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14/12/2005 13:23 - RANDY NEWMAN
Bad Love
Quando torna a cantare è un'epifania. Perché lo ...
RANDY NEWMAN Bad Love Quando torna a cantare è un'epifania. Perché lo fa di rado. Preferisce le colonne sonore. La battaglia che ogni giorno si combatte nel mondo del pop non lo interessa. Alla sua età (quasi 55 anni) non si ha più voglia di lottare con le hit parade. E lui, per la verità, non è mai stato uno di quelli che hanno lavorato con la top ten in mente. Scriveva canzoni per se stesso e per i grandi: Barbra Streisand, Nina Simone, Harry Nilsson, Judy Collins. I critici lo paragonano a George Gershwin e Aaron Copland, ma il suo amore per la canzone lo farebbe sentire più a suo agio accanto a Hoagy Carmichael, il compositore americano che più gli somiglia (specie in Baltimore Oriole), e perché no, a Dylan (incredibile quanto My Country assomigli a Blowin In The Wind). Accolto dalla Dreamworks di Spielberg, Newman torna alla canzone con Bad Love, un album prodotto da Mitchell Froom (Suzanne Vega, Ron Sexsmith) e Tchad Blake (Costello, Bonnie Raitt), dopo quattro anni, se il suo Faust può essere considerato un disco di canzoni. Parola d'ordine: sobrietà. Bad Love, per quanto possa sembrare un controsenso, assomiglia più ai primissimi album di Newman che a Little Criminals o Trouble In Paradise. Canzoni la cui forza sta nella semplicità, nell'intensità dell'interpretazione, nello spessore dei testi, proprio come Ill Be Home, Baltimore o I Think Its Going To Rain Today. Shame, nel nuovo album è la canzone che perfettamente si pone come traith d'union tra il Newman di ieri e di oggi. Un piccolo capolavoro.

























































































































