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14/12/2005 13:23 - LOU REED
Perfect Night Live In London
Lou Reed è stato negli ...
LOU REED Perfect Night Live In London Lou Reed è stato negli anni '60 con i Velvet Underground, uno dei padri putativi del rock'n'roll e la sua carriera solista è proseguita anche con sperimentazioni per quasi due decadi. Poi (dall'album New York del 1989) ha deciso di tornare all'essenza di quel suono, affidando solo a chitarre elettriche, basso e batteria il commento sonoro alle sue liriche - sempre comunque di altissimo valore letterario. Ne è risultata, però, la intellettualizzazione di un'attitudine al puro istinto, che ha saputo sprizzare solo rare scintille di autentico pathos. Ulteriore aggravante è stata la voce di Reed, che dai toni morbosi degli anni "belli" è scivolata in un recitativo con una propria espressività, ma alla lunga inesorabilmente noioso. Questo "Perfect Night" rilegge dal vivo un repertorio che va dagli esordi a oggi, ben evidenziando tutti i difetti di cui sopra. Così, ad esempio, "Perfect Day" privata dei suoi archi "malati" o "Kicks" e "Coney Island Baby" senza l'aurea di innocenza perversa che avevano in origine, scivolano ben presto sul versante dell'invincibile tedio. E i tre brani nuovi nulla di buono apportano alla situazione. Come dice Wim Wenders, un artista invecchiato male.
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14/12/2005 13:23 - LOU REED Ecstasy
Annunciato in Rete dalla secca e struggente ballata ...
LOU REED Ecstasy Annunciato in Rete dalla secca e struggente ballata che gli dà il titolo, il nuovo album di Lou Reed scuote la scena del rock a quattro anni da "Set The Twilight Reeling" e ad un paio da "Perfect Night Live In London". Quattordici brani originali, settantasette minuti di musica, una canzone da Guinnes dei primati: 18 minuti, la più lunga ballata rock mai scritta da Lou Reed. "Ecstasy" è un album straordinario, lucido e inquieto, intensamente rock. Racconta la maturità dell'artista newyorkese senza reticenze, con livida schiettezza. La chitarra gratta accordi metropolitani, la voce declama poesie, i suoni si stagliano sullo sfondo della modernità. Lou Lou il trasformista da qualche tempo ha scelto di essere se stesso e regalare purezza alle schegge del suo vivido rock. Il cupo rocker, il cantore di tutti gli spleen, riemerge dai solchi con la sua voce spettrale e le chitarre che hanno il suono lacero dell'anima ferita. Lou Reed in tanti anni non ha risolto del tutto l'antinomia tra il genio maudit della vecchia Factory ed il songwriter ruvido e pensoso dei tempi recenti. E mai come in questo album le due anime si toccano. Il metodo è lo stesso, lo sviluppo sonoro non muta; la strada resta al centro dell'osservazione, scenario su cui si muovono i personaggi. Reed ancora una volta esplora le dinamiche dei rapporti umani, le relazioni tra individui di ogni tipo, e ne fotografa la realtà con livido candore. Il contesto musicale e verbale creato è quanto di più intensamente rock sia dato di trovare in circolazione. "Paranoia Key Of E" è un brano scheletrico e spigoloso, con le chitarre in primo piano; "Mystic Child" ha un ritmo ossessivo in crescendo e quei toni declamatori che rendono uniche le canzoni di Lou. "Ecstasy" è una ballata ipnotica, "Moderne Dance" parte da un recitativo e sviluppa ulteriore tensione, "Tatters" è una ballata quieta, scandita dalla chitarra e dalla ritmica e increspata sul finale dai fiati. Il coproduttore dell'album è Hal Wilner, l'inventore di tanti tributi geniali; le canzoni sono state registrate a New York con il contributo di musicisti newyorkesi. D'altra parte per Lou Reed la giusta ambientazione è fondamentale. Lui anima una galleria di personaggi che appartengono ad uno spaccato urbano: sono folli e intellettuali, diseredati e donne di mal costume, scagnozzi e poeti, bambini smarriti nel vuoto pneumatico delle famiglie. Individui persi e ritrovati, in un flashback fitto di ombre, visioni. Incubi, che si proiettano sui reticoli della metropoli in un "Rock Minuet" assillato dal violino elettronico di Laurie Anderson. In "Ecstasy" tutto è perfettamente coerente, compreso l'azzardo di "Like A Possum": una descrizione lunghissima e lancinante, velvetiana, la più ambiziosa rock song scritta da Lou Reed. In pochi davvero hanno esplorato il cuore, l'anima e l'intelligenza del rock come ha fatto lui in questi anni.
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14/12/2005 13:23 - LOU REED, Metal Machine Music (CD, Buddha Records / BMG)
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LOU REED, Metal Machine Music (CD, Buddha Records / BMG) Visto che la prima edizione italiana del Grande Fratello è finita il 23 dicembre 2000 (una data tragica, sia per la fine del programma che per la mancata vittoria di Taricone), e che, come gran parte degli italiani, anche noi di Gamma Pop ci siamo ritrovati senza più niente di cui parlare, allora abbiamo deciso di sfruttare questo simpatico format olandese e ci siamo rinchiusi dentro agli uffici dell’etichetta dalla vigilia di Natale fino al primo dell’anno. Stabilire chi dovesse sottoporsi a questa durissima prova, rinunciando di fatto a trascorrere le feste con i propri cari e presumibilmente anche a quel po’ di buono che porta il Natale (il cibo, i regali, etc.), è stato tutto sommato abbastanza facile; più difficile è stato decidere cosa portare dentro alla casa per rendere la nostra permanenza meno traumatica (dischi, libri, riviste porno, droghe, etc.). Alla fine abbiamo optato per un solo disco a testa, da ascoltare / far ascoltare in rotazione una volta al giorno. Luca G dei Julie’s Haircut ha ovviamente scelto Sticky Fingers dei Rolling Stones; Ferruccio Quercetti una raccolta di Marlena Shaw appena acquistata (con lo sconto) al Media World di Bologna (che per questa pubblicità mi ha passato un buono di 120.000 lire da spendere in DVD della Vivid Video); Carlo Masu un disco dei Black Heart Procession (il primo o il secondo, non saprei, sono tutti uguali); Elena Skoko, assente più che giustificata, è stata sostituita dal nostro amico e collaboratore saltuario Gaetano Impomatato, che ha deciso di tediarci con un disco dei Motorpsycho (vedi Black Heart Procession). Io invece ho scelto Metal Machine Music di Lou Reed, approfittando della ristampa appena uscita per la Buddha Records, succursale della BMG che negli ultimi tempi ha ristampato anche altre tre opere “minori” del buon vecchio Lou (The Bells, Growing Up in Public e Rock and Roll Heart), più tutta una serie di dischi di musicisti come Gun Club, Birthday Party, Henry Rollins, Joe Tex, Captain Beefheart, Iggy Pop, etc. Una scelta solo apparentemente discutibile e/o inquietante, la mia. Pensateci: esiste un disco più adatto a una situazione noiosa, ripetitiva, falsa e “pesante” come quella del Grande Fratello? Comunque sia, il primo giorno è stato il più facile: l’assenza delle telecamere e di una scelta difficile come quella fra Marina e Cristina ci ha fatto capire subito che sarebbe stata poco più di una gita in montagna, o di un Inter-rail fra amici. D’altra parte, però, ci ha fatto capire anche che, senza la possibilità di diventare famosi (e quindi fare un sacco di $$$) e/o di farsi una pelle, ci saremmo rotti irrimediabilmente i coglioni. Così è stato, in effetti – ecco perché, più dell’esperienza in sé e per sé, quello che ricordo sono gli ascolti musicali, anzi gli ascolti di Metal Machine Music e le conseguenze che hanno avuto su di noi e sul nostro comportamento. Dopo il primo ascolto, la vigilia di Natale, qualcuno (non farò i nomi, non ancora) ha storto la bocca, e qualcun altro ha cercato di interpretare e/o commentare il disco, definendolo “forse il primo grande monumento al rumore bianco della storia della musica.” Qualunque cosa voglia dire. Il secondo ascolto è stato quello più duro, anche per me. Per chi non lo sapesse, originariamente Metal Machine Music è uscito nel 1975 come doppio album; su ogni facciata c’era una sola traccia (apparentemente uguale alle altre tre) di 16 min. e 1 sec. Per realizzare questo disco, Lou Reed non si è servito né degli strumenti né della voce, ma solo di microfoni e amplificatori, usati e posizionati in modo tale da creare una sorta di sinfonia di feedback. Ora, ascoltare questo disco anche solo una volta non è un’esperienza particolarmente divertente e/o eccitante (a meno che non soffriate di gravi disturbi naturali e/o indotti), ma ascoltarlo due volte in due giorni sarebbe difficile per chiunque, anche per un fan dei Whitehouse. Dal terzo ascolto in poi, ho cominciato a notare dei cambiamenti piuttosto forti nel comportamento dei miei compagni d’avventura. Mentre io mi rilassavo e Carlo si concentrava sempre di più, la carica vitale di Ferruccio e Luca diminuiva sensibilmente, e così (fortunatamente) la logorrea di Gaetano. Questi cambiamenti, poi, si riflettevano stranamente anche sul comportamento tenuto durante l’ascolto degli altri tre dischi (a parte che io continuavo ad addormentarmi su Black Heart e Motorpsycho, ma questa è un’altra storia), e addirittura nei momenti morti. Altri sintomi: insonnia (rilassatezza nel mio caso), calo (aumento nel mio caso) dell’appetito e dell’istinto sessuale, perdita di interesse nei confronti del mondo esterno e (pericolosamente) della propria situazione bancaria (normale, per me). L’ultimo dell’anno (ormai all’ottavo ascolto, cioè) Ferruccio e Luca erano ormai in trance, Gaetano aveva la bava alla bocca (“datemi un po’ di Beck,” continuava a ripetere, “o almeno di At the Drive-In”), io me la ridevo e Carlo commentava, serio come non mai: “L’ho sempre detto, io, che la musica discende dai Velvet Undergroumd, e l’uomo discende da Lou Reed” (che in effetti ha lineamenti abbastanza scimmieschi). Il primo dell’anno, proprio mentre attendevamo di uscire, è successo l’inaspettato. Ferruccio e Luca, che sembravano ormai due tossici presi da un libro fotografico di Stephanie Chernikowski sulla New York anni ’70 (o da una pubblicità di Calvin Klein di qualche anno fa) hanno chiesto di rimanere dentro, perché temevano di non riuscire più ad inserirsi nella società (senza per altro poter essere invitati a “Buona Domenica” o al “Maurizio Costanza Show”). Tanto per dire quale sia stata la loro reazione a qualche giorno di cattività e di ascolto ripetuto / forzato di Metal Machine Music. Gaetano invece ha giurato che da quel momento in poi non avrebbe più ascoltato pop / rock / punk / etc. (in una parola, “musica bassa”), ma solo “musica sperimentale,” dimostrato per l’ennesima volta di non aver capito un cazzo della vita e della storia della musica, perché Metal Machine Music è l’unico disco veramente punk che Lou Reed, considerato da molti (e per certi versi a ragione) come uno dei suoi “padri,” abbia mai fatto. Carlo, da parte sua, cercava ancora di individuare i vari strati sonori e addirittura i groove e le melodie che, almeno stando a Reed, sono stati inseriti volontariamente all’interno del disco (“Sta all’ascoltatore individuarli, a seconda del suo stato d’animo” ha detto Reed durante una famosa intervista del 1975). Il mondo è bello perché è vario. Secondo alcuni, come Lester Bangs, Metal Machine Music è il miglior disco mai realizzato (“se pensate che il feedback sia la più grande invenzione di tutti i tempi, Lou ha addirittura eliminato le chitarre…”); altri, come Steve Albini e Lee Ranaldo, ne sottolineano la perfezione formale e l’importanza per lo sviluppo di un certo tipo di suono; altri ancora, e sono la maggior parte (stampa e discografici compresi), lo considerano la cagata meno riuscita e più pretenziosa della storia (Rolling Stone lo votò peggior album dell’anno, Billboard si limitò a un freddo commento che però terminava con un inquietante “Tracce consigliate: nessuna”), o al massimo una sorta di ripicca di Lou Reed nei confronti della RCA. Come potrete facilmente immaginare, la parola finale l’ho avuta io. Più che un disco (bello, brutto o “seminale” che sia), Metal Machine Music è in realtà l’ennesimo esempio, o meglio, l’ennesima dimostrazione di come l’industria discografica, la cosiddetta industria dell’intrattenimento / divertimento, possa essere fregata senza troppi problemi dalle sue stesse regole. Da una parte, infatti, questo disco è uscito perché, dopo averne già pubblicati cinque (quasi tutti di successo) in due anni (Transformer, Berlin, Rock and Roll Animal, Sally Can’t Dance e Lou Reed Live), Lou Reed era costretto per contratto a farne uscire un altro, ma non ne aveva alcuna voglia (almeno non di far uscire un altro Transformer, o Rock and Roll Animal) e si è “vendicato” in questo modo della sua etichetta dell’epoca (la RCA). Dall’altra perché la RCA era costretta, sempre per contratto, a farlo uscire comunque, indipendentemente dal suo contenuto. Metal Machine Music è inoltre il disco che ha rischiato di stroncare la carriera di Lou Reed, e che oggi viene incredibilmente considerato un’opera fondamentale, quasi una sorta di punto di partenza per diversi generi (post-rock, noise, ambient, etc.), ma soprattutto uno dei suoi capolavori, se non il suo capolavoro, post-Velvets. E ancora, perché dopo il fin troppo ovvio fiasco di Metal Machine Music la RCA (nella persona del suo presidente Ken Glancy) decise di dare un’altra chance a Reed, il quale ripagò la fiducia con Coney Island Baby, il suo disco forse più pop (e più criticato, anche più di Metal Machine Music) in assoluto. Un dubbio rimane, ed è un dubbio tutto sommato legittimo e piuttosto difficile da risolvere: perché acquistare questa ristampa di Metal Machine Music oggi, a venticinque anni dalla sua uscita, quando sappiamo tutto, ma proprio tutto, della sua storia? E’ un po’ come andare al cinema a vedere The Blair Witch Project dopo che i giornali ne hanno parlato per settimane (cosa che io e tante altre persone abbiamo fatto, per altro, e della quale ci siamo ovviamente pentiti). E allora perché? Non è affatto facile rispondere a questa domanda, e non è neanche mia intenzione farlo. Magari per completare la collezione di dischi del vecchio Lou (sempre che la cosa vi interessi), o per avere tutte le cosiddette pietre miliari della storia del rock (anche se poi si tratta di dischi che non ascoltiamo mai, come accade con il 90% dei dischi della nostra collezione), o ancora perché costa solo 22.000 lire (e forse questo è il motivo migliore). Qualunque sia il motivo, tenete conto che ce n’è sempre (almeno) un altro per non acquistarlo, così come ce n’è (almeno) un altro per non occuparsi di musica ma, chesso’, di architettura e/o antropologia, etc. Insomma, Metal Machine Music è utile / inutile quanto il Grande Fratello, questa recensione, questa rivista / sito Internet, il pandoro Bauli Cioccolatte, FIFA 2001, le bombe della Ferilli e un sacco di altre cose. Tirate voi le vostre conclusioni, e ricordatevi di non chiudervi mai per nove o più giorni in una casa con altre persone se non ce n’è neanche una con cui fareste sesso (senno’ diventate come Salvo e/o Roberta, o il nostro amico Gaetano, e vi assicuro che non è una bella fine).
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14/12/2005 13:23 - LOU REED - PERFECT NIGHT LIVE IN LONDON (Reprise)
L'artista invitata ...
LOU REED - PERFECT NIGHT LIVE IN LONDON (Reprise) L'artista invitata lo scorso anno ad organizzare il Meltdown Festival di Londra è stata Laurie Anderson, che non avrebbe potuto, anche volendo (perché mai poi?), evitare di coinvolgere la sua attuale anima(l) gemella, Lou Reed. L'evento, pressoché unplugged (come si dice oggi), è stato fortunatamente registrato e travasato in centinaia di migliaia di tondini in policarbonato per la gioia dei seguaci del'iperjunkie vellutato. Lou ha scritto alcune tra le pagine più belle ed intense della storia di questo genere maledetto e finito male che è il RnR, ha fondato una delle cinque o sei band che a 30 anni e passa di distanza stanno ancora mostrando la strada, ha condotto una vita che avrebbe ammazzato un'intera squadra di atletici pallavolari (riserve comprese) pur coltivando allo stesso tempo un forte amore per la letteratura e la cultura in generale, ha mantenuto una coscienza sociale che non è mai venuta a patti colla prima testa di cazzo con fascia statale a tracolla, suona la chitarra in maniera essenziale ma è esiziale, scarnamente fantastico ma SOPRATTUTTO ha una voce che dà dipendenza. E a questa, naturalmente, in un album con la spina parzialmente staccata, viene delegata la parte del leone. Ed è incredibile come, risentendo oggi tanta roba di ieri o ieri l'altro se ne coglie la vecchiezza traboccante mentre le sue 4 note in croce vibrano ancora manco fossero la spada di fuoco dell'alieno Gabriele. La sola version di 'Vicious' vale l'acquisto del CD, per non parlare di Ki-Ki-Ki-Ki-'Kicks' o 'New Sensations', la recentemente riletta in ammucchiata 'Perfect Day' o 'Coney Island Baby', splendido chiaroscurale metropolitano troppo a lungo snobbato dalla critica (come 'The Bells' ma questa è un'altra storia, su cui bisognerà comunque tornare sopra, prima o poi). Se i dischi concepiti per le classifiche devono avere la caratteristica di passare attraverso l'orecchio del possibile acquirente come acqua fresca attraverso un colapasta, 'Perfect Night' filtra attraverso le trombe di Eustachio (e le tube di Falloppio) come miele denso di montagna. Non sempre l'eroina combina danni... ledis en gentlemennn: Lurìdd.
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14/12/2005 13:23 - LOU REED e LAURIE ANDERSON
Special Evening of Words and Music
Ad ...
LOU REED e LAURIE ANDERSON Special Evening of Words and Music Ad Ancona in Special Evening of Words and Music Laurie Anderson ed il marito Lewis Firbank Reed, alias Lou Reed, daranno vita ad uno spettacolo fra musica e poesia in parte presentato a Venezia con grande successo. Uno spettacolo fortemente voluto dal direttore artistico Franco Battiato che spesso cita i Velvet Underground nelle sue canzoni. Figura leggendaria del rock’n’roll, prima come leader del gruppo rivoluzionario dei Velvet Underground poi come artista solista, Lou Reed nasce nel 1942 in una famiglia ebrea di Long Island. A causa del suo atteggiamento ribelle, le sue pose effeminate, il suo parlare apertamente di omosessualità e il sempre maggiore interesse verso la musica del diavolo (il rock’n’oll) i genitori decidono di farlo curare in un centro psichiatrico. Viene sottoposto ad terribili elettroshock che gli facevano perdere il senso dell’orientamento e la memoria. All’università, quella di Syracuse, Lewis Reed viene considerato strano e misterioso per la sua passione per i poeti maledetti ma molti e soprattutto molte lo trovano irresistibile. E’ un periodo di vita sregolata, condita di musica, droghe e di esperienze omosessuali. Nasce poi, finalmente, la band il cui titolo è quello di un libro giallo trovato nella spazzatura: Velvet Underground. Diventano un gruppo cult tanto da essere patrocinati dall’artista pop Andy Warhol. Il resto è storia della musica: sebbene commercialmente fallimentari, i Velvet Underground diventeranno una delle band più innovative della musica rock ed influenzeranno tutti gli artisti e i gruppi che verranno poi: questo in parte è dovuto alle pennellate liriche di Lou, vere e proprie poesie “beat” che raccontano la vita di strada, delle droghe, del sadomasochismo e di altri temi che all’epoca erano ancora tabù. Si susseguono gli album White light/White Heat e Loaded. Poi Reed in preda a una profonda crisi depressiva abbandona il gruppo e debutta come solista con Lou Reed (1972). Incontra David Bowie e nasce l’album Transforemer. Del 1982 è Blue Mask, un assist artistico e commerciale perfetto. Colpo di scena nel 1993 con la reunion dei Velvet Underground e il successivo tour mondiale con un bellissimo album live. Ma la bella favola dura pochissimo e Reed è di nuovo solo. Nel 2001 esce l’album Ecstasy, con il quale Reed decide di cominciare il millennio alla grande: bellissime ballate rock, arrangiamenti raffinati e un ritorno al passato con una sorprendente jam “Like a possum”. Reed stupisce ancora. E poi American poet, registrato 30 anni prima, una fatica immortale di un Lou Reed non ancora famoso che regala ai suoi fans un assaggio del nuovo LP con esecuzioni magistrali. Ad Ancona ci sarà anche la moglie Laurie Anderson che ha sfidato gli spettatori con le sue presentazioni multimediali. Artista visiva, compositrice, poetessa, fotografa, maga dell’elettronica, corista e strumentista, con O Superman è stata lanciata in campo discografico. Ricordiamo ancora Home of the Brave, colonna sonora dell'omonimo film, i commenti musicali dei films di Wim Wenders e Jonathan Demme, i balletti di Trisha Brown, i brani composti per la BBC. Ha effettuato tour nel mondo intero presentando sia semplici discorsi che elaborati spettacoli multimediali.























































