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14/12/2005 13:23 - SO MUCH HATE
HarQlcore hard-to-the-core per ~li-esXto ottimò quartetto norvegese ((3sio3, ...
SO MUCH HATE HarQlcore hard-to-the-core per ~li-esXto ottimò quartetto norvegese ((3sio3, a:-ttivo da un tot di tempo ormai. Tecnica~X3;enlte ai3b,ia~«o5dli trovate Emma band in grado di w,eXe!.re soggezione a malti collegi pii¾ oonosciwt,l, il3ai taxdie 1 lZi0RefiM~tl SAGÙ ~¢~Ga¢i Ce Si rtiSiV>Mho l'al ifi UjMto sciupio di nette, Mei sbrani 1 S3iA[~{ sMOfl -perdono Minai di vista q,uell'uteDza ed i~Z,edliahezza ora - Dativa die sa30 caWra¢~tefisNti,dhe foM,dl~eeXli di un Mere Re l'lzardoofe... Part,i,cdar~ffi,eze degne dei beta mi sono sembrate "Dossi li 1~", oover;deD~~iscoxosci,u¢i Li e l'arabo all'e Euemy W—E", pr**iaze~te la canzone più ¾R"ovativa di un disco da assx31tase Dunque in two e rip5eXt~u¢a~>eflte.
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14/12/2005 13:23 - THE CROWHATE RUIN
Originari di Washington, iniziano a suonare insieme nel ...
THE CROWHATE RUIN Originari di Washington, iniziano a suonare insieme nel maggio del '94. Suonano tutti strumenti assai poco vicini al rock, come il trombone e la tromba, mischiando influenze di musica classica e noise. Riescono a realizzare tre ottimi 45 giri (1995) prima di Until The Eagle Grins, uscito nel gennaio del '96 su etichetta Dischord. Di loro piace ricordare anche uno split, sempre a 45 giri, con i Karate su Art Monk Construction. Si sono sciolti nello stesso anno in cui hanno pubblicato il loro unico album. Formazione: Joseph McRedmond (chitarra e voce); Frederick Erskine (basso e voce); Vin Novara (batteria). Album consigliato: "Until The Eagle Grins" (1996). Hanno suonato anche con: Hoover, Admiral, June of 44, New Dark Age Ensemble, Regulator Watts, Sea Tiger.
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14/12/2005 13:23 - CHATEAU FLIGHT Puzzle
Disco di debutto per gli Chateau Flight, duo ...
CHATEAU FLIGHT Puzzle Disco di debutto per gli Chateau Flight, duo formato da I:Cube e DJ Gilb'n'r. Un disco che insieme al nuovo De Crecy e con la prospettiva di album imminenti per Benjamin Diamond, We In Rock, Daft Punk e Cassius, testimonia di una nuova, incredibile, ondata di produzioni francesi. E Puzzle è disco forte di un'umoralità perfettamente sovrapponibile a quella dell'ultimo De Crecy, anche se meno trasfigurato, appena più riconciliato. Suona come dei Nuyorican Soul a fare jam nell'Utopia techno detroitiana, come ha modo di sintetizzare l'iniziale Camping Jazz. Instant Replay è il corpo funk dirottato in penombre misteriche, bagnato da languidi fraseggi jazz. Ed è una verve ghiotta e spumosa, come nell'I:Cube solista, quella che percorre la vita sonora di Puzzle, arricchita dalla fragranza dei breakbeats (Frontal Funk), disgregata in desolazioni capaci (Auto-Power), accesa da fremiti sensuali (Prism), affogata in quadretti surreali (Bizarre), sublimata in oscillazioni spirituali (Rituel). Puzzle è disco che incrocia con perfezione rara le dinamiche del breakbeat e il gioco afro-funk con la sensualità dell'house, l'impianto extraterrestre che è della techno e la memoria del jazz.
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14/12/2005 13:23 - DIRTY THREE "Whatever You Love, You Are" Bella Union
Dopo l'EP ...
DIRTY THREE "Whatever You Love, You Are" Bella Union Dopo l'EP "Ufkuko" (Bella Union, 1999), a colonna sonora del film Praise, e un'intensa attività come musicisti al fianco di Nick Cave, "Whatever You Love, You Are" riporta finalmente il trio australiano dei Diry Three a livello dell'austera musica da camera di "Ocean Songs". Le sei lunghe tracce sono fortemente influenzate dalla musica classica, probabilmente per il coinvolgimento del gruppo in tanti eventi d'avanguardia. Il passo funebre dl "Some Summers They Drop Like Flies" echeggia di musiche gitane ed ebraiche (a metà strada tra "The End" dei Doors e i Velvet Underground di "Venus In Furs") mentre il violino e la chitarra volteggiano in un acrobatico contrappunto degno di Bach e Vivaldi. La cadenza di "I Really Should've Gone Out Last Night" ci riporta alla lenta eleganza dei madrigali rinascimentali mentre la nenia del violino è fondamentalmente una sonata dove i toni si dilatano in lunghi bordoni che ricordano la musica tibetana. "I Offered It Up To The Stars And The Sky" è forse la composizione più ambiziosa della loro carriera il breve interludio (senza batteria) si avvicina apertamente ad Arvo Part e al minimalismo. Scarne dissonanze aprono il secondo movimento ambientato in uno sfondo tetro di rumori marziali. Finalmente il violino incalza un motivo blueseggiante e la batteria trascina il ritmo verso un'impetuoso crescendo. L'effetto non è molto diverso dall'opera psichedelica dei Pink Floyd di "A Sacerful Of Secrets". La qualità cinematografica della loro musica è dimostrata pienamente da "Sometimes I Just Don't Want To Know", una colonna sonora ideale per immense distese deserte: tenere melodie, toni pigri, percussioni casuali, un senso di solitudine e di infinito. Più luminosa invece "Lullaby For Christie", chiude l'album in una chiave romantica. Le radici di questi pezzi affondano comunque ancora nel country e nel folk. Nel loro modo di suonare c'è una ruvidità compositiva (le timbriche, il tempo, la ritmica), che li differenzia dall'avanguardia contemporanea, caratterizzata oggi dalla scelta di un sound nitido. I Dirty Three si collocano saldamente nel campo della musica popolare. Il trio esala rock and roll, blues, rock, folk, punk, new wave e altro ancora incarnando la storia della musica rock, benche proiettata su uno schermo diverso. Warren Ellis e Mick Turner sono da classifficare tra i compositori (se non tra gli esecutori) piu' completi della loro generazione.
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14/12/2005 13:23 - DISMEMBER “Hate Campaign” (Nuclear Blast/Audioglobe)
Dalla loro posizione di consolidati e ...
DISMEMBER “Hate Campaign” (Nuclear Blast/Audioglobe) Dalla loro posizione di consolidati e inattaccabili vessilli della scena death metal europea i Dismember possono ormai permettersi di guardare la maggior parte dei contendenti al trono continentale con un certo margine di sicurezza. D’altronde l’unico nome che potrebbe dare loro un qualche fastidio sono i polacchi Vader (senza dimenticare gli italiani Natron), mentre altre band si sono perse per strada nel corso degli anni o hanno mutato percorsi stilistici, proprio come accaduto a quelli che una volta erano i loro più agguerriti rivali, nonché capostipite indiscussi, ovvero gli Entombed. Quindi spetta ai Dismember la sfida alle formazioni transoceaniche come Suffocation, Cryptopsy e Malevolent Creation e il gruppo capitano dal produttore e drummer Fred Estby non si tira di certo indietro. Death metal puro che subisce solo in parte (pur se in parte la subisce) l’onda lunga di quanto accaduto ultimamente da quelle parti - ovvero la travolgente mania per i suoni garage e punk’n’roll - e che mantiene inalterato il marchio di fabbrica delle produzioni estreme scandinave, ovvero un riffing che sa anche essere melodico. Senza un attimo di sosta si arriva al termine delle 11 tracce e si trova finalmente il tempo per respirare!
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14/12/2005 13:23 - EHEHATEGOD Confederacy Of Ruined Lives
Quello che sembrava essere l'epitaffio di ...
EHEHATEGOD Confederacy Of Ruined Lives Quello che sembrava essere l'epitaffio di una cult band dell'underground, la raccolta di singoli e b side, Southern Discomfort, si è rivelato invece essere un inaspettato trampolino di (ri)lancio per una carriera che pareva ormai conclusa. Del resto se diverse band che gravitano nel piccolo cosmo dello sludge core hanno ragione di esistere è grazie all'attività pionieristica degli EyeHateGod. In loro ciò che colpisce di più è quella romantica vena da perdenti, da gruppo che è consapevole di avere un limitatissimo appeal commerciale, ma continua con coerenza ed ostinazione nella propria proposta. Sin dalla voce cavernosa, potente e sofferta si intuisce che i climi sono grevi e sulfurei. Nella loro musica si alternano esasperanti lentezze doom, quasi un essiccamento dei riff dei Black Sabbath, con repentini scatti di velocità. Più vischioso e disperato dei Crowbar, il gruppo della Louisiana attanaglia con le sue sordide spirali, quasi stoner, in cui molto nascostamente si intuisce anche una matrice blues. CORL esprime la musica dei reietti ed offre una ragione d'interesse per quei puri che oggi sbavano per Bongzilla, Iron Monkey o anche Raging Speedhorn. Massimo rispetto per l'underground.
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14/12/2005 13:23 - EYE HATE GOD: 'iTake As NeedFeel For Palln'9 (Century Media) ...
EYE HATE GOD: 'iTake As NeedFeel For Palln'9 (Century Media) Secondo lp per i bestiali ESO...La copertina è un brillante esempio di sadismo di alta classe, nell'originale stile De Sade! Musicalmente invece, dovendo fare i soliti inevitabili raffronti con il precedente "In The Name Of Su.gering" dirò che oggi ci sono rneno feedback, molto meno hard noise (a là prirni bridge Tunnel meno ritmati) che non in passato, mentre gli scenari che vengono tratteggiati, sono quelli foschi, apocalittici dei primi Black Sabbati La voce invece attinge tranquillamente alle fonti dell'hc più nichilista ed autodistruttivo.
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14/12/2005 13:23 -
EYE HATE GOD - T~ake As Neeilefl For Psin
Deturpazioni fisiche ...
EYE HATE GOD - T~ake As Neeilefl For Psin Deturpazioni fisiche in copertina che farebbero felice quel buon cuore del nostro Strappa. Ma anche la musica non lo schiferebbe mica: hard blues pesante da Sabba ]lero ("il tuo posto è il cimitero" inevitable gag) sovrastato dalla voce strozzata di uno che sembra aver appena scoperto che la moglie gli ha lavato i pantaloni dove teneva il biglietto vincente della Lotteria Italia. Per i cultori di "Death Noise".
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14/12/2005 13:23 - EYE HATE GOD
Southern Discomfort
Domiciliati per anni in un rovente buco ...
EYE HATE GOD Southern Discomfort Domiciliati per anni in un rovente buco della Louisiana, gli Eye Hate God sono stati uno dei primi gruppi hardcore americani della generazione Discharge a oltrepassare i confini di un genere che, come tutti i generi, è per sua intrinseca definizione limitato. Dalle disperate e morbose divagazioni dell'ultimo Darby Crash nasce, quasi vent'anni fa, quella che diventerà la sontuosa perversione sudista degli Eye Hate God. Un gruppo che ha saputo smembrare l'hardcore tagliandolo con i riff più caldi e voodoo dei Black Sabbath. Un'operazione che, ironia di ogni definizione, ha creato a sua volta un nuovo genere. E ben lo sanno gruppi che si sono abbeverati a queste venefiche fonti, come Electric Wizard, Church Of Misery, Iron Monkey. Questa raccolta degli Eye Hate God è imperdibile per molte ragioni. Innanzitutto perché assembla materiale inedito e B side difficili da reperire. E secondariamente perché è da considerarsi con tutta probabilità il testamento finale del gruppo. Qui batte il cuore nero del grande Sud.
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14/12/2005 13:23 - EYEHATEGOD/13
Split 7" (Ax/ction)
Singolo a metà per queste due realtà dell'undergrourld ...
EYEHATEGOD/13 Split 7" (Ax/ction) Singolo a metà per queste due realtà dell'undergrourld arnencano la cui proposta musicale è piuttosto vicina...So~tà a rnetà tra grinding e doomy, mi spiego rneglio, le riemiche sono estremamente rallentate ma non c'è traccia della ritdZla.nza, dElla raffinatezza e dei barocchismi del dcrom. Con ogni pfababilità questo disco vi squasserà più dell'ultima pistoEtata gnril a 320 ra~. Per questo e gli altri 7" $ ó.00 ad Ax/ction, P(:) lSox óó3, lte~ll SqHare, Cambridge, A{ass. 02142-0005, USA (IMO pagabile a John Wolfe) oppure Charlie Infection, 8 Stevin Drive, Woburn, Mass. 0I 8OI -5366J USA (NO pagabile a Charlie Infection) .
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14/12/2005 13:23 - EYEHATEGOD Confederacy Of Ruined Lives
Forse ascoltare oggi gli Eyehategod non ...
EYEHATEGOD Confederacy Of Ruined Lives Forse ascoltare oggi gli Eyehategod non è più un'esperienza cosi traumatica, ma all'epoca dei primi albums, "In The Name Of Suffering" (1992) e "Take As Needed For Pain" ('93) il quintetto di New Orleans ha praticamente inventato l'estrema formula sludge-rock, mixando in un tossico cocktail riffs di massima pesantezza sabbathiana, hardcore e soluzioni rumoristiche. Le loro perverse teorie non sono rimaste fine a sé stesse, perché si può dire che dagli Eyehategod abbiano tratto linfa vitale formazioni di confine con lo stoner-doom più eccessivo, dai Nightstick ai Bongzilla, dagli Iron Monkey ai Church Of Misery, senza dimenticare i disegni più ossessivi di Electric Wizard e High On Fire. Che si tratti di una formazione cult negli ambienti senza luce della musica estrema, lo dimostra la chiamata del leader Jim Brower nel supergruppo 'stonato' Down, presieduto da Phil Anselmo dei Pantera, e dallo stesso Pepper Keenan (C.O.C.) che aveva collaborato con Billy Anderson alla produzione del terzo Eyehategod, "Dopesick" (1996). Dopo un esilio di quattro anni, nel corso dei quali alcuni di loro si sono dedicati a 'progetti paralleli' (Bower era coinvolto anche nei Crowbar, Brian Patton nei Soilent Green), finalmente è tempo di come-back nel 2000, prima con la compilation "Southern Discomfort", ed oggi con il quarto studio-album "Confederacy Of Ruined Lives". Curiosamente, entrambi i titoli ironizzano sulle origini 'sudiste' del quintetto, che sul piano musicale non scherza affatto... Senza scendere ad alcun compromesso, gli Eyehategod hanno reso il loro sound più chiaro e potente, com'è evidente fin dall'iniziale "Revelation/Revolution", che pur non lesina distorsioni rabbrividenti, sferzate da una voce esacerbata e provocatoria. "Blood Money" è esemplare nell'esporre il 'massacro' perpetrato dai 'God alla lezione Black Sabbath, mentre ".001%" è un apocalittico festival di feedback lacerante. Un ritorno impor tante, per un gruppo che ha fatto del l'impatto brutale del suono ragione d'esistere.
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14/12/2005 13:23 - FLAG OF DEMOCRACY
Hate Rock (BitzCore)
Il rock dell'odio è un hardcore ...
FLAG OF DEMOCRACY Hate Rock (BitzCore) Il rock dell'odio è un hardcore frenetico con una voce che rincorre chitarra, basso e batteria in un disperato tentativo di affermare, di urlare le proprie verità in faccia ai benpensanti e quelli che erano già troppo vecchi a quindici anni. Ingenti quantità di melodia sono scaraventate in tutte le direzioni dal turbine. Quiz per i cinefili: a quale film di David Crtenberg è ispirata l'ultima song del cd, "Cathocle Ray Mission"?
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14/12/2005 13:23 - VV. AA.
Entertainment Through Pain (RRRecords)
VV. AA.
America Salutes Merzbow (Vinyl Communications)
THE ...
VV. AA. Entertainment Through Pain (RRRecords) VV. AA. America Salutes Merzbow (Vinyl Communications) THE HATERS Drops Ascending (Vinyl Communications) VV. AA. Snake Is Long A Tribute to the Hanatarash (Stomach Ache) HANATARASH Total Retardation (Vinyl Communications) All’incirca a metà degli anni 80 ha cominciato a dilagare la moda degli album-omaggio, voga che continua tutt’ora senza soste malgrado la scarsissima qualità complessivamente dimostrata dal fenomeno: assemblaggi raccogliticci, larghe percentuali di gruppi minori (sembrerebbe in maniera inversamente proporzionale all’importanza dei personaggi omaggiati, vedi ad esempio le raccolte dedicate ai Velvet Underground), e risultati il più delle volte (e da parte di tutti) inutili, (tra le poche eccezioni, anche se in fondo poco coraggiose in merito alle convocazioni, ricordiamo le antologie di Hal Willner su Rota, Weill, Monk e Disney - orribile - invece quella più recente su Mingus). Oggetto di simili compilazioni sono stati fino ad oggi moltissimi gruppi e solisti, citiamo a caso Beatles, Beach Boys, Captain Beefheart, Neil Young, Kinks, Johnny Cash, Rem, ma anche nomi più “da culto” - magari bizzarro - come Carpenters, Shonen Knife, i Devo (fu la Rhino Records forse la prima ad inaugurare la moda con l’LP Devotees nel 1980, con gruppi però sconosciuti o “fantasma”), Sidney Bechet (Vol Pour Sidney, Nato), Sun Ra (l’ottima Wavelenght Infinity, su Rastascan) e i Residents (la deludente Eyesore: A Stab At The Residents su Vaccination/EuroRalph). Tra decine e decine di nomi, pareva perlomeno strano che nessuno avesse pensato a quello che è stato in assoluto uno dei gruppi che più hanno provocato la nascita di vocazioni (non)musicali dal loro ascolto (che poi i risultati siano stati quasi sempre agghiaccianti - come ricordava Genesis P. Orridge sull’Industrial Culture Handbook - è un altro discorso). A riparare il torto, con la raccolta Entertainment Through Pain, è stata la benemerita RRRecords (23 Central St. Lowell MA 01857 USA), etichetta che dai primi anni 80 tiene alta la bandiera del più oscuro rumorismo industriale. Come si diceva, l’influenza che i Throbbing Gristle ebbero fu grandissima, e per omaggiarli ci si sarebbe potuto aspettare una parata di stelle (anche coloro che ora hanno cambiato genere vedi l’ex-SPK Graeme Revell, i Nocturnal Emissions, ecc.); vi troviamo invece, con poche eccezioni, nomi del tutto sconosciuti o noti solo agli “addetti ai lavori” (Anchor Presents, Impact Test, Emil Beaulieau, Grae-Com, ecc.); non manca però giustamente una rappresentanza giapponese (Merzbow e Violen Onsen Geisha, più gli Xper.Xr di Hong Kong), il paese in cui com’è noto i Throbbing Gristle ebbero un successo clamoroso (fino al secondo posto nelle classifiche di vendita ufficiali) e che più ha raccolto da allora l’eredità della musica industriale. Ascoltando il Cd, un aspetto che si nota in generale è uno strano rispetto “analogico”, nel senso che le versioni dei pezzi, pur sufficientemente diverse dagli originali, avrebbero anche potuto essere state realizzate allora, da tanto mantengono le sonorità dell’epoca: è il caso ad esempio dei molti effetti rumoristici aggiunti dai Phlegm a United, e della versione - non più elettronica ma invece “rock industriale” (chi ricorda gli Smersh?) - di Adrenalin da parte dei 7000 Dying Rats. Tra i pochi tentativi di attualizzazione c’è una coda “pop” applicata dagli Xper.Xr a Subhuman, ma l’idea purtroppo non è portata fino in fondo (molto più “coraggiosa” in questo senso era stata la versione di Persuasion trasformata in una soul ballad da Spooky e da Billy Ray Martin - su Trance Europe Express 1; un’altra curiosa versione dai Throbbing Gristle fu la Discipline rifatta da Marc Almond, che uscì su un flexidisc per la rivista Flexipop, nell’84). Pienamente riuscita invece l’iniziativa degli Skullflower di rileggere con dense stratificazioni chitarristiche la sinistra melodia di Hamburger Lady; Due grandi nomi che hanno risposto all’appello sono Paul Lemos, che per l’occasione torna alla durissima musica industriale delle prime “cassette” dei suoi Controlled Bleeding per una versione di AB/7A, e l’infallibile Merzbow, che dimostra ancora una volta la sua magistrale padronanza del rumore puro - qui su saltellanti pulsazioni sintetiche - per Tiabguls (che era la versione incisa al contrario di Slug Bait inclusa dai Throbbing Gristle sul loro Greatest Hits). Masami Akita/Merzbow incide dall’82 ed è sicuramente l’esponente più noto e probabilmente più artisticamente consistente dell’ultra noise giapponese; giusto quindi che gli venisse tributato un omaggio, anche se problematico, se non proprio paraddosale all’atto pratico: il suo stile infatti, sicuramente personale ed inconfondibile all’ascolto, non dà però certo molti appigli (nè melodie, nè ritmi espliciti), a cui appoggiarsi per farne delle versioni; e del resto voce comune vuole che i suoi dischi siano “tutti uguali”. Non è vero naturalmente ma si tratta sicuramente di variazioni su un campo volutamente ristretto, o meglio, operanti ad un livello “Micro” anziché “Macro”; in ogni caso, questa collezione, messa assieme dalla Vinyl Communications (P.O. BOX 8623, Chula Vista, CA 91912 USA), America Salutes Merzbow, risulta piuttosto variegata e “piacevole” all’ascolto (malgrado l’underground rumorista americano, a cui appartengono i gruppi partecipanti, sia complessivamente inferiore e assai meno determinato, rispetto ai “cugini giapponesi”). Si passa dal violento - coacervo rumorista dei Con-Dom alle nostalgie “San Francisco primi 80” (chitarra elettrica e drum machine) dei Physics: dal puro meccanismo ritmino e elementari effetti di mixer degli Alger Hiss al collage di un frammento parlato della Big City Orchestra (un’altro scherzo vocale - la frase ripetuta “I Like Listening To Merzbow” - è proposta dai Blackhumour come cover di Electronots); il veterano Gen Ken presenta una registrazione “d’ambiente” a bassissima fedeltà (di un Camion che scarica rifiuti?), e invece molto ricco e articolato è il montaggio astratto di elementi dei Fin. Decisamente atipico il pezzo (#5) degli Ucla Experimental Workshop, un free rumorista per chitarra, piano scordato e un sax talmente distorto da risultare spesso indistinguibile dagli altri rumori vari cha lo accompagnano. Ma il pezzo migliore è comunque quello dei gloriosi Haters (alias Gx Juppiter-Larsen, probabilmente l’individuo che ha partecipato a più, compilazioni nella storifa del cassette-network industriale), impegnati qui, in una “Cover” di Crocidura Dsi Nezumi (una vecchia cassetta di Merzbow pubblicata dalla Banned Production) Che è nel loro/suo classico “stile” la consueta catastrofe sonora (il vero suono degli “edifici che crollano” si è sempre ascoltato di più nei pezzi degli Haters, che in quelli del più celebre gruppo tedesco!). Contemporaneamente la Vinyl Communications ha pubblicato la sua ultima(?) uscita, il doppio 7” Drops Ascending. Per chi non lo sapesse, tutta la “musica” degli Haters è interamente dedicata al “suono di elementi concettualmente o materialmente distrutti”; i suoi più recenti concerti (documentati sul bollettino Scrap-of Paper, richiedibile presso la Banned Productions, P.O. Box 323 - Freemont - CA - 94537-0323 Usa) hanno visto ad esempio un Operatore strofinare un calcolatore tascabile su della carta vetrata mentre un secondo operatore grattava la gomma di un pneumatico con una mola elettrica e i suoni risultanti, amplificati da microfoni a contatto, venivano mixati da Larsen. Drops Ascending divide ordinatamente le fonti sonore nelle sue quattro facciate: la prima un pò troppo indistinta usa suoni di esplosioni e di lanciafiamme mentre la seconda è un loop di vari oggetti (vetro, ecc.) frantumati; molto più brillanti i risultati; del lato 3 (registrazioni di incidenti d’auto trattate con effetti digitali) e del quarto (loop di CD che saltano e dischi graffiati - dischi - “industriali” o di cui rimangano solo i rumori, naturalmente). I video delle sue performance (e un film di Fiction, Holes In The Neck), sono disponibili c/o Old Europa Café, V.le Marconi 38 - 33170 Pordenone. Tornando agli album-omaggio, nella gara ai nomi più esoterici (a quando una raccolta dedicata a Maurizio Bianchi?) si è inserita la Stomach Ache (Apdo Postal 12-500, 01643 Tamaulipas Mexico) con Snake is Long, dedicato agli Hanatarash, uno dei più folli progetti dell’incontenibile Yamatsuka Eye (nato per i Boredoms e per le collaborazioni con Zorn, ma leader nel corso degli anni di molti altri progetti più o meno estemporanei come Concrete Octopus, Elvis Dust, i grandissimi Ufo Or Die, ecc.). Nati come Hanatarashi (la i verrà tolta dopo il secondo LP) nell’84 dall’incontro di Eye con il pittore-batterista Taketani, il duo divenne presto leggendario per la violenza dei loro concerti (prima di venir banditi da tutti i locali del Giappone): memorabili le cronache del concerto di Tokyo nell’85, in cui agli spettatori fu richiesto di firmare una liberatoria che esentava il gruppo da responsabilità nel caso qualcuno rimanesse ferito o ucciso durante il concerto, e i due entrarono spingendo un carretto pieno di tubi di ferro, bottiglie, assi di legno e pezzi di cemento che presero a lanciare in mezzo al pubblico e contro le pareti del locale; e quello, dello stesso anno, in cui Eye entrò inseguendo gli spettatori alla guida di un caterpillar per poi mandarlo a sbattere aprendo una breccia nel muro del locale; passato poi con Taketani a demolire il palco con due seghe elettriche, Eye venne bloccato da degli spettatori quando, per “finire il lavoro” (con il caterpillar che, con il serbatoio rotto, aveva sparso benzina per tutto il locale), stava andando a prendere due bottiglie molotov che si era preparato in camerino (in un’altra occasione: Eye si ferì gravemente con una sega elettrica; i concerti furono poi interrotti nell’88 per insoddisfazione sulla resa sonora di queste distruzioni. La storia del gruppo è raccontata sulla rivista Bananafish N°6/92, P.O. Box 424762, San Francisco, CA 94142-4762 USA; un articoletto su di loro apparve anche sul primo Decoder, nell’87). I primi loro due LP (‘86-’87) uscirono su Alchemy (irreperibili ma chissà che non escano su Cd: 1-15-9-507 Nishi-Shinsaibashi, Chuo-Ku, Osaka; 542 Japan); il secondo in particolare (inciso dal solo Eye con l’aiuto del chitarrista e leader dei potentissimi Hi Jokaidan, JoJo) è considerato il loro capolavoro ed è l’oggetto, brano per brano delle cover di Snake Is Long (il titolo viene da un enigmatica frase di Eye intervistato sulla citata Bananafish). Dovrebbero essere invece ancora reperibili (anche in Italia) la ristampa su Cd di Hanatarash 3 (RRR ‘89), dal suono di netta derivazione industriale, e il 4 (Public Bath ‘91), più variegato e vicino agli Ufo Or Die. Piuttosto oscuri sono i nomi dei partecipanti alla raccolta, con un paio di eccezioni: Maso Yamazaki (alias Masonna) qui con David Hopkins ma meno intenso del solito nella sua composizione di urla più feedback), e addirittura Lee Ranaldo dei Sonic Youth (strano, visto che dei due il noto fand dichiarato del noise giapponese è Thurston Moore), con un collage eccellente e molto-elaborato di rumori elettronici, corde maltrattate e grida passate allo scrambler. Ritroviamo poi Emile Beaulieau con un montaggio, in puro stile Hanatarash, un’opaco rock distorto dei Brïngdöwnzz, i rumori di ferraglia più vocine di dischi accelerate dei Pork, l’ultra-noise industriale, (alla Whitehouse/Haters), degli Speculum Fight, Barbara Manning(!) che parla su rumori assortiti di Seymour Glass (l’editore di Bananafish), la curiosissima fisarmonica in feedback di Miss Murgatroid (Alicia J. Rose), e un “campionamento” di Sweat Loaf dei Butthole Surfers (la stessa usata dagli Orbital) nella cover dei Funharm di Pisshole Surfers(!). Recuperiamo infine il ritorno a sorpresa degli Hanatarash (non si sa se il solo Eye o con altri) con un 7” registrato due anni fa, Total Retardation (Vinyl Communications)? e ottima conferma dello “stile” della ditta, un collage di urla e singulti, contatti elettrici sconnessi, sprazzi elettronici paperettè di gomma, trottole e cianfrusaglie varie agitate, in sequenza apparantemente casuale e (almeno a livello ideativo) improvvisata ma che eppure (come del resto dovrebbe esser sempre caratteristica dell’improvvisazione) risulta sempre focalizzata e sorretta in ogni momento da un’inventiva invidiabile (per un confronto con musiche realmente fatte a casaccio e prive del talento necessario, basta ascoltare la penosa imitazione del noise giapponese dai Trumans Water di Godspeed The Vortex). Per la reperibilità di questi materiali, contattare ADN, Disfunzioni Musicali, Demos e Wide).
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14/12/2005 13:23 - La Victory (distribuzione Self) continua a incrementare il “peso specifico” ...
La Victory (distribuzione Self) continua a incrementare il “peso specifico” degli appartenenti alla propria scuderia e gli Hatebreed di “Satisfaction Is The Death Of Desire” sono l’ennesimo esempio. Certo, prenderanno spunto dall’hardcore, ma poi le composizioni si trasformano in un hate-core feroce, metallizzato, con un innegabile groove e in grado di scatenare un pogo massacrante. Inoltre i riff vivono e si sviluppano secondo gli insegnamenti del thrash e la sezione ritmica non disdegna di stringere legami incestuosi con il death più puro. Dinamitardi!!!
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14/12/2005 13:23 - HATEWAVE Hatewave (LP Up Jumps The Devil)
Per il prossimo singolo ...
HATEWAVE Hatewave (LP Up Jumps The Devil) Per il prossimo singolo Weasel Walter preannuncia un death-math con appigli alla schizofrenia nipponica. Ne parlammo giusto dopo l'inebriante performance fiorentina dei suoi Flying Luttenbachers. Grande conoscitore di musica Weasel, tant'è che fu proprio il nome dei Crom Tech a stimolare la conversazione. Se il deathmetal degli Hatewave raggiungerà le soglie free-core del duo di Washington DC sarà un miracolo. Pubblicato più di un anno fa da Up Jumps The Devil - Chicago of course - e afflitto da cronici problemi di distribuzione. L'omonimo esordio del trio batteria e due chitarre si avvicina sensibilmente alle produzioni dei 'medi' Carcass, dei quali recuperano anche lo stesso orrorifico (grottesco?) artwork. Al di là dei gusti, il disco potrebbe suscitare motivo d'interesse in alcune delle sue azzardate strutture libere, o nella scelta dei suoni, volutamente non-metal. Lavoro dedicato ai completisti, magan incuriositi dalla maglia d'epoca dei Terrorizer sfoggiata dal buon Weasel nel cordo dell'incursione italica.
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14/12/2005 13:23 - HIDDEN AGENDA Whatever Happened To...
Cos'è successo a uno dei nomi ...
HIDDEN AGENDA Whatever Happened To... Cos'è successo a uno dei nomi più reputati del drum'n'bass originale? È successo che è andato a cercar fortuna in Svizzera, presso un'etichetta emergente come la Straight Ahead, e riuscendo a rinnovarsi nella continuità ha trovato una via di mezzo tra il conservatorismo di Roni Size e l'estremizazione house di Photek. Pertanto sempre di breakbeat si tratta, ma oltre a pezzi tutto sommato tradizionali come Redress e Vindication, eccone altri in cui il feeling "atmosferico" non è penalizzato dalla classica, rigida battuta jungle (Salvation), altri ancora in cui la parentela techno (Something Somewhere), electro (Retum) o addirittura jazz (Low Jazz Fidget è evidente. Certo è che da loro mai ci saremmo aspettati un brano come Work, ma tant'è: l'evoluzione c'è, e non è niente male.
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14/12/2005 13:23 - PETE WELLS BAND - Hateball (Steamhammer)
Suonano rock canonico, di quello ...
PETE WELLS BAND - Hateball (Steamhammer) Suonano rock canonico, di quello imparentato strettamente col blues, sporco e reiterato, di quello che può piacere tanto ai fans degli Allman Bros che a quelli delle NY Dolls. Suonare quattro note a tempo non è difficile, metterci il cuore dentro è altra cosa. Loro lo fanno bene ma l'effetto finale, nonostante le foto di copertina ed i tatuaggi che sgurgolano a profusione da tutte le braccia, è quello di sentire dei Dire Straits incarogniti. O un George Thorogood ingentilito. Certo, i Beasts Of Bourbon sono un'altra cosa. Per incalliti del genere e juke-box da pub a corto di novità. Sei politico. Curiosità: il bassista si chiama Steve King.
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14/12/2005 13:23 - Seven Hate
Seven Hate un'avventura iniziata nell'ottobre 1994 e comprende Nico ...
Seven Hate Seven Hate un'avventura iniziata nell'ottobre 1994 e comprende Nico (bassa, voce), Steph(chitarra), Jean Marc (chitarra), Seb (voce, batteria). Dopo aver registrato due demo tapes hanno partecipato alla realizzazionedel CD "Never get oleder". I Seven Hate hanno registrato il loro primo album "The weaning day" con Fred Norguet al Pole NorthStudio a Blois in Francia. Subito i giornali francesi hanno accolto con molto entusiasmole 10 tracce del lavoro. Hanno partecipato a numerose compilation con NoFX, Les Thugs, No use for a name, Down by law. Nel gennaio '96 hanno realizzato il nuovo album con l'etichetta indipendente Vicious Circle Records. In Francia hanno suonato con grandi nomi della scena rock indipendente mondiale come: Drieve blind, Burning heads, The sleepers, Belly Button. Incredibile dalla Francia nelle Marche. Inf. 0033-94257275.
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14/12/2005 13:23 - STEREORACERS Suzie Hates Hush - (Ghoul 1998)
Primo bellissimo sette pollici ...
STEREORACERS Suzie Hates Hush - (Ghoul 1998) Primo bellissimo sette pollici per i Stereoracers che ci trascinano nel loro appassionato mondo pop punk fatto di melodie irripetibili ed inflessioni r'n'r - garage. Veramente da non perdere. Marco Bellini, via Ciroli 2, 28041 Arona (NO).
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14/12/2005 13:23 - THE GRABBIES Hate Delirium Fucks My Brain-Punk As Hate
Il punk ...
THE GRABBIES Hate Delirium Fucks My Brain-Punk As Hate Il punk come odio. Odio della vita, odio del punk. Da Verona emerge la macchina da guerra Grabbies, già responsabile di una maciata di 7" e demo-tape urlicanti, qui all'album di debutto. Un suono che sembra farsi strada tra liquami fognari, il corpo punk macchiato e infetto, inquieto e saettante, la protesi vocale che si affossa in un una sorta di lo-fi iperrealistico, annegata nella pasta sonora, declinata in abominevoli inflessioni death-metal. Hanno pompa i Grabbies, hanno il groove de la muerte, e la loro verve nichilista è mandata in orbita da un'immagine sonora sfocata e mortale, che sembra annullare ogni intenzionalità. Le intenzionalità dei Grabbies, che della vita non gliene frega, le intenzionalità del teatrino punk chiaramente. L'orgoglio di essere idioti e tutta la vacuità della logica in un attimo di glorioso spavento. L'orchestra Grabbies inscena messe a fuoco ipnagogiche della merda e della moda, poggiando la loro tragedia punk su due cori, Let Me Go e Trough The Vagina, lirici squarci anti-punk in un disco ferito dal dubbio, graziato dal senso dell'inesorabilità. Non importa quali referenti sonori abbia il suono dei Grabbies, non importano i Grabbies.
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14/12/2005 13:23 - Theatre of Hate
Leader, insieme a Sex Gang Children e Southern ...
Theatre of Hate Leader, insieme a Sex Gang Children e Southern Death Cult, di quella corrente denominata positive-punk (lontano dai temi altamente distruttivi delle band del '77), i Theatre of Hate hanno rappresentato un'avangaardia importante della scena anni '80, alla stregua dei Clash (non per niente un loro disco fu prodotto proprio da Mick Jones). Capitanati da Kirk Branon il gruppo si rese famoso per un suono inconfondibilmente caratterizzato dalla presenza di strumenti a fiato. Di recente sono riformati, dopo la non esaltante esperienza come Spear of Destiny. Westworld (198Z, Dojo)
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14/12/2005 13:23 - THEATRE OF HATE Love Is A Ghost - Ltve At ...
THEATRE OF HATE Love Is A Ghost - Ltve At The Lyceum '81 Love is a Ghost è la ristampa su CD di una rarissima cassetta omonima e riporta un'esibizione del miglior penodo dei Theatre Of Hate. La voce isterica e apocalittica di Kirk Brandon e la musica scarna e tnbaloide, profumata di segreti arcani e indicibili rilucono in tutta la loro potenza, come un esorcismo. I pezzi insenti sono i classici: Judgment Hymn, Nero, Conquistador, Onginal Sin, Rebel Without a Brain. Legion .. Dimenticati da quasi tutti ma ancora attualissimi (non c'e un briciolo di vecchiezza in questi suoni), I ToH restano ancora oggi una band di originalità estrema e mai più evocata sebbene imitata da molti.
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14/12/2005 13:23 - TWICE It All Depends, Hate Or Love
Nascono continuamente, come malsane ...
TWICE It All Depends, Hate Or Love Nascono continuamente, come malsane creature nell'humus fatiscente delle metropoli occidentali, nuove formazioni musicali in grado di parlare un nuovo linguaggio metal. Linguaggio totalmente contaminato, nei ritmi e nella sintassi (punk, metal, noise, industrial, wave/funk), PESANTE nei timbri e OSSESSIONANTE nelle cadenze. Come quello degli Psycorel ad esempio. Nome scelto non a caso per introdurvi ai francesi Twicel che al gruppo scandinavo sembrano avvicinarsi notevolmente. Il suono dell'album d'esordio dei Twice si struttura su ritmi quadrati impressi sino alla claustrofobia e atmosfere da classico incubo postmetallico, che già abbiamo sperimentato con il combo del giovane Sepulveda; con i soliti Slayer, Helmet e Korn a fungere da inevitabile risorsa di scorta (puro 'kornismo' il brano conclusivo Depends). E una voce da autentico psicopatico/dissociato (il primo Jonathan Davis?) a far da maestro da cerimonie per l'insano festino. Non dei capiscuola, certamente, ma comunque un gruppo che è bene tenere d'occhio.
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14/12/2005 13:23 - WHATEVER...
The Shave or Shut Up e.p. (Runt)
Loro arrivano ...
WHATEVER... The Shave or Shut Up e.p. (Runt) Loro arrivano da Cleveland (Ohio) ma incidono, caso più unico che raro, per un'etichetta italiana, ovvero la fiorentina Runt (che già aveva collaborato, assieme alla Deadbeat, alla realizzazione del precedente "Jabberwocky").Con questo e.p. confermano tutte le premesse degli esordi; un sound che attinge più alla vecchia scuola punkettona di Stiff Little Finger, DI e Shame 69 piuttosto che alla nuova generazione punk/hc americana, condito con alcune sfumature hard (soprattutto nella "dura" impostazione del cantato e in certe aperture chitarristiche) che contribuiscono a rendere abbastanza ibrida la sostanza di questo lavoro. Divagazioni metalliche rispetto ai ritriti binari del crudo punk targato '77, se vogliamo. Sette brani, che fanno da preludio al nuovo album previsto per i primi mesi del '97, che tracciano un percorso dai confini più ampi e forse ancora incerti e non del tutto maturi, ma pur sempre intrisi di abrasiva potenza decisamente stimolante.
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14/12/2005 13:23 - LIGHTHOUSE FAMILY Whatever gets you through the day
Se questo ...
LIGHTHOUSE FAMILY Whatever gets you through the day Se questo disco ha un cuore (il dubbio è che possa averne più d'uno), è molto probabile che lo si potrà rintracciare dopo il quarto minuto di Life's a dream, splendida passeggiata che proprio a quel punto comincia a scendere verso la dissolvenza e proprio in quel momento scatta il bisogno di riascoltarla - perché non si è ascoltata una cosa qualunque - e di riaggrapparsi ai magnifici cori che l'adornano. E' un lento moderno. Uno di quei lenti per cui i Lighthouse Family sono diventato famosi nel loro piccolo, esaltante romanticismo di provincia. Un pop apparentemente figlio dell'uggia dei cieli plumbei e che invece sa raccontare le traversie della più conciamata quotidianità con uno stile quasi "crooneristico" ma assai vitale. Paul Tucker scrive da anni pezzi da antologia (cos'altro è It's a beautiful day?). Tunde Baiyewu li canta facendo rimbombare l'ugola. Lo stile dei Lighthouse Family potrebbe avvicinarsi a quello dell'Hucknall più ispirato, cioè quello che non si perde dietro a forzature negroidi. Ma nella loro musica c'è uno spunto contempiativo in più. Forse anche una tristezza più nutriente. Whatever gets you through the day è il terzo capitolo della storia della coppia di Newcastle. Canzoni a dondolo, che oscillano fra i sentori del mattino e gli umori della sera, che mescolano il disagio e la semplicità, i "la-la-la" che fanno sempre tanto bene alla memoria, Nina Simone e gli U2 (c'è un medley affascinante che unisce I wish I knew how it would feel to be e One in nome "di ciò che ci manca, e quello che ci manca è sempre tanto". Grandezza e umiltà.
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14/12/2005 13:23 - GREEN VELVET Whatever
Quando nel '77 il punk alzava il ...
GREEN VELVET Whatever Quando nel '77 il punk alzava il dito medio contro il mondo, la disco music invadeva il mercato. In Inghilterra il punk diceva No, per protestare contro la struttura sociale e culturale in cui era nato, mentre negli Stati Uniti, la disco reagiva alle stesse istanze con un Sì. Quel Sì (il mondo mi fa schifo, ma voglio divertirmi) e quel No (il mondo fa schifo e voglio combatterlo), hanno scatenato l'inizio di due rivoluzioni che hanno scelto strade diverse. Da allora, la dance è costellata di personaggi che, pur essendo disc jockey, portano con se anche il No riottoso del punk- Green Velvet è uno di loro. Curtis Jones (questo il suo nome), è nato a Chicago e oltre alla ruvida produzione techno deve la sua fama alla verde capigliatura che porta sulla sua testa afro americana. La La Land è il singolo che suona nei club di tutto il mondo (anche lo schizzinoso James Lavelle l'ha inserito nella sua ultima compilation) e il testo non smentisce una vocazione da agitatore. Racconta, in modo impertinente, di piccole pasticche che bruciano i cervelli e che aprono le porte di un'altra dimensione: «Non ho voluto dire nulla a favore o contro la droga; è solamente un modo onesto di parlare di un aspetto fondamentale della clubland. La droga è parte integrante della club culture ed io ho raccontato semplicemente la realtà». Green Velvet parla della sua musica come di tekno punk: «Anche se sono ossessionato dalla house, adoro entrambe le forme di musica: quella pesante delle batterie della techno e una certa attitudine del punk. Cerco di non essere completamente nichilista, però, abbracciando una parte del pensiero punk, specialmente il rifiuto dell'autorità e il Do It Yourself". Whatever è il secondo album di Green Velvet, non all'altezza del precedente, ma reso interessante dalla mente di Curtis Jones, capace di raccontare (nel disco ci sono i testi!) frustrazione, voglia di fuga ed esperienza chimica, in modo più potente di quanto facciano, con la chitarra, i suoi colleghi punk contemporanei.
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14/12/2005 13:23 - SLAYER God Hates Us All
La differenza salta subito all'orecchio se ...
SLAYER God Hates Us All La differenza salta subito all'orecchio se mollate il cd degli Slipknot e vi buttate sull'ultimo degli Slayer. E non è certo per omaggiare una leggenda del thrash metal a discapito delle nuove leve nu metal. Semplicemente "God Hates Us All" è un disco altrettanto sincero ma migliore, e lo si capisce fin da Disciple che siamo di fronte al disco più riuscito che gli Slayer hanno tirato fuori negli ultimi anni. Perché poi a gruppi come questi non si chiede più di fare rivoluzioni e scrivere capolavori o di scioccarci con chissàche, ma solo di tirare fuori buoni dischi, canzoni che non ci imbarazza pensare siano suonate da gente che va verso gli 'anta'. Senza contare che gli Slayer dal vivo hanno a tutt'oggi davvero pochissimi rivali, e non a caso sono uno dei pochi metal che hanno influenzato la scena hardcore più intransigente e spesso creativa (vedi Converge). In casi come questi è meglio la qualità dell'originalità.
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14/12/2005 13:23 - FOLKSTORM ‘For The Love Of Hate’ (Cold Meat Industry/Audioglobe)
La malattia ...
FOLKSTORM ‘For The Love Of Hate’ (Cold Meat Industry/Audioglobe) La malattia che corrode la struttura ossea, lede irreparabilmente il cervello o sgretola il sistema nervoso degli esseri viventi può anche emergere (in modo metaforico, ma con pari effetti di disturbo mentale) dai solchi di un disco. È quanto dovrebbe accadere ascoltando quella che, secondo quanto riportato all’interno del package cartonato che racchiude il CD, si capisce essere: “The final Folkstorm transmission”. Nove composizioni (a cui occorre aggiungere la decima traccia nascosta) registrate tra il novembre del 2000 e l’aprile del 2001 in cui i Folkstorm (progetto solista di colui che guida MZ.412) invocano la materializzazione di creature defunte dal dubbio passato (prossimo o remoto) etico e morale, senza distinzioni di natura politica, ma lasciando presagire che le immagini di distruzione post bellica sono quelle che meglio si adattano per accompagnare i suoni plasmati ‘Per L’Amore Dell’Odio’. Industrial sound che può assumere i connotati del power noise atto a indurre avanzati stati di trance (Atrax Morgue ed SPK) quanto forme sonore facenti riferimento alla scuola di pensiero di Nurse With Wound e Throbbing Gristle. Con esiti prevedibili, ma che saltuariamente riescono a coinvolgere emotivamente l’ascoltatore.
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14/12/2005 13:23 - PAPA M Whatever, Mortal - Domino
Whatever, Mortal segna il ritorno ...
PAPA M Whatever, Mortal - Domino Whatever, Mortal segna il ritorno di David Pajo alla voce, dopo le avventure strumentali del primo omonimo album e di Live from a Shark Cage, forse anche grazie alla presenza dell’amico Will Holdam (Palace, Bonnie Prince Billy) spesso al suo fianco durante la registrazione di questo album. Sembra quasi che l’ex Slint voglia sperimatare l’altro lato del post rock, quel nuovo country che fa un po’ da contraltare al math rock di Don Caballero, Storm & Stress e similia di cui gli stessi Slint sono considerati i capostipiti. Del resto con collaboratori come Tara Jane o’Neill e lo stesso Holdam non ci si poteva aspettare un disco troppo diverso da questo e chi aveva ascoltato l’ep Papa M Sings forse già poteva intuire la direzione verso cui Pajo si stava muovendo. Non costituisce comunque una sorpresa il fatto che musicisti provenienti dalla scena punk o hardcore americana ambiscano in qualche modo a recuperare una dimensione comunicativa immediata e diretta dopo gli eccessi masturbatori di certo post rock. Non potendo tornare a suonare punk rock molti si rivolgono al country, un suono che, a detta dello stesso Pajo accompagna sin dalla nascita gli abitanti del sud degli stati uniti. L’unica traccia che può ricordare gli Arial M del primo album è lo strumentale Krusty, ma si tratta solo di un episodio calato in un album che sa di antico nei suoni ma di incredibilmente fresco e urgente nelle emozioni che evoca.
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14/12/2005 13:23 - GREEN VELVET "Whatever" - Tagliente come sempre anche la lingua ...
GREEN VELVET "Whatever" - Tagliente come sempre anche la lingua di mister Velluto Verde: in "Whatever" se la prende con gli eccessi chimici in "La La Land" ("Quelle pillole che uccidono un milione di cellule cerebrali") e con quelli tecnologici in "Gene Defekt". Rigidi quanto veloci i meccanismi ritmici elaborati per sostenere quei monologhi, invettive contro certi schemi della società americana - il razzismo o gli aspetti più allucinanti della giobalizzazione, spesso più efficaci di parecchie Rabbie Contro la Macchina o finti Prodigi, un po' come se questa fosse la sua maniera, più grezza, più punk, di intendere il rap. Del resto l'etichetta Music Man - da lui stesso fondata - ha sede a Gent, in Belgio, a riprova dello spazio maggiore che un artista come lui - scomodo e inciassificabile secondo gli schemi consueti - trova nel Vecchio Continente piuttosto che in patria. Chissà poi come gli è venuto un titolo come "G.A.T." ovvero "Great American Tracedy..."
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14/12/2005 13:23 - PAPA M Whatever, Mortal
Che a Dave Pajo non andasse granché ...
PAPA M Whatever, Mortal Che a Dave Pajo non andasse granché a genio esser semplicisticamente incluso nel calderone chiamato post rock ce ne eravamo già accorti in "Live from a Shark Cage" ed ancor più nel recente "Papa M Sings". Con questo "Whatever, Mortal", prodotto in collaborazione con l'amico di sempre Will Oldham (nascosto, insieme a Pajo, dietro il nuovo 'nickname' Continental Op), l'ex bassista degli Slint abbandona definitivamente ogni riferimento a "Tweez", "Spiderland" ed Aerial M e si butta a capofitto nelle acque calme e rarefatte dei folk acustico, dando l'impressione di voler seguire la strada di Howe Gelib, di Mark Lanegan o dello stesso Oldham, al cui recente "Ease Down the Road" sembrano rimandare molti brani del presente ellepì (si ascoltino l'iniziale "Over Jordan", disperatamente country, o "The Lass of Roch Royal", piovosa cavalcata acustica dal sapore desertico), Dominato da atmosfere meditative e "rurali" che vengono impreziosite dagli interventi estemporanei di Tara Jane O'Nei l, di Britt Walford (ex Slint) e dello stesso Oldham, i tredici brani dell'album scorrono uno dietro l'altro come un fiume in quiete, non mancando di destare l'attenzione quando le melodie si colorano con un esotico sitar ("Sabotage", stuzzicantemente Seventies) oppure un accordion dolente e un'armonica nostalgica le rendono danzabili ("Glad You're Here with Me", "Northwest Passage"). Un album volutamente "timido", che racconta sottovoce quei che altri dicono urlando.
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14/12/2005 13:23 - HATEBREED
Il cantante Jamey Jasta deve aver avuto un'infanzia molto turbolenta ...
HATEBREED Il cantante Jamey Jasta deve aver avuto un'infanzia molto turbolenta per spiegare l'odio che ha riposto nel suo ultimo album. Seguendo la tradizione di Satisfaction is the death of desire del 1997 gli Hatebreed sono tornati con chitarre urlanti e voci ruggenti. È come se ogni canzone in Perseverance sia stata deliberatamente scritta per far scoppiare la testa degli ascoltatori. Gli Hatebreed sono la perfetta band live con i loro cori e i cambiamenti di ritmo, infatti chi ascolterà il disco a casa non troverà nulla di nuovo al secondo ascolto che già non avesse sentito al primo. Se amate la musica dura, veloce e ostile allora canzoni come Smash your enemies e A call for blood sono assalti sonori che fanno per voi. Per la produzione dell'album non è stato speso tempo, denaro o energia, creando uno dei suoni più duri immaginabile.























































































