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14/12/2005 13:23 - Jay Jay Johanson "Tattoo"
Passate una serata con Jay Jay Johanson ...
Jay Jay Johanson "Tattoo" Passate una serata con Jay Jay Johanson e non ve ne pentirete. Non con lui personalmente, che non conosciamo se non per gli scarni particolari (è giovane e svedese di nazionalità) deducibili dall'osservazione dei dettagli. Intendiamo con la sua musica, resa pubblica finora in un paio di album. Enigmatico e seducente il primo, Whiskey, edito in patria nel '96 e distribuito nel resto del continente l'anno scorso, a cui si è aggiunto da qualche settimana Tattoo. Umore e stile non mutano, nella circostanza: ecco dunque un'altra razione di melò nottambulo in salsa retrofuturista. E sia chiaro fin dall'inizio: la specialità della casa sono le canzoni sentimentali. E' lo spleen sottile che le informa a renderle affascinanti, sfalsato rispetto ai cliché romantici da un arredo sonoro curioso anzichenò: modalature trip hop, fondali lounge, trompe l'oeil "exotici"... Esibendo un aplomb degno di un dandy per caso, il giovane Johanson snocciola melodie con ammirevole noncuranza: quella galante di Lychee conquista al primo ascolto, così come l'electropop abbozzato con sobrietà in I Guess I'm Just A Fool, mentre ne occorre forse uno in più per gustare la teatralità surreale di A Letter To Lulu Mae o il distratto cosmopolitismo espresso in Milan Madrid Chicago Paris. E' tuttavia l'atmosfera evocata da Tattoo nel suo insieme a stregare l'ascoltare, fra un timido accenno di bossa nova (Quel hommage), un'eco lontana di Gainsbourg (l'autoreferenziale Jay Jay Johanson) e qualche suggestione neogotica (Sunshine Of Your Smile, sull'asse Portishead-Twin Peaks). Ritmi languidi, arrangiamenti tenui, qualche vezzo stravagante qui e là: massima resa dopo il tramonto, dicevamo. Se gradite, dopo aver bevuto il whisky, tatuatevi.
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14/12/2005 13:23 - apprezzati compositori del mondo della moda. Sfilate di prfftitqio lo ...
apprezzati compositori del mondo della moda. Sfilate di prfftitqio lo hanno talmente proiettato In alto da ffsere eletto migliore artista della nuova generazione. a trionfale tournee culminata con le tre serate ail'Olympia ne ha decretato la consacrazione Dopo Whisky, il disco d'esordio. Tattoo si annuncia come un lavoro di rarefatta bellezza che mette in evidenza il gusto sopraffino per la scrittura e l'arrangiamento, tra percorsi di moderno easy listening ed elettronica, spruzzate di bossa nova, di jungle e di jazz anni Cinquanta, in uno stile che mffcola il Micheí Legrand di Once upon a time a summertime (Even the darkest hour) e il Malcolm McLaren di Pans. Una dozzina di canzoni che profumano di notti d'fftate e che distribuiscono la stffsa arazia di un. modella sinuosa che affronta la passerella per un gioco di sfida e di seduzione. Maliardo ma mai invadente, con Tattoo Jay Jay Johnson scommette tutto Non ha fretta. Lascia che le sue facili canzoni, molte delle quali autobiografiche, penetrino sotto la pelle come una linfa necffsaria. E strega terribilmente. D*A/~ rMA ~A-^5~;
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14/12/2005 13:23 - JAY JAY JOHANSON Poison
La BMG italiana lo ha fatto, finalmente ...
JAY JAY JOHANSON Poison La BMG italiana lo ha fatto, finalmente e fortunatamente ha fatto quello che gli era stato chiesto a gran voce: ha pubblicato un disco che non accrescerà i suoi numeri ma provvederà a strizare qualche cuore sensibile, portando anche un po' di credito a una delle major più conservatrici e meno coraggiose del mercato. Comunque, adesso il disco c'è e voi non dovete far altro che tuffarvici dentro per assaporare altre 14 perle di struggimento fisico e sentimentale. Come sempre, l'uomo di Trollhättan intitola un suo disco con una sola parola, così che dopo i giorni del whiskey e dei tatuaggi ecco quelli del veleno. Se il prossimo album avrà il titolo di una frase intera, allora capiremo che con Poison si sta chiudendo una trilogia. Del resto, altri segnali ci inducono a credere che questo sia il terzo atto di un discorso troppo ampio e complesso per poter entrare in un solo disco, ed è come se JJJ avesse dovuto impiegarne tre per disegnare il suo mondo sonoro, per affrescare della sua enorme interiorità una tela cosl grande da non riuscire a coprirla con un solo sguardo. Altrimenti, e veniamo al dunque, non si spiegherebbe la sostanziale uniformità dei toni rivelati in Whiskey, confermati in Tattoo e ora riprodotti in Poison. Salvo naturalmente, che tra questo e quelli ci sono degli anni e delle esperienze fatte sul campo, e perciò non si potrà dire che Poison sia una copia esatta dei suoi fratelli più grandi. Ma se vi aspettavate una virata decisa no questa non c'è. Il registro espressivo è ancora fondato sull'intuizione originaria quella spettacolare miscela di modernità tecnologica e triste romanticismo decadente. Ho detto triste, non depresso. Romanticismo, non romanticherie Decadente, non decaduto. Sta tutto li, in fondo, nel significato esatto e specifico delle parole, nelle sottili distinzioni necessarie a stabilire il confine tra il miele e la melassa, tra la dolcezza e la stucchevolezza tra l'originalità e il manierismo. Se Poison può suonare come un disco di maniera, lo sarà solo rispetto a se stesso e alla natura del suo autore. É la materia di Johanson che si è fatta maniera. É uno stile, ormai, debitore in ogni sua componente (di Scott Walker e Leonard Cohen così come dei Portishead) ma personale quanto allo spirito armonico della fusione. Poison chiude un ciclo, dunque. Il quarto album potrebbe ripartire dalle chitarre distorte di Keep It A Secret, dalle fragranze baltiche di Far Away (avete presente il Bregovic di Arizona Dream?) o da qualche altro frammento sparso qua e là. Noi non possiamo sapedo e questo rende tutto più eccitante.


























































































































