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14/12/2005 13:23 - MARTIN REV Strangeworld
Non serve più raccontare che Martin Rev è ...
MARTIN REV Strangeworld Non serve più raccontare che Martin Rev è l'altra metà dei Suicide vero? Basti dire che il nostro ha realizzato 3 album solo finora e che Strangeworld è un irresistibile collezione di nuove canzoni scritte negli ultimi anni e assai distanti per certi versi dal mondo Suicide. Colpisce il suo modo di cantare, così sensuale e delicato, in alcuni momenti sorprendentemente vicino a quello del grande e compianto Arthur Russell, non per la voce in se, quanto per l'inflessione e per quel mondo di echi che avvolge parecchie di queste canzoni, proprio come accadeva in Arthur. Ci sono anche attimi più concitati ed oscuri: la marziale "Sparks" o la frenetica "Splinters", unico strumentale del disco. Martin fa tutto da solo. La sua e un'elettronica estremamente semplice e tutto sommato lineare, che si rivela però efficace nell'accompagnare queste leggiadre ed intime ballate, quasi delle aliene torch-songs, che sembrano situarsi in un altro tempo, distante da quello che stiamo vivendo, in un mondo strano per l'appunto...
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14/12/2005 13:23 - SUICIDE - ALAN VEGA, MARTIN REV (electronic pioneers, N.Y., USA) ...
SUICIDE - ALAN VEGA, MARTIN REV (electronic pioneers, N.Y., USA) - Formati da Alan Vega alla voce e da Martin Rev alle tastiere, i Suicide nacquero nel lontanissimo 1970, ma solo con l’emergere della prima scena punk di New York, intorno al celebre CBGB’s, a partire del 1976, il duo iniziò a lasciare il segno, trasformandosi da progetto-performance a band capace di produrre musiche fra le più allucinatamente e originali di quegli anni. Nel 1977 esce il primo album, omonimo, che sarà subito salutato come pietra miliare della nuova musica, pur in un periodo di incredibile produzione di dischi storici (da ‘Marquee Moon’ dei Television ai lavori di James Chance). Già in questo disco Alan Vega aveva maturato il suo stile vocale unico, una sorta di cantato rockabilly a cui venivano applicate dosi massiccie di eco, che lo faceva apparire una sorta di Elvis psicotico. Perfettamente accompagnato da Martin Rev e dai suoi riff minimali di tastiera, talmente ripetitivi da essere quasi dei mantra. Nel clima surreale di quegli anni, i Suicide girarono l’Europa come supporto ai Clash e a Elvis Costello, fino ad arrivare alla celebre maxirissa scoppiata durante un concerto a Brussels in seguito alle provocazioni del duo (il tutto documentato nel documento sonoro ‘24 minutes over Brussels’). Nel 1980 esce il secondo disco dove lo stile psychobilly viene temperato da Ric Ocasek dei The Cars con una sensibilità pop che però non avrà alcun riscontro nelle vendite. Il progetto Suicide subisce una pausa che darà spazio alle carriere solistiche dei due, che peraltro produrranno dischi di ottima levatura (soprattutto nel caso di Vega). Solo nel 1988 ritorneranno insieme per produrre due dischi. Altri dieci anni di oblio, e finalmente arriva il giusto riconoscimento dovuto a dei pionieri come i Suicide. Nel 1998 vengono ristampati dalla Mute i primi due dischi e, con il supporto entusiastico dei loro moderni epigoni (Pan Sonic prima di tutti), i Suicide sono tornati per rappresentare dal vivo quegli incubi che li perseguitano da 30 anni.





































































































