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LOU BARLOW, RUDY TROUVE’ Subsonic 6 (Sub Rosa)
Vinile
Autore: the Raven
Dopo aver ospitato nomi come Bill Laswell, Marc Ribot, Loren Mazzacane o Fred Frith il sesto volume della serie Subsonic assembla i lavori di due chitarristi più rivolti, sebbene a modo loro, soprattutto il primo, verso il rock. Lou Barlow, un inizio coi Dinosaur Jr. di John Mascis e poi una serie di note avventure come ditta semi-individuale (Sebadoh ed il loro alter ego Sentridoh, Folk Implosion), offre qui una specie di suite intitolata Heavy foot and the germ resurrection dove non si discosta dal verbo low-fi, con momenti particolarmente intriganti (il low-pop di Thin-ment ed il cut up per nulla chitarristico di (Crunch). Una serie di quadretti, di simil abbozzi che hanno il pregio di vivere di vita propria. Balorda, approssimativa e closciarda quanto si vuole, ma i Briatore ed i Tronchetti Provera del rock li lasciamo volentieri agli altri. Rudy Trouvé è invece il belga lungagnone dei dEUS poco sopra citati, uno che “vive le sette vite di un gatto contemporaneamente” per capirsi. Quel che emerge dalle sue sette composizioni acustiche (registrate in solitudine con l’ausilio d’un benemerito 4 tracce) è però un aspetto più intimo e timido, chiaroscurale ed allo stesso tempo - grazie all’uso di piano, nastri, rhythm box e distorsori quando la sei corde è attaccata alla corrente (Stofzuiger, l’impazzita reiteratività residentsiana di A Fist Full) - sfocato. La metà finale di Small Sorrow assomiglia un sacco ad un pezzo che, per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a ricordare (aiuti benvenutissimi). Eccitante grafica anni ‘50. Ed ora aspettiamo Eugene Chadbourne… La teoria della relatività Gianni Perrelli descrive (mirabilmente) su L’Espresso (ancora il n°45) un viaggio in Papua Nuova Guinea, tra popolazioni primitive (che, più o meno pigliandola alla larga, significa che non hanno ancora visto la Carrà ed ai soldi preferiscono il baratto), cannibali e quant’altro. Sbarcato nelle Highlands Occidentali, prende un cicerone locale per farsi guidare “alla ricerca dei pentoloni sempre schivati dall’astuzia degli Indiana Jones”. Il passo seguente dimostra come tutto, a ‘sto mondo, sia relativo: “La guida, in vena di confidenze, si informa sulla provenienza del cliente. Si capisce che il nome Italia non gli dice nulla. Ma per cortesia si finge saputo: ‘Ne ho sentito parlare’. Poi, allo spaccio, davanti a un’insegna della Coca Cola: ‘E’ arrivata anche da voi?’”.
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