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14/12/2005 13:23 - JOHN McLAUGHLIN Remember Shakti: the believer
(John McLaughlin - chitarra, Zakir ...
JOHN McLAUGHLIN Remember Shakti: the believer (John McLaughlin - chitarra, Zakir Hussain - tabla, U. Shrinivas - mandolino, V. Selvaganesh - ghatam, kanjira, Mridangam) Uno dei chitarristi che hanno segnato la storia del jazz, McLaughlin, in questo inizio millennio, vuole ripercorrere la gloriosa musica degli anni settanta di cui è stato uno dei principali protagonisti. Degli anni settanta, in particolare, vuole ricreare quella magia degli incontri fra artisti di ogni genere e provenienza, con la prospettiva di andare oltre la propria cultura arricchendola nel confronto con le altre. Dopo gli esperimenti cominciati con Miles Davis, il chitarrista inglese divenne membro della famosissima Mahavishnu Orchestra. La conseguenza logica di questi tentativi di mischiare il jazz con il sistema musicale Indiano, fu proprio quella di andare a conoscere questo vasto nuovo mondo musicale proprio nel suo territorio, un vero e proprio viaggio di iniziazione. E così, dal 1975 al 1977 McLaughlin, registrò tre album che testimoniano quello che Shakti rappresenta: "Intelligenza, Bellezza, e Potere". Durante questo viaggio iniziatico, McLaughlin, riuscì, pur essendo un Inglese in terra indiana ad unire le due tradizioni del grande subcontinente: lo stile indostano dell'India del nord con lo stile Karnataka del profondo sud. Fu necessario credere fortemente nella forza della musica, nel suo potere di seduzione oltre ogni parzialità, e anche essere capace di sradicare alcuni preconcetti. Quindi si dedicò completamente a questa operazione insieme a Zakir Hussain, figlio del grande Ustad Allarakha, grandissimo virtuoso della tabla, innovatore per natura e amico di McLaughlin da lungo tempo, fin dalla loro conoscenza a New York. Con il violino di L. Shankar e il ghatam di T.H. Vinayakaram l'incontro divenne uno di quelli destinati a cambiare il corso della storia musicale. Da allora, ognuno di essi ha sviluppato la sua personale versione della formula concepita insieme, ma l'alchimia di quel periodo non si è mai più ripetuta. Per lo meno fino al 1997 quando, in occasione delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario dell'Indipendenza dell'India, tutti i membri del progetto, eccetto L. Shankar, si sono riuniti per un nuovo tour. Al posto di L. Shankar c'era Hariprasad Chaurasia, virtuoso del flauto bansouri e già membro della Mahavishnu. Di questi pochi concerti rimane un disco a testimonianza delle emozioni di quel momento, "Remember Shakti", da cui è poi nato un nuovo tour tutto permeato dal desiderio di partire da questa enorme quantità di materiale musicale, fuso senza seguire mode e stili, per approdare a nuove idee. Oggi nuovi musicisti hanno rimpiazzato i precedenti: U. Shrinivas, uomo dell'India sud, virtuoso del mandolino, strumento precedentemente sconosciuto nella musica del Karnataka, una sorta di chitarra elettrica da cui lui estrae ogni possibile combinazione, ritmica o melodica, nella tradizione Raga. L'altro nuovo membro del gruppo, Selvaganesh, giovane musicista dalle tradizioni ancestrali, possiede una personalità musicale unica; i suoi strumenti sono il ghatam, una specie di vaso dal suono percussivo, il mridangam, altro strumento a percussione dell'India del Sud, e specialmente la kanjira, un piccolo e semplice tamburino con il quale Selvaganesh moltiplica le figure ritmiche del basso, aumentando o diminuendo il volume in maniera suggestiva, ma sempre discreta ed efficiente, al servizio del suono d'insieme. Con questa incredibile formazione si approda quindi alla nuova versione di "Remember Shakti": "The Believer". Dentro questo progetto musicale c'è tutto quello che ha reso così magica la prima formula, si ritorna alla formazione originale con due suonatori di strumenti a corda e due spiriti percussivi, quattro forti personalità al servizio di un'unica musica. Nel progetto ci sono composizioni di McLaughlin, vecchie e nuove, come l'emblematica "Lotus Feet", un classico senza tempo, ma anche "Ma No Pa" di Zakir Hussain, che permette di scoprire i tesori ritmici che si nascondono dietro una semplice linea melodica. Tutti insieme reinventano una musica che è singolare per la sua pluralità, eseguita magistralmente, dotata di un impulso generoso, che proietta nel futuro, senza dimenticare le radici. Questo progetto è inoltre dedicato a Ustad Allarakha, padre di Zakir Hussain e fonte d'ispirazione per tutti loro. L'improvvisazione rimane l'elemento dominante, si tratti di un monologo, di un dialogo o di una conversazione a quattro. Naturalmente, la musica Indiana viene alla luce con tutto il suo splendore poetico, dalla prima all'ultima nota, non lasciando mai il jazz troppo lontano, ma anche altre musiche entrano a far parte di questo girotondo di note danzanti: un po’ di blues, un po’ di funk. Il contenuto tematico è talmente ampio e indipendente da ogni condizionamento che l'ascolto di questa musica non può che elevare lo spirito e liberare i desideri più intimi di ognuno.
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14/12/2005 13:23 - JOHN MCLAUGHLIN & THE HEART OF THINGS Live in Paris
Gli ...
JOHN MCLAUGHLIN & THE HEART OF THINGS Live in Paris Gli Heart Of Things sono una sorta di piccola Mahavishnu per gli anni '90, un quintetto con cui John McLaughlin sfoga gli "electric dreams" che ogni tanto ricorrono nella sua mente. Un buon complesso che aveva debuttato in studio nel 1998 e che con minimi cambiamenti (Omaro Ruiz al posto di Jim Beard alle tastiere) bissa qui dal vivo a Parigi, riprendendo materiale di quell'album con l'aggiunta pagine nuove. Il McLaughlin eletrico è sempre ben gradito, anche se il raffronto con certe pagine dei '70 e anche più indietro (l"imprescindibile Extrapolation) può riuscire penalizzante. Qui, per esempio, accanto a bei momenti vibranti (l'attacco di Seven Sistera, il soft blues di Fallen Angels), non mancano lungaggini, esagerazioni logorroiche e una vaga tendenza alla pura ginnastica fusion. Come di consueto, il leader ha avocato a sé la scrittura dei brani quasi per intero ma è stato molto più democratico in sede d'interpretazione: spazio dunque ai compagni d'avventura e in particolare al pungente sax di Gary Thomas.
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14/12/2005 13:23 - JOHN MCLAUGHLIN QUARTETTO
John McLaughlin - chitarra
Zakir Hussain - tabla
U. Shrinivas ...
JOHN MCLAUGHLIN QUARTETTO John McLaughlin - chitarra Zakir Hussain - tabla U. Shrinivas - mandolino V. Selvaganesh - ghatam, kanjira, mridangam Uno dei chitarristi che hanno segnato la storia del jazz, McLaughlin, in questo inizio millennio, vuole ripercorrere la gloriosa musica degli anni settanta di cui è stato uno dei principali protagonisti. Degli anni settanta, in particolare, vuole ricreare quella magia degli incontri fra artisti di ogni genere e provenienza, con la prospettiva di andare oltre la propria cultura arricchendola nel confronto con le altre. Dopo gli esperimenti cominciati con Miles Davis il chitarrista inglese formÚ la famosissima Mahavishnu Orchestra e successivamente il gruppo Shakti con Zakir Hussain, grandissimo virtuoso della tabla, Shankar e Vinayakaram due avvenimenti destinati a cambiare il corso della storia musicale. Oggi due nuovi musicisti hanno rimpiazzato i precedenti: U. Shrinivas, uomo del Sud dell'India, virtuoso del mandolino, di tradizione Raga. Selvaganesh, giovane musicista dalle tradizioni ancestrali, possiede una personalit‡ musicale unica; i suoi strumenti sono il ghatam, vaso dal suono percussivo, il mridangam, altro strumento a percussione dell'India del Sud, e specialmente la kanjira, un piccolo e semplice tamburino con il quale moltiplica le figure ritmiche del basso. Con questa incredibile formazione si approda alla nuova versione di "Remember Shakti": "The Believer", secondo la formula originale, con due suonatori di strumenti a corda e due spiriti percussivi, quattro forti personalità al servizio di un'unica musica. Tutti insieme reinventano una musica che è singolare per la sua pluralità, magistralmente eseguita, dotata di un impulso generoso, proiettata nel futuro, senza dimenticare le radici e dove l'improvvisazione rimane l'elemento dominante. Armonie della musica Indiana, improvvisazione jazz, strutture blues, ritmi funk sono il contenuto tematico, ampio ed indipendente da ogni condizionamento che si percepisce nell'ascolto di questa musica e che eleva lo spirito e libera i desideri più intimi di ognuno.






















































































