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14/12/2005 13:23 - ALEC EMPIRE
"The Geist Of Alec Empire"
Imbarazzante per lunghezza e complessità ...
ALEC EMPIRE "The Geist Of Alec Empire" Imbarazzante per lunghezza e complessità (tre cd di oltre settanta minuti per un totale di quasi quattro ore di musica), The Geist Of Alec Empire è a tutti gli effetti il modo più rapido ed efficace per entrare in contatto con il mondo di uno dei protagonisti più estremi e creativi della musica elettronica di oggi, nato e cresciuto sul lato sbagliato della Berlino divisa in due, Alec Empire fa musica aggressiva, guerrafondaia e disperatamente moderna. Non è semplicemente dell'altra techno "hardcore", però: Empire possiede sufficiente abilità e scaltrezza per tenersi lontano da (quasi) tutti gli stereotipi del genere. E quel che viene fuori è piuttosto una sorta di equivalente anni Novanta delle esperienze limite inscenate una ventina di anni fa da gruppi industriali come Throbbling Gristle o Cabaret Voltaire, mediato però da tutto quanto è successo nel frattempo nelle viscere della musica pop (non a caso tra i colleghi musicisti Empire muove consensi trasversali: dai rockettari Rage Against The Macine fino ai rapper del Wu Tang Clan. Eccellente pendant a tutte le sue svariate pubblicazioni sotto lo pseudonimo di Atari Teenage Riot "The Geist Of Alec Empire" raccoglie singoli, minialbum e ritagli usciti negli ultimi due anni su etichette varie ed eventuali (inclusa la prestigiosa 1000 Plateaux).
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14/12/2005 13:23 - ALEC EMPIRE - ALEC EMPIRE VS ELVIS PRESLEY (EL TURCO ...
ALEC EMPIRE - ALEC EMPIRE VS ELVIS PRESLEY (EL TURCO LOCO) CD L'antipatia, tra i sentimenti, è di quelli trà i più forti e immarcescibili. E pensare che ci stava pure simpatico! Incrociatolo nella prima metà dei '90 quando, imberbe terrorista sonoro, agiva solitario sotto la sigla politico/programmatica di Atari Teenage Riot. Poi, cogli anni, quello ch'era solo presupposto è divenuto l'ovvio e quello ch'era rivoluzionario è diventato perlopiù banale; o più semplicemente, a furia di sentirle urlate, ci si stanca delle solite cose. Nel frattempo il bell'Alec non è rimasto con le mani in mano: s'è messo a seguire il facile consenso, allargando l'Atari Teenage Riot a band canonica, inflazionando le uscite con progetti collaterali e lavori a solo, cercando quasi sempre il facile stupore dei giovinetti e delle lavandaie. In pratica è il penoso contraltare di Marylin Manson per l'elettro-noise. Bleah!
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14/12/2005 13:23 - ALEC EMPIRE Intelligence and Sacrifice
Cinque anni fa il musicista era ...
ALEC EMPIRE Intelligence and Sacrifice Cinque anni fa il musicista era una cosa del sommerso digitale, pubblicava album per lo più a nome proprio e si distingueva per una totale libertà creativa: "Limited Editions 1990-94" (Mille Plateaux 1994), "Generation Star Wars" (Mille Plateaux 1995), "Low on ice (The Iceland Sessions)" (Mille Plateaux 1995), "Hypermodern Jazz 2000.5" (Mille Plateaux 1996), "The Destroyer" (Digital Hardcore Recordings 1996) e "Les Etoiles Des Filles Mortes" (Mille Plateaux 1996) sono dischi che differiscono radicalmente l'uno dall'altro, techno ambientale o pop, drum'n'bass estrema o jazzata, persino elettronica che sperimentava con synth antiluviani certe microwaves alla Microstoria-Oval. Poi c'è stato il successo commerciale degli Atari Teenage Riot, band elettro-punk preesistente alle sue opere soliste ma arrivata alla pubblicazione molto più tardi, e che Empire aveva costruito assieme a Carl Crack (nomen omen) e Hanin Elias; poi c'è stata la morte del primo dei due colleghi, qualche collaborazione (molto buona quella coi Techno Animal) e, a questo punto, il ritorno all'ovile personale, quello, par di capire, che si adatta meglio allo sterminato ego dell'autore. Ego sterminato ma personalità distinta, checché se ne pensi. I suoi dischi in solo sono quasi tutti molto belli, con punte disastrate e opposte nel cataclismatico "The Destroyer" e nell'astratto "Les Etoiles Des Filles Mortes". Poteva Alec, in questo nuovo e addirittura doppio CD, non ripetere cose già sentite? Be', era impossibile pretendere che non si ripetesse, visto che ha inciso praticamente di tutto. I due dischi però sono molto diversi l'uno dall'altro; il primo presenta canzoni d'attacco techno-core furioso e noisy, il secondo si dedica a escogitazioni più 'ricercate'. Pensate a un'edizione cantata e decisamente rock di "The Destroyer" e avrete il primo. Metallo cibernetico in perfetta tradizione Nine Inch Nails-Ministry, magari più velocizzato e digitalizzato, forse meno monotono - nel senso che i trick che utilizza Alec sono più 'raffinati' e diversificati per ritmo e 'arrangiamento' - ma ugualmente devastante. Furibonde scariche elettroniche (Path Of Destruction), dance gotica a base di synth voluminosi e beat pneumatico (The Ride, Addicted To You, Death Favours The Enemy, New World Order), rifferama proto-punk (Killing Machine), mutazioni metalliche alla Slayer (la title track, Buried Alive), citazioni stoogesiane e una splendida ballata a base di puro rumore bianco (...And Never Be Found). Troviamo ancora l'antipatica retorica punketton-politicizzata tipica degli Atari Teenage Riot ma almeno la musica è loro superiore ed è sempre presente un'idea sotterranea d'ironia e scazzo diffuso che stempera un involucro altrove insopportabile. E poi se Everything Starts With A Fuck, come recita uno dei titoli, vorrà pur dire che un filo di speranza (e di vita) ancora resta. Interamente strumentale e aperto da una spettacolare traccia di mezz'ora che s'intitola 2641998 e che sembra un monumentale acid jazz in mutazione da cyber-videogame, il secondo CD si stacca nettamente dal primo riallacciandosi in tutto e per tutto alle opere precedenti e riuscendo a farsene summa esemplare. Ci trovate dentro tutta l'estetica dell'autore, dalle perifrasi ambientali (The Cat Women Of The Moon) a quelle avant (Parallel Universe, Alec's Ladder), dal soffice drum'n'bass (Two Turntables and a Moog) alla techno più (Silence and Burning Ice) o meno (Vault Things of the Nigh) minimal fino al breakbeat (Electric Bodyrock). Ovviamente Alec Empire è un furbacchione, un opportunista e un replicante di suoni in larga parte non suoi. Ma ha un impatto e un'immagine indovinati (molto più suburbia del dandy Reznor nonostante l'impressionante somiglianza fisica, più agile dei pesanti Ministry, più divertente dei seriosi post metallari), è intelligente e capace, ha idee e grinta genuini e sa scrivere grandi canzoni oltre che trattare alla perfezione i suoni più diversi.
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14/12/2005 13:23 - ALEC EMPIRE Intelligence and Sacrifice
Cinque anni fa il musicista era ...
ALEC EMPIRE Intelligence and Sacrifice Cinque anni fa il musicista era una cosa del sommerso digitale, pubblicava album per lo più a nome proprio e si distingueva per una totale libertà creativa: "Limited Editions 1990-94" (Mille Plateaux 1994), "Generation Star Wars" (Mille Plateaux 1995), "Low on ice (The Iceland Sessions)" (Mille Plateaux 1995), "Hypermodern Jazz 2000.5" (Mille Plateaux 1996), "The Destroyer" (Digital Hardcore Recordings 1996) e "Les Etoiles Des Filles Mortes" (Mille Plateaux 1996) sono dischi che differiscono radicalmente l'uno dall'altro, techno ambientale o pop, drum'n'bass estrema o jazzata, persino elettronica che sperimentava con synth antiluviani certe microwaves alla Microstoria-Oval. Poi c'è stato il successo commerciale degli Atari Teenage Riot, band elettro-punk preesistente alle sue opere soliste ma arrivata alla pubblicazione molto più tardi, e che Empire aveva costruito assieme a Carl Crack (nomen omen) e Hanin Elias; poi c'è stata la morte del primo dei due colleghi, qualche collaborazione (molto buona quella coi Techno Animal) e, a questo punto, il ritorno all'ovile personale, quello, par di capire, che si adatta meglio allo sterminato ego dell'autore. Ego sterminato ma personalità distinta, checché se ne pensi. I suoi dischi in solo sono quasi tutti molto belli, con punte disastrate e opposte nel cataclismatico "The Destroyer" e nell'astratto "Les Etoiles Des Filles Mortes". Poteva Alec, in questo nuovo e addirittura doppio CD, non ripetere cose già sentite? Be', era impossibile pretendere che non si ripetesse, visto che ha inciso praticamente di tutto. I due dischi però sono molto diversi l'uno dall'altro; il primo presenta canzoni d'attacco techno-core furioso e noisy, il secondo si dedica a escogitazioni più 'ricercate'. Pensate a un'edizione cantata e decisamente rock di "The Destroyer" e avrete il primo. Metallo cibernetico in perfetta tradizione Nine Inch Nails-Ministry, magari più velocizzato e digitalizzato, forse meno monotono - nel senso che i trick che utilizza Alec sono più 'raffinati' e diversificati per ritmo e 'arrangiamento' - ma ugualmente devastante. Furibonde scariche elettroniche (Path Of Destruction), dance gotica a base di synth voluminosi e beat pneumatico (The Ride, Addicted To You, Death Favours The Enemy, New World Order), rifferama proto-punk (Killing Machine), mutazioni metalliche alla Slayer (la title track, Buried Alive), citazioni stoogesiane e una splendida ballata a base di puro rumore bianco (...And Never Be Found). Troviamo ancora l'antipatica retorica punketton-politicizzata tipica degli Atari Teenage Riot ma almeno la musica è loro superiore ed è sempre presente un'idea sotterranea d'ironia e scazzo diffuso che stempera un involucro altrove insopportabile. E poi se Everything Starts With A Fuck, come recita uno dei titoli, vorrà pur dire che un filo di speranza (e di vita) ancora resta. Interamente strumentale e aperto da una spettacolare traccia di mezz'ora che s'intitola 2641998 e che sembra un monumentale acid jazz in mutazione da cyber-videogame, il secondo CD si stacca nettamente dal primo riallacciandosi in tutto e per tutto alle opere precedenti e riuscendo a farsene summa esemplare. Ci trovate dentro tutta l'estetica dell'autore, dalle perifrasi ambientali (The Cat Women Of The Moon) a quelle avant (Parallel Universe, Alec's Ladder), dal soffice drum'n'bass (Two Turntables and a Moog) alla techno più (Silence and Burning Ice) o meno (Vault Things of the Nigh) minimal fino al breakbeat (Electric Bodyrock). Ovviamente Alec Empire è un furbacchione, un opportunista e un replicante di suoni in larga parte non suoi. Ma ha un impatto e un'immagine indovinati (molto più suburbia del dandy Reznor nonostante l'impressionante somiglianza fisica, più agile dei pesanti Ministry, più divertente dei seriosi post metallari), è intelligente e capace, ha idee e grinta genuini e sa scrivere grandi canzoni oltre che trattare alla perfezione i suoni più diversi.
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14/12/2005 13:23 - ALEC EMPIRE
E' il rivoluzionario incazzato che sta dietro a una ...
ALEC EMPIRE E' il rivoluzionario incazzato che sta dietro a una delle band più violente della scena musicale internazionale come Atari Teenage Riot, band tedesca di avant garde noise-punk. E' da sempre sperimentatore tra i più rispettati all'interno della scena ambient techno. E' remixer famoso in tutto il mondo. La sua fama in questa veste gli ha permesso di lavorare con personaggi tra loro diversi come R.L. Burnside, Thurston Moore dei Sonic Youth, Bjork, Rob Zombie, Jon Spencer Blues Explosion, Slayer, Einsturzende Neubauten oltre che gruppi di punta della nuova scena hip hop come Company Flow o Handsome Boy Modelling School. Nato a Berlino 29 anni fa, oggi, con la sua etichetta (Digital Hardcore Recordings), dà alle stampe "Intelligence And Sacrifice", un disco doppio che, come Empire stesso ha spiegato, "è diviso in due parti: nel primo CD la musica porta in sé il suono metal della mia vecchia band (Atari Teenage Riot), i ritmi squassanti del rock elettronico e, naturalmente, la mia voce. Il secondo CD invece è musica elettronica pura senza voce". "Intelligence And Sacrifice"è già stato accolto dalla stampa specializzata italiana come uno dei dischi più incredibili degli ultimi mesi.

































































































































































































