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16/05/2007 12:05 -
Nine Inch Nails / Year Zero
Questo album è la conferma ...
Nine Inch Nails / Year Zero Questo album è la conferma che il nostro stimato Trent Reznor in realtà è sempre stato uno scrittore di pop music mascherato. Resta un musicista di grandissima caratura, degno delle pagine più alte del rock, ma ascoltando questo disco, per non dire il precedente "With Teeth", si ha la netta percezione che Reznor abbia fatto di tutto per renderlo radio frendly in numerosi passaggi, gonfiando e pompando il suono a dismisura e vestendolo di innumerevoli glitch e sferragliate. L'album purtroppo promette molto bene all'inizio: la cavalcata noise "Hyperpower" ti fa sperare ad un ritorno alle sonorità di 'Broken', invece già al secondo brano "The Beginning of The End" tutto rientra in quel panorama di rock da fm che già aveva fatto disperare i più per la direzione incauta prese dall'artista. Trent Reznor resta un autore di grandi canzoni dall'appeal immediato, che ti catturano sia per la semplicità di scrittura che per il barocchismo degli arrangiamenti e dei suoni ricercati, ma davanti a pochezze come "Capital g", dove Reznor gioca a rappare su un beat a dir poco ripetitivo portando al nulla un brano inconsistente, viene davvero da chiedersi dove sia finito l'autore di "March of The Pigs" o "Closer". Il singolo "Survivalism" è un pezzone innocuo che vorrebbe trasudare energia e "angst" ma lascia abbastanza indifferenti già al secondo ascolto. E' cosa buona e giusta crescere e storicizzare i propri demoni, così come maturare il proprio suono in una direzione più adulta e consapevole, ma nel nostro eroe non c'è mai stata una virata azzardata verso suoni radicalmente "diversi"; sotto sotto Reznor ha continuato a proporre la stessa materia di "Pretty Hate Machine" dotandola di un abbigliamento al passo coi tempi, ma non tradendo l'idea originale. Certo che "Zero Sum" o "In This Twilight" ti stupiscono per come la voce sorge dal vortice di rumori infiniti, per la fantasia nel mixare elementi così eterogenei; ma tutto finisce troppo in fretta e in pochi minuti la canzone diventa già un ricordo sbiadito, incapace di lasciare un segno indelebile nelle emozioni. Rimango un grande affezionato del progetto Nine Inch Nails e credo che aggiungerò anche questo album alla mia collezione, consapevole di nutrire un artista già ricco che ha perso per strada la vena malata e creativa che ce lo ha fatto amare.
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS - Fixed.
Chissà perché continuo a "catalogarli" come ...
NINE INCH NAILS - Fixed. Chissà perché continuo a "catalogarli" come un gruppo tutto sommato easy...Fixed martella remix dal pressoché ripudiato lSroken con una velocità ed una spigolosità che, pur non essendo quelle dei Ministrò, manderebbero in pappa il cervello di qualsiasi masiniano. Delirio lucido per lucidi deliranti.
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS The Di)wnward Spirai Oh sangue e acciaio ...
NINE INCH NAILS The Di)wnward Spirai Oh sangue e acciaio per "Razor" Remor in questo "terzo" IVIN product. TliS passa da Piggy che avrebbe potuto comparire in un disco di "The The" watt a Ileresy che fa vergognare i Ministry. Una dritta a quei preti che vogliono fare i soldi con la stracotta storiella di Satana e il rock: lasciate perdere inezie come A7uoffier Orze Site The Dust qui c'è tanto di quel pane per i vs vogliosi denti...l3ella confezione con liooklet per i "Depeche Riode dell'inferno".
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS
The Perfect Drug Version (Island)
La rilettura dell'ultimo singolo ...
NINE INCH NAILS The Perfect Drug Version (Island) La rilettura dell'ultimo singolo di Papa Reznor a cura di Meat Beat Manifesto, Plug, Space Time Continuum e Orb. Trent concede sempre meno alle orecchie dell'ascoltatore medio rifugiandosi in intricati grovigli di ritmi e noise. Resta comunque tra i più grossi costruttori di originalità dei nostri tempi.
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS
The Fragile (Nothing)
In un’ipotetica classifica Trent Reznor sarebbe ...
NINE INCH NAILS The Fragile (Nothing) In un’ipotetica classifica Trent Reznor sarebbe senza alcun'ombra di dubbio il vincitore del bradipo d’oro, ossia il trofeo che potrebbe andare a premiare il musicista più lento nel pubblicare album, avendone fatti appena tre più un EP in dieci anni, ed essendone passati ben cinque dall’ultimo The Downward Spiral. Va però detto, a parziale giustificazione, che proprio con le mani in mano Reznor non è che lo sia stato, essendosi occupato delle colonne sonore di Natural Born Killers e Lost Highway e di un videogame - senza dimenticare anche i vari blocchi creativi e crisi depressive - ma soprattutto, che l’attesa è stata più che mai ampiamente ripagata, perché questo The Fragile costituisce degnissimo seguito del suo predecessore, anzi si può ben dire che ne rappresenta la naturale evoluzione, perché sostanzialmente ne riprende, ampliandola in 23 pezzi e due dischi, la struttura tipo concept album, le sonorità e i temi che caratterizzavano i testi; poiché però sui testi dell’uomo più depresso del rock è stato versato anche fin troppo inchiostro, in questa sede si parlerà solo dei contenuti musicali, che sono assolutamente eccezionali. Come detto in precedenza i brani si modellano per lo più sulla formula tradizionale del suono Nine Inch Nails, dark rock industriale fatto di chitarre sporcate e distorte fino alla saturazione e ritmo incalzante e pesante, vedi brani come Somewhat Damaged, We’re In This Together, The Wretched, No You Don’t, Starfuckers, a questi però si alternano con grande efficacia momenti anche molto diversi, come quelli più suggestivi nelle acustiche atmosfere oscure di Ripe, o in quelle sospese e dilatate di The Frail e The Great Below Right, i toni onirici di The Way Out Is Through, la ballata industriale di The Day The World Went Away, la dance androide nel funk cibernetico di Into The Void e nel techno pop di I’m Looking To Joining You Finally. Ma tutte le parole che potrebbero essere qui spese sarebbero sempre sostanzialmente inutili perché, più semplicemente, questo è un disco che bisogna assolutamente avere, ascoltare per credere. Insomma, Reznor ci avrà pure impiegato cinque anni, si potrà discutere finchè si vuole sulle sue depressioni vere o presunte, ma resta il fatto che ha dato alle stampe un altro capolavoro, e alla fine questa è l’unica cosa che conta, anzi sarebbe veramente auspicabile che molti altri lo imitassero, pubblicando dischi solo quando si abbia seriamente qualcosa da dire.
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS
The Fragile (Nothing)
In un’ipotetica classifica Trent Reznor sarebbe ...
NINE INCH NAILS The Fragile (Nothing) In un’ipotetica classifica Trent Reznor sarebbe senza alcun'ombra di dubbio il vincitore del bradipo d’oro, ossia il trofeo che potrebbe andare a premiare il musicista più lento nel pubblicare album, avendone fatti appena tre più un EP in dieci anni, ed essendone passati ben cinque dall’ultimo The Downward Spiral. Va però detto, a parziale giustificazione, che proprio con le mani in mano Reznor non è che lo sia stato, essendosi occupato delle colonne sonore di Natural Born Killers e Lost Highway e di un videogame - senza dimenticare anche i vari blocchi creativi e crisi depressive - ma soprattutto, che l’attesa è stata più che mai ampiamente ripagata, perché questo The Fragile costituisce degnissimo seguito del suo predecessore, anzi si può ben dire che ne rappresenta la naturale evoluzione, perché sostanzialmente ne riprende, ampliandola in 23 pezzi e due dischi, la struttura tipo concept album, le sonorità e i temi che caratterizzavano i testi; poiché però sui testi dell’uomo più depresso del rock è stato versato anche fin troppo inchiostro, in questa sede si parlerà solo dei contenuti musicali, che sono assolutamente eccezionali. Come detto in precedenza i brani si modellano per lo più sulla formula tradizionale del suono Nine Inch Nails, dark rock industriale fatto di chitarre sporcate e distorte fino alla saturazione e ritmo incalzante e pesante, vedi brani come Somewhat Damaged, We’re In This Together, The Wretched, No You Don’t, Starfuckers, a questi però si alternano con grande efficacia momenti anche molto diversi, come quelli più suggestivi nelle acustiche atmosfere oscure di Ripe, o in quelle sospese e dilatate di The Frail e The Great Below Right, i toni onirici di The Way Out Is Through, la ballata industriale di The Day The World Went Away, la dance androide nel funk cibernetico di Into The Void e nel techno pop di I’m Looking To Joining You Finally. Ma tutte le parole che potrebbero essere qui spese sarebbero sempre sostanzialmente inutili perché, più semplicemente, questo è un disco che bisogna assolutamente avere, ascoltare per credere.
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS - The Fragile (Nothing/Interscope)
1 - La grandezza ...
NINE INCH NAILS - The Fragile (Nothing/Interscope) 1 - La grandezza di un 'The Downward Spiral' capita forse once in a lifetime anche ai migliori. 2 - Niente di personale, anche perché quando recensivamo - più che benevolmente - i NIN, la maggior parte non ne conosceva nemmeno l'esistenza. 3 - Fosse stato singolo anziché doppio (stesso giudizio avuto a suo tempo per gli Smashing Pumpkins) 'The Fragile' ci avrebbe guadagnato parecchio. Ed anche le nostre saccocce. 4 - E' curiosamente sospeso tra la ricerca di nuove vie ed una piattezza qua e là disarmante. 5 - Si fa fatica ad ascoltarlo più volte dall'inizio alla fine. 6 - Nonostante tutto, Lui resta di un magnetismo come ce ne sono pochi. 7 - In soldoni, il classico primo della classe beccato per una volta impreparato ma che per perizia e palmares riesce comunque a strappare una sufficienza dignitosa. 8 - Vorrei che i giocatori del Milan si impegnassero un po' di più o se n'andassero in quel posto che, in caso contrario, gli competerebbe (Mr. Caccaiasoldi compreso, obv.).
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS Things Falling Apart
C'è chi ribadisce il proprio ...
NINE INCH NAILS Things Falling Apart C'è chi ribadisce il proprio stato di grazia facendosi registrare in piena azione di fronte ad una platea e chi invece preferisce rimaneggiare la propria musica in maniera più scientifica e privata, tra le quattro pareti e le sofisticate apparecchiature di un ben attrezzato studio d'incisione. Trent Reznor appartiene a quest'ultima genia di artisti e tra le sue abitudini più inveterate c'è per l'appunto quella di far seguire ai dischi della sua proterva e minacciosa creatura sonora degli album di remix come questo "Things Falling Apart", corollario dal taglio palesemente sperimentalistico di "The Fragile", così come "Further Down The Spiral" e "Fixed" sono state le estensioni delle raccolte che hanno preceduto quello che a giudizio di molti è stato uno dei dischi più significativi e importanti di fine millennio. Dell'originaria lista di quella monumentale raccolta sono in tutto sette i titoli che Reznor ha deciso di riprocessare con la collaborazione di vari tecnici del suono (di Alan Moulder e Adrian Sherwood le firme più prestigiose nei crediti), ma è soprattutto su "Starfuckers Inc." che sembra essersi concentrata la sua pignoleria di restylist, giacché sono addirittura tre le differenti versioni di quel brano offerte in questa occasione: due da vera e propria colonna sonora per uno space game (quelle di Sherwood e di Dave Ogilvie) e un'altra ancora (quella di Charlie Clouser) che pare pensata più per un supertechnologico dancefloor che per un giochino tascabile della Nintendo. Così come "The Great Collapse" la prima delle tre novità assolute e (fatto giusto salvo il ringhiante controcanto che si ascolta nel finale) anche la meno livida delle dieci selezioni qui presenti. Le altre due sono "Metal", una malvolente e imprescindibilmente rilettura new-waver dal repertorio di Gary Numan, e " 10 Miles High", una marziale e durissima outtake dalle sessioni di "The Fragile". Se non sono queste le tracce che possono dare l'esatta dimensione del ruolo che Reznor e i Nine Inch Nails si sono assunti nel tentativo di conservare al rock una propria specificità d'espressione fuori dai canoni consueti di voce, chitarra, basso e batteria, certo contribuiscono a consolidare la loro assoluta credibilità. Non solo per fan "completisti", dunque.
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14/12/2005 13:23 - NINE INCH NAILS And All That Could Have Been - ...
NINE INCH NAILS And All That Could Have Been - Nine Inch Nails Live Trent Reznor si era fatto attendere per cinque lunghi anni prima di lanciare "The Fragile", ennesima sfida alla banalità del rock. La sua creatura geniale, Nine Inch Nails, sembrava finita nel dimenticatoio, anche se i molti fan non avevano dubbi circa il ritorno alle scene dei pallido artista statunitense, inserito dal "Times" nella lista delle 25 personalità più influenti d'America. Dopo quell'uscita un fortunato tour ed ora altre novità dal pianeta NIN. Reznor dall'album "The Downward Spiral" non si è seduto sugli allori: ha lavorato alle spalle di Marylin Manson per poi separarsene, e ha ideato e costruito con pazienza il materiale dei doppio "The Fragile", probabilmente il disco più atteso degli ultimi anni, senz'altro il più vicino alle sonorità di un'epoca inquieta e inquietante come quella che stiamo attraversando. Quel lavoro, lo ricorderete, era nato in un'incredibile alone di segretezza, in modo completamente diverso da questo che è il primo album registrato dal vivo nella storia dei NIN. "And All That Could Have Been. Nine Inch Nails. Live" raccoglie 16 brani registrati durante l'ultimo tour americano: una fotografia pubblica di Reznor e dei suoi compagni d'avventura. La musica dei NIN è solida e potente, al tempo controllata, sempre modernissima. Trent Reznor, senza rinunciare ai toni aggressivi e acuminati dei suo rock, da tempo ha deciso di renderlo più cruciale, meglio organizzato, quando serve illuminato dal caos, ma sempre sotteso ad un preciso ordine delle cose. Una musica meccanica, in bilico tra elettronica e metal; rumoristica e acutamente sperimentale. Quasi un compendio di psichedelia industriale, rumore e art-rock, elettronica digitale e ruvidezza punk. Nulla di accattivante, anche se Reznor qualche volta si concede passaggi meno aspri e ricerca ambientazioni sonore alternative. Nel disco sono comunque inseriti anche dei frammenti storici di NIN: "The Wretched", "Head Like A Hole", "Closer", "Starfuckers, Inc". Non è tutto. Del live in questione esiste anche una "Deluxe Coliectors Edition": doppio cd che si arricchisce di "Still", album che comprende alcune canzoni che Reznor ha registrato sempre dal vivo, prendendosi ben altre libertà, sino a stravolgerne la struttura originaria. "Still" (singolarmente può essere acquistato solo facendo riferimento al sito dei gruppo) tra l'altro contiene materiale inedito. Ecco i titoli: "Adrift And At Peace", "Gone, Still", "And All Tha Could Have Been", "The Persistence Of Loss", "Leaving Hope", un viaggio decisamente intimo, nei meandri più segreti di Reznor e della sua arte così straordinariamente fascinosa.









































































































































































































































































































































































































































































