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14/12/2005 13:23 - RUFUS WAINWRIGHT
Un altro figlio d'arte. In questo caso del cantautore ...
RUFUS WAINWRIGHT Un altro figlio d'arte. In questo caso del cantautore americano Loudon Wainwright III e di Kate McGarrigle delle McGarrigle Sisters. Ma Rufus reclama a gran voce soprattutto la paternità artistica di Giuseppe Verdi. Per il momento si è accontentato di citare Macbeth in Barcelona, un brano del suo album d'esordio, un disco pieno di belle melodie e di grande respiro guidate dal suo pianoforte. E' un'idea di pop che deve molto più ai compositori di Tin Pan Alley che ai Beatles. Un approccio al cantautorato partendo da dove nessun giovane osa, e già questo basterebbe per metterlo in evidenza. Ma quando più di un anno fa Rufus Wainwright fu pubblicato per la Dream Works ricevette un'accoglienza non molto calorosa. Se a proporlo fosse stato un artista come Jeff Buckley, con il sostegno del mondo rock alle spalle, la reazione sarebbe stata diversa. Poi il solito passaparola ha portato Wainwright Junior alla ribalta della comunità gay del Greenwich Village. E al premio del Rolling Stone come Miglior Nuovo Artista del 1998. Nuovo solo per il mercato discografico, dal momento che già a 13 anni era in tournée con la madre e componeva al piano. Le canzoni dell'album probabilmente erano pronte da anni, perché l'interpreazione vocale tradisce un sapiente lavoro di variazioni su una melodia base, che un cantante alle prime armi si sarebbe limitato ad eseguire con quanta più fedeltà possibile. Al contrario, Rufus gira intorno ai motivi, prolunga le note (spesso di colore blue) più dello stretto necessario, generando un effetto tremulo, non studiato accademicamente, che ricorda il cantato strascicato, a bocca socchiusa, di Thom Yorke dei Radiohead. Meglio se eseguito ad occhi chiusi con l'emotività sopra il livello di guardia. E' un gioco pericoloso, e si rischia di scadere nella leziosità e nella noia. Ma non con gli arrangiamenti di un uomo di mestiere come Van Dyke Parks. Un nuovo album dovrebbe vedere la luce all'inizio del prossimo anno. La speranza è che il ragazzo indirizzi la sua ambizione al perfezionamento dei suoi standard moderni a base di Gershwin e Porter, e non intraprenda progetti ancora al di sopra delle sue possibilità, come l'amata opera che ha promesso di voler riportare in auge.
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14/12/2005 13:23 - RUFUS WAINWRIGHT Poses
E se toccasse a Rutus, l'effetto David Gray? ...
RUFUS WAINWRIGHT Poses E se toccasse a Rutus, l'effetto David Gray? Canzoni solide, talento a fiumi e natali di tutto rispetto (papà Loudon Wainwright III, perfetto songwriter di culto). Più solare dell'esordio e prodotto, tra gli altri, anche da Alex Gifford (Propellerheads), Poses mette in mostra doti vocali superbe, pigramente modulate e controllate saggiamente, unite ad un gusto peculiare per canzoni tristi in odor di vaudeville. Il che significa melodie quasi folk in attesa di sorprese mantenute: il country californiano a più voci di One Man Guy, le spezie orientali di Greek Song, il pop paradisiaco di Grey Gardens e il pianoforte Randy Newman/John Cale di In A Graveyard. Un disco colto, da assimilare con calma, capace di mettere d'accordo sia James Taylor che Van Dyke Parks (e quindi anche Jim O'Rourke). Solo che poi riascolti la title-track e Cigarettes And Chocolate Milk e pensi che, probabilmente, potrebbero mettere d'accordo chiunque.
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14/12/2005 13:23 - RUFUS WAINWRIGHT Want one DREAMWORKS 2003. Personalmente sono sempre un ...
RUFUS WAINWRIGHT Want one DREAMWORKS 2003. Personalmente sono sempre un po’ scettico all’ascolto dei cosidetti “figli d’arte”: per alcuni di questi, il successo è arrivato quasi solamente per il fatto di avere un cognome di una certa importanza. Per quanto riguarda Rufus Wainwright non è assolutamente così, sia per i particolari rapporti che ha mantenuto con madre e padre, sia perché, se non per una sottile affinità vocale con le tonalità paterne, ha scelto un genere musicale diverso da quello dei genitori. Il suo rapporto col padre (Loudon Wainwright III, folk singer importantissimo nella scena di Boston e del New England degli anni settanta) è, a detta sua, un misto di stima, rispetto e paura; al contrario “l’intimo e feroce rapporto” di musicalità e dinamismo che lo lega alla madre (Kate McGarrigle, cantante folk con la sorella Ann) è certamente molto intenso e spiega l’emozione provata da Rufus per la partecipazione della madre a “Want one”. che risultano una base costituente e fondante per tanto pop di qualità (vedi Finn, Workman e gli Smiths). L’artificio di filtrare la voce non viene utilizzato, anzi viene fortemente incentivato il canto tenue, sottile in qualche modo timido, accompagnato da flauti, tromboni, oboe, sax che sembrano darle coraggio piuttosto che linee melodiche, come nella splendida “I don’t know what it is”. Dischi pop di questo livello sono rari, sarebbe un peccato perderlo. Info: INDIPENDENTE EVENTI E PRODUZIONI SRL 0434/208631 - 524657 - Ufficio Stampa: Roberto Marziali 335/8125679 - Via del Maglio, 6/b - 33170 Pordenone - www.indipendente.com





































































































































































































