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A walk on the wild side…
Minutario Londinese
Saturday afternoon, the 6th of October. Gli altoparlanti dell’HMV di Oxford Street diffondono il doo du doo du doo della leggendaria “Walk on the wild side”. Tra le big sales di questo ottobre londinese così caldo ed estivo all’His Master Voice c’è il mitico Transformer di Lou Reed a 2.99. Come dire con meno di dieci carte ti porti a casa il disco pop definitivo, quello da isola deserta, quello che piace anche a papà (se sapesse che si parla di droghe, marchette e travestiti, forse gli piacerebbe un po’ di meno…). Peccato che il sottoscritto non abbia ormai più nulla da comprare del catalogo Lou Reed/Velvet Underground! Fortunatamente ci sono altre offerte allettanti. Dopo due ore e mezza di febbrile ricerca me ne esco dal megastore con il conto in banca sensibilmente alleggerito ma con un paio di Cave d’annata (From her to Eternity, The Firstborn is dead), Vienna degli Ultravox, Superunknown dei Soundgarden, Urban Hymns dei Verve e pure con un buon giallo, Set in Darkness di Ian Rankin. La sister dice che questo scottish bloke è uno dei migliori giallisti oggi in circolazione. Detto da una filologa di Agatha Christie e da un’estimatrice di Scerbanenco c’è da fidarsi. A dire la verità sono stato pure tentato di buttare 12 pounds per Is this It degli Strokes. Desisto, ma solo per qualche giorno. Lo acquisterò poi nel mio negozietto di fiducia tra Leicester Square e Covent Garden - quello proprio a ridosso del Salisbury, il pub preferito di Pier Vittorio Tondelli - per 10 quid il lunedì successivo. (Soldi ben spesi, sia detto a scanso di equivoci. Debutto dell’anno quello dei newyorkesi? Maybe). Per raggiungere Piccadilly Circus dove prenderò il 14 fino alla Fulham Road, decido di attraversare Soho. Sono circa le 8,30 di sabato 6 ottobre, una lieve pioggerellina bagna le strade di quello che era conosciuto come il quartiere del vizio. Oggi i pochi locali a luce rossa e i sexy-shops si mescolano ai tanti ristoranti italiani, cinesi, indiani, pakistani, tailandesi, turchi, e a pub e caffè dall’aspetto tutt’altro che sordido. Niente a che vedere insomma con la Soho viziosa degli anni ’80 cantata dai Soft Cell o con i quartieri a luci rosse di Amsterdam, Amburgo o Copenhagen. Ciononostante una gentile signorina bionda mi si avvicina chiedendomi se sia interessato ad assistere ad un live show. Credo si tratti di qualcosa di diverso da un concerto jazz o rock ed educatamente declino l’offerta. Lei mi augura buona serata e torna a presidiare la porta del locale da dove cerca di adescare altri potenziali clienti. Mi chiedo cosa ci faccia una ragazza così attraente e dall’aspetto pulito e gentile, una che potresti tranquillamente confondere per una studentessa universitaria, in un posto come quello. Bah! Incurante continuo il mio “walk on the wild side” fermandomi al Soho Book Shop di Brewer Street. Negozio davvero singolare questo, una sorta di crossover tra una videoteca specializzata in materiale hard e una libreria ben fornita dai prezzi stracciati. Se al piano di sotto fanno bella mostra di sé le ultime novità hardcore mondiali tra cui nuovissimi DVD del nostro eroe nazionale, Rocco Siffredi, impegnato a quanto pare sia nella campagna di Polonia (Rocco invades Poland!) sia a soddisfare inglesine fameliche in visita nell’Urbe (Dirty A… Kelly in Rome), al piano di sopra c’è la possibilità di acquistare best sellers per sole 3 o 4 sterline. Io mi compro Gabriel Gift di Hanif Kureishi ed American Psycho di Bret Easton Ellis per poco più di un fiver. E i DVD di Rocco? Non se ne fa nulla, se non altro perché non ho il lettore!!! Siffredi rimane comunque un mito, davvero l’ultimo dei romantici!! Sono ormai le 9,00 quando a Piccadilly Street prendo il numero 14 che mi riporterà a casa. Intanto il mobile squilla… Fabien dice che lui organizza una festa e chiede se mi va di raggiungerlo a Muswell Hill. It’s too far and too late. I need to have some rest. Ringrazio e declino… Questa sera mi va di scolarmi una Guinness in perfetta solitudine mentre ascolto Mr. Cave intonare la presleyana In the Ghetto. Ah i piccoli piaceri della vita!
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