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14/12/2005 13:23 - TRANS AM
Un’altra serata all’insegna della musica sperimentale al Tunnel di ...
TRANS AM Un’altra serata all’insegna della musica sperimentale al Tunnel di Milano, da sempre attento all’uscita di nuovi suoni. Questa volta la “sperimentazione” arriverà direttamente dagli Stati Uniti, da Washington D.C. per l’esattezza, in un live set del gruppo di culto Trans Am, molto rispettato nel campo della musica sperimentale ed elettronica. Spesso paragonati a grandi star come ZZ Top, Rush e Kraftwerk, gruppi sperimentali degli anni ’70 ed ’80, i Trans AM sono indubbiamente stati influenzati dalla rivoluzione che macchine come i sintetizzatori ed i campionatori hanno attuato nel mondo della musica, dando vita ai nuovi suoni barocchi e d’avanguardia colta. Formatosi nel 1992 i Trans Am hanno infatti sempre utilizzato nei loro lavori strumenti tradizionali ed acustici affiancati ad una strumentazione più inconsueta fautrice di innovazione, come il mixer per DJ, il programmatore per batteria e tastiera ed il vocoder, marchingegno capace di modificare le parti vocali fino a renderle quasi irriconoscibili ed aliene. Per il gruppo i loro strumenti sono così importanti che si rifiutano di divulgare i nomi delle marche e i modelli, proprio per rimanere gli unici, o almeno i pochi a produrre certi tipi di suoni. Hanno all’attivo 5 album, di cui l’ultimo, “Red Line”, è uscito da poco (5 settembre 2000) e contiene ben 21 tracce per oltre 70 minuti di musica. Il disco è sostanzialmente molto diverso dai quattro precedenti, è il primo ad usare vocalizzazioni “pulite e chiare”, senza arrangiamenti overprodotti, distorsioni superflue ed altri artifici, utilizzando anche strumenti tradizionali come i fiati e le chitarre acustiche. La dimensione a loro più congeniale è comunque quella dal vivo, dove riescono a coinvolgere il pubblico facendolo ballare con suoni e ritmi molto lontani dalla musica commerciale. I Trans Am sono: Philip Manley: chitarra elettrica, tastiera elettrica, dj mixer; Nathan Means: basso elettrico, tastiera elettrica; Sebastian Thomson: battreia elettrica ed acustica
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM - "FutureWorld" - (Thrill JockeyWide).
Mi trovo in perfetto ...
TRANS AM - "FutureWorld" - (Thrill JockeyWide). Mi trovo in perfetto accordo con quanto riportato nella press release, dove si parla di "most controversial album". Infatti credo che il quarto lavoro dei Trans Am spaccherà in due ascoltatori e critici in virtù di brani electro-synth-post-noise-rock, che affondano le proprie radici negli anni '70-'80. Battiti tradizionali o programmati, riff incisivi o sintetici, tastiere spaziali, ma anche residuati rumorosi, vocoder e interventi esterni di sax e tromba (affidata a Fred "June Of 44" Erskine). Non siamo lontani dagli ultimi Old di James Plotkin (cfr. "Formula") e nonostante si possa avvertire un senso di smarrimento e alienazione "cosmica" (il che mi pare il minimo), va però detto che pezzi come "Television Eyes", la title track, "Am Rhein", "Positron" o la metal-percussiva "City In Flames" vi si conficcheranno in testa e non ve ne libererete tanto facilmente. Forse spiazzanti e animati da spirito "ludico", di certo liberi da alcun vincolo, in questo momento legati più a ciò che è stato che non a ciò che sarà, sono comunque una garanzia. Almeno per chi li ama!
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM You can always get what you want
Tempo di ...
TRANS AM You can always get what you want Tempo di riassunti per una delle più formidabili formazioni "concettuali" d'America: le tracce contenute in "You can always get what you want" scorrono parallele ai quattro album ufficiali della band, dagli esordi più ortodossamente "rock" (rigorosamente strumentale e dalle venature artjazz) fino alla progressiva rarefazione del suono e all'incontro con le istanze del post-rock, a loro volta superate nel più recente "Futureworld" da una sorta di nostalgia verso il progressive elettronico europeo. Il criterio antologico è curioso: le tracce sono tutte bonus track precedentemente accluse alle versioni per il mercato giapponese degli album della band (ecco spiegata la perfetta aderenza alla discografia ufficiale). Destinatari privilegiati con ogni probabilità soprattutto i collezionisti e i completisti (c'è anche una brevissima cover "non dichiarata" di Man Machine dei Kraftwerk). Eroici come sempre.
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM + GOLDEN in concerto (post.electro.rock - City Slang, ...
TRANS AM + GOLDEN in concerto (post.electro.rock - City Slang, USA) I Trans Am sono uno dei casi più eclatanti di ‘best kept secret’ del panorama post-rock. La loro ricerca sonora è paragonabile ai più celebrati esponenti del genere: dai Tortoise (con i quali hanno in comune l’etichetta) ai June of ‘44 (il cui membro Fred Erskine ha collaborato nell’ultimo lavoro dei Trans Am ). Ma, per chissà quale strana causa, hanno ricevuto molta meno attenzione di quella che è stata tributata a Tortoise e compagnia. Probabilmente è anche perché ai Trans Am non importa molto la luce della ribalta: i loro dischi riportano a malapena i nomi dei tre musicisti che compongono il gruppo. Ed anche i ruoli all’interno del gruppo sono assai liquidi. Philip Mantley e Nathan Means si alternano spesso e volentieri fra chitarra/basso e tastiere, sia digitali che analogiche. I ritmi sono invece a totale carico di Sebastian Thompson, che intreccia la batteria convenzionale con le pulsazioni di una batteria elettronica fatta passare attraverso un ampli da chitarra. Lo spettro sonoro varia da esplosioni elettriche alla Shellac fino a suggestioni elettroniche ai limiti dell’electro. Il loro ultimo e quarto lavoro ‘Future world’ li vede poi per la prima volta alle prese con l’uso della voce, quasi sempre filtrata al vocoder, dando una vaga sensazione di vintage electronics. Come anche la copertina, un lodevole esempio di lo-fi graphics, alla faccia delle immagini ad alta definizione dei nostri giorni in cui si parla di milioni di pixels come noccioline. Ad accompagnare i Trans Am ci sono i Golden, della scuderia Slowdime: un progetto affiliato ai Trans Am in cui militano anche due componenti dei Six Fingers Satellite e il batterista dei Royal Trux. Uso abbondante di chitarre (anche tre contemporaneamente) con cui navigano attraverso brani strumentali dai toni caldi in cui tradizione e innovazione trovano nuovi modi di dialogare. E il titolo del loro ultimo album ‘Golden Jazz and Rhythm-Beat’ può essere una buona traccia da cui partire se proprio non sapete che pesci pigliare.
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14/12/2005 13:23 - Trans AM Future World Thrill Jockey
Con il ...
Trans AM Future World Thrill Jockey Con il precedente The Surveillance i Trans AM si erano imposti come gli esponenti più autorevoli dell' ala più elettro/psichedelica del post-rock, colpendo l'immaginazione degli ascoltatori con un suono diretto potente e ritmicamente sostenuto. Con questo Future World la musica non cambia anzi in Television Eyes sembra di sentire i Kraftwerk impegnati in una jam con i Man or Astroman ?.Tempi compatti mai stanchi o tediosi e sempre sostenuti da una saltellante sezione ritmica. La voce compare,per la prima volta in un disco dei Trans AM seppur filtrata e deformata in alcuni episodi, ad aumentare il senso di straniamento causato da un disco che propone un immagine di un futuro livido e freddo,meccanico ed eletronico in cui la musica sarà prodotta da 'Macchine/Uomini' (le manachines di Kraftwerkiana memoria ). Aspettate un attimo però...sfoglio le pagine di un qualsiasi giornale musicale...un impiegato della microsoft si è appena trasformato in una popstar senza neanche alzarsi dalla scrivania...la gente paga quaranta sacchi per andare a vedere uno lavorare al computer sul palco...qualcuno dice di avere programmi in grado di produrre musica sempre diversa automaticamente 24 ore al giorno. Il futuro è qui allora e sembra molto più grigio di quello prefigurato dagli ingenui,e bravissimi, Trans AM.
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM - "FutureWorld" - (Thrill JockeyWide).
Mi trovo in perfetto ...
TRANS AM - "FutureWorld" - (Thrill JockeyWide). Mi trovo in perfetto accordo con quanto riportato nella press release, dove si parla di "most controversial album". Infatti credo che il quarto lavoro dei Trans Am spaccherà in due ascoltatori e critici in virtù di brani electro-synth-post-noise-rock, che affondano le proprie radici negli anni '70-'80. Battiti tradizionali o programmati, riff incisivi o sintetici, tastiere spaziali, ma anche residuati rumorosi, vocoder e interventi esterni di sax e tromba (affidata a Fred "June Of 44" Erskine). Non siamo lontani dagli ultimi Old di James Plotkin (cfr. "Formula") e nonostante si possa avvertire un senso di smarrimento e alienazione "cosmica" (il che mi pare il minimo), va però detto che pezzi come "Television Eyes", la title track, "Am Rhein", "Positron" o la metal-percussiva "City In Flames" vi si conficcheranno in testa e non ve ne libererete tanto facilmente. Forse spiazzanti e animati da spirito "ludico", di certo liberi da alcun vincolo, in questo momento legati più a ciò che è stato che non a ciò che sarà, sono comunque una garanzia. Almeno per chi li ama!
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM Red Line
Punto uno: Il vocodeor, esattamente come i ...
TRANS AM Red Line Punto uno: Il vocodeor, esattamente come i sorramenti in alluminio anodizzato, è un crimine contro l'umanità E quì c'è ancora troppo vocoder. Punto due: una volta dicevi "questo è un disco di new wave" e potevano essere I DAF o i Killing Joko, ma ci si capiva. Poi un giorno il post rock ha bussato all'uscio e tutto si è complicato. Meglio così, perché i settantacinque minuti del quinto Trans Am sono vari, intriganti e multiformi. Proprio quando paiono distrarsi da certa marzialità teutonica, i ritmi si dileguano in circoli ritmici, allunaggi psichedelici ed insolite screziature acustiche (Village in Bubbles, The Dark Gift, Shady Groove). In mezzo, le canzoni, cantate con voce "umana" o diaboliche nei loro rimandi wave: i Suicide per Getting Very Nervous e I'm Coming Down, i Pubilc Imago Ltd per Slow Response ed un qualsiasi scantinato del 1981 per il potenziale hit Play in the Summer. Al di qua della linea rossa un gruppo in gran forma ed un lavoro eterogeneo e convincente. Nonostante il vocoder.
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM - "The Surveillance" - (City SlangWide).
Ho la netta ...
TRANS AM - "The Surveillance" - (City SlangWide). Ho la netta impressione che "The Surveillance", terza fatica sulla lunga distanza dei Trans Am, sia un disco in grado di spaccare in due critica e pubblico, quasi volesse rispecchiare nei giudizi l'andamento bicolore (o bi-sonoro, se preferite), che contraddistingue i dieci pezzi in esso contenuti. O lo amerete o lo odierete, quindi leggete la mia descrizione, ascoltatelo e poi decidete se, come il sottoscritto, pensate di poter appartenere alla prima categoria oppure se ritenete di doverlo ripudiare. Parlavamo di dicotomia e allora illustriamola: in sostanza vi troverete a convivere con una band double face, che in determinati episodi ("Armed Response", "The Campaign" e "Extreme Measures", ad esempio) basa il proprio sound su chiare digressioni noise-indie-rock (non preoccupatevi se post, pre o kraut, ormai la questione è superata) non immuni da vaghi accenni jazz-progressivi, ma che altrove ("Prowler '97", "Access Control" e "E.S.I.") si dedica a manipolazioni elettroniche in bassa frequenza e che non disdegna di tentare una fusione tra le due anime distinte ("Home Security"). Il tutto viene portato avanti con un rigore estremo, quasi teutonico, alternando le velocità di esecuzione, evitando di scadere nell'esercizio stilistico fine a se stesso e, pur senza perdersi in lodi sperticate, mi sento di affermare che il trio newyorchese ha fornito una prova più che soddisfacente
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM
The Surveillance (City Slang / EFA)
Dovessi definire ...
TRANS AM The Surveillance (City Slang / EFA) Dovessi definire con degli aggettivi calzanti la musica dei Trans AM direi schizzoide, devastante, “fuori”. Confezionato in uno studio “fatto in casa”, The Surveillance, racchiude il frutto di un lavoro meticoloso, durato diversi mesi che li ha portati a sfornare un album dalla “qualità pericolosa”, come dicono loro stessi. Per la registrazione non sono ricorsi a nessun tipo di apparecchiatura elettronica tipo compressori o effetti; tutta la potenza dell'album è il risultato di un accurato lavoro fatto di ore di session mirate al conseguimento di una musica pura, lontana da sonorità falsate. I suoni elettronici sono sovraincisioni “rozze” che alimentano la potenza dei dieci brani qui contenuti. La musica: un muro, una cavalcata di riffs di chitarre spinti da una batteria “shellacchiana” miscelati con disturbi fastidiosi e grandiosi; electro-beats ossessivi su un basso “looppato” convivono con brani di sapore più rock in senso assoluto; rumori minimi quasi nascosti, poi esplosioni di puro delirio. Non molto esauriente la mia descrizione eh?.... ma trovatemi voi una definizione per dei musicisti che si definiscono: “rockers con le palle al muro”; che, parlando del risultato del loro lavoro dicono: “non è una stronzata di album”. The Surveillance è un bel disco, che scherza con il rock e lo sporca per mezzo della macchina elettronica. Quaranta minuti scarsi di buona musica non c'è dubbio.
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM - "The Surveillance" - (City SlangWide).
Ho la netta ...
TRANS AM - "The Surveillance" - (City SlangWide). Ho la netta impressione che "The Surveillance", terza fatica sulla lunga distanza dei Trans Am, sia un disco in grado di spaccare in due critica e pubblico, quasi volesse rispecchiare nei giudizi l'andamento bicolore (o bi-sonoro, se preferite), che contraddistingue i dieci pezzi in esso contenuti. O lo amerete o lo odierete, quindi leggete la mia descrizione, ascoltatelo e poi decidete se, come il sottoscritto, pensate di poter appartenere alla prima categoria oppure se ritenete di doverlo ripudiare. Parlavamo di dicotomia e allora illustriamola: in sostanza vi troverete a convivere con una band double face, che in determinati episodi ("Armed Response", "The Campaign" e "Extreme Measures", ad esempio) basa il proprio sound su chiare digressioni noise-indie-rock (non preoccupatevi se post, pre o kraut, ormai la questione è superata) non immuni da vaghi accenni jazz-progressivi, ma che altrove ("Prowler '97", "Access Control" e "E.S.I.") si dedica a manipolazioni elettroniche in bassa frequenza e che non disdegna di tentare una fusione tra le due anime distinte ("Home Security"). Il tutto viene portato avanti con un rigore estremo, quasi teutonico, alternando le velocità di esecuzione, evitando di scadere nell'esercizio stilistico fine a se stesso e, pur senza perdersi in lodi sperticate, mi sento di affermare che il trio newyorchese ha fornito una prova più che soddisfacente
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14/12/2005 13:23 - Trans Am You Can Always Get What You Want ...
Trans Am You Can Always Get What You Want Thrill Jockey You Can Always Get What You Want è una raccolta di materiale inedito , o finora non disponibile sugli album ufficiali del terzetto americano, che mostra le due facce di quel giano bifronte che è la musica dei Trans Am. Da una parte l'amore per l'elettronica tedesca e il Kraut Rock, dall'altra la passione per l'hard rock anni settanta. Le due tendenze sembrano dividersi in maniera molto netta nella maggior parte dei brani e non si può certo nascondere l'affiorare di una certa noia, quando, vuoi per il minutaggio (settanta minuti abbondanti), vuoi per l'autoindulgenza che a volte caratterizza la musica dei Trans Am, il "tiro"e il groove che ci hanno fatto amare questa band vengono meno, in favore di una vena sperimentale un pò forzata. Questo accade soprattutto quando la componente elettronica prende il sopravvento e il gruppo si adagia su patterns ritmici un pò stantii. Quello che sui dischi "ufficiali" è sempre equilibrato e curato qui sembra un pò tirato via e privo di carica. Ma forse le compilations di inediti e rarità sono fatte proprio al fine di mostrare lo spettro creativo grezzo di una band, privo del filtro qualitativo che interviene al momento di realizzare un album. In questo senso "You Can.. " assolve perfettamente la sua funzione dandoci l'impressione del work in progress che deve costituire l'ossatura della proposta dei Trans Am. Nonostante la presenza di chicche, a partire dal titolo, come Nazi - Hippie Empire "You Can…" rimane un disco interessante ma non indispensabile. Per fans del post rock e completisti della band. Gli altri si rivolgano a dischi come "The Surveillance" e "Future World" se vogliono conoscere il lato "migliore" del terzetto.
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM You Can Always Get What You Want"
Si può ...
TRANS AM You Can Always Get What You Want" Si può sempre ottenere quel che si desidera, ma talora occorre aspettare che questo si renda di nuovo disponibile Nella fattispecie si tratta infatti dl materiale già edito da questo terzetto di veterani del rock-al-di-là-del-rock, tracce variamente distribuite su singoli,allegati sonori di fanzines e compilazioni indipendenti a ulteriore testimonianza del buon interesse che ha fin qui accompagnato l'avventura sonora dei Trans Am, particolare quest'ultimo suffragato dalle oltre venticinquemila copie vendute dei loro precedenti lavori. Di tutto quel variegato arcipelago di formazioni che agiscono in tale ambito, questa di Chapel Hill sembra essere una delle più restie a prendere le distanze da sonorità dichiaratamente rock, ciò che si può subito evincere dalla netta preminenza di ruolo assunta dalla chitarra nell'economia generale del suo suono. E' proprio questo dettaglio in effetti a marcare in senso molto fisico la sua musica e a preservarla dalle astrattezze che viceversa contraddistinguono la maggior parte delle produzioni post rock. Almeno fintantoché non è una tastiera Casio a prendere il sopravvento sul resto e ad indirizzare il tutto verso sonorità kraftwerkiane, una deriva qui espressa in maniera abbastanza trasparente da brani come "Illegal Ass", "Koln", "Asian Taste" e "Nati/Hippie Empire".
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM Future world (Thrill Jockey-Wide)
C'è chi sa che il ...
TRANS AM Future world (Thrill Jockey-Wide) C'è chi sa che il rock deve necessariamente evolversi per sopravvivere, ma non ha alcuna intenzione di disertarne i ranghi. E' il caso dei Trans Am, trio del Maryland di cui ora si può ascoltare il quarto album. L'idea di evoluzione vale doppio, nella circostanza. Internamente al gruppo, anzitutto: qui per la prima volta non refrattario al canto, per quanto deformato dai filtri elettronici, e disposto d'altra parte ad avvalersi di contribuiti esterni (tra gli ospiti, il più noto è Fred Erskine dei June Of 44). E c'è poi l'osmosi crescente fra elementi di tradizione (l'impianto fondamentalmente rock dei singoli brani) e fattori di modernità (l'impiego di sonorità tecnologiche): se in passato accadeva sovente che i filoni di ispirazione scorressero l'uno accanto all'altro senza convergere, ora c'è confluenza tra i due. Risultato: rock elettronico bizzarro, in cui il moog ha dignità pari alla chitarra elettrica. Come dei Rockets proiettati nel sottosuolo anziché in orbita, se l'analogia non offende. O degli Air in versione punkettona, per stare ai giorni nostri. Non sempre l'ibrido funziona, ma a tratti - Cocaine computer, Positron, Sad and young - si prova davvero una vaga sensazione di futuro, non a caso evocata dagli autori già nel titolo.
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14/12/2005 13:23 - TRANS AM Ta
Puntuali come pochi altri, i Trans Am ...
TRANS AM Ta Puntuali come pochi altri, i Trans Am tornano con un nuovo disco, il sesto ufficiale in sette anni sempre per la Thrill Jockey. Fin dalla copertina TA conferma la virata elettronica intrapresa con Futureworld, strizzando l'occhio all'estetica e ai suoni di certo elettropop, più o meno colto, degli anni '80. L'utilizzo massiccio di sintetizzatori e tecnologia midi è preponderante nella maggior parte delle tracce e unito alle parti vocali (vera novità per il terzetto di Washington DC) conduce inevitabilmente a sonorità eighties: dai New Order ai Cars, dai Soft Cell (Different Kind of Love) ai Depeche Mode (l'incipit Cold War ricorda terribilmente Just Cant Get Enough) e, nel peggiore dei casi, ai Sigue Sigue Sputnik (Run With Me e You Will Be There), agli Industry (Molecules) e, incredibilmente, ai Rockets (Party Station su tutte). Gli episodi migliori s'incontrano invece dove l'uso delle tastiere è meno invadente (Bonn e Afternight) o la ritmica si fa più serrata e ruvida (C Sick e Positive People, puro Gang of Four) seguendo la strada di The Surveillance, che resta senza dubbio il lavoro migliore in casa Trans Am.







































































































































































































































