Dopo questa piccola orgia di metal, c’è spazio anche per due vere e proprie icone della musica contemporanea. Partiamo con Henry Rollins che, dopo aver riformato la sua Rollins Band (fuori i tre musicisti-mostre ma forse ormai un po’ troppo tecnoidi Chris Haskett, Sim Cain e Melvin Gibbs, dentro tre rocker giovani e sanguigni come i Mother Superior), ha rotto con la Dreamworks (ma forse sarebbe meglio dire col mondo major in generale) e si è accasato presso una indie tedesca specializzata in metal e hard rock, la SPV. Molti hanno commentato questa scelta come l’ennesimo compromesso della carriera del Rollins solista, e scherzato su come la Rollins Band abbia sempre fatto lo stesso disco fin dagli inizi. Ragazzi, mettiamoci d’accordo: se un gruppo fa sempre lo stesso disco e mantiene una coerenza ai limiti dell’autolesionismo, come si fa a parlare di compromessi? No, la realtà è che proprio a causa di quella coerenza e di quel suo essere, come dire, sempre sopra le righe, il Rollins personaggio non è troppo simpatico alla new wave del giornalismo musicale, e la sua band è forse “troppo rock” per il 2001. Comunque sia, il nuovo disco della Rollins Band, Nice (SPV / Audioglobe), spacca il culo a molta della roba che si sente in giro oggi. Provate ad ascoltare prezzi come “Up for It” (con i suoi coretti soul e il suo groove super-funk), “What’s the Matter Man” (grande ritornello), “I Want So Much More” (altri coretti soul con voci femminili, una novità per la band), “We Walk Alone” e “Let the Devil Out” e poi ditemi se questo è un disco mediocre di un gruppo finito con un leader venduto. Come direbbe il gobbo Mughini, ma dai!…