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AA.VV. Tramps, Traitors and Little Devils (Drag City/Wide)
Ultrasuoni
Autore: Walter Rovere
America 1968: tra i vari avvenimenti epocali di quell’anno, le cronache musicali registrano la formazione (da ex componenti fuoriusciti da Byrds, Buffalo Springfield e Hollies) dei Crosby, Stills, Nash & Young; nello stesso anno, Al Kooper, Mike Bloomfield e Stephen Stills incidono Supersession, lavoro di rock-blues “aperto” che diviene subito leggendario. Alla musica e allo spitiro di quei tempi si è ispirata la Drag City per la propria “Supersession”, capitanata da Bill Callahan (Smog), Neil Hagerty (Royal Trux) e Edith Frost (solista in proprio, ma anche corista in moltissimi dischi del “giro” - deliziosa ad esempio nella cover della bacharachiana Something Big nell’Eureka di O’Rourke), che hanno chiamato a sé tra gli altri anche i chitarristi Tara Key e Jim O’Rourke (ovviamente della partita, visti i gusti “retró” che mostra ultimamente: “perché mai tutti acquistano dischi di oggi quando possono comprare If Only I could Remember my Name di Crosby o How dare You? dei 10 cc per 50 cents?”, ha scritto nei commenti della sua lista Desert Island Discs pubblicata da Blow Up settembre 2001). La struttura principale usata è quella della ballata rock: ottima l’iniziale, più veloce Zero Degree, con la profonda voce di Callahan (e strani interventi di violino; Jessica Riley e Matt Bauder, che forniscono “archi e fiati” in tutto il disco, sono uno dei punti in effetti che allontanano il disco dal semplice remake del rock dei 70). Il brano migliore porbabilmente è la cover che segue,Charley’s Girl di Lou Reed, grazie alla voce della Frost e ai perforanti assoli di chitarra di Tara Key che la percorrono. The Girl on the Billboard è un veloce boogie, nel quale O’Rourke prende uno dei suoi due soli assoli (quasi) tradizionali del disco. Bella anche la ballata di folk elettrico Leaving the Army, firmata dalla Frost, fortemente punteggiata dalle chitarre di Callahan e Key e da interventi di oboe. Più “stradaioli” i brani firmati da Hagerty, come Everyday, resa tuttavia particolare dall”incongruo” intervento dei citati Riley e Bauder. Nothin Rises to Meet Me è una tenebrosa ballata country alla Cash, cantata da Callahan, con una bella seconda parte per piano e violino. Seguono due cover contrapposte: Old Man di Randy Newman, cantata dalla Frost, eN.I.B. dei Black Sabbath cantata da Hagerty, molto fragorosa e pesante ma con strani incisi di violino della Riley. Chiude infine la ballata One Chord Complaint, cantanta dalla Frost, folkeggiante ma dall’andamento “stonato” e ossessivo, condotta da chitarra acustica seguita da un synth quasi impercettibile, e dal pesante scandire della batteria, e che si conclude con un breve ma bell’assolo di O’Rourke. (Drag City, www.dragcity.com - PO Box 476867 Chicago, IL 60647 Usa)
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