Rubrica
Questo mese:
Le rubriche di questo mese:
Those First Impressions
Obsession Magnificant
Autore: Michele Benetello
Gran brutta cosa gli anni ottanta, a sentire i soliti saccenti. Edonismo reaganiano, acconciature orripilanti, kitsch a manetta, musica assurda, cervellini in vacanza. Vero. A grattare la punta dell’iceberg fu proprio così: deliri di drum machines, tastierine videogame, abitini succinti e A-Ha, Go-Go’s, TXT e Scotch. In due parole: un incubo. Ma non del tutto vero. Ci fu anche chi volle andare avanti per la propria strada, in qualsiasi campo, come fisiologicamente avviene in ogni decennio (e – chissà perché – il voltarsi a quei due lustri sembra non ammetterlo), chi volle esplorare, chi se ne infischiò di ere geologiche e calendari. Che poi (gli eighties) ci abbiano traghettato Sonic Youth, REM, Smiths e una grande manciata di band che hanno lasciato un segno (e che segno!), figliato e delle quali portiamo ancora le stimmate sembra smarrirsi nella memoria. E volendo essere pignoli fino in fondo potremmo chiosare anche sull’esatta data d’inizio di quel decennio malefico: non il solito, banale 1 gennaio 1980 (giorno d’uscita di ‘Metamatic di John Foxx), ma un ben più ponderoso 1979. Ecco allora svelarsi un’eredità ancor più luccicante, con Joy Division e altri monoliti d’inarrivabile bellezza. Piuttosto…E tutto il sottobosco di geniali Carneadi (o pseudo tali, a seguire le classifiche di questi tempi sembra di fare un tuffo al Tenax o al Plastic) che agitò le acque, provoco tempeste (poche) e marette (tante), che inseminò in ibernazione un sacco di band odierne (senza, naturalmente, poterlo prevedere)? Prendiamo i Ladytron: grande band, sembrano la cosa più nuova in uscita dall’asfittica mamma Albione, 3 singoli 3 della settimana sul NME…Eppure: sciacquatura di Human League – dei migliori Human League – centrifuga di Kraftwerk e techno pop vintage. Il botto. O Miss Kittin & The Hacker, l’ultima pugnetta dell’intellighenzia (bel disco, non c’è che dire, ma allora…): Soft Cell fetish (ma erano già fetish i Soft Cell) e Silicon Teens con le merendine di Alec Empire. Oppure – e veniamo finalmente al dunque – i Cousteau, che prendono a modello (oltre a levigature melodiche care a Nick Cave) una band tra le più sottovalutate di tutti i tempi e della quale sembra essersi persa memoria persino nelle enciclopedie rock… Cominciamo? Entrate amici, non abbiate paura, quivi si narra l’epopea del segreto meglio custodito d’Inghilterra, si tracciano le mappe e si raccolgono le scintille di una band sotterranea eppure ancora alla vista di tutti se solo si volesse cercare, un punto di riferimento per quelli che - ancora oggi - desiderassero disquisire di pop angolare e obliquo, scarno eppur ridondante. Otto mesi di charts exposition (ma una gavetta non scevra da soddisfazioni critiche, tant’è che ne siamo ancora qui a discutere) bastarono a consegnare gli Associates – che di loro si parla - nell’olimpo dei ‘beautiful losers’. ...V’era una volta la ‘scuola scozzese’, la Postcard, una certa attitudine da cameretta che fece germogliare quel tanto che basta una piccola scena scozzese di tenui impressionisti del pentagramma, una brace che soffia ancora nei cromosomi di alcuni talenti visionari, qualcosa che si tramanda di generazione in generazione. Questo fu l’humus che attecchì in due imberbi ragazzetti di Dundee, assieme a una particolare concezione di come ‘avrebbe dovuto essere e suonare una canzone’ e ad altre paternità quantomeno strane in quegli urli post 77. Una su tutti: il soul. Procrearono, e tanto, quei due figuri (per dirne una Rankine scoprirà Cocteau Twins e Belle And Sebastian), ebbero fans eccellenti (George Michael, Phil - brrr! - Collins, U2, Prince, Bjork, Dannii Wilson e - maddai! - Naomi Campbell, che chiederà, anni dopo, allo stralunato vocalist dei nostri, durante un party a New York, di scriverle un pezzo per la sua imminente carriera musicale), ma la palpabile sensazione del successo la strinsero a tratti. Come i più grandi il loro visionario talento dilagherà a macchia d’olio solo con il passare degli anni, figli precoci di un’età di trapasso. Furono originali, insofferenti, abili sperimentatori, ma soprattutto ebbero dalla loro il dono di scrivere grandi (questo si!) canzoni, di quelle che si insinuano sotto pelle come batteri. Se Dio cantasse, avrebbe QUELLA voce. Ma chi erano, dunque?
Articoli della rubrica:



























































