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14/12/2005 13:23 - Spin Doctors
Bim, bum, bam, Spin Doctors. Nel giro di qualche ...
Spin Doctors Bim, bum, bam, Spin Doctors. Nel giro di qualche mese: apparizioni al Saturday Night Live, passaggi a raffica su MTV, la copertina di Rolling Stone e un milione di pezzi venduti dell'ottimo Pocket Full of Kriptonite. Il tutto con la soddisfazione di fare la "propria": musica, e non è poco. Almeno di questi tempi. E però, prima della fama, il successo e i soldi, i quattro Doctors (Christopher Barron, voce, Eric Schenkman, chitarra e voce, Mark White, basso, e Aaron Comess dietro i tamburi) hanno seriamente rischiato di rimanere una delle tante bands di strada, palco e culto che affollano le notti della costa Est. Gli inizi sono quelli comuni a tanti gruppi in ogni angolo di mondo, e gli Spin Doctors, nati essenzialmente come live-band, cominciano suonando dovunque sia possibile. Siccome sono bravi arrivano i primi consensi: la voce si sparge e i loro spettacoli diventano l'occasione per trovare un contratto. Ci pensa Frankie La Rocka (era il batterista di David Johansen) a farli firmare per la Epic e metterli nelle condizioni d'incidere qualcosa. Fatti quattro conti e giusto per porre subito ed inequivocabilmente in chiaro l'essenza "on the road" del progetto Spin Doctors, si decide di scegliere la forma del mini live. Esce così Up For Grabs, registrato in una notte e rimixato il giorno dopo. Se ne accorgono in pochi, e allora concerti e via andare. L'intensa attività live consente a Barron e soci di affinare e perfezionare il proprio stile, e quando decidono d'entrare in studio per l'incisione di Pocket Full of Kriptonite hanno le tasche piene d'idee, stimoli ed esperienza. E il disco che ne deriva è l'ideale antologia di gusti ed influenze di quattro personalità tutto sommato diverse. "Pocket..." sciorina un repertorio fatto di rock'n'roll, blues, funky, pop legati fra loro da un approccio quasi jazzistico. Si colgono echi di Hendrix, Steve Miller, James Brown, J. Geils Band e Beatles. E ancora Dead, Who e insomma, c'è da divertirsi. E il tutto, a volte, nello spazio di una sola canzone. Il problema è che la Epic non lo promuove con la necessaria convinzione, e ai Doctors non rimane che confrontarsi con il pubblico che accorre ai concerti. Fino a che, qualche anima buona vestita da Dj. non comincia a bombardare l'etere con il singolo Little Miss Can't Be Wrong e, oplà, il gioco è fatto. Canzoni come Jimmy Olson's Blues, Two Princes e la già citata "Little Miss...", diventano gettonatissime ovunque con le loro storie dell'altra parte di New York, visitata e raccontata con l'accento di chi sta dalla parte di chi perde. Piuttosto che tirare il fiato e provare il gioco di chi alla fine vince, i Doctors rimangono in pista e fra la gente: e non c'è differenza fra bar, teatri e posti come il Boston Garden, dove fanno pure il tutto esaurito. Ottantamila anime, all'incirca. Suonano a Seattle, al festival Bumbershot, e s'imbarcano nel progetto degli Horde shows (Horizon of Rock Developing Everywhere) assieme ai blues Traveler di John Popper, ai Widespread Panic e ai Phish. La richiesta della musica del quartetto cresce fino al punto da costringere la Epic a rimettere in circolazione l'Ep d'esordio assemblato ad altro, e più recente, materiale live. Homebelly Groove.... Live è la fotografia on stage della band: improvvisazioni e cambi improvvisi di ritmo, funky e jazz, la voce milleriana del simpatico Barron, il basso che slappa e una chitarra che parte dal blues per arrivare ai Living Colour. Qualche colore psichedelico, un po' di pop e tanta voglia di divertirsi. Qualcosa come settecento concerti in tre anni, e non è finita, perchè sembra abbiano pure trovato il modo e il tempo di fare un salto a Memphis e registrate il nuovo album sotto la regia del fido Jim Dickinson. Dovrebbe intitolarsi Turn It Upside Down e ospitare una sezione fiati. Giusto per ribadire l'ecletticità di una band che forse, incrociamo le dita, ha solo iniziato a stupire. Chi vivrà, vedrà. CURIOSITA': Chris Barron, nato in Australia ma di stanza a Princeton nel New Jersey, ha frequentato la New New School Of Jazz di New York City. La sua prima band sono stati i Trucking Company: c'era pusre John Popper, futuro leader dei blues Traveler. Il chitarrista Erik Schenkman, canadese, e un ex Dead Heroes, formazione dedita al country-punk. Il bassista Mark White (anche se è nero) ha suonato con l'ex New York Dolls Syl Sylvain. Grande appassionato di Jazz è il bassista Aaron Comess, ex Spade. Gli Spin Doctors hanno una part-time band con il vecchio amico John Popper, dal nome orientale di Wasabi.
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14/12/2005 13:23 - Spin Doctors Bim, bum, bam, Spin Doctors. Nel giro di ...
Spin Doctors Bim, bum, bam, Spin Doctors. Nel giro di qualche mese: apparizioni al Saturday Night Live, passaggi a raffica su MTV, la copertina di Rolling Stone e un milione di pezzi venduti dell'ottimo Pocket Full of Kriptonite. Il tutto con la soddisfazione di fare la "propria": musica, e non è poco. Almeno di questi tempi. E però, prima della fama, il successo e i soldi, i quattro Doctors (Christopher Barron, voce, Eric Schenkman, chitarra e voce, Mark White, basso, e Aaron Comess dietro i tamburi) hanno seriamente rischiato di rimanere una delle tante bands di strada, palco e culto che affollano le notti della costa Est. Gli inizi sono quelli comuni a tanti gruppi in ogni angolo di mondo, e gli Spin Doctors, nati essenzialmente come live-band, cominciano suonando dovunque sia possibile. Siccome sono bravi arrivano i primi consensi: la voce si sparge e i loro spettacoli diventano l'occasione per trovare un contratto. Ci pensa Frankie La Rocka (era il batterista di David Johansen) a farli firmare per la Epic e metterli nelle condizioni d'incidere qualcosa. Fatti quattro conti e giusto per porre subito ed inequivocabilmente in chiaro l'essenza "on the road" del progetto Spin Doctors, si decide di scegliere la forma del mini live. Dovrebbe intitolarsi Turn It Upside Down e ospitare una sezione fiati. Giusto per ribadire l'ecletticità di una band che forse, incrociamo le dita, ha solo iniziato a stupire. Chi vivrà, vedrà.


















































































































































































































































































































































































































































































































