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14/12/2005 13:23 - ANDREA G. PINKETTS
Lazzaro, Vieni Fuori.
(Universale Economica Feltrinelli £14.000)
L'estate è volata ...
ANDREA G. PINKETTS Lazzaro, Vieni Fuori. (Universale Economica Feltrinelli £14.000) L'estate è volata come se non fossero passate le due o quattro lune non ricordo. Come da copione l'estate è considerata la stagione della buona lettura, soprattutto della lettura fatta in spiaggia sotto a qualche ombrellone con una bibita fresca. I più lasciano ai best sellers il compito di allietare le giornate mono-tone, altri si affidano ai classici del giallo fino a scovare improbabili assassini maggiordomi o mariti gelosi o amanti. Niente di tutto questo in "Lazzaro, Vieni Fuori", l'autore Andrea G. Pinketts è uno che la sa lunga in fatto di misteri: egli è il fondatore di un movimento letterario: "la scuola dei duri", che si propone di esplorare la realtà attraverso l'indagine polizziesca. Una sorta di sbirro per caso: i fatti, i misteri, i colpevoli gli cadono adosso come se calamitasse su di se tutto ciò che gli è intorno. E così accade al suo Lazzaro Sant'Andrea protagonista di tutti i romanzi. Egli si viene a trovare in situazioni al limite della realtà, è uno che di casi ne ha risolti tanti e di nuovi gli si presentano ogni volta che fa un passo. In questo romanzo è alle prese con l'omicidio di un bambino accaduto mesi prima a Bellamonte un paese del Trentino dove il buon Lazzaro decide di passare una vacanza, da un articolo trovato per caso nella camera d'albergo dove egli alloggia prendono corpo una serie di fatti infinita. Tra botte, pedinamenti, interrogatori e donne delle quali puntualmente si innamora riesce a risalire all'assassino che è un......... no, no, scherzo non ve lo dico chi è il colpevole. Spesso allegro, sorvola sugli episodi con una classe stilistica non da poco, sua grande estimatrice è Fernanda Pivano che considera Andrea G. Pinketts degno dei suoi amici americani. Fra grappini e cori in napoletano!!!!?!? trova lo spazio anche per considerazioni di carattere esistenziale: "La vita non è sempre un granchè, ma è tutto ciò che abbiamo. E' la carta di credito con cui ti illudi di non pagare le emozioni che usi. E' un assegno postdatato che ti dà un certo margine di tempo". Per concludere, come colonna sonora un Fred Buscaglione non ci starebbe male, per gli amanti della musica d'oltreoceano un Tom Waits non guasterebbe. Soddisfatti? va bhé, la chicca, una volta ho assistito alla presentazione del libro "Io, non io, neanche lui" suo terzo romanzo, e il buon Andrea G. Pinketts si è congedato dalla folla cantando un brano di Vanda Osiris, vi basta ?????
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14/12/2005 13:23 - Andrea G. Pinketts (a cura di) - L'enciclopedia dei serial ...
Andrea G. Pinketts (a cura di) - L'enciclopedia dei serial killers (Flamingo, L. 7.500 a volume) Sono usciti in edicola più di un anno fa, poi sono tornati fuori in un unico blocco a 20.000 lire l'estate scorsa ed infine la Flamingo li ha ridistribuiti nei mesi scorsi. Quattro volumi di piccolo formato (125x160) dove, in ordine alfabetico, vengono raccontate le vite violente dei più noti serial killers della storia; il taglio, anche grafico, è quello della purtroppo... defunta rivista 'Delitti e misteri', le storie, spesso irreali, superano a volte la fantasia del Poe più allucinato o, per restare ai giorni nostri, del Chris Carter di fine 'Millennio'. Se è vero, come lo è, che nella grande maggioranza questi personaggi tendono a rifarsi (a caso: la vittima è quasi sempre una specie di vincitrice della lotteria della sfiga) sulla società per abusi da loro subiti in tenera età e dunque vanno almeno non demonizzati (il famoso mostro sbattuto in prima pagina), così pure è altrettanto vero che la lettura di queste schede lascia il fiele in bocca perché mostra senza effetti flou tutto il male che l'uomo è capace di infliggere ai suoi simili. Consiglio ai deboli di stomaco: saltate a pie' pari le fotografie, perché fin troppo crude. Mentre è facile spiegare il recente boom di cinema e letteratura per i crimini seriali, resta da capire il grande interesse che il mondo del rock ha per tali creature. Uno di loro, Ed Kemper, parlando del suo periodo sanguinario ha detto: "Il Diavolo divideva con me la mia camera e soggiornava nella caldaia": potrebbe esserci del vero...
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14/12/2005 13:23 - Andrea G. Pinketts
Il conto dell'ultima cena
Mondadori ...
Andrea G. Pinketts Il conto dell'ultima cena Mondadori £. 29.000 pp. 492 Lazzaro è tornato, se fosse morto sarebbe stata fin troppo scontata la battuta "Lazzaro, alzati e cammina", ma non è morto, comunque sia non crediate che tale battuta sia fuori luogo. Lazzaro si chiede: chi ha pagato il conto dell'ultima cena? e se mai si trovasse il responsabile: i giri di grappe a chi spettavano? Il tema è di quelli che scottano, per trovare le risposte ne deve vedere di tutti i colori: ci sono delle aggressioni, misteri che si susseguono a rotta di collo, ma i colli rotti non sono solo figurati, ci sono degli omicidi, ma l'assassino è un "insospettabile", un cittadino al di sopra di ogni sospetto, una cittadina o non proprio tale visto che si tratta della madonna, non la cantante però. Avete capito bene, proprio lei, la madre di Gesù o almeno così sembra che sia. Lazzaro, si trova anche stavolta nel posto giusto al momento giusto, o nel posto sbagliato al momento sbagliato visto che lui è l'unico testimone dell'omicidio. Cioè non dell'omicidio, gli omicidi sono diversi o forse sempre gli stessi ma stavolta non si tratta di un mostro qualunque, l'ombra che lui intravede fuggire dal suo appartamento,dove il corpo della fidanzata giace inerme, sembrerebbe proprio lei, si, la madonna in "carne ed ossa". Voi vi chiederete come fa a riconoscerla? Certo, ho tralasciato qualche particolare, lei gli era apparsa su di una panchina dopo che lui era stato testimone, non di un omicidio stavolta, bensì di un battesimo, per la precisione del piccolo Riccardino, figlio del suo migliore amico Duillio "Pogo" Pogliaghi. La madonna apparsa ad un peccatore come Lazzaro Sant'Andrea? Ma non appare alle pastorelle povere e ignoranti? Questa volta no. Siamo a Milano, una Milano omertosa, che pullula di piccoli orrori che appaiono essere soltanto storie di quotidiana follia, senza un senso apparente, senza una connessione apparente ma tutto torna nella sua ciclicità, nella sua di Lazzaro, che ricompone il tutto dando un senso al tutto. Tra sbronze al bar Magenta, donne che appaiono e scompaiono, pedofili e mostri, vecchie cocainomani, "Il conto dell'ultima cena" è anche la celebrazione dell'amicizia: "[...] gli amici." -scrive Andrea-Lazzaro- "Sono coperte. Coperte termiche d'inverno. Fresche lenzuola d'estate. Senza gli amici sei nudo: nasci nudo. E chi ti vuol bene comincia a coprirti. Ti copre per tutta la vita. E anche dopo morto copre di fiori il tuo cappotto di legno". Pinketts è una passione, "si chiama passione perchè passa", come diceva Jacqueline. Pinketts è il più grande scrittore vivente in questo pezzo di mondo che è l'Italia e probabilmente anche oltre. Uscito indenne alle critiche che lo volevano catalogare come un autore "pulp", o "cannibale" che dir si voglia, con questo romanzo consacra il suo talento e la sua classe. Classe, con la "C" maiuscola. Pinketts è uno scrittore di stile, per meglio dire è uno che con le parole ci "palleggia"(i mondiali sono alle porte), le fa sue, le gira e le rigira per regalarcele sempre nuove, sempre appassionanti, Pinketts è uno che ha il senso della frase, tanto per citarLo, nelle sue pagine nulla è superfluo. "Il conto dell'ultima cena" coglie in pieno la sua provocazione, va letto in armonia col mondo, va letto soprattutto con un occhio davanti e uno dietro, quasi a dirci che non ci si può fidare più dei santi in cielo, ne' in terra. Non perdendo mai il fascino della parola, le battute si ripercuotono su una tablatura impeccabile di aneddoti e di fatti che non si capisce, se appartengano all'autore o al suo alter ego, visto che i due si incontreranno in maniera fugace in un bar dove Pinketts tiene uno dei suoi incontri settimanali tipo: "seminari per giallo e bar"; ma l'uno non darà più di tanta importanza all'altro. Il libro è così denso di aneddoti che raccontarli comporterebbe la scrittura di un altro volume, l'unico consiglio che ho da darvi è: leggetelo!!!. Non lasciatevi spaventare dalla mole del tomo, qui le frasi scivolano via come l'acqua (santa?).
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14/12/2005 13:23 - BRYCHAN "Bad pink vibe"
Ha un nome impronunciabile e raro, Brychan, ...
BRYCHAN "Bad pink vibe" Ha un nome impronunciabile e raro, Brychan, che discende in linea diretta dalla lirica musicalità della sua terra, il Galles. Da qualche tempo, però, i nuovi amici d'adozione hanno stabilito di italianizzarlo chiamandolo meno prosaicamente "il brychano". Con quella faccia che sembra scolpita nel legno e una mimica che, durante i concerti, pare esaltare il nobile trasformismo del suo canzoniere acustico, il ragazzone incassa il nomigniolo con un sorriso. E tira diritto per la sua strada, già corposa di esperienze, legittimamente persuaso che, dopo tanto navigare tra le incertezze del mestiere, prima o poi quella sua virtuosa e personalissima cifra stilistica verrà premiata. In quattordici anni di carriera ha pubblicato sette dischi, quattro con i Jess, la rockband fondata nell'88, la più popolare in Galles prima dell'exploit (altrettanto effimero) degli Alarm, tre a suo nome, fra i quali il recentissimo "Bad pink vibe". In mezzo, c'è stata una proficua parentesi di turnista per "Breathe" dell'amico Mike Peters e l'avventura sullo scenario delle musiche elettroniche, tra la jungle e il drum'n'bass, con gli U4Ria. Musicalmente, Brychan è un animale inquieto di razza protetta. Lo si capisce scorrendo i possibili parallelismi che gli estimatori nostrani hanno speso negli ultimi due anni per lui. Si sono scomodati i nomi dei Buckley - ricorre soprattutto il vecchio Tim - e poi quelli di Richard Thompson, David Crosby, John Martyn, e per soprammercato, addirittura Peter Gabriel, Morrissey e Al Jarreau! Tutto e il contrario di tutto, il che suona come la prova del nove che Brychan assomiglia in realtà soltanto a se stesso, con quegli incroci singolari fra il folk celtico, l'intimismo asciutto e malinconico, il rock delle radici, la West Coast americana e l'irrinunciabile istinto ritmico che lo ha spinto negli ultimi mesi a far coppia fissa, dal vivo, con quell'iradiddio di tempi dispari e invenzioni ticchettanti che è Mimmo Mellace, batterista a tempo pieno con Il Parto delle Nuvole Pesanti. Il ritratto del "brychano" che il percussionista calabrese dedica all'amico nel booklet di "Bad pink vibe" è esilarante quanto la dimensione schietta, umorale e densa di humour del loro set, diverso di sera in sera, come testimoniano le cinque canzoni live contenute nel disco (le prime cinque sono inedite), estrapolate dai precedenti "Veleno rumoroso" e "Vexed fanatica" e completamente ribaltate nel serrato gioco armonico tra la Takamine acustica del gallese e i gorgoglii percussivi del suo alter ego. Dotato di una voce dal timbro scuro e profondo, capace di avvitarsi in voli pindarici verso acuti imprendibili, Brychan canta indifferentemente in inglese e gallese inventandosi, nei tanti scioglilingua immaginari dei suoi versi, una sorta di gramelot cristallizzato nel tempo. Ed è proprio in questa versatilità di interprete dall'estensione ammaliante che risiede la sua forza più genuina ed evidente. Il resto è la volontà di rimettersi artisticarnente in gioco, senza rinunciare alle pillole autobiografiche di versi che porge al pubblico con la classe di un intrattenitore nato. Come un autenico principe di Galles.
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14/12/2005 13:23 - DNA - Pink Floyd tribute
Alcuni di noi suonano la musica ...
DNA - Pink Floyd tribute Alcuni di noi suonano la musica dei Pink Floyd fin dai tempi della scuola. Ci sono state ovviamente delle interruzioni dovute ai fatti normali della vita; qualcuno ha fatto della musica il proprio lavoro, altri hanno seguito strade diverse. Ci siamo persi di vista più volte per poi rincontrarci magari in circostanze casuali. L’ultima di queste è stata nel 1995. Abbiamo ricostituito il gruppo, aggiunto nuovi elementi finché l’anno successivo, grazie all’impegno e al lavoro di molti altri compresi i Comuni di Ancona e Sirolo, sono stati allestiti due concerti, il primo al Cinema Teatro ITALIA di Ancona e il secondo al teatro “ALLE CAVE” di Sirolo cui si riferiscono le foto allegate. Disponiamo tutti di ottima strumentazione personale. CONTACT: e.mail giazitti@tin.it; Tel. 071/2866237 G.Zitti; cell. 0333/6415383
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14/12/2005 13:23 - GODZIK PINK Es Em, Ekel Em
E' un ritualistico attacco agli ...
GODZIK PINK Es Em, Ekel Em E' un ritualistico attacco agli stilemi del rock quello perpetrato da 5 Rue Christine, fomentati da stesse aspirazioni sono i losangelini Godzik Pink, già autori di un sette pollici per Sumpathy For The Record Industry e comparse minori nel Crybaby dei Melvins. Scomposti e prossimi alle istanze della no-wave newyorkese, stuzicano l'ascolto con un album interamente strumentale sorretto da basso, batteria, chitarra e sax tenore. Rispetto a formazioni analoghe del passato - i Tar Babies di Dan Bitney su SST o per certi versi il Denison Kimball Trio - il suono è frammentario, magari fratello del white noise e cugino lontano della sindrome funk-punk. Ma l'ipotesi è anche discutibile, la title-track è ad esempio un esercizio in puro Minutemen style. Bello ed acerbo, producono Vern e Justin degli Unwound.
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14/12/2005 13:23 - HORACE PINKER Pop Culture Failure
Horace Pinker resta nome sconosciuto se ...
HORACE PINKER Pop Culture Failure Horace Pinker resta nome sconosciuto se non ai più attenti cultori della scena californiana dell'hardcore d'inizio Novanta. In attività da nove anni e con due dischi alle spalle, la formazione ha diviso il palco e la scena locale del sud California con alcuni dei paladini indiscussi della scena, incrociando il proprio percorso con quello, ben più fortunato, di NoFx, Green Day o Pennywise, per fare solo gli esempi più eclatanti. Undici i brani del disco, aggressivi e potenti, lontani dalla povertà d'impianto e dalle melodie fotocopia che lo stesso ultimo disco dei Pennywise dimostrava, tra cui spiccano per efficacia "Supposed to", "Refined" e "Doorway", per il resto la ricetta è nota, anche se eseguita con indiscutibile passione ed intensità espressiva. Emergono alcuni aspetti ascrivibili all'area emo-core, peraltro già presenti nel disco d'esordio, rafforzati qui dalla presenza alla batteria (ma non sappiamo in che misura anche nella fase compositiva) di Chris Bauermeister (ex Jawbreaker).
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14/12/2005 13:23 - LEGENDARY PINK DOTS Farewell, Milky Way
Un appello alla propria ...
LEGENDARY PINK DOTS Farewell, Milky Way Un appello alla propria città l'introduzione di Edward Ka-spel a questo live registrato nel '94 al Melkweg di Amsterdam. Con orgoglio Edward rammenta gli undici anni consecutivi d'esibizioni in quel locale, dall'84, con vanità e un briciolo di megalomania, giustificate perché lamento d'amore, sottolinea come LPD continuino a suonare 'in qualunque posto del mondo occidentale' tranne che nella città natale. Dall'indifferenza può risvegliarla "Farewell, The Milky Way" che si dipana tra la psichedelia di On Anoter Shore, le visionarie contorsioni psichiche di Vigil-Anti, i sussulti progressivi di 9 Shades To The circle, la ballata Bella D, gli specchi deformanti ed onirici di Needles, il classico e quieto scivolare LPD, con annesso bisbiglìo di Ka-spel, di Space Captain.
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14/12/2005 13:23 - Lo-Fi Sucks! - the Pink Moon EP ++
Sull'onda delle date ...
Lo-Fi Sucks! - the Pink Moon EP ++ Sull'onda delle date che stanno facendo in giro per l'Italia e soprattutto vista la grande richiesta che ne viene fatta al banchetto dopo i concerti, i LFS nella nuova formazione a tre senza batteria hanno deciso di ristampare il 7", uscito originariamente per Beware ormai fuori catalogo e di cui non sono rimaste copie invendute. Il cd comprende due pezzi dal vivo in televisione e due pezzi inediti, oltre, ovviamente, ad una versione rimasterizzata dei quattro pezzi originali presenti sul vinile.
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14/12/2005 13:23 - Mick Harvey "Pink Elephants"
Chi ha conosciuto la musica di Serge ...
Mick Harvey "Pink Elephants" Chi ha conosciuto la musica di Serge Gainsbourg attraverso lo stupendo Intoxicated Man del 1995 non può assolutamente perdersi questo Pink Elephants, suo degno seguito e conclusione. Introdotto da uno strumentale per archi che fa da ponte tra i due dischi, Mick Harvey rielabora altri quindici classici del grande maudit francese, tra i quali le b-sides dei due singoli tratti da Intoxicated Man ed una bella versione di Je T'Aime... Moi Non Plus (ricordate il duetto tra Nick Cave e Anita Lane?)" Harvey resta fedele agli originali, anche se di suo introduce un tocco noir che rende i brani adatti al palato dei vecchi fans dei Bad Seeds. Ottimo disco, anche se manca l'impatto del precedente, dato che nel frattempo l'opera omnia (o quasi) di Gainsbourg è stata ristampata e rimasterizzata. Preferiamo quindi indirizzarvi alle fonti, consigliandovi di cercare lo splendido 20 titres pop del trapassato Serge. Tornando ad Harvey, ci auguriamo che il prossimo anno compia la stessa operazione con Paolo Conte: chissà, insistendo un po' alla fine persino gli inglesi si accorgeranno che la buona musica abita anche sul nostro miserabile continente.
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14/12/2005 13:23 - Of Pink
Febbraio '99. Da una birra e una chiacchierata nascono ...
Of Pink Febbraio '99. Da una birra e una chiacchierata nascono gli "Of Pink". Dopo tante individuali esperienze, formazioni di band varie, concerti, jam session, realizzazioni di demo, cd autoprodotti e non, Daniele Sinci' Sincini (basso), Lorenzo Manes Froccani (chitarra), Oscar Brausi Brusi (batteria) e Simone Pink Di Rosa (voce/chitarra) hanno deciso di fondere i loro gusti e stili musicali: rock, metal, grunge e un po' di blues per crearne uno solo ed originale. Il loro vasto repertorio rifà la bocca, o meglio gli accordi punk-rock agli "Off Spring". Non mancano però gli Stone Temple Pilots, gli AC/DC, i Pearl Jam o covers stravolte di colonne musicali di films come Grease e Ghost. Risultato: calde serate, tanti fans catturati dal piacevole intruglio di talento e demenziale simpatia degli "Of Pink" che riusciranno ad ipnotizzarvi con la forza selvaggia della loro geniale pazzia. Per contatti: Daniele 0339/4255535 - Simone 0347/7710277
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14/12/2005 13:23 - PINK Can't Take Me Home
Un tornado sta per abbattersi tra ...
PINK Can't Take Me Home Un tornado sta per abbattersi tra le giovani reginette del pop. Il suo nome è Alecia Moore, ma preferisce farsi chiamare «rosa», come l'attuale colore dei suoi capelli. Per imparare a conoscerla è necessario dimenticare il cliché della bambola fintamente ingenua, caro a certe teen star. Pink ha solo 19 anni, ma la sua vita è già un romanzo. A dieci ballava nei club underground della nativa Philadelphia. A dodici cantava in un gruppo hip hop. A tredici organizzava rave e scorrazzava per la città con una banda di teppisti in skateboard. «Ho sempre avuto una sola certezza e cioè che il mio destino fosse nel mondo dello spettacolo», racconta. «A quindici anni mi sono resa conto che la vita mi aveva offerto un sacco di esperienze. Non volevo diventare la solita divetta scialba che canta tremende banalità sull'amore. Le mie giovani colleghe non fanno che parlare di passione e sesso, ma la verità è che nessuna di loro sa quello che dice. Ho scritto la metà delle mie canzoni da sola, prendendo spunto dalle cose che ho vissuto sulla mia pelle». Niente mezze misure, insomma. 'There U Go', il singolo tratto dal cd d'esordio 'Can't Take Me Home', contiene anche delle parolacce. «Sono fatta così: sono un tipo estremo!»
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14/12/2005 13:23 - PINK CREAM 69
Heavy Metal band tedesca, di Karlsruhe i ...
PINK CREAM 69 Heavy Metal band tedesca, di Karlsruhe i Pink Cream 69 nascono nel 1987 ad opera di Alfred Koffler, Kosta Zafiriou, Dennis Ward, e del cantante Andris Deris. Si impongono subito nella scena nazionale grazie ad un'energia e una preparazione invidiabili, tant'è che molte majors offrono loro subito un contratto. Firmano per la CBS (ora Sony) e nell'89 debuttano con l'album eponimo "Pink Cream '69". Vanno in tournée con i White Lion e nel '90 sbarcano in America dove sono invitati al New Music Seminar di New York. Nel '91 arriva il secondo album "One Size Fits All" che gli apre la strada al successo in Giappone dove i Pink Cream vanno in tour nel '92 ottenendo uno strepitoso successo. La consacrazione giunge alla fine dello stesso anno quando la band intraprende un lungo viaggio in quattordici paesi suonando praticamente ovunque e confermandosi tra i migliori heavy sets dal vivo. "Games People Play" è del '93. L'anno dopo il cantante Andi Deris lascia per unirsi agli Helloween. I tre rimasti reclutano David Reeadman in Inghilterra e producono a Los Angeles il quarto album "Change". E' l'inzio di un nuovo percorso musicale più aperto alla modernità. Nel '97 pubblicano "Food For Thought", dopo aver rotto con la Sony Music. Il disco è dato alle stampe dalla Gain Records.
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14/12/2005 13:23 - PINK CREAM 69
Heavy Metal band tedesca, di Karlsruhe i ...
PINK CREAM 69 Heavy Metal band tedesca, di Karlsruhe i Pink Cream 69 nascono nel 1987 ad opera di Alfred Koffler, Kosta Zafiriou, Dennis Ward, e del cantante Andris Deris. Si impongono subito nella scena nazionale grazie ad un'energia e una preparazione invidiabili, tant'è che molte majors offrono loro subito un contratto. Firmano per la CBS (ora Sony) e nell'89 debuttano con l'album eponimo "Pink Cream '69". Vanno in tournée con i White Lion e nel '90 sbarcano in America dove sono invitati al New Music Seminar di New York. Nel '91 arriva il secondo album "One Size Fits All" che gli apre la strada al successo in Giappone dove i Pink Cream vanno in tour nel '92 ottenendo uno strepitoso successo. La consacrazione giunge alla fine dello stesso anno quando la band intraprende un lungo viaggio in quattordici paesi suonando praticamente ovunque e confermandosi tra i migliori heavy sets dal vivo. "Games People Play" è del '93. L'anno dopo il cantante Andi Deris lascia per unirsi agli Helloween. I tre rimasti reclutano David Reeadman in Inghilterra e producono a Los Angeles il quarto album "Change". E' l'inzio di un nuovo percorso musicale più aperto alla modernità. Nel '97 pubblicano "Food For Thought", dopo aver rotto con la Sony Music. Il disco è dato alle stampe dalla Gain Records.
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14/12/2005 13:23 - PINK FAIRIES
Mandies And Mescaline Round At Uncle Harry's (New Millennium-Venus)
Più ...
PINK FAIRIES Mandies And Mescaline Round At Uncle Harry's (New Millennium-Venus) Più lontana, e non solo temporalmente, la "visione" dei Pink Fairies, un piccolo mito dell'Inghilterra prima del punk, tra pub e psichedelia. Twing e compagni hanno pochi grilli per la testa e suonano un ruvido rock birroso che ogni tanto si apre a devastanti assoli di chitarra "out". Divertente scombiccherato, ineguale, come sempre nella loro storia. Le registrazioni, inedite com'è la regola in questa collana, vanno da "Top Gear" 1970 a Glastonbury 1971.
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14/12/2005 13:23 - PINK FLOYD - Is There Anybody Out There? The Wall ...
PINK FLOYD - Is There Anybody Out There? The Wall Live 1980-81 (EMI) I Pink Floyd sono stati un grande gruppo; i due dischi con Barrett (e la raccolta 'Relics'), il periodo spaziodelico ("Sì, viaggiare..."), financo 'The Dark Side...' toh. Gli enormi, dolorosi buchi neri che Waters coltiva dentro la sua psiche hanno fatto da collante ad una band che si credeva non sarebbe arrivata a due dopo-'... Gates Of Dawn'. E invece... Però, santiddio, come si fa a dire che 'The Wall' era (musicalmente) un bel disco? Già 'Wish You...' traballava, già di 'Animals' era da apprezzare la sola copertina. 'The Wall': tutti quei cazzo di bambinetti in coro... Per non parlar del dopo. Come quelli che ancora decantano come bella donna la Lollo, che se dice 'farfalla' si scuce per intero, con la pelle che sale su dal sedere come tapparelle impazzite. Il suono - qui - è perfetto, come quella frutta di cera che sembra più bella di quella vera. Ma valla ad addentare. Meglio chi canta la gloria del verme che potresti trovare dentro, allora. Meglio il sapore del marcio in bocca, che nessun sapore e frigida perfezione. 2000: chi ha ancora bisogno di questi Pink Floyd?
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14/12/2005 13:23 - PINK FROGS...
Eh, sì. In fondo, oltre a quanto scritto sopra, ...
PINK FROGS... Eh, sì. In fondo, oltre a quanto scritto sopra, di segni che ci stiamo sprovincializzando ce ne sono a iosa: Fini che pensa che i maestri gay non debbano far scuola (mai letto di un insegnante gay che ha infastidito i suoi alunni, straletto, invece di etero che palpavano spesso e volentieri sotto i grembiulini) e la Pivetti che in TV, con cretinetti al seguito (ehi, il Brambillino ha inventato un nuovo mestiere: il marito di onorevole!), ha il coraggio di smerdare decenni di medicina e psicanalisi affermando che i gay sono persone malate che debbono essere curate... Vogliamo dare una spolveratina alle giubbe col triangoletto rosa, M.me la Obscurantiste? Gay, un triangolo rosa tra le parole 'intolleranza' e 'sprangate'...
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14/12/2005 13:23 - PINK MARTINI Sympathique Heinz Records-IRD
Più che un gruppo pop i ...
PINK MARTINI Sympathique Heinz Records-IRD Più che un gruppo pop i Pink Martini sono un'orchestra. Si sono formati nel 1994 a Portland, nell'Oregon ed hanno messo insieme gusti e retrogusti del Novecento, dalla rumba al foxtrot, dalle ballate ai ritmi afrocubani, da Chopin ad Ernesto Lecuona, da Ary Barroso a Manos Hadjidakis. Le lingue non sono una difficoltà per questi ex studenti di varie università americane che cantano magnificamente in spagnolo, greco, francese portoghese e giapponese. Un cocktail di lounge music per snocciolare Doris Day (straordinaria la loro versione di Qué sera sera), Mélina Mercouri (deliziosa Never on sunday), Rita Hayworth (Amado mio) e la Penguin Café Orchestra (Andalucia sembra eseguita dall'indimenticato Simon Jeffes). Non sono da meno la Song of the black lizard, sofisticato bolero riletto à la Miles e Brazil, che mette in risalto le capacità della versatile China Forbes, bravissima cantante della formazione divenuta popolarissima in Francia con la voce in sordina di Sympathique ("Je ne veux pas travailler, je ne veux pas déjeuner"), dello spot Renault/Picasso. Interpreti e autori di grande raffinatezza i Pink Martini, con l'esordio di Sympathique, rischiano di ammaliare fortemente anche il mercato italiano. Scopriteli e vi divertirete molto.
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14/12/2005 13:23 - PINK
Sixtematicamente
Sixtematicamente è un disco tipicamente pop, con ritmi spensierati ed ...
PINK Sixtematicamente Sixtematicamente è un disco tipicamente pop, con ritmi spensierati ed estivi. Musica fruibile per un vasto pubblico, quella delle due ragazzine romane. Le Pink, infatti, hanno voluto creare un cd dai suoni naturali ed immediati, prodotto da Marco De Falco e Davide Palumbo (ovvero parte dei Poli Opposti). Le influenze sono, oltre al brit pop più facile, il beat sixties, con qualche influenza surf e ragga; ma soprattutto impera il gusto per la tipica melodia italiana. Una prova piacevole ma troppo facile.
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14/12/2005 13:23 - PINKIE MACLURE From memorial crossing
Uno dei più interessanti dischi di ...
PINKIE MACLURE From memorial crossing Uno dei più interessanti dischi di rock al femminile degli ultimi, avari tempi. Pinkie MacLure è una giovane cantante/autrice britannica che da cinque anni almeno cerca di emergere dall'underground con la sua elastica voce capace di toccare più registri e di avventurarsi in voli acrobatici. Questo è il suo terzo album, sempre con il produttore John Wills, e il più riuscito: un quaderno di piccole desolazioni e sommessi lamenti in cui la protagonista è di volta in volta P.J. Harvey o Beth Gibbons dei Portishead, Jeff Buckley o un'immaginaria crooner dai bassifondi della storia jazz. Registrato in una vecchia scuola abbandonata con pochi mezzi, l'album conserva felicemente questa impronta di povertà, con misurati accompagnamenti spesso acustici e un vestito sonoro di stracci low fi. Disco da meditazione ma anche di piacevole ascolto, con originali affascinanti come "Frozen in sleep" o "Too late brother" e le cover di "I'll shoot the moon" (Tom Waits) e "Sycomore trees (David Lynch e Angelo Badalamenti).
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14/12/2005 13:23 - PROMISE RING Electric Pink
Dischetto rosa per i Promise Ring che ...
PROMISE RING Electric Pink Dischetto rosa per i Promise Ring che confermano le loro qualità con quattro pezzi ancora in bilico fra i loro sempre più orecchiabili slanci emo ("Strictly Television", "Make Me a Mix Tape") e languori indie ("Electric Pink", "American Girl"). A vedere le facce da trentenni dei membri del gruppo non stupisce che cerchino di rievocare in qualche modo amori adolescenziali, fermando il tempo in canzoni brillanti e riuscite, ma che i più sbadati finiranno per confondere con qualche nuovo singolo dei Blink 182... ma c'è modo e modo di passare dal punk al pink...
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14/12/2005 13:23 - Splatterpink
In sette anni di carriera di cui quattro documentati su ...
Splatterpink In sette anni di carriera di cui quattro documentati su due CD, oltre cento concerti sparsi fra clubs e centri sociali, gruppo spalla nei concerti di P.J. Harvey, Asian Dub Foundation e No Mens No, gli Splatterpink di stroncature ne hanno ricevute ben poche, anzi nessuna. Definiti su "Fare Musica" (n.191) da Elio Bussolino come "una delle più audaci e lucide espressioni della scena indipendente e alternativa nazionale, agganciati da John Peel che li ha più volte recensiti e programmati su BBC, con una nutrita e più che positiva rassegna stampa alle stampe ed al contempo eternamente esclusi dal mainstream imperante. Forti ora di due distribuzioni statunitensi (Cuneiform, Insect Eater), il quartetto in questione si è guadagnato la fama di gruppo più oltranzista e radicale in circolazione. Partendo da matrici funk, hard core, noise, blues e jazz, gli Splatterpink danno vita ad un teatrino teso e allucinato, ai limiti del patologico. Un set live alimentato dal continuo rimpasto di soluzioni ritmiche, portato all'estremo con tempi spezzati, stop and go, risoluzioni armoniche durissime ed improvvisazioni, parole al vetriolo sgangheratamente rappate, il tutto supportato da furiosi riffs di basso, da un sax incendiario e malato, da una chitarra perennemente in bilico fra core e jazz e dal liquido fluire di un nuovo drumming. Musica solo in apparenza libera e sregolata, in realtà lucida e rigorosa.
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14/12/2005 13:23 - SPLATTERPINK
In sette anni di carriera di cui quattro documentati su ...
SPLATTERPINK In sette anni di carriera di cui quattro documentati su due CD, oltre cento concerti sparsi fra clubs e centri sociali, gruppo spalla nei concerti di P.J. Harvey, Asian Dub Foundation e No Mens No, gli Splatterpink di stroncature ne hanno ricevute ben poche, anzi nessuna. Definiti su "Fare Musica" [n.191] da Elio Bussolino come "una delle più audaci e lucide espressioni della scena indipendente e alternativa nazionale, agganciati da John Peel che li ha più volte recensiti e programmati su BBC, con una nutrita e più che positiva rassegna stampa alle stampe ed al contempo eternamente esclusi dal mainstream imperante. Forti ora di due distribuzioni statunitensi (Cuneiform, Insect Eater), il quartetto in questione si è guadagnato la fama di gruppo più oltranzista e radicale in circolazione. Partendo da matrici funk, hard core, noise, blues e jazz, gli Splatterpink danno vita ad un teatrino teso e allucinato, ai limiti del patologico. Un set live alimentato dal continuo rimpasto di soluzioni ritmiche, portato all'estremo con tempi spezzati, stop and go, risoluzioni armoniche durissime ed improvvisazioni, parole al vetriolo sgangheratamente rappate, il tutto supportato da furiosi riffs di basso, da un sax incendiario e malato, da una chitarra perennemente in bilico fra core e jazz e dal liquido fluire di un nuovo drumming. Musica solo in apparenza libera e sregolata, in realtà lucida e rigorosa.
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14/12/2005 13:23 - THE LEGENDARY PINK DOTS
‘A Perfect Mystery’ (Caciocavallo/Demos)
Uscite a raffica per ...
THE LEGENDARY PINK DOTS ‘A Perfect Mystery’ (Caciocavallo/Demos) Uscite a raffica per i Legendary Pink Dots e per la Caciocavallo (nuova sub label di casa Soleilmoon), che si occuperà di rimettere sul mercato una decina di titoli della band di Edward Ka-Spel (qui accreditato come Qa’Sepel: vox inhumana). Per intanto la formazione anglo/olandese ci rinfresca la memoria con un nuovo disco (non chiedetemi a che numero siamo giunti, perché onestamente non saprei dirvelo). Chi dubitava di trovarsi al cospetto di un riempitivo qualsiasi, giusto per timbrare il cartellino anche nell’anno 2000, verrà prontamente smentito dalle dieci composizioni di ‘A Perfect Mystery’, che non ricalcano le ultime poco brillanti prove e neppure cercano di essere una rivisitazione del glorioso passato del gruppo. Non è il caso di parlare di spinte innovative (non è questa la direzione verso cui si dirige il sound), ma di modifiche all’impianto strutturale delle canzoni. Dove il patrimonio progressive, avant rock, jazz, psichedelico, elettronico e, per certi versi, folk si fonde con un gusto dark-pop-sperimentale non facile da descrivere, ma assai redditizio in fase di ascolto (‘Godless’ ad esempio). A tratti maestosi, altrove più intimi e sentimentali, e con la malinconia che riesce quasi a sconfiggere l’oscurità.
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14/12/2005 13:23 - VERBENA
Into The Pink
Nati e cresciuti a Birmingham, Alabama, i Verbena ...
VERBENA Into The Pink Nati e cresciuti a Birmingham, Alabama, i Verbena (con la b) hanno dalla loro una mini-discografia ruvida e grintosa, composta da qualche singolo, un EP e due album, compreso l'ultimo "Into The Pink". Il terzetto in questione si è fatto conoscere meglio nel 1997 con "Souls For Sale", un disco sulle orme di Nirvana, poi ha lasciato che lo stile maturasse, complice Dave Grohl, dei Foo Figther, che ha prodotto anche il nuovo lavoro. Forse non è legittimo parlare di nuova onda grunge, anche se un certo movimento in America sembra ribadire il concetto di quello stile irregolare. Evidentemente si è archiviato in tutta fretta un fenomeno che non ha ancora esaurito la propria carica, tant'è che molte band suonano ancora su quel fronte sonoro. La morte di Kurt Cobain ha probabilmente spiazzato operatori, osservatori e musicisti, lasciando tutti attoniti di fronte all'esplosione prima, e alla successiva implosione di un fenomeno di larga portata. E oggi, a dieci anni dalla pubblicazione di Bleach e a otto anni dalla folgorazione di Nevermind, la forza dirompente dei Nirvana è tutt'ora presente nel cuore di molti, Verbena compresi. Scott Bondy, Anne Marie Griffin e Les Nuby quando parlano delle influenze subite si trincerano dietro dichiarazioni generiche, "Bad music and bad times, Creedence, Marc Bolan, Elmore James, Andy Gibb", ma Grohl è convinto che le canzoni dei Verbena nascano alla confluenza di Stooges, Stones e Nirvana, in bilico tra vecchio e nuovo punk, con qualche vena hard incline a stemprarsi al gioco melodico dell'alternative-pop. Ha ragione. I Verbena schitarrano con ruvida dedizione, cantano come Kurt ha insegnato a fare, e lasciano che gli strumenti addensino suoni ed energia senza curarsi delle conseguenze. Ne viene un sound che ha pertinenza con lo stile grunge, anche se punta ad eluderne i luoghi comuni. La prova è tutta nei brani di Into The Pink: album sghembo e poetico, aggressivo e vitale, feroce e al tempo carico di sensibilità.
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14/12/2005 13:23 - PINK FLOYD Echoes
La legge del greatest hits è implacabile e ...
PINK FLOYD Echoes La legge del greatest hits è implacabile e alla fine, uno a uno, sono caduti tutti i suoi più strenui oppositori: Frank Zappa, i Beatles, gli Zeppelin, non c'è più rockstar che possa dirsi vergine di compilation. Ora anche i Pink Floyd, che ai tempi eroici del vinile avevano sopportato qualche antologia parziale (da Works a Collection of great dance songs) ma nella civiltà del compact avevano resistito stoicamente a ogni sorta di riassunto. Con Echoes, doppio cd di 26 brani curato dagli stessi Floyd e dal produttore James Guthrie, la Emi ha vinto la loro resistenza facendo balenare, c'è da credere, orizzonti di gloria, nessuno ha dimenticato il successo dei Beatles bignamizzati dell'anno scorso e Echoes ha tutta l'aria di essere l'equivalente di One per il Natale 2001. Dicono, i pratici che tutto ci sta in un Bignami, che anche la Bibbia volendo si può condensare in un sedicesimo e Beethoven, con le dovute cautele, in 70 minuti. Sarà, ma questo è un caso un po' particolare. Perché bisogna convincersi che i Pink Floyd non sono stati un gruppo solo, nel corso della loro vicenda più che trentennale, ma almeno tre, se non quattro, e ben diversi. Proviamo a far di conto: i giovani psichedelisti con Syd Barrett, quelli dei primi singoli fino al secondo album; i maturi visionari con Gilmour, capaci di traghettare dall'underground ai milioni di copie, dall'avanguardia di Ummagumma alle paraculaggini di Dark side of the moon; le trionfanti ma stanche rockstar di The walle The final cut, con schizzi di sangue su quel loro "cuscino di sogni"; per non parlare dei post-Pink Floyd più recenti, praticamente un'estensione dell'ego del solo Gilmour, odiati e avversati da Roger Waters fino alle aule dei tribunali. Di loro si ricordano molte canzoni, certo, ma soprattutto il clima di certi dischi; la fantasia profumata delle pagine giovanili, l'assopimento da canapa di Meddle, la paranoia di Animals e The wall - tutte cose che nello zapping veloce di un'antologia naturalmente si perdono. Difficile che Echoes dica qualcosa agli appassionati, anche perché i brani sono tutti ben conosciuti meno una chicca: un singolo del 1979, When the tigers broke free, un brano di The wall non compreso nell'album ma incluso nella colonna sonora del film. Più facile che la compilation attiri i giovani curiosi per spingerli poi sarebbe un successo, verso le pagine più classiche e celebrate. Come le prime, quelle degli anni '60, che non si finisce mai di raccomandare come cruciali per tutta la storia del rock non solo britannico. Sarà un caso o un miraggio psichedelico ma Echoes apre e chiude con due pezzi da The piper at the gates of dawn, proprio il primo e l'ultimo; come a dar ragione al Barrettiani e a sancire che quelle strane favole moderne non sono solo care reliquie ma l'alfa e l'omega di tutta l'esperienza Pink Floyd.
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14/12/2005 13:23 - SPLATTERPINK #3
Si dimena come un corpo in preda al panico ...
SPLATTERPINK #3 Si dimena come un corpo in preda al panico questo controverso lavoro degli Splatterpink chiamato "#3."Nove tracce che schizzano come scheggie impazzite, contorcendosi in un vigoroso impasto di free jazz, noise e funk, manipolate da un'indole assolutamente instabile. Attraversare in un sol colpo il muro di suoni contenuti in questo digipack é un'impresa che mette a dura prova la resistenza emotiva di tutti coloro capaci di far proprie le ossessionanti vampate di angoscia provenienti dalle casse. Intrecci strumentali che non permettono distrazioni, storpiando senza esitazioni la melodia e il ritmo, costretti spesso a piegarsi di fronte a trovate bizzarre e imprevedibili. Gli Splatterpink dimostrano una vena compositiva fluida e stimolante, capace di abili sovrapposizioni tra fragorose ritmiche noise e virtuosi fiati jazz, producendo un suono ruvido e sincopato ma dalle movenze raffinate. La voce arranca nervosa, recitando brutalmente e con fare confuso, celando testi profondi e malati, spesso stracolmi di spleen. Vale la pena citare per intero le liriche di "Spesso sogno il mare»: "Filari squassati di vento, aereoporti annegati. Polvere. Il tempo stremato. Qualcosa, qualcuno, cercare. Spesso io... Tempesta imminente sul frutteto crepuscolare. Mare rallentato nel grigio. Metropolitana in povere e vetro. Spesso io.. Facce gonfie in gomma ed appese, Nessuno nel viola, io corro. Vento sulle onde di una Disneyland morta ed immobile. Spesso io....." Probabilmente è ben difficile trovare qualcuno a cui consigliare l'ascolto di un CD che a tratti è quasi impossibile da digerire, ma correre il rischio e invitare quei pochi che han capito di cosa si stà parlando, a dare fiducia al calore, al coraggio e al talento degli Splatterpink, gruppo che solo in un'altra dimensione potrebbe vedere le luci della ribalta, ma che in questa merita grande rispetto.
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14/12/2005 13:23 - Siamo una "cover band" nata nel 1999 a Forlì, o ...
Siamo una "cover band" nata nel 1999 a Forlì, o meglio rinata dalle ceneri di alcuni gruppi precedentemente attivi. Il gruppo formato di 7 elementi, alcuni dei quali oramai alla soglia dei 40 anni, è rimasto legato indelebilmente agli anni '70. Completamente "flippati" continuiamo ad esprimerci, musicalmente, a senso unico: riproducendo (o meglio, cercando di farlo) musica, suoni e colori dei Pink Floyd. Nei concerti, fino ad ora una dozzina, possiamo contare su un discreto seguito di pubblico, la maggior parte ovviamente "nostalgici", ma tutti con la volontà, ne sono certo, di scivolare per 2 ore e mezza in quelle "magiche atmosfere pinkfloydiane" prive di computer ed elettronica digitale, anche se i Veri PF in seguito (dagli '80 in avanti) ne hanno usata.. ..eccome... Per eventuali info: Alberto tel 0543/745711 oppure Email davide_r@iname.com http://spazioweb.inwind.it/pinkfloydtribute Alberto Volpi: voce e basso; Davide Romboli: chitarra; Flavio Camorani: batteria e cori; Matteo Camorani: tastiere; Fabrizio Laghi: voce e tastiere; Alberto Guidi: sax e cori; Grazia Cammisano: cori.
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14/12/2005 13:23 - THE PINK COFFINS
I Pink Coffins sono nati nel giugno del ...
THE PINK COFFINS I Pink Coffins sono nati nel giugno del ’98. In un primo momento il nome della band era GENE CRAZED & HIS ROCKABILLY BASTARDS, ma tutti confondevano la band con GENE CRAZED one-man-band, così il nome fu cambiato solo in ROCKABILLY BASTARDS, ma oggi il nome è stato cambiato definitivamente in The Pink Coffins. La band è formata da 3 psicotici: GENE CRAZED (Vocal & Guitar), ATOMIC BARBARA (Cave bass/B-vocal), ADOLF VINCENT (Drums). La band nasce per l’estremo amore per il Rockabilly primitivo dei ’50, il vecchio Psychobilly e gli horror movies di serie B. I componenti della band vengono da varie esperienze musicali: Gene Crazed già bassista dei Petrifieds, chitarrista dei Superargos e degli Atomic Bandits, tutte band ormai sciolte, e come one-man-band. Atomic Barbara bassista degli Atomic Bandits. Adolf Vincent oltre a suonare la batteria nei Pink Coffins canta nei Pushers una band in punk ’77 style, dove suonano anche Gene Crazed ed Atomic Barbara, più un altro componente GGX (batterista). Hanno prodotto 1 demo tape con 9 pezzi di puro PSYCHO-TRASH-ROCKABILLY ed un 7” ep “Graveyard Rock” con 3 pezzi originali stompin’ “Graveyard Rock”, “Apeman Rock”, “Crazed Boogie” ed una selvaggia cover di Lou Gittens & The Sabres “Spider Walk”. Gene Crazed ha prodotto una Vhs live registrata nella sua casa dal titolo “At Home With Gene Crazed” & his happy guitar. Per info, contact, gigs, etc…: BARBARA FALEO VIA GIUSTINO FORTUNATO, 123 71100 FOGGIA tel.: 0881 614712 e-mail crazedgirl@tin.it.

























































































































