ancora in cerca di un'audience in grado di capirne le sfumature. Prince appare sempre di tre quarti. Come ai tempi dei Madhouse, sembra preferire che i suoi orchestrali conquistino la scena al posto suo. Non ci sono canzoni. Quando sembra di ascoltarne una che potrebbe, almeno per forma, sfidare i classici del passato ("The sensual everafter", "She loves me 4 me") si scatena immediatamente una tempesta alternativa in cui suoni e parole, assoli e schizzi elettronici confondono la vista dopo aver confuso l'udito. Più che giusto parlare di jazz. Un jazz inteso da Prince come cento anni fa lo intendevano i pionieri, una forma di libertà espressiva da gestire però con un filo di buon senso. Non arbitrio. Sarebbe non solo esagerato ma controproducente. Men che mai si percepiscono dissonanza o atonalità. La libertà espressiva di Prince si manifesta estrema soltanto in alcuni casi sporadici. L'estetica di "The rainbow children" si rifà ad un gusto già sviluppato in passato nell'attraversare gli stili, varcando porte che in una dimensione più convenzionale sarebbe complicato soltanto vedere. Per Prince tutto questo è normale. La confusione, il dialogo serratissimo con se stesso, i propri traguardi, la sensazione di essere (in fondo in fondo) una specie di ragno d'oro, di incompreso che ogni giorno deve studiarne una per sconfiggere i suoi nemici, anche quando è fin troppo evidente che ci sono giorni in cui i nemici sono soltanto dei mulini a vento. Affranto, forse anche più del lecito, dalle beghe legali con il mondo della discografia, Prince vive per prendersi delle rivincite. Come artista e come uomo. Non sempre, ovviamente, ottiene soddisfazione e soprattutto non sempre le sue scelte sono all'altezza di "Purple rain", di "Sign 'o' the times". E non sempre, quando va a svuotare gli armadi, gli riesce di assemblare prodotti come "Emancipation". Certo se il Prince ideale è quello di "Money don't matter", "Damn U" o "God created woman" sarà impossibile calarsi nei panni del bimbo che insegue, jazzando, la coda dell'arcobaleno. Sfida pura. Se alla borsa di Prince la canzone va giù, e con lei ogni possibile "ritrovata" identità dell'artista, vuol dire che la politica dello strattone continua. "The rainbow children", con la sua "sgradevolezza", conferma che il piccolotto e la sua NPG, sono creature capaci di esaltarsi nel pantano e di intristirsi nell'agio. Non dategli un divano: si addormenteranno. Dategli un problema. Ve lo risolveranno partendo da una voce a 16 giri che racconta una storia senza capo né coda. O quasi.
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14/12/2005 13:23 - RAINVILLE
I Rainville suonano musica autenticamente americana.... in parte rock ...
RAINVILLE I Rainville suonano musica autenticamente americana.... in parte rock rurale, in parte jazz sporco. Musica sciolta in libertà come la sera prima del giorno di paga... storie che raccontano di stelle cadenti, auto rubate, bar lungo la strada e chitarre... canzoni che ti entrano in testa.. I Rainville hanno cominciato a scrivere e suonare a Denver e dintorni all'inizio del 1998. Il loro primo album "Collecting Empties" è uscito nel novembre 1999 e ha ricevuto un'ottima accoglienza dai fans e dalla critica. E' stato notato da Miles of Music, un rispettato sito web che si occupa dei migliori indipendenti, Americana bands. Le riviste Westword e Buscadero hano scelto "Collecting Empties" come uno dei migliori album dell'anno. La band sta attualmente lavorando al suo secondo disco. Recentemente i Rainville sono stati in buona compagnia… negli ultimi tempi hanno diviso la scena con Matthew Sweet, Cowboy Junkies, The Souvenirs, Roger Clyne and Peacemakers, Old 97's, Cowboy Mouth, Slobberbone, Reckless Kelly e altri famosi gruppi di Denver. Questi ragazzi hanno una politica della porta aperta quando si tratta di formazione. Venite ad uno spettacolo e probabilmente vedrete cinque o sei persone sul palco... batteria, mandolino, pianoforte, violino, armonica o magari solo una bella ragazza che canta sullo sfondo. Ma almeno quattro di loro partecipano ad ogni spettacolo... sono loro i Rainville.
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14/12/2005 13:23 - ACID BRAINS New shit in my mind
Tornano gli Acid brains, ...
ACID BRAINS New shit in my mind Tornano gli Acid brains, vecchia conoscenza. Il loro nuovo disco, "New shit in my mind", fresco di registrazione, colpisce da subito per il buon passo in avanti dal precendente "Very isolated" (eliminate parecchie "ingenuita'"), a partire dai suoni, fino ad arrivare alla tecnica. 8 pezzi, del buon vecchio grunge, ne piu ne meno. Le influenze restano sempre quelle (Nirvana, Bush, ecc...), solamente meglio amalgamate. "Agony", "shit milk e pain", i primi due pezzi introducono alla grande questo disco. Resta sempre un margine di miglioramento (se vogliamo guardare bene e sempre meglio che ci sia...), anche dal punto di vista dell'incisione, sicuramente meglio dei precedenti lavori, ma ancora non incisivo come dovrebbe essere. Se vi piacciono i ritornelli sofferti, disperati, ma cmq orecchiabili e cantabilissimi, gli Acid brains fanno per voi!
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14/12/2005 13:23 - ZION TRAIN
Considerati i pionieri (ed i precursori) di quel genere ...
ZION TRAIN Considerati i pionieri (ed i precursori) di quel genere che chiamiamo Phuture Dub Sound System, gli ZION TRAIN non sono solo un gruppo musicale che ha fatto del dub la propria ragione di vita. I loro interessi e campi di intervento si estendono a tutte le moderne forme di comunicazione audiovisiva. Formatisi nel 1990, attualmente vedono nela loro line-up Molara (voce e percussioni), Cod (melodica), Perch (Live Dub Mixing), Hake (tromba), Forkbeard (Trombone) e Tench (atmospheres and electronics). Dagli inizi sono 7 gli albums all'attivo e gli Zion Train sono anche stati i realizzatori, dopo la firma del contratto con la China Records nel 1995, del primo video promozionale di musica dub ("Get Ready") e di uno dei migliori Cd Rom, allegato a "Homegrown Fantasy", che consenti' di trasformare in vero e proprio Cd interattivo l'album. Ma il vero punto di forza degli Zion Train sono le loro leggendarie esibizioni live, di durata spesso "interminabile", lunghe "cavalcate" dub che documentano, ancora piu' dei loro dischi, che il piu' delle volte la musica del gruppo non e' una semplice raccolta di canzoni ma un tutt'uno da ascoltarsi come una sorta di "sinfonia" senza interruzioni di sorta.
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14/12/2005 13:23 - BRAIN DEAD "Rage of trash"
Metal band eporediese dal nome ispirato ...
BRAIN DEAD "Rage of trash" Metal band eporediese dal nome ispirato agli Exodus. Ci propongono un originale trash metal che si rifà in parte ai Testament e a tratti ad altre trashband anni '80 (Metallica, Slayer). Ottima la tecnica dei musicisti e molto graffiante la timbrica vocale di Felix Liuni che riesce sia ad esprimersi in atmosfere più "cupe" ed intimiste come in "My darkest mind" sia a sprigionare tutta la sua potenzialità come in "All is strange!". Il brano più riuscito è a mio parere la track 3 "Return of the flesh" dove la ritmica diventa davvero trascinante e meglio si esprime l'originalità del gruppo e dove Daniele Vitello "sguinzaglia" la sua chitarra regalandoci fraseggi e assolini di alta fattura. Da tenere
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14/12/2005 13:23 - SONGS: OHIA Didn't It Rain
Non aspettatevi un altro "Ghost Tropic". ...
SONGS: OHIA Didn't It Rain Non aspettatevi un altro "Ghost Tropic". E nemmeno un nuovo "The Lioness". L'ottavo album di Jason Molina fin dal quieto, rassicurante attacco di chitarra acustica della title-track posta in apertura, evoca spazi intimi e a misura d'uomo, focolari domestici riscaldati da un camino, serate in famiglia passate ad improvvisar canzoni tra un buon sigaro ed un bicchiere di bourbon invecchiato. Registrato in una casa di Philadelphia in compagnia degli amici Jim Krewson e Jennie Benford (conosciuti anche come Jim Jennie & The Pinetops) ed attraversato da atmosfere confidenziali che difficilmente ci saremmo aspettati dopo il dolore cupo di "Ghost Tropic", "Didn't It Rain" è anche l'album più folk-oriented della carriera di Songs: Ohia. E se la citata title-track e la malinconica (nonostante il titolo ironico) "Steve Albini's Blues" partono in sordina per trasformarsi lentamente in singalong che evocano piani-sequenza desertici non distanti dal country, è soprattutto nel trittico composto da "Ring the Bell", "Cross the Road, Molina" e "Blue Factory Flame", e nel bellissimo finale romantico di "Blue Chicago Moon" che (ri)scopriamo il talento cantautoriale di Molina, ora alle prese con ballate chitarrisfiche dal piglio sicuro e dall'andatura quasi epica, che con le dolenti afasie di "Ghost Tropic" hanno in comune solo le fughe emozionali, il lirismo rassegnato, lo sguardo tutt'altro che conciliante. Il resto, sì, è cambiato. Laddove la voce si rinserrava disperata e sommessa, ora troviamo un canto appassionato e convinto, laddove le corde strofinate della chitarra sembravano letteralmente sbriciolarsi in mille schegge ora vivono giri armonici dall'umore caldo e melodie cantabili, laddove ogni cosa (i field recordings con le campane a morto...) additava alla morte, ora percepiamo un senso di speranza e redenzione. Ha la statura di un classico, questo "Didn't It Rain". E sebbene solo il tempo possa dire l'ultima parola, questi 43 minuti di canzoni dimostrano come Jason Molina abbia finalmente trovato la propria dimensione, entrando a buon diritto nell'olimpo dei cantautori americani. You have crossed the road, Molina!
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14/12/2005 13:23 - RAIN "Bigditch" Quello dei Rain è un hard rock –metal ...
RAIN "Bigditch" Quello dei Rain è un hard rock –metal di stampo classico che ha il pregio di essere eseguito ottimamente ma che non riesce, e forse non è interessato, a collegare le radici di un sound di matrice ‘70s ed 80’s con i nuovi fermenti limitandosi ad un ruolo che, bonariamente, si può riassumere a quello di “testimoni” di una vecchia stagione musicale. “Bigditch” contiene dieci episodi che altro non sono che una variazione del classico repertorio hard’n’heavy: da una parte racconta in chiave metal le radici comuni della band, dall’altra ne ricalca in chiave filologica gli intrecci armonici e melodici, di ispirazione epica. La band dimostra di conoscere molto bene il genere musicale fonte della propria ispirazione, ma il risultato finale annaspa, senza sapere bene dove andare se non dimostrare l’appartenenza ad un filone musicale e culturale di gusto troppo manierista. - Suonano:-Venerdì 24/7 METAL CAMP - Tolmin - SLOVENIA - Venerdì 15/7 AREZZO WAVE @ WAKE UP STAGE - Arezzo Info: Contatti: 051/6257161 www.raincrew.com - www.eaglebooking.com







































































