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14/12/2005 13:23 - FAITH NO MORE
Ashes To Ashes
Dati ufficialmente per disciolti un paio ...
FAITH NO MORE Ashes To Ashes Dati ufficialmente per disciolti un paio d’anni fa, ritornano (inaspettati). Lo scorso mese era uscito, in un doppio singolo, il loro incontro/scontro con gli SPARKS altri bei tipi estinti più volte pure loro. I ricorsi storici costringono alcuni a rifare perennemente se stessi a costo di essere anacronistici (e poi, a forza di insistere alcuni hanno anche successo, vedi i simpatici CHUMBAWAMBA). Ritornando ai FAITH NO MORE, quì il remix Jungle di prammatica l’ha curato l’ottimo Dillinja.
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14/12/2005 13:23 - Faith No More
Album of the year. Tra i grandi nomi ...
Faith No More Album of the year. Tra i grandi nomi che hanno trascinato l'heavy rock dagli anni ottanta verso l'ultima decade, i Faith No More sembrano essere gli unici a resistere all'usura del tempo. Fino a qui, tutto bene! Ma "Album of the year" non è certamente un album miracoloso, e allora si capisce perfettamente che il rock non è morto, ma si sta evolvendo, e che inevitabilmente è destinato a lasciare spazio alle nuove leve. Con buona pace di tutti. L'ultima fatica di Patton e soci è un tipico lavoro Faithnomoriano per suoni e attitudine, ma poco coraggioso se paragonato anche solo al precedente "King for a day". I brani più sostenuti riescono ancora ad incidere, sostanzialmente: il problema è rappresentato da slow song come "Ashes to ashes", "Strip search" o "The last cup of sorrow" che francamente non hanno alcun contenuto. Ed anche le buone intuizioni sperimentali di "Mouth to Mouth" e "Got that feeling" non hanno la lucidità di un tempo. Intendiamoci! "Album of the year" difficilmente deluderà i fans della band, ma in prospettiva non sarà certo ricordato come un grande traguardo del gruppo. A giudicare dalla carriera parallela di Mike Patton, si potrebbe pensare che abbia trovato nella sua band d'origine l'espressione della parte convenzionale del suo io.
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14/12/2005 13:23 - FAITH NO MORE
Who Cares A Lot?
"I duri a morire non ...
FAITH NO MORE Who Cares A Lot? "I duri a morire non sono sempre duri da morire. Da Mike Patton in poi, i Faith No More non sono più stati capaci di garantire niente a nessuno. La loro parola è praticamente mutata da un giorno all'altro. La vecchia postpunk hardcore thrash band di San Francisco ha inizito ad avere sempre piu spesso un occhio di riguardo per tutto ciò che sembrava contrario alle sue premesse ideologiche. Più real thing che alto volume. E questa doppia antologia è un corretto riassunto della vicenda. Il disco presenta i Faith No More come essi meritano: capaci con estrema disinvoltura di frequentare il sommamente leggero senza alcuna volontà di derisione e di insistere sul tasto del vandalismo sino a placarsi, per forza di cose, in occasione della stupenda Evidence. Patton fa il futurista e usa i la voce come strumento permettendosi qualunque registro, da Max Cavalera a Tom Jones. Nel secondo cd ci sono otto pezzi live che catturano lo spirito icastico dei loro concerti, dove era possibile di tutto, persino di essere dolcemente travolti dall'ampia citazione del tema di John Barry per Un Uomo Da Marciaprede e da una composta versione di This Guy's In Love With You di Burt Bacharach.
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14/12/2005 13:23 - FAITH NO MORE
"Who Cares A Lot?"
C'è sempre un'aria di tristezza ...
FAITH NO MORE "Who Cares A Lot?" C'è sempre un'aria di tristezza nei Greatest Hits. Di solito significano "fine di una storia" artistica o materiale che sia. Tristezza per un'operazione commerciale sempre più normale (quanti lives, quante compilations servono solo ad intasare il mercato e a rastrellare soldi?), per uno bella pagino che si gira per sempre. Quale? Quella dei Faith No More, ad esempio. Per diverso tempo, e lungo due album, la band che ha trasformato (o almeno modificato) il metal. Li ricordo a Bologna, giovani purosangue a scandalizzare la platea del Monster Of Rock, una band dallo forte carica ironica, umoristica, se volete anche folle. From Out Of Nowhere, Epic, Midlife Crises, Digging The Grave, la dissacrazione dei Commodores (Easy). E Tante trasformazioni sono tra le righe di queste canzoni.





































































































































