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14/12/2005 13:23 - JESUS AND MARY CHAIN "Munky"
Più che la delirante prova solistica ...
JESUS AND MARY CHAIN "Munky" Più che la delirante prova solistica di William Reid (il recente singolo "Tired of Fucking" uscito sotto la sigla di William) sono stati "Cracking Up" e "I Love Rock'n'roll", pubblicati in rapida successione durante questa primavera, a rendere sempre più plausibile il sospetto che Jesus and Mary Chain fossero tornati all'ovile. Adesso, con il nuovo album sotto gli occhi e le orecchie di tutti, quel sospetto trova definitiva conferma. Infatti, "Munky", quinto album della band scozzese (si escluda dal computo la raccolta dell'88 "Barbed Wire Kisses") oltre ad ufficializzare la riconciliazione dei Jesus con Alan "Creation" McGee segna il loro ritorno, se non al sound delle origini, a qualcosa che ci assomiglia molto. Accantonato l'intimismo elettroacustico di "Stoned and Dethroned" (fa eccezione un solo episodio, "Never Understood", ballatona alla "Helpless/Knockin' on Heaven's Door"), il gruppo rispolvera gli amplificatori, lubrifica il pedale della distorsione e ritira fuori la sua inconfondibile verve incendiaria (una buona parte almeno). Più che a "Psychocandy", la musica di "Munky", solo in qualche frangente dilaniata dal solito feedback, ammicca decisa a una forma di psycho-pop veloce ed essenziale, a tratti riconducibile allo stile di "Automatic". Valga su tutti l'esempio di "Cracking Up", canzone che recupera un vecchio giro di basso ("Mongoloid" dei Devo...) e ne amplifica tutto il potenziale paranoico. Basso carnoso, ritmo 'ferroviario' e riff minimali anche in "Birthday" e nelle più ossessive "Virtually Unreal" e "Supertramp". Rock sporco e senza troppi fronzoli, invece, quello che brucia vorticoso sotto le voci, spettrali come sempre, di Jim e William Reid, in "Stardust Remedy", "Commercial" e "Degenerate" (quest'ultima soffocata da un finale quasi zeppeliniano). C'è poi odore di psichedelia sinfonica (Spacemen 3, Spiritualized...) nella sommessa "Man on the Moon" e novità assoluta, una parentesi decisamente 'screamadelica': i quattro minuti e mezzo di "Perfume", narcolettici come piacerebbe a Gillespie e compagni. L'album, 70 minuti ad alto potenziale pirotecnico, si apre con una dichiarazione d'amore ("I Love Rock'n'roll") e si chiude provocatorio, 16 canzoni più avanti, con una di guerra ("I Hate Rock'n'roll"). Odio il rock'n'roll, cantano i Jesus, odio il rock'n'roll e tutti quelli che non hanno niente da dire. E concludono: Il rock'n'roll mi odia/Io ti odio rock'n'roll/Odio il rock'n'roll che odia me... A qualcuno, c'è da giurarci, fischieranno le orecchie. E questa volta, garantito, il feed-back c'entra poco!

























































































































































































































