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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER "Hoarse"
Hoarse andrebbe ascoltato subito prima o subito dopo ...
16 HORSEPOWER "Hoarse" Hoarse andrebbe ascoltato subito prima o subito dopo Public domain di Dave Alvin. Due dischi fatti della stessa materia (la musica rurale americana) così come della stessa materia sono fatti angeli e demoni, se ci si vuole riferire a quelle scritture che così profondamente permeano il modo d'essere di David Eugene Edwards. Tanto il disco di Alvin, anche nei momenti tristi, porta con sé paesaggi ampi, campi coltivati, antica povertà dignitosa quanto quello dei 16 Horsepower materializza finestre sbarrate, animali inquieti, alcool cattivo. E se per la Handsome Family (altri specialisti di situazioni forti) il cammino nel deserto dei sentimenti è venato di grottesca ironia, i 16 Horsepower fanno terribilmente sul serio come se il loro gotico sudista non fosse fascinazione esistenziale ma esistenza tout court. In alcuni momenti di questo disco dal vivo (incisioni del '98 con pezzi in gran parte tratti dai primi due album) l'innata gravità dell'anima umana sembra gocciolare dagli strumenti e dalla voce di Edwards, in particolare nel funesto mantra Black soul choir: "Ogni uomo è il male/ogni uomo è menzogna (se l'ascolto si fa pauroso usare Dave Alvin come antidoto). Ci sono anche tre cover: Fire spirit dei maestri Gun Club di Jason Pierce, Day of the lords dei Joy Division e Bad moon rising dei Creedence Clearwater Revival rallentata al punto da essere irriconoscibile.
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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER Secret South (Glitterhouse)
David Eugene Edwards, leader della band ...
16 HORSEPOWER Secret South (Glitterhouse) David Eugene Edwards, leader della band e fervente cristiano, lo sa. Non c'è redenzione se non si sfidano le fiamme del diavolo. Vale a dire, il rock tradizionale, talvolta va "sporcato" e dipinto a tinte buie. Esemplare è l'iniziale Clogger, che all'incedere epico degno dello Steve Earle di Copperhead Road abbina un basso pulsante e strofe filtrate non distanti dal Nick Cave della Festa di Compleanno. Puro rock americano, che talvolta sceglie di farsi notturno, come nella splendida Burning Bush, e che si ancora saldo all'enfasi chitarristica (Poor mouth) e al ventre materno del blues (Wayfaring stranger) per non cadere nelle tentazioni ipnotiche che pervadono Splinters e Cinder Alley. Un disco solido, nel segno di una tradizione inossidabile.
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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER Folklore
Che i 16 Horsepower stessero procedendo verso una ...
16 HORSEPOWER Folklore Che i 16 Horsepower stessero procedendo verso una forma-canzone dal taglio classico e autoriale era già evidente in "Secret South" ed ancor più nel recente esordio dei Woven Hand, progetto solista di David Eugene Edwards. Con "Folklore" il percorso giunge al suo definitivo compimento e - come lascia intuire il titolo - il sesto album dei 16 Horsepower non è altro che un commosso, personalissimo omaggio alla folk music, non solo americana. Caratterizzato come sempre da un distillato di sonorità dal sapore forte e drammatico, che prendono forma nel cantato apocalittico di Edwards e nei violenti paesaggi chiaroscurali dipinti da Pascal Humbert e Jean-Yves Tola, "Folklore" alterna dieci tra brani originali, cover e rese di traditional e stupisce nelle scelte geografiche, dimostrando di voler raccogliere sotto l'unica grande bandiera della musica popolare episodi dalla provenienza disparata. E cosi, se le fascinose versioni dei due classici country"Alone And Forsaken" di Hank Williams e "Single Girl" della Carter Family testimoniano un legame ancora stretto con le proprie radici, è con "Outlaw Song", tradizionale ungherese magistralmente riarrangiato dalla band, con la virtuosistica "Horse Head Fiddle", impressionante resa di un canto di Tuva con Edwards che si cimenta in una diplofonia alla Sainkho (!), ed ancor più con il finale da festa paesana di "La Robe A Parasol", antica mazurka francese prossima al folk occitano, che ci accorgiamo della nuova filosofia alla base del progetto 16 Horsepower, ora rivolto ad una ricerca pan-musicale non più disposta ad essere etichettata solo come "alt.country". Ma se i traditional (ai quali va aggiunta l'antica ballad americana "Sinnerman") vanno in un'inconsueta direzione etnomusicologica, è necessario constatare come anche negli inediti Edwards e compagni non siano certo disposti a citare pedissequamente quanto fatto in passato ed anzi si stiano spostando verso un classicismo dalle tinte oscure ed eleganti, non distante da quello di un Cave o di un Lanegan, É il caso di "Hutterite Mile", torrida discesa agli inferi al suono di viola e chitarre acustiche, o di "Beyond The Pale", ballata struggente per piano, voce e accordion che non ha davvero nulla da invidiare ai "cattivi germogli" australiani. Ma anche di "Blessed Persistence" e "Flutter", brani che dimostrano sempre più come il songwriting di Edwards abbia ormai raggiunto una personalità immediatamente riconoscibile, che meriterebbe d'essere annoverata tra i più alti esiti della musica d'autore americana degli ultimi anni. Ci si domanda spesso che fine abbia fatto il potere magico e fascinatorio del folk. Il disco dei 16 Horsepower vale più di cento risposte.
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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER Folklore
Che i 16 Horsepower stessero procedendo verso una ...
16 HORSEPOWER Folklore Che i 16 Horsepower stessero procedendo verso una forma-canzone dal taglio classico e autoriale era già evidente in "Secret South" ed ancor più nel recente esordio dei Woven Hand, progetto solista di David Eugene Edwards. Con "Folklore" il percorso giunge al suo definitivo compimento e - come lascia intuire il titolo - il sesto album dei 16 Horsepower non è altro che un commosso, personalissimo omaggio alla folk music, non solo americana. Caratterizzato come sempre da un distillato di sonorità dal sapore forte e drammatico, che prendono forma nel cantato apocalittico di Edwards e nei violenti paesaggi chiaroscurali dipinti da Pascal Humbert e Jean-Yves Tola, "Folklore" alterna dieci tra brani originali, cover e rese di traditional e stupisce nelle scelte geografiche, dimostrando di voler raccogliere sotto l'unica grande bandiera della musica popolare episodi dalla provenienza disparata. E cosi, se le fascinose versioni dei due classici country"Alone And Forsaken" di Hank Williams e "Single Girl" della Carter Family testimoniano un legame ancora stretto con le proprie radici, è con "Outlaw Song", tradizionale ungherese magistralmente riarrangiato dalla band, con la virtuosistica "Horse Head Fiddle", impressionante resa di un canto di Tuva con Edwards che si cimenta in una diplofonia alla Sainkho (!), ed ancor più con il finale da festa paesana di "La Robe A Parasol", antica mazurka francese prossima al folk occitano, che ci accorgiamo della nuova filosofia alla base del progetto 16 Horsepower, ora rivolto ad una ricerca pan-musicale non più disposta ad essere etichettata solo come "alt.country". Ma se i traditional (ai quali va aggiunta l'antica ballad americana "Sinnerman") vanno in un'inconsueta direzione etnomusicologica, è necessario constatare come anche negli inediti Edwards e compagni non siano certo disposti a citare pedissequamente quanto fatto in passato ed anzi si stiano spostando verso un classicismo dalle tinte oscure ed eleganti, non distante da quello di un Cave o di un Lanegan, É il caso di "Hutterite Mile", torrida discesa agli inferi al suono di viola e chitarre acustiche, o di "Beyond The Pale", ballata struggente per piano, voce e accordion che non ha davvero nulla da invidiare ai "cattivi germogli" australiani. Ma anche di "Blessed Persistence" e "Flutter", brani che dimostrano sempre più come il songwriting di Edwards abbia ormai raggiunto una personalità immediatamente riconoscibile, che meriterebbe d'essere annoverata tra i più alti esiti della musica d'autore americana degli ultimi anni. Ci si domanda spesso che fine abbia fatto il potere magico e fascinatorio del folk. Il disco dei 16 Horsepower vale più di cento risposte.
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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER Folklore
Che i 16 Horsepower stessero procedendo verso una ...
16 HORSEPOWER Folklore Che i 16 Horsepower stessero procedendo verso una forma-canzone dal taglio classico e autoriale era già evidente in "Secret South" ed ancor più nel recente esordio dei Woven Hand, progetto solista di David Eugene Edwards. Con "Folklore" il percorso giunge al suo definitivo compimento e - come lascia intuire il titolo - il sesto album dei 16 Horsepower non è altro che un commosso, personalissimo omaggio alla folk music, non solo americana. Caratterizzato come sempre da un distillato di sonorità dal sapore forte e drammatico, che prendono forma nel cantato apocalittico di Edwards e nei violenti paesaggi chiaroscurali dipinti da Pascal Humbert e Jean-Yves Tola, "Folklore" alterna dieci tra brani originali, cover e rese di traditional e stupisce nelle scelte geografiche, dimostrando di voler raccogliere sotto l'unica grande bandiera della musica popolare episodi dalla provenienza disparata. E cosi, se le fascinose versioni dei due classici country"Alone And Forsaken" di Hank Williams e "Single Girl" della Carter Family testimoniano un legame ancora stretto con le proprie radici, è con "Outlaw Song", tradizionale ungherese magistralmente riarrangiato dalla band, con la virtuosistica "Horse Head Fiddle", impressionante resa di un canto di Tuva con Edwards che si cimenta in una diplofonia alla Sainkho (!), ed ancor più con il finale da festa paesana di "La Robe A Parasol", antica mazurka francese prossima al folk occitano, che ci accorgiamo della nuova filosofia alla base del progetto 16 Horsepower, ora rivolto ad una ricerca pan-musicale non più disposta ad essere etichettata solo come "alt.country". Ma se i traditional (ai quali va aggiunta l'antica ballad americana "Sinnerman") vanno in un'inconsueta direzione etnomusicologica, è necessario constatare come anche negli inediti Edwards e compagni non siano certo disposti a citare pedissequamente quanto fatto in passato ed anzi si stiano spostando verso un classicismo dalle tinte oscure ed eleganti, non distante da quello di un Cave o di un Lanegan, É il caso di "Hutterite Mile", torrida discesa agli inferi al suono di viola e chitarre acustiche, o di "Beyond The Pale", ballata struggente per piano, voce e accordion che non ha davvero nulla da invidiare ai "cattivi germogli" australiani. Ma anche di "Blessed Persistence" e "Flutter", brani che dimostrano sempre più come il songwriting di Edwards abbia ormai raggiunto una personalità immediatamente riconoscibile, che meriterebbe d'essere annoverata tra i più alti esiti della musica d'autore americana degli ultimi anni. Ci si domanda spesso che fine abbia fatto il potere magico e fascinatorio del folk. Il disco dei 16 Horsepower vale più di cento risposte.
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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER
I 16 Horsepower sono una band di Denver nata ...
16 HORSEPOWER I 16 Horsepower sono una band di Denver nata nel 1993 grazie all'impegno di David Eugene Edwards e Jean-Yves Tola. I due si incontrano nel 1992 quando entrambi suonavano con i Denver Gentlemen e sostanzialmente sono rimasti il nucleo di base dei 16 Horsepower, circondati, di tour in tour, da musicisti sempre diversi. Nel 1998 si arriva ad una formazione più stabile, ma in tour il numero di session men che si unisce a loro è sempre considerevole anche a causa della varietà di strumenti usati nelle loro composizioni. I 16 Horsepower trascorrono la gran parte del loro tempo in tour, passando di palcoscenici americani a quelli europei (soprattutto francesi) e approfittando di questa intensa attività live per comporre e registrare nuovi brani. La mente musicale del gruppo è Edwards e le sue intuizioni e composizioni passano attraverso un gran numero di modifiche fino a raggiungere quel suono oscuro ma complesso che fa da sfondo alle loro canzoni. I testi delle loro canzoni (tutti composti da Edwards) sono pieni di riferimenti alla violenza della società americana e si nota l'assenza di qualsiasi riferimento alla tecnologia e ai progressi tecnologici, se si escludono i treni. I 16 Horsepower ci trascinano in paesaggi rurali in cui si aggirano nomadi dal linguaggio duro e dall'inesauribile riserva di whiskey, coltelli e pallottole. FORMAZIONE: Pascal Humbert, Jean-Yves Tola, Steve Taylor, David Eugene Edwards. DISCOGRAFIA ESSENZIALE 1995 Sackcloth N' Ashes discografia completa > Puoi trovare foto su: http://www.crosswinds.net/denver/~horsepower/photo... Siti: http://www.crosswinds.net/denver/~horsepower/ http://home.hetnet.nl/~sixteenhorsepower/index.htm...
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14/12/2005 13:23 - 16 HORSEPOWER
Attraverso una carriera ancora molto breve, la band del ...
16 HORSEPOWER Attraverso una carriera ancora molto breve, la band del Colorado si è costruita una solida fama all'interno del circuito alternative-country, un mondo musicale in realtà troppo stretto ed incapace di racchiudere pienamente la loro proposta musicale. Definiti in via del tutto geniale come il "tranquillo week-end di paura" del rock rurale, il gruppo guidato dal luciferino David Eugene Edwards ha sempre mostrato il volto oscuro, tenebroso e malsano dell'America provinciale, un universo in cui si intrecciano religione, superstizioni popolari, peccato e redenzione, sermoni, predicatori e fiamme dell'inferno. Logico aspettarsi toni funerei, country maltrattato da furiose rasoiate chitarristiche figlie del punk, debiti verso l'aspetto dark del rock, suggestioni alla Nick Cave e l'ironia tipica delle Violent Femmes. Secret south in definitiva prosegue sulle coordinate del precedente Low Estate, abbandonando almeno in parte gli accenti più roots della loro musica: le atmosfere si fanno più maestose e ricercate ed il gruppo ribadisce la sua distanza dal giro delle roots bands d'oltreoceano. Clogger riprende il discorso interrotto con Low estate, tipico sound alla 16 Horsepower (un marchio di fabbrica ormai), orgia di chitarre elettriche riverberate su un tappeto acustico tradizionale. Wayfaring stranger è un traditional ripreso con uno spirito rispettoso del passato, il banjo torna a dominare ed Edwards interpreta con il solito trasporto da predicatore del sud. Sontuoso l'incedere di Cinder Alley, che scoppia in un inciso chitarristico da capogiro, e di Burning Bush, in coppia con Silver saddle, dove piano ed organo ricoprono un ruolo centrale per due brani che ridefiniscono il loro stile. Affascinanti gli influssi morriconiani nella ballata Poor mouth, una delle migliori del lotto, ed in Praying arm lane, una cavalcata nottorna nel deserto, con incastri impeccabili di chitarra e banjo. Splinters ci riporta in territori decisamente più rock, movenze cadenzate ed attendiste in partenza, fragorosi sviluppi chitarristici in seguito. Just like birds ricalca fin troppo le intuizioni di Low Estate, con la presenza di uno straziante violino, mentre il finale chiude in attivo con la cover di Nobody 'cept you (Bob Dylan), ovviamente irriconoscibile e dagli inattesi svolgimenti pop (in senso lato, per carità) e la solita inquietante predica dark, tra banjo, archi e percussioni appena accennate di Straw foot. In continuo spostamento verso qualcosa di nuovo e sconosciuto, i 16 Horsepower mostrano coraggio e restano una delle milgliori realtà del rock americano di questi anni: gli assidui sostenitori non dovrebbero rimanere delusi e nuovi adepti potrebbero essere conquistati.








































































































