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14/12/2005 13:23 - Damo Suzuki Band "Vernissage"
Fra i gruppi decisivi nella storia del ...
Damo Suzuki Band "Vernissage" Fra i gruppi decisivi nella storia del rock due sono quelli provenienti dalla Germania: Kraftewerk e Can. Dai ranghi del secondo provengono il batterista Jaki Liebezeit ed il cantante Damo Suzuki. Quest'ultimo ha fatto parte della formazione solo dal 1970 al 1973 dopodichè i Can hanno proseguito l'attività per altri cinque anni e si sono riformati brevemente nel 1986 con il cantante originale Malcolm Mooney (ma l'album Rite Time dimostra che avrebbero fatto meglio a lasciar perdere). Il giapponese (vero nome Kenji) ha invece dato vila alla Damo Suzuki Band con cui ha continuato ad elmaborare il linguaggio e le idee create insieme ai quattro musicisti di Colonia. La dimostrazione sta anche in questo nuovo disco caratterizzato da spartana confezione cartonata e grafica artigianale. Vernissage è stato registrato dal vivo a Linz in Austria l'11 Gennaio 1990 da Damo e Jaki in compagnia di Dominic Von Senger alla chitarra e Matthias Keul alle tastiere. Dei quattro pezzi il più breve (Ballad Of Diver) dura otto minuti e mezzo mentre gli altri vanno dai tredici ai ventisei minuti del medley. Un pò troppo direte voi, ma stà di fatto che il gruppo sa condurre i suoi ascoltatori in un'esplorazione dell'ignoto che li fà sentire eccitati come stranieri in terra straniera. Come i Can, Suzuki ha quì usato ripetitività e monoliticità per creare dal palco uno stato di trance. Non si tratta da canzoni nel senso classico del termine, ma pieces ipnotiche giocate su ritmi insistenti, sovraccarichi di rumori d'atmosfera, improvvise irruzioni di distorsione ed effetti elettronici. Date Line Today/Yesterday apre le danze con la consueta e inimitabile commistione di avanguardia, ritmi funky, psichedelia, minimalismo e free form. Il confronto con il vecchio gruppo è inevitabile. I Can erano quattro musicisti d'estrazione classica affascinati dalla semplicità del rock e in cerca di una reazione di pubblico immediata. Scoprirono Damo mentre faceva il musicista ambulante in una strada di Monaco. Il primo cantante Malcolm Mooney era un americano di colore digiuno di esperienze musicali (fino allora si era occupato di scultura e insegnamenno) che soffriva di collassi nervosi sul palco e che dette un contributo più espressionistico che musicale. Con Damo arrivò invece qualcosa d'intangibile, ultraterreno, magico e al tempo stesso legato a un'immagine da idolo pop. E per molti quattro album che i Can hanno inciso con lui (parti di Soundtracks, Tago Mago, Ege Bamyasi e Future Days) sono i più innovativi del gruppo. E così nel brano più lungo Don't Forget Ya Job il quartetto di Suzuki ha incorporato Halleluwah e Mushroom (entrambi ripresi da Tago Mago) per inserire in un incalzante composizione che parte in modo non dissimile da Another One Bytes The Dust dei Queen poi viaggia attraverso fasi jazz-funk progressive elettroniche e improvvisate prima di sfumare lentamente. Il disco si conclude con Weekend Paradise entro cui si insinuano reggae e world music. Dopo sessantadue minuti il disco lascia l'ascoltatore con l'impressione di aver compiuto un viaggio su Urano ed essere poi tornato sul pianeta delle scimmie. Insomma puro ed inimitabile kraur rock. Julian Cope ha scritto nel suo libro "Krautrocksampler" che ogni componente dei Can è un eroe. Nel caso di Damo un giudizio persino restrittivo.
























































