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14/12/2005 13:23 - Lamb
Lamb (Mercury/Fontana)
Lamb è una giovane realtà inglese formata dalla cantante ...
Lamb Lamb (Mercury/Fontana) Lamb è una giovane realtà inglese formata dalla cantante Louise Rhodes e dal "macchinista" Andrew Barlow. La cosa che questi due intraprendenti e sinceri musicisti detestano di più è di essere paragonati ai Portishead. Indubbiamente essi devono non poco alla monumentale scena di Bristol, ma la novità dei Lamb è costituita da un fortissimo sentimento Folk che si insinua nelle note dell'esordio omonimo. Jungle-Trip-Pop Rurale è una possibile definizione che emerge ascoltando i 10 brani di questo lavoro. L'attenzione è rivolta soprattutto ai testi che spesso si librano nello spazio vuoto come per affrancarsi dalla morsa della tecnologia incombente. Sono storie tristi quelle che Louise ci racconta con molta discrezione e senza mai cadere nel banale. Sembrano storie raccontate in silenzio ............ "The Silence Of The Lamb".
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14/12/2005 13:23 - LAMB OF GOD/New American Gospel
Davvero più canonica la proposta dei ...
LAMB OF GOD/New American Gospel Davvero più canonica la proposta dei compagni di etichetta Lamb Of God, che nonostante testi criptici ed un concept tra il mistico e l'hard boiled musicalmente non riescono a convincere. Dopo avere saccheggiato a piene mani il repertorio di Slayer, Pantera e Sepultura, il meglio del metal in circolazione, tutto quello che riescono a partorire è una miscela in versione ultra agguerrita e quasi hardcore delle band suddette, senza molta originalità. Potenza sì, ma senza cervello e né capo né coda. Un disco adatto a chi apprezza la brutalità tout court.
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14/12/2005 13:23 - LAMB
Fear Of Fours (FONTANA)
C'era grande attesa intorno al nuovo lavoro ...
LAMB Fear Of Fours (FONTANA) C'era grande attesa intorno al nuovo lavoro dei Lamb, un'attenzione quanto mai giustificata, visto che il duo di Manchester due anni e mezzo fa con il proprio DEBUT ALBUM conquistò l'ammirazione del mondo intero grazie ad un disco d'esordio di incommensurabile bellezza e notevolissima maturità artistica, come davvero poche altre volte nella storia era capitato di vedere. Ben si capisce allora, come Louise Rhodes ed Andy Barlow fossero chiamati ad una prova davvero difficile, riconfermarsi all'altezza del lavoro precedente per dimostrare di non essere una meteora, e contemporaneamente levarsi una volta per tutte di dosso la fastidiosissima e soffocante etichetta di "nuovi Portishead". Avendo finalmente tra le mani l'album possiamo dire che la prova è stata brillantemente superata; certo, c'è subito da premettere che FEAR OF FOURS probabilmente non riesce ad eguagliare del tutto i livelli dell'album precedente (ma pretendere questo era davvero troppo), ma nessuno può negare che non si tratti di un'altra perla. Andy e Louise confermano splendidamente di essere in grado come pochi di fondere jazz e canzone d'autore nelle strutture futuribili della musica elettronica, creando un'alternativa formula vincente per esprimere sentimenti e passioni che in un formato cantautoriale sicuramente non avrebbero pari resa. Ciò che anzi più risalta nei nuovi brani è un'enfasi ed un pathos drammatico ancora più accentuati, con la voce di Louise in primo piano a cesellare atmosfere di struggente malinconia; musicalmente poi, si tratta di una prova indiscutibile: il ritmo sincopato di B-LINE, le improvvisazioni jazz di EAR PARCEL, SOFTLY e HERE, l'irruenza drum n'bass di LITTLE THINGS, gli archi di BONFIRE e FLY sono tutti elementi che provano l'indiscutibile talento compositivo di Andy Barlow. Se mai qualcuno ancora non era pienamente convinto della maturità del duo, questo disco mette tutti a tacere. L'ora dei paragoni obbligati è definitivamente finita.
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14/12/2005 13:23 - Lambchop
Sono affezionato ai Lambchop per averli scoperti casualmente nel '94 ...
Lambchop Sono affezionato ai Lambchop per averli scoperti casualmente nel '94 in un negozio di Londra che li dichiarava perentoriamente un incrocio tra Leonard Cohen e Tindersticks. Come non resistere? Quel disco d'esordio, "I Hope You're Sitting Down" (1994), per quanto ruvido e a tratti frammentario, mostrava come Kurt Wagner (l'autore di quasi tutti i pezzi) potesse entrare d'impeto nella schiera dei grandi bizzarri della musica americana insieme a gente come Howe Gelb, Jonathan Richman o Will Oldhman. L'idea base è semplice, prendere un certo paesaggio e la sua rappresentazione sonora, in questo caso l'America rurale e il country, e sporcarli con macchie di colore fatte di traumi, inquietudini e piccole follie. A quel punto il paesaggio sullo sfondo resta riconoscibile ma gli oggetti e le persone rappresentate non sono più gli stessi. A confermare propositi tanto buoni sono poi arrivati il più compatto "I Hope You're Sitting", il mini "Hank" (un omaggio alle radici country) e il recente "Thriller", opera rifinita e a tratti persino elegante nella sua dimensione quasi pop, anche se titoli spudorati come "Your Face My Ass" fanno capire che i Lambchop ameranno sempre agire come eccentrici di culto. In realtà il Kurt Wagner conversatore telefonico più che eccentrico si dimostra allegro, sereno e curioso del nostro paese, al punto che la solita frasetta di commiato, "spero di vederti in Italia" è lui a dirla.
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14/12/2005 13:23 - LAMBCHOP
What Another Man Spills (City Slang)
Ci eravamo abituati a pensare ...
LAMBCHOP What Another Man Spills (City Slang) Ci eravamo abituati a pensare ai Lambchop come all'orchestra che Hank Williams avrebbe voluto avere se si fosse mai messo in testa l'idea di dirigere un complesso di musica da camera, ovvero ad un gruppo di filarmonici capitati per caso nel bel mezzo di una festa contadina e costretti ad eseguire spartiti assai poco confacenti alle loro abitudini e alla loro formazione. Ebbene, quel che il loro "What Another Man Spills" sembra dirci questa volta è che l'orchestra di Kurt Wagner ha sbagliato treno e anziché scendere alla stazione della natia Nashville s'è radunata sui marciapiedi di quella di Memphis, poco lontano da quegli studi Stax dove più di trent'anni fa si stilarono le regole d'oro della musica soul. E che fare a quel punto, se non lasciare che i fantasmi di quei suoni si mescolassero liberamente con quelli del country e con le fantasie delle solenni e prestigiose sale da concerto alle quali la compagnia pareva destinata. Quel che ne è venuto fuori sono dodici canzoni che volteggiano leggere fra languori campagnoli e partiture dimenticate da Isaac Hayes in qualche studio hollywoodiano tanti anni fa, canzoni che paiono mettere d'accordo Van Morrison con Burt Bacharach, Curtis Mayfield con Gram Parsons, Lou Reed con Richard Thompson. Un trionfo dell'arte del compromesso, insomma anche al rischio di sfiorare il paradosso: ecco quello che i Lambchop sono riusciti a realizzare nel loro quinto album.
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14/12/2005 13:23 - LAMBCHOP Nixon City Slang
Rendere conciliabile ciò che in apparenza non ...
LAMBCHOP Nixon City Slang Rendere conciliabile ciò che in apparenza non lo è: ecco l'impresa in cui da alcuni anni - e sei dischi, questo incluso si cimentano i Lambchop, numerosa formazione -13 elementi nella circostanza, ospiti esclusi! - guidata da Kurt Wagner. Contesto indipendente e alternativo, per cominciare, in contrasto con l'umore conservatore che ispira loro il luogo di appartenenza, Nashville, capitale del country. Unico possibile denominatore comune, la carnagione bianca d'ordinanza nei due ambiti, tuttavia contraddetta dall'imbrunire soul di certe melodie. Nessuna via di mezzo, in casi simili: o si conduce a sintesi l'antinomia dei fattori in gioco, o si combina un pasticcio. E i Lambchop imboccano la strada giusta, curiosamente intitolata al più indifendibile presidente americano del dopoguerra. Nixon è il loro capolavoro: ambizioso, elegante e sentimentale. Musiche che onorano le icone di Jimmy Webb, Van Dyke Parks, Gram Parsons e Brian Wilson, distillando canzoni incantevoli: Grumpus, Up with the people, What else could it be? e The book I haven't read quelle da ascoltare subito. Difficile farne a meno, Poi.
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14/12/2005 13:23 - Lambchop
What Another Man Spills (City Slang)
Il cammino di Kurt Wagner ...
Lambchop What Another Man Spills (City Slang) Il cammino di Kurt Wagner verso la definitiva consacrazione nel ruolo di Johnny Cash del nuovo millennio continua con questo "What Another Man Spills" quarto capitolo sulla lunga distanza per i suoi Lambchop, ensemble dalla line up a dir poco elastica che arriva ad annoverare tra le proprie fila anche quindici musicisti alla volta, come in questo caso. What Another man Spills è, come dicono le note della press sheet 'un disco di contraddizioni', che vive del rispetto della tradizione ma anche della tentazione di deturparla,o semplicemente attualizzarla, secondo i dettami destrutturalisti del post punk di fine anni novanta. Se il debito nei confronti di Johnny Cash, Hank Williams e del Neil Young più intimista c'è e si sente, bisogna però riconoscere che un disco come "What Another Man Spills" sarebbe stato impossibile senza l'opera di riabilitazione espressiva del country operata dai vari Will Holdam, Sparklehorse, Sixteen Horsepower e, perchè no, Violent Femmes o gli ultimi Gun Club impegnati a liberare il country dalle pastoie nashvilliane, melense ed insopportabili, e a ricondurlo alla sua natura di musica epica, narratrice di un mito, quello della frontiera (geografica o interiore), che rimanda ad immagini di sangue, sudore, religione e violenza più che alle innocue ballate floreali del country degli anni settanta in poi. Compilations come "Nashville: The Other Side Of The Alley Insurgent Country" e "Loose: New Sounds Of The Old West" hanno dimostrato che esiste un'altra Nashville, la parte oscura potremmo dire, alla ricerca dell'anima gotica della musica americana. I Lambchop sono degli eretici nel tempio, risiedono infatti proprio a Nashville, convinti di servire il signore, eludendo l'ortodossia con la forza della passione. Per citare ancora la press del disco: What Another Man Spills è 'un disco di soul music suonato da artisti country bianchi'. La cover country di "Gimme Your Love" di Curtis Mayfield è lì per dimostrarlo. E se li scacceranno dal tempio, poco male: qualcuno disposto a dare una casa a questi pellegrini del country-soul, esisterà sempre, potete scommetterci.
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14/12/2005 13:23 - LAMBERTO DI PIERO
Lamberto Di Piero ha conseguito gli esami nel ...
LAMBERTO DI PIERO Lamberto Di Piero ha conseguito gli esami nel Corso di Violino fino al settimo anno, presso il Conservatorio di Musica G. Rossini di Pesaro. Ha frequentato i corsi di perfezionamento di Umbria Jazz nell'87 e Siena Jazz nell'88 e nel '92. Nell'88 ha suonato nella Terni Jazz University Big Band diretta dal Maestro Bruno Tommaso con solisti quali Lo Cascio e Fresu, partecipando con essa al Festival Umbria Jazz 1988 in due date. Attualmente suona con diverse formazioni in Rassegne, Teatri e Locali delle Marche e Umbria. Nell'Ottobre '92 ha tenuto un seminario di Jazz nell'ambito del Convegno Nazionale di Studi per insegnanti di Musica "Il Colore Delle Nuove Esperienze" a Serra San Quirico (AN).
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14/12/2005 13:23 - LAMBERTO DI PIERO (chitarre, violino)
Ha studiato violino nell'ambito della musica ...
LAMBERTO DI PIERO (chitarre, violino) Ha studiato violino nell'ambito della musica classica sostenendo gll esami al conservatorio G. Rossini di Pesaro, contemporaneamente si è dedicato alla chitarra jazz frequentando i corsi della Berklee school e di Siena jazz. Discepolo di Tomaso Lama con cui collabora ai corsi d'Improvviazione "Fare Jazz" della scuola "Ars Musica dl Chiaravalle". Fonda la sua ricerca espressiva attraverso l'utilizzo di varie tecniche chitarristiche. Si divide tra l'insegnamento della chitarra Jazz in licei ed istituti musicali, e il concertismo con formazioni che vanno dalla big band collaborando con solisti di fama Internazionale), dal quartetto al duo.
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14/12/2005 13:23 - MARIO SCALAMBRIN
Un beniamino assoluto dei nightclubbers piu' attenti, Scalambrin macina ...
MARIO SCALAMBRIN Un beniamino assoluto dei nightclubbers piu' attenti, Scalambrin macina ogni weekend centinaia e centinaia di chilometri su e giù per l'Italia collezionando "residenze" nei più prestigiosi locali della penisola (tra i quali Kama Kama di Lido di Camaiore, Charlotte Cafè di Milano e Tek di Parma).
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14/12/2005 13:23 - Silence of the lambs
Ammettiamo per assurdo che la pena di ...
Silence of the lambs Ammettiamo per assurdo che la pena di morte sia giusta, ammettiamo che un assassinio debba essere lavato con un altro assassinio. Anche in questo caso, le prove contro Gary Graham erano talmente labili (una sola testimone che nel corso degli anni ha mostrato diversi tentennamenti), il processo così farsesco (il difensore d'ufficio non ha ritenuto di dover ascoltare due testimoni a favore dell'imputato ed in seguito la corte non ha convalidato la richiesta perché non regolamentare) e la caparbietà del prigioniero nel proclamarsi innocente per tutti questi anni così forte che perfino se mi fossi chiamato Bush Jr. avrei avuto q.che dubbio. Ma al Sig. Bush Jr. interessano di più, evidentemente, i calcoli politici che la vita di un presunto innocente. Sarà una questione di querce e di melaranci, che volete farci. Fatto sta che Gary Graham, nero ed incastrato, ha lottato come una bestia al macello prima di essere introdotto nella stanza della morte, ed ha guardato fino alla fine il reverendo Jackson, quasi a strappargli una promessa mentale di vendetta (staremo a vedere). "Muoio innocente. Sono stato linciato. Questo è un delitto di stato", ha detto Graham il nero, prima di andarsene. Con una convinzione troppo forte per essere finta. "La pena di morte è l'olocausto dei poveri e dei neri" ha tenuto a sottolineare ancora una volta: una frase di fuoco che dovrebbero scriver su ogni libro di scuola e che invece verrà macinata e vanificata dal blah blah blah mediatico. Ammettiamo per assurdo che la pena di morte sia giusta, ammettiamo che un assassinio debba essere lavato con un altro assassinio. Mandereste un solo innocente sulla sedia elettrica in nome della giustizia? Non vorrei essere al tuo posto, Piccolo Bush, quando farai il Grande Passo nell'aldilà. Ma non vorrei essere te neanche nell'aldiqua, a pensarci bene.
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14/12/2005 13:23 - SILVIO ZALAMBANI GRUPO CANDOMBE
Silvio Zalambani: sassofonista, compositore e arrangiatore, ...
SILVIO ZALAMBANI GRUPO CANDOMBE Silvio Zalambani: sassofonista, compositore e arrangiatore, propone col suo "Grupo Candombe" il CD omonimo (edito da Mobydick), un viaggio musicale attraverso l'America Latina (Cuba, Buenos Aires e ritorno). Del gruppo fanno parte anche: il Maestro cubano Pedro Mena Peraza, Massimo Mantovani, Tiziano Negrello, Luca Marcello, Filippo Tosi, Donato D'Antonio, Vittorio Veroli. Lo spettacolo è integrato dal narratore argentino Rubén Andrés Costanzo e dalla compagnia "Che Tango Che" del coreografo e ballerino Oscar Raùl Benavìdez. Il progetto è stato presentato in diretta nazionale su Rai Radio3-Suite, RSI Rete2 della Svizzera Italiana e in prima assoluta al Teatro Alighieri di Ravenna, ultimamente il gruppo è stato invitato al Festival del Caribe di Santiago de Cuba. Silvio Zalambani è ideatore anche del trio "Tango Tres", con Donato D'Antonio e Vittorio Veroli, coi quali ha inciso il CD "Guardia Vieja" (edito da Mobydick), nel quale viene presentato il periodo iniziale della storia del tango. La formazione ha esordito al Festival Mondiale del sax di Valencia (Spagna) nel 1997. Silvio Zalambani ha collaborato inoltre con: Domenico Caliri, Paolo Fresu, Pierre Favre, Henghel Gualdi, Javier Girotto, Tom Kirkpatrick, Donovan Mixon, Steve Swallow, Marco Tamburini, Riccardo Tesi, Gian Luigi Trovesi, Jimmy Villotti, l' orchestra "O.F.P." di Bologna diretta da Carla Bley, Steve Coleman e Bruno Tommaso (col quale ha inciso il CD "Vento"). E' stato invitato dall'Università USP di Ribeirao Preto a svolgere una tournèe nello Stato di San Paolo del Brasile.
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14/12/2005 13:23 - SILVIO ZALAMBANI GRUPO CANDOMBE
Silvio Zalambani: sassofonista, compositore e arrangiatore, ...
SILVIO ZALAMBANI GRUPO CANDOMBE Silvio Zalambani: sassofonista, compositore e arrangiatore, propone col suo "Grupo Candombe" il CD omonimo (edito da Mobydick), un viaggio musicale attraverso l'America Latina (Cuba, Buenos Aires e ritorno). Del gruppo fanno parte anche: il Maestro cubano Pedro Mena Peraza, Massimo Mantovani, Tiziano Negrello, Luca Marcello, Filippo Tosi, Donato D'Antonio, Vittorio Veroli. Lo spettacolo è integrato dal narratore argentino Rubén Andrés Costanzo e dalla compagnia "Che Tango Che" del coreografo e ballerino Oscar Raùl Benavìdez. Il progetto è stato presentato in diretta nazionale su Rai Radio3-Suite, RSI Rete2 della Svizzera Italiana e in prima assoluta al Teatro Alighieri di Ravenna, ultimamente il gruppo è stato invitato al Festival del Caribe di Santiago de Cuba. Silvio Zalambani è ideatore anche del trio "Tango Tres", con Donato D'Antonio e Vittorio Veroli, coi quali ha inciso il CD "Guardia Vieja" (edito da Mobydick), nel quale viene presentato il periodo iniziale della storia del tango. La formazione ha esordito al Festival Mondiale del sax di Valencia (Spagna) nel 1997. Silvio Zalambani ha collaborato inoltre con: Domenico Caliri, Paolo Fresu, Pierre Favre, Henghel Gualdi, Javier Girotto, Tom Kirkpatrick, Donovan Mixon, Steve Swallow, Marco Tamburini, Riccardo Tesi, Gian Luigi Trovesi, Jimmy Villotti, l' orchestra "O.F.P." di Bologna diretta da Carla Bley, Steve Coleman e Bruno Tommaso (col quale ha inciso il CD "Vento"). E' stato invitato dall'Università USP di Ribeirao Preto a svolgere una tournèe nello Stato di San Paolo del Brasile.
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14/12/2005 13:23 - LAMB IN CONCERTO.
propositi di scioglimento è venuto alla luce il ...
LAMB IN CONCERTO. propositi di scioglimento è venuto alla luce il sorprendente “What sound”; Andrew Barlow e Louise Rhodes, meglio conosciuti come Lamb, in un concerto incentrato sul loro terzo e più recente lavoro “What sound”, pubblicato in Italia lo scorso ottobre dalla Mercury/Universal. E' emerso spontaneamente come reazione ad un periodo difficile, durante il quale questo singolare matrimonio artistico è stato sul punto di naufragare. Durante la lavorazione di “What sound” (un titolo quanto mai esplicativo) i Lamb, resisi conto di essere giunti ad un momento cruciale del loro percorso musicale, hanno come sempre lasciato libero sfogo alla creatività, senza dare ai brani un’impostazione predefinita ed evitando fronzoli eccessivi, rielaborando le sonorità futuristiche di “Fear Of Fours” (1999), disco che ha abbattuto le barriere stilistico-musicali del quattro-quarti, il beat “classico” della musica pop. Così “What sound”, pur restando fedele all’affascinante fusione tra elettronica, trip-hop, drum’n’bass e sonorità di stampo jazz, che caratterizzano la band sin dagli esordi, è risultato un lavoro molto più diretto e naturale, come ha sintetizzato Louise: “Man mano che si andava avanti con le registrazioni ci rendevamo conto che stava prendendo forma un qualcosa di estremamente semplice e minimalista… e il tutto accadeva con la massima spontaneità”. Un concetto ben testimoniato dal primo singolo, la delicata e sensuale “Gabriel”, ispirata dalle opere del poeta islamico Rumi. Coerentemente con questa vera e propria “rinascita”, Andy e Louise hanno sperimentato anche un nuovo modo di lavorare in studio: durante la realizzazione di “What Sound” infatti per la prima volta il duo si è avvalso di collaborazioni esterne, sia a livello di produzione (Guy Sigsworth), sia per la partecipazione di musicisti come Jimi Goodwin dei Doves, Arto Lindsay e Me’Shell NdegéOcello. Il sodalizio tra Andy e Louise risulta quanto mai singolare nel panorama musicale europeo, poiché unisce gusti e background all’apparenza incompatibili: lui ingegnere del suono interessato alle moderne sonorità elettroniche; lei vocalist con la passione per il soul e il folk. Dall’incontro (datato 1994) di due personalità così diametralmente opposte ebbe origine un progetto che ha del miracoloso, proprio perché frutto di una delicata alchimia che su questa presunta inconciliabilità si regge e che da essa trae la propria forza. Tali caratteristiche distintive, ribadite e riscoperte grazie alla nuova “linfa” vitale che ha originato “What sound”, contribuiscono ad alimentare l’interesse all’evento, un’occasione per ascoltare una delle realtà più rappresentative del pop d’avanguardia, che traccia un nuovo percorso per le tendenza musicali di questo inizio di Terzo Millennio ovvero la contaminazione tra generi classici e nuovi suoni.
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14/12/2005 13:23 - SILVIO ZALAMBANI GRUPO CONDOMBE
in
CUBA - BUENOS AIRES E RITORNO
Il ...
SILVIO ZALAMBANI GRUPO CONDOMBE in CUBA - BUENOS AIRES E RITORNO Il Grupo Candombe del sassofonista Silvio Zalambani, impegnato in una sorta di viaggio poetico musicale alla riscoperta della tradizione culturale latino-americana, partendo dall'Andalusìa, passando per Cuba, fino ad arrivare a Buenos Aires. Sul palco 7 musicisti e una voce recitante, quella dell'argentino Rubén Andrés Costanzo, che declamerà versi dei più grandi poeti di lingua ispanica, da Garcia Lorca a Borges, da Guillén a Neruda, da Martí a Siciliano. Silvio Zalambani - sax soprano, composizione, arrangiamenti; Vittorio Veroli - violino; Donato D'Antonio - chitarra; Massimo Mantovani - pianoforte; Tiziano Negrello - contrabbasso; Filippo Tosi - timbales, percussioni; Luca Marcello - congas, cajón, percussioni; Rubén Andrés Costanzo - voce recitante.. Poesie di Federico Garcia Lorca, Jorge Luis Borges, Nicolás Guillén, Pablo Neruda, José Martí, Juan Nilo Siciliano. Musiche e arrangiamenti di Silvio Zalambani
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14/12/2005 13:23 - SILVIO ZALAMBANI Grupo Candombe
In mezzo alla frenesìa di riscoperta che ...
SILVIO ZALAMBANI Grupo Candombe In mezzo alla frenesìa di riscoperta che investe il pianeta Sudamerica - dove le orbite della riproposizione filologica, delle riletture moderniste e delle serate da ballo si sovrappongono senza ordine apparente - Silvio Zalambani, brillante sassofonista e compositore, ha scelto una strada personale. E una cronologia progettuale chiara. Prima il viaggio (sonoro, letterario, fisico) affrontato con cuore da appassionato e rigore da musicista classico. Poi una lunga fase di rielaborazione delle influenze, culminata in nove composizioni originali. Infine Grupo Candombe: un disco, un ensemble e un progetto di musica e letteratura. Un "labour of love" colto e passionale, dove le composizioni (La Mezquita, Al Club del Vino, Come il tuo sorriso) vivono di melodie eleganti e di scelte esecutive fresche, sospese fra classica, jazz e etnica. Nove brani che offrono una prospettiva personale, invitante, sui suoni della festa e della nostalgia senza mai cedere ai clichè della latin-mania imperante. Qualcosa in più dell'ennesimo figlioccio dei "Buene Vista". Nel live teatrale (e nel booklet) ci sono anche parole, scelte, di Lorca, Borges e Martì.
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14/12/2005 13:23 - ý7 # ® ® . . . . .
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14/12/2005 13:23 - LAMBCHOP
La band di Nashville, capitanata dal geniale Kurt Wagner, arriva ...
LAMBCHOP La band di Nashville, capitanata dal geniale Kurt Wagner, arriva per la prima volta in Italia per due imperdibili date italiane con una formazione di otto elementi. Notevole l’attenzione dei principali magazines italiani di settore e non, che a questa band hanno dedicato copertine e recensioni, acclamando il loro come il disco del momento. Indicativo il fatto che in Inghilterra suoneranno in luoghi prestigiosi come la Royal Albert Hall di Londra.
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14/12/2005 13:23 - MANLIO SGALAMBRO Fun Club
Come può accadere che un filosofo titolato ...
MANLIO SGALAMBRO Fun Club Come può accadere che un filosofo titolato ad un certo punto della sua vita apra un "Fun Club" ed intitoli così un disco di canzonette epocali e leggere? "Faccio altre vite, il filosofo può far tutto", spiega Manlio Sgalambro che recentemente sembra aver sposato una sorta di "filosofia dell'alleggerimento", complici l'amico Battiato e Saro Cosentino, i due produttori dei disco. Le canzoni scelte per "Fun Club" riemergono da una bagaglio popolare che mescola cinema e teatro, la musica da ballo e la grande melodia del secolo andato. Da Giovanni D'Anzi a Garinei e Giovannini, da Gorni Kramer a Charles Trenet, da Irvin Berlin a Burt Bacharach, e ancora dal grande Macario di "Camminando sotto la pioggia" all'indimenticabile Bogart di "As Time Goes By". "Porto a galla cose che erano confuse in me", spiega il novello cantante che nel frattempo sta per pubblicare un libro molto serio che s'intitola "De mundo pessimo". Sgalambro è così, felicemente imprevedibile; non smette di fare il filosofo, ma nel frattempo canta delle canzoni: un modo per esorcizzare il limite più o meno invalicabile della "pessimità". Del resto secondo lo Sgalambro-pensiero la musica leggera rappresenta un alleggerimento. Un divertissement che volteggia al tempo démodé di "Non dimenticar le mie parole", "Donna", "Cheek To Cheek". Che dire? Il divertimento è assicurato, anche perché, come cantante, quel filosofo non è affatto male.









































































































































































































































































































































































































































































