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14/12/2005 13:23 - Cochi e Renato
Vestito di moquette, mi guardo allo specchio. Inutile ...
Cochi e Renato Vestito di moquette, mi guardo allo specchio. Inutile consigliare un così sobrio abbigliamento, ormai schiere di inconsapevoli e depravati ascoltatori si accostano al loro hi-fi vestiti unicamente di poco flessibili ma sicuramente accoglienti abiti colorati. Attenti agli acari. Attenti alle toilette troppo strette. Attenti. Penso sia giunto il momento di abbandonare definitivamente i luoghi comuni, disabitati e televisivi, per addentrarci nei luoghi comuni in cui si vive, in cui trovano ossigeno (inevitabile!) i nostri polmoni, in cui appunto l’aria, vibrando, produce suoni. Non credo se non sento, non credo se non tocco. Vedere non basta più. Un compact-disc non ha valore per la musica che contiene e riproduce, sempre e sempre uguale a se stessa, ma per il Momento in cui viene ascoltato, perchè afferma la propria presenza in maniera ogni volta diversa, a seconda della situazione, di quello che è accaduto prima e dopo (siete sicuri che una canzone dei Pearl Jam suoni uguale in un capannone o in un ascensore, oppure prima di un pezzo dei Soundgarden o prima di una canzone di Cochi & Renato?), dello stato emotivo e di salute della persona/delle persone che ascolta/che ascoltano, dell’apparato di riproduzione, delle condizioni climatiche, magnetiche, elettrostatiche, alimentari, economiche. L’arte scompare senza accorgersene, sommersa dalla molteplicità di relazioni, pensieri, gesti, materiali...., fino ad ora pedissequamente disposti a donare ad essa il proprio plusvalore ed oggi più decisi che mai, pronti a rinnegarla con una incoerenza sorprendente. L’artista, steso sulla moquette del salotto buobo, ringrazia qualche Dio: può finalmente non fare più affidamento solo sulla sua volontà. Bye bye esperienza di seconda mano, quella costruita sul “sentito dire”, sul “sapere che..”, ed avanti, in tutti i modi possibili, all’esperienza diretta, priva di ideale (nel nostro caso, ad esempio, quello della “buona qualità del suono” oppure la “correttezza politica” di testi ed azioni oppure...) e ben dotata di antenne che recepiscano il (proprio) piacere, il disgusto, il fastidio, l’ottundimento, il ludibrio, il disequilibrarsi dello stile di vita, lo sguardo perso o allucinato, la stanchezza, la voglia di saltare. E così: Via. E così: Via! Certo, la moquette music gira sempre sulle stesse cose, poca innovazione teorica, ma molta attivazione pratica.
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14/12/2005 13:23 - PEARL JAM
Live On Two Legs
(Epic)
Potremo partire dalla ...
PEARL JAM Live On Two Legs (Epic) Potremo partire dalla voce di Eddie Vedder. O almeno da quell'urlo pieno di intensità ed emozione che si riflette in ogni nota della musica dei Pearl Jam, oppure parlare di quella musica dura, come cuoio ben stagionato, difficile da piegare eppure così caldo al tatto. Credo però sia più facile inserire questo cd nel lettore per rendere tutte le spiegazioni superflue. "Live On Two Legs" è il suono di una delle più grandi band rock che offre attualmente il panorama musicale. Si tratta di un compendio live che raccoglie alcune canzoni degli ultimi quattro album della band (più una versione di "Even Flow"). Niente sorprese, ma semplicemente un gran disco, in formato doppio cd, con sedici canzoni. Esemplare sotto il profilo della grande pubblicazione major. I Pearl Jam suonano con energia e passione, strenui difensori delle chitarre e delle sezioni ritmiche ben compatte, unici nell'offrire all'ascoltatore un robusto rock, semplice ed efficace per le orecchie, emozionante e complesso per il cuore. Mantenendo una certa ostilità nei confronti del music business, nei confronti del quale è ormai consolidata una forte allergia di Vedder e soci, la selezione delle tracce di Live On Two Legs non è incentrata sui singoli di successo. Sono infatti poche le hits rispetto al totale dei pezzi, mentre è presente e vivo un fuoco che proviene direttamente dalle viscere. Alcuni brani, poi, hanno una resa spettacolare. Prendete, ad esempio, "Given To Fly", con continui crescendo di chitarre che si inarcano sopra le divagazioni di marchio Zeppeliniano reinventando praticamente il rock. Altri momenti del disco fanno correre brividi lungo la schiena, come "Go" e "Red Mosquito", o semplicemente l'esempio grunge per eccellenza di "Alive". Ma Live On Two Legs pone al centro dell'attenzione i Pearl Jam da mid-tempo, quelli delle ballate, tanto per intenderci. Così non possiamo non vibrare ascoltando "Better Man" o "Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town". Se dunque, nulla di inedito emerge lungo i settanta minuti di musica raccolti su questo live, altresì reale è l'importanza di questo disco, non un'opera di copertura per un periodo morto, né tantomeno un dovere contrattuale, bensì la consapevolezza di dichiararsi ai propri fan e non solo dando il meglio di se stessi: questi sono i Pearl Jam.
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14/12/2005 13:23 - PEARL JAM Binaural
Il sesto disco dei Prearl Jam dice ...
PEARL JAM Binaural Il sesto disco dei Prearl Jam dice che non sempre troppi cuochi rovinano la cena. L'impegno compositivo è spartito un po' fra tutti e ne risulta una gran varietà di punti di vista, emozioni e ritmi. C'è anche un nuovo batterista che di sicuro ha detto la sua, l'ex iSoundgarden (oggi con i Wellwater Conspiraty) Matt Cameron, temporaneo sostituto di Jack Irons. L'album, il cui titolo significa ascoltare con entrambe le orecchie oppure usare due diversi canali per trasmettere e ricevere, si apre con tre classiche tracce rock, ognuna più lenta della precedente. La parata è aperta da "Breakerfall" di Eddie Vedder, sul tema dell'amore come salvezza, seguita dalla più fatalista "God's Dice" (firmata dal bassista Jeff Ament). La musica della sommessa ed evocativa "Evacuation" è opera di Matt Cameron mentre le parole sono di Vedder. Per "Light Years" 1a collaborazione è stata fra Vedder, Gossard e il chitarrista Mike McCready. Il risultato è un tipico brano Pearl Jam, una cavalcata musicale su cui s'innesta il torrente emotivo delle parole. Poteva essere un singolo perfetto, ma il gruppo ha preferito un brano atipico di Ament, 1a psichedelica e passatista "Nothing As It Seems", con un assolo di chitarra in cui McCready si dimostra perfetto emulo di David Gilmour (lo si è potuto ascoltare ma non scaricare, per due settimane sul sito del gruppo, un mese prima dell'uscita nei negozi). Il settore 'ballata lenta' è affidato a due parti di Gossard. "Thin Air" è un po' troppo romantica con versi del tipo "Splende una luce/Quando il mio amorie è fra le mie braccia" L'inizio di una nuova relazione sentimentale è raccontato con emozione e convinzione da Vedder, sebbene il cantante si sia da qualche tempo separato da Beth (musicista avant-garde, col nome di Sadie 7, negli Hovercraft). "Of The Girl" è delicata e contemplativa con angelici tocchi folk e jazz e un finale indianeggiante degno del miglior George Harrison. "Insignificance" riporta al Vedder più potente e brutale, specie verso 1a conclusione quando si parla di 'scambi chimici'. Aggressiva è anche "Grievance" dal testo poco comprensibile e che fa pensare a una serie di slogan contro 1a connivenza con il potere (ancora strascichi della 'battaglia dei biglietti'?). For "Sleight Of Hand" Vedder e Ament uniscono le forze per creare un mid-tempo dai toni epici e curato in ogni dettaglio. Un compagno perfetto per il primo singolo. Nella conclusiva "Parting Ways" Vedder parte su toni sognanti a poco a poco sostituiti da intensi accenti rock. Si parla della paura di certe separazioni e, al tempo stesso, della loro inevitabilità. "Soon Forget" è 1a cosa più strana del disco, efficace, anzi stupefacente nella sua semplice veste voce e binjo. Al confronto è ancor più cocente il disappunto per "Rival", brano per chitarra e mente di Gossard che cerca di sembrare sperimentale ed è solo insignificante e pasticciata. "Binaural" è lavoro meno rabbioso dei precedenti; i toni restano accesi ma comincia a spirare un'aria positiva. E c'è sempre molta passione. Vedder ha composto solo metà dei testi, ma canta ogni sillaba come se gli venisse dal cuore. Più dolcezza, più comprensione (effetto della maturità?) ma sempre grinta da vendere.
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14/12/2005 13:23 - PEARL JAM
Tra loro e i Nirvana si rischia di arrivare ...
PEARL JAM Tra loro e i Nirvana si rischia di arrivare all'assurdo gioco che per poco non mosse alla guerra santa un'intera generazione, equamente divisa fra Beatles e Rolling Stones. Fatto sta che, partiti da un punto che per comodità giornalistico/geografica venne stabilito comune, Cobain & soci hanno preso la via del futuro (per quanto breve potrà essere) mentre i PJ (F[a'rvey?) guardano indietro, a Hendrix, agli Zep et similia. La via è dorata ed allettante ma il rischio è che si trasformino in statue di sale. Il disco scorre bene, ha dei picchi altissimi (e pure qualche riuscito acrocoro) e la bravura è innegabile però preferisco in genere chi guarda avanti: il passato è gia ricco di per sé. Ottimo per chi ha cerchiato in rosso Seattle sul ptoptio Atlante (d'altronde avrete già consumato la prima copia






































































































































































































































































































































































































































































